venerdì 18 dicembre 2015

Nonno Piero, capitolo 3

Nonno Piero di cognome faceva Cavaliere. Data la sua veneranda età avrebbe dovuto starsene tutto il giorno rincantucciato in un angolo della sua dimora che divideva con sua figlia, genero e nipoti e non rompere. Aspettare la morte. Ma la morte non ne voleva sapere di fargli visita. Si era portata via Gabriella, sua moglie, nonostante sembrasse immortale, un fisico statuario, una salute di ferro. Ma un bel giorno fratello cancro, come avrebbe detto San Francesco, se l'era portata via. E non aveva voluto saperne di farsi curare. Io sono una dei tanti animali che popolano questo pianeta, aveva detto. E non ho voglia di rovinarmi il fisico per provare a vedere se le medicine mi tengono in vita. Farò come qualsiasi animale, lascerò che la natura decida per me. Nonno Piero, sia pure a malincuore, aveva rispettato le sue scelte. Sua figlia Piera non era d'accordo. Trascorreva il tempo a chiedere in giro come si poteva guarire da quella malattia e se qualcuno ce l'aveva fatta. Una volta , Nonno Piero, in un libro che aveva scovato , impolverato, negli anfratti bibliotecari della biblioteca di Baggio, aveva letto che qualcuno era stato trovato, immediatamente dopo il lutto di sua moglie, il cadavere di lei ancora caldo in casa, a suonare un tamburo e a cantare. E davanti alle perplessità di amici e parenti che erano andati a fargli visita aveva detto che tutto ha origine dal soffio e che sua moglie adesso era stata restituita a quel soffio e in quel momento era a cavallo di chissà quali venti in giro per il mondo. Questo pensiero lo aveva fatto stare bene. Era il libro di un cinese e l'uomo di cui parlava era Zhuangzi, un saggio  che viveva nell'ombra cercando di non apparire mai in pubblico e che ufficialmente lavorava in una manifattura della lacca. A Nonno Piero quel racconto piacque molto, anche se non riuscì certo a suonare alcun tamburo ne' a cantare. Ma osservò una serena serietà senza piangere. Amava sua moglie, profondamente, e non poteva non amare anche le sue scelte. Qualsiasi esse potessero essere. Sua figlia arrivò a dirgli che lui non aveva cuore e che era strano che non piangesse. Nonno Piero non disse niente. Sua figlia era sconvolta e lui la perdonò subito dopo quella stramba uscita. E ora viveva di ricordi ma anche soltanto, come dire, viveva. E non voleva aspettare la morte perché le leggi della biologia erano per lui sghembe, con geometrie tutte loro e incalcolabili. Quindi lui era uno che poteva fare progetti, e poteva avere programmi. E non aspettava la morte. La morte per lui era come un ispettore del canone Rai. Se avesse suonato al campanello della sua vita, beh, lui non si sarebbe fatto trovare. Anche perchè la vita era molto più interessante della tv. 
La sera se ne stava in un cantuccio a leggere e assisteva alla vita della sua famiglia. O di quello che restava. 
Dopo cena, Piera si sedeva con Mimmo  , Azalea e Gino e guardavano la Tv. La tv fissa su "Raiuno". Prima vedevano qualche insulso filmetto che doveva essere cosi privo di interesse che i registi lo disseminavano di tette e culi. Programmi non adatti ai ragazzi, pensava Nonno Piero. E poi si finiva con "Porta a Porta" di Bruno Vespa. E a proposito della filosofia di sua moglie Gabriella, sul fatto che siamo tutti animali, lui, Nonno Piero, aggiungeva sempre la variante che però alcuni animali sono più molesti di altri e che forse se se ne fossero andati prima non sarebbe stata una grave perdita. Alcuni, diceva Nonno Piero, hanno persino i nomi di animali molesti. Nonno Piero affrontava questo concetto tutte le volte che la sua famiglia guardava "Vespa".
Quando si avvicinava il Natale a Nonno Piero, anche se era un agnostico, piaceva vedere i film della Rai su Gesù. I suoi nipoti li snobbavano e suo genero metteva sempre su Mediaset per qualche cinepanettone. Gli aveva persino fatto odiare il panettone, che quando arrivava il Natale vero e proprio per osmosi ne aveva già la nausea. Nonostante le strumentalizzazioni della Chiesa, pensava Nonno Piero, la storia di Gesù era la storia di un rivoluzionario, di un ribelle, di uno che metteva in riga i potenti e i ricchi e si schierava con i deboli. Era incredibile come dalla storia di quest'uomo umile e grande al tempo stesso fosse nata un'istituzione che viveva nel peccato e nella corruzione. Era la storia del mondo, una storia che si ripeteva allorchè i continuatori dell'opera non erano all'altezza di chi l'aveva iniziata. E gli veniva fatto di pensare, chissà come mai, a Berlinguer. Verso le 22 si discuteva se i ragazzi dovessero andare a letto o meno. Gino acconsentiva di buon grado. In realtà perchè andava in stanza a giocare alla playstation. A Nonno Piero non dava sui nervi, questa cosa che a lui sembrava tanto una perdita di tempo. A lui dava i nervi che suo genero gliela avesse comprata, quella dannata perdita di tempo. Tutte le volte che andava al bar , Nonno Piero leggeva meticolosamente tutti i giornali, persino quelli sportivi. Leggeva persino gli annunci matrimoniali. E restava colpito dal numero incredibili di annunci di donne che cercavano partner conclusi con la voce :"no playstation". Voleva dire che quella diavoleria era causa di separazioni e disgregazione in generale. Ora Gino era un ragazzino e appassionarsi in età adolescenziale a quella roba non prometteva nulla di buono. Ma Mimmo gliel'aveva comprata volentieri, perchè ci giocava anche lui. Non erano affari suoi, certo, ma non poteva non chiedersi quale fosse lo stato dei rapporti con sua figlia. Visto che tutte le sere, dopo il film in prima serata, Mimmo usciva dicendo di andare di volta in volta in vari luoghi, dal calcetto , al bar a vedere la Champions League. Una volta Mimmo facendo zapping fra i canali tv, capitato sicuramente per sbaglio su Rai Storia, aveva beccato un'intervista di Mentana con Craxi. Quando c'era chest chi, aveva bofonchiato, stavamo tutti bene, la moneta correva, mica come adesso che sono solo tasse. Poi rivolto a lui aveva detto, meno male che non hanno vinto i comunisti, sennò a quest'ora persino la casa ci toglievano. Più che parlare, il brachicefalo, era una fabbrica fordiana di parole. Ma lui non rispondeva. Anche se il mutuo della casa tante volte era stato pagato con la sua pensione. In quei casi gli veniva in mente una cosa che diceva sempre un suo collega di lavoro: non devi permettere che l'immondizia degli altri riempia la tua testa.
Anni dopo , Nonno Piero , senti la stessa frase dal Dalai Lama. E questo gli suggeriva quanto fosse incredibile che la natura umana sottoposta allo stress del lavoro più usurante del mondo potesse giungere alle stesse conclusioni di chi quella fatica non riusciva nemmeno ad immaginarsela.

lunedì 7 dicembre 2015

Nonno Piero, capitolo 2

Da Baggio con il bus mi dirigo verso il centro. Non ho idea di dove stia andando. Ma come ha detto una volta uno scrittore di viaggi che mi piaceva, se non sai dove stai andando almeno non puoi perderti. Mi manca mia moglie. Mia moglie era una professoressa di ginnastica. Una di quelle brave. Conosceva milleottocento esercizi di stretching. Me ne ricordo alcuni, che mi ha insegnato. Ogni mattina ne faccio alcuni. Poi respiro a pieni polmoni. Mentre Gino, mio nipote, fuma a pieni polmoni. Imita il padre. "Il brachicefalo". Una volta ho letto su un libro che le persone che fumano sono piu' loquaci, fantasiose, intelligenti. Evidentemente chi ha fatto questa indagine non conosceva mio genero. Oppure lui e' cosi brachicefalo che resta imbecille persino se fuma. Sono in piedi nell'autobus e un ragazzo straniero, un arabo si alza per farmi sedere. Non ancora, dico, non ancora, anche se c'ho novant'anni non ho ancora smesso di stare in piedi. Sono una metafora vivente, capisci. Mi ha guardato come un pazzo. Comunque grazie, gli ho detto. Ha sorriso. Poi ha fatto il segno dell'indice che si infila nella tempia girando su se stesso. Dicevo che mi manca mia moglie. Si chiamava Gabriella ed era milanese. Una di quelle milanesi nata nelle case di ringhiera quando erano arrivati i primi meridionali a viverci. Lei era amica di tutti. Si scambiava con i vicini pietanze e spezie, sul ballatoio. 
Davanti a me ci sono delle ragazze che smanettano su quei dannati cosi. Smartphone, si chiamano. Ce li hanno anche i miei nipoti. E una volta che eravamo andati all'Ikea loro li hanno usati per fotografare i nomi dei mobili. Io invece li ho scritti per bene su un foglietto di carta con una matita. Loro ridevano. Anche mia figlia e Mimmo ridevano. Mi prendevano in giro. Che cosa avesse da prendermi in giro Mimmo non lo capisco. Lui lo smartphone ce l'ha solo per fare le scommesse sportive. Una volta eravamo in via Turati. Ero con lui in macchina. E io dissi, se ci fossero ancora uomini cosi, come Turati, l'Italia potrebbe giocare ancora la sua partita persino in Europa. Non l'avessi mai detto. E dove giocava questo Turati? A Conte serve un attaccante giovane, non questi anziani terroni come lui che fa giocare...questo Pelle' ...ma cos'e' la caricatura di Pele'? E rideva a crepapelle.Anzi a crepapelle'. Ha lo smartphone , ha internet, bastava che cercasse quel nome, Turati, su internet. Lo so pure io che c'e' su internet. Comunque , tornando ai nipoti e all'Ikea, poi quando siamo andati a ritirare i prodotti, le foto che avevano fatto avevano tagliato i codici dei prodotti. Per cui si correva il rischio di prenderne di altri colori. Meno male che io avevo scritto tutto con precisione. Mi hanno guardato con fastidio. Come se li avessi umiliati. Mimmo e Piera. I miei nipoti invece sono rimasti seri. Almeno conservano il senso della vergogna. E io resto con loro perche' li voglio salvare. Da questo mondo. E dai loro genitori.
Mia moglie , buonanima, mi ha trasmesso l'abitudine alla lettura. Ed e' questo che mi ha tenuto in vita. L'interesse e la curiosita' che derivano della lettura. Vorrei che i miei nipoti leggessero. Ma non leggono. Vorrei che ascoltassero i miei racconti. Non c' era niente di piu' bello, ai miei tempi , di quando ci si riuniva ad ascoltare i racconti degli anziani. Erano piu' belli dei film , erano meglio dei libri. Pagine di vita vissuta. Invece tutte le volte che racconto la mia vita i miei nipoti non hanno mai tempo per starmi a sentire. Di quando nel  1945, a quasi vent'anni, me ne andai in montagna a combattere con i partigiani. Faceva freddo e avevamo fame. Ma il freddo e la fame non erano niente di fronte al desiderio della liberta'. Non ci vendemmo mai. Sarebbe bastato che avessimo  leccato  un po' di culi giusti, culi con camice nere, che fossimo diventati culi e camicie nere, che avremmo avuto vita facile, vitto e alloggi a volonta'. Al sud al massimo hanno assaggiato un po' di olio di ricino. Ma dalle nostre parti, a Milano, non si scherzava. Ti prendevano di notte e ti cementavano in un pilastro.E la tua famiglia non aveva piu' notizie. E questo perche' volevamo un salario decente. Ma i fascisti difendevano i padroni. Erano i loro sgherri. Sono stati sempre cosi, la maggior parte degli italiani. Noi che ce ne andammo in montagna sembravamo di un altro paese. Loro dicevano che eravamo russi. Ma noi eravamo italiani. Amavamo il nostro paese. La nostra terra. Invece c'erano italiani che pur di restare in sella vendevano ai tedeschi i propri fratelli, le madri e i figli. Queste sono le storie di Nonno Piero, dico ai miei nipoti. Fa niente che quelli che abbiamo combattuto sono ancora tutti li, e anche i loro figli e nipoti. Io sono ancora qui. Sono la mandragola che avvelena il quieto vivere di questi figlidipapa'. "Va bene, Nonno Piero, adesso pero' comincia il Grande Fratello. E voglio vedere cose e' successo ieri nella casa", dicono sempre Gino e Azalea. Poi entra Mimmo tutto stanco dal lavoro e chiede:" che ha fatto l'Inter? ".Mia figlia e' in cucina e prepara da mangiare. Sofficini surgelati. 

giovedì 3 dicembre 2015

Nonno Piero, capitolo 1

Nonno Piero abita in una tranquilla casa della periferia milanese. Vive con la figlia , il marito della figlia e due nipoti adolescenti. Ha lavorato per 40 anni  in una fonderia. Praticamente l'altro secolo, quando esisteva ancora la classe operaia. Ha una novantina d'anni e sembra fisicamente in buona salute. La sua pensione basta appena a pagargli i farmaci. Ma poiche' non prende farmaci la sua pensione a lui basta. Se riesce a vederla prima che finisca nel bilancio della famiglia che lo ospita. 
Tutte le mattine alle sei si alza , si fa la barba e fa colazione. La casa e' immersa nel sonno. E lui e' contento di essere un anziano che dorme poco e si alza presto, perche' in casa c'e' un solo bagno. E spesso e' intasato dalle porcherie che i suoi nipoti gettano nel water. E gli tocca provvedere per non chiamare l'idraulico. Poi accende la radio. Durante l'ascolto della stazione di musica classica  i restanti abitanti della casa gli bestemmiano di tutto, tanto lui non sente  e se ne sta in poltrona e continua ad ascoltare. Che cosa percepiscano le sue orecchie nessuno lo sa, visto che e' sordo come una campana. A volte Gino , il nipote quattordicenne, si alza e gli spegne la radio. Poi va in cucina e si prepara il caffe'. Poi fuma una sigaretta. 
Nonno, hai rotto con sta radio, dice al nonno. Tanto dicono sempre le stesse cose, ribadisce.
Ma io ascolto la musica classica, dice Nonno Piero.
- E che ci capisci tu di musica classica?
- Mi piace.
-Si, ma non la capisci.
-Capisco che non mi fa ascoltare le notizie.
-Allora sei d'accordo con me che le cose che dicono sono sempre le stesse, dice Gino.
Poi si alza Azalea. Azalea e' la nipote di tredici anni. Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi lunghi. Ogni volta si sforza di credere che sia sua nipote, anche perche' sua figlia è scura di pelle e di capelli e il padre di lei è calvo. 
-Metti su radio deejay, dice Azalea. Nonno Piero pensa che quel nome derivi dalle eccessive canne fumate in gioventù dalla figlia. Ma era gia' tanto che non l'avesse chiamata Maria, in omaggio alla nota sostanza.
Poi si alza Mimmo. Mimmo  è il capo famiglia, con cui Nonno Piero non va d'accordo. Mimmo lavora come magazziniere in un negozio di ricambi d'auto. Passa tutto il giorno a fornire coperchietti e retrovisori. E si picca di intendersene non poco , di ricambi d'auto. 
Piero, e chiudi sta finestra, gli intima tutte le mattine, che fa freddo. Evidentemente si intende di ricambi d'auto ma non di ricambio dell'aria.
Nonno Piero lo guarda e pensa, ma mia figlia dove lo ha pescato questo brachicefalo?
Infine si alza la figlia, una insegnante di scuola media. Una insegnante di scuola media sposata con un magazziniere è come una sacher torte davanti ad un diabetico, pensa Nonno Piero.
La mattina stenta a decollare, mentre tutti fanno colazione, chi con pane e Nutella, chi con biscotti Mulino Bianco, chi con caffe' e sigaretta. Sua figlia, che si chiama Piera, fa il caffè per lei e per suo marito e si accende una sigaretta. Neanche saluta il padre. Mentre Nonno Piero sta seduto in poltrona e ascolta la radio, tutti mangiano e commentano e guardano nonno Piero come un'aspirapolvere della folletto, un utile part time. Specie il 27 del mese, quando la sua pensione serve a far quadrare i conti. Piera manda sempre Gino a ritirare la pensione con Nonno Piero. Cosi sta attento che non gli succeda niente, dice. In realta' Gino prende in consegna la pensione e corre a casa lasciando il nonno per strada. 
Quando Nonno Piero rientra dopo aver consegnato la pensione, a casa non c'e' piu' nessuno. Almeno cosi si puo' godere un po' l'abitazione. Tranne quando c'è in casa Mimmo che sta in malattia per finta e gli dà dieci euro della sua stessa pensione dicendogli di farsi un giro al parco. Insomma non c'è  un attimo di pace in casa. 
Nonno Piero va al parco. Prima di attraversare la strada il vigile blocca il traffico e mentre attraversa le strisce gli automobilisti in attesa gli bestemmiano di tutto, vecchio inutile, ferro vecchio ,rincoglionito. Nonno Piero che quando vuole ci sente, appena ha attraversato la strada si volta e gli fa il dito medio. Profluvio di clacson.
Al parco si siede ad una panchina. Di fronte a lui ci sono dei ragazzi che non sono ancora entrati a scuola. Smanettano quelle cose orribili chiamate smartphone. Hanno una velocità nell'usarli incredibile. Molto più veloci del proprio cervello, pensa Nonno Piero. Che se usassero veloce come usano quegli aggeggi gli suggerirebbe di lasciar perdere e fare qualcosa di meglio. Che ne so, corteggiare le compagnette, leggersi un libro, giocare al pallone. Qui nessuno gioca più al pallone. Giocano con quegli aggeggi del cacchio. Persino al pallone giocano su quegli aggeggi. Hanno pelli bianche, carni flaccide, e pollici polifemici, pensa Nonno Piero. Mo' chi glielo spiega a suo genero che vuol dire Polifemici? Cos'e', una nuova marca per le pasticche dei freni? Al parco non ci sono anziani. La maggior parte dei suoi amici sono morti o stanno in orribili ospizi o stanno in casa mantenuti in vita da macchine, come nella Russia d Breznev, evitando che crepino perchè servono le loro pensioni. Nonno Piero si alza a torna a casa. Vuole ascoltare la radio, leggere qualcosa. Aveva il diploma della Scuola Radioelettra e gli piaceva leggere molto.
In casa c'è  Mimmo che guarda la televisione. Sta guardando "uno mattina". Ha la mano sulla patta dei pantaloni e guarda la conduttrice di uno mattina come se non avesse mai visto una donna. Mimmo nemmeno si accorge della sua presenza. Nonno Piero si siede in cucina. Dovrebbe andarsene da li, da quella casa, ma gli dispiace per i suoi nipoti. Vorrebbe proteggerli. Non si fida del genero e di sua figlia. Una volta sua figlia era un'ottima insegnante . Ora trascorre le sue serate con il marito a guardare la trasmissione dei pacchi. Fanno il tifo perché  i concorrenti perdano. Ma cosa e' successo a questa famiglia? E cosa e' successo a questo paese? 
-Piero, come mai sei tornato dal parco?
-Io non sono andato al parco. Ero all'internet point, dice Piero.
-Ma al parco non c'era nessuno?
Neanche lo ascoltava.
-Hai speso tutti i dieci euri che ti ho dato?
-No.
-Allora ridammeli, se non ti dispiace, ho finito le sigarette. Esco a comprarle. Dovrebbero dire a queste conduttrici di coprirsi un po' di prima mattina.
Suo genero non toccava la figlia dall'ultimo nipote avuto, gli risultava a Piero. Meraviglioso occidente libero, penso' Nonno Piero. Questa famiglia rappresenta il ceto medio, l'asse portante della nazione. Questi qui non possono portare nemmeno l'asse da stiro. 
Nonno Piero prende un libro dalla biblioteca di casa(che secondo Mimmo faceva solo "che polvere"). "Il cacciatore di aquiloni", di Hosseini. L'aveva gia' letto, ma gli sembrava sempre moderno. L'Afghanistan dei talebani gli sembrava più moderno. I bambini giocavano ancora con gli aquiloni e andare a scuola era una conquista, non una tortura perchè  durante le lezioni non potevi fare i videogiochi sul telefono . Ora noi occidentali eravamo andati a portare la nostra civilta' superiore. Dette un'occhiata a Mimmo. "Il brachicefalo". In fabbrica , Nonno Piero, aveva assunto persino droghe, quando lavorava a cottimo, una volta l'LSD. Aveva partecipato a cortei, a scioperi, si era scontrato con la polizia. Per una societa' piu' giusta. Eccola la società più giusta: era seduta sul divano, in malattia(finta) e guardava "unomattina" con la mano sulla patta.