domenica 10 aprile 2016

Nonno Piero, capitolo 9

Aprile e' arrivato portando con se un po' di bel tempo ma anche qualche nuvola e giornata grigia residuale come il fumo di un tubo di scappamento di un auto usata. In casa Quirico la vita scorreva more solito. Nonno Piero invecchiava come il tronco di una quercia , solenne e immutabile e Mimmo conduceva la sua vita di sempre fra lavoro, scommesse allo Snai , partite dell'Inter e consigli di machismo a Gino e di "alto moralismo", come avrebbe detto lui, scambiandolo per "moralita', ad Azalea, facendo accapponare la pelle e i neuroni reattivi di Nonno Piero.
-Oggi e' Domenica, Mimmo, che ne dici di fare un salto all'Ikea?Disse Piera mentre lavava i piatti postprandiali.
-Uffa...ma c'e' l'Inter , me lo voglio vedere al bar, disse Mimmo.
-A che ora c'e' l'Inter, chiese Piera.
-Stasera, rispose Mimmo.
-Quindi abbiamo tutto il tempo, ribadi Piera.
Mimmo sbuffo'. Gino e Azalea saltarono ed emisero grida di gioia. Erano contenti. A loro piaceva l'Ikea. Scorazzare in un grande negozio , saltare sui materassi e sui letti usandoli come "gonfiabili", mangiare il gelato prendendolo direttamente alla macchinetta erogatrice , fare collezione di matite e metri di carta e per di più gratis, mangiare le polpettine e la patatine svedesi, li mandava fuori di testa. Era una specie di festa per loro.
-Ma non compro niente , eh, si affretto'ad aggiungere Mimmo. 
Nonno Piero stava leggendo un libro, La lettera scarlatta, di Hawthorne, la storia del finto ritrovamento di una lettera che testimoniava un adulterio da cui era nata una figlia la paternita' della quale sua madre si ostinava a non svelare.Un classico della letteratura statunitense dell'ottocento. Mentre leggeva , Nonno Piero, si chiedeva come diavolo avessero fatto i traduttori a tradurre dall'inglese termini resi in slang milanese. O frasi tipo"alla fine della fiera". A quel punto Azalea gli salto' in grembo e disse di prepararsi che sarebbero andati tutti all'Ikea. Nonno Piero le sorrise e le fece una carezza.
-Meglio di no, disse, resto ancora un po' a leggere.
-Ma dai, papa', vieni anche tu, lascia quel libro pesante e vieni a fare due passi con noi, disse Piera.
-Farei volentieri due passi al parco...voi invece mi volete portare da chi trasforma gli alberi in panchine...e le panchine nei parchi mi ricordano i vecchi, disse Nonno Piero.
-Capirai, disse Mimmo, perche' tu cosa sei? Non vorrai mica correre ancora dietro qualche gonna, no? Magari potessi starmene tutto il tempo seduto ad una panchina in un parco, all'ombra di qualche albero.
O dietro a qualche cespuglio a fare chi sa cosa, penso' Nonno Piero. Ma si trattenne dal dirlo. Dette una sbirciata a Piera , la quale non capi quello sguardo enigmatico.
-Va beh, vengo...per far contenti i ragazzi, disse Nonno Piero.
-Evviva, evviva, viene anche il nonno, dissero in coro Gino e Azalea. Gino fumava una sigaretta. Mimmo fumava una sigaretta. Anche Piera fumava una sigaretta. Nonno Piero e Azalea anche fumavano, pur non volendo, in quella cucina che sembrava una camera a gas.
-Non potresti smettere di fumare, disse Nonno Piero rivolto a Piera.
Piera non disse niente. Mimmo lo osservo' con una certa costernazione e disse-fumare e' fico, e' sexy.
Gino sorrise-grande Papy, disse.Anche Azalea disse , grande Papy. Ma da dove se ne venivano fuori, questi qui, pensava Nonno Piero, sembrano marziani, fumano in casa , chiamano il padre Papy. Si credono fighi e giovani e di tendenza a fare cosi, ma la verita' e' che sono cose che andavano di moda negli anni '50. A parte il Papy.

In macchina Mimmo mise su radio Deejay, dove c'erano due tizi che se la chiacchieravano all'infinito di aria fritta . La musica che mettevano fra una banalita' e l'altra era inascoltabile. Tanto che a Nonno Piero gli sembro' che gli si fosse improvvisamente accentuata la sua leggera ipoacusia. I due deejay parlavano di cose loro, di fatti personali, di film visti, di discorsi fatti ai figli, di week end a Rimini o Riccione, delle partite a San Siro, dei piccioni del Duomo. Mancava che parlassero di Sharm El Sheikh e il campionario della milanesita' piu' "bauscia" sarebbe stato completo. Come tanti milanesi che si erano snaturati, negli ultimi decenni, e che pensavano che fosse trendy andare in Egitto a mangiare frutta tropicale e guardare due pescetti con la maschera in zona barriera corallina a due soldi in croce. Ma quest'ultimo dato si doveva omettere per un ridicolo snobismo nei confronti dei meridionali che il mare ce lo avevano e anche tropicale, tutto l'anno pero'. E dire che la maggior parte di questi sedicenti milanesi, erano di origine meridionale. Si vergognavano delle proprie origini e speravano che dire di essere andati in vacanza a Marsa Alam, sperando nell'ignoranza dei cugini del sud, riguardo all'estrema economicita' di tali viaggi,li facesse invidiare. Dire che molto spesso riuscivano in questo intento non contribuiva certo a fornire un quadro culturale di riferimento del paese di levatura eccelsa. Pensava tutto questo , Nonno Piero, mentre in macchina stavano andando all'Ikea, una domenica di aprile, un mese che la storia   aveva consacrato a mese delle rivoluzioni. Mentre la storia contemporanea, avrebbe detto Mimmo Quirico, classificava come il mese della Champions League.


Parcheggiarono nel parcheggio all'aperto di fronte alla sagoma gialla dello store dell'Ikea di Corsico. Di fronte al negozio c'era il Motel 2000. Mimmo , infatti, gli dette un'occhiata preoccupata. Il Motel 2000 era un luogo di incontri clandestini , la sagra delle corna libere. Uscirono dall'auto e si diressero verso il negozio, verso quelle pareti metalliche gialloblu. I bambini presero la scala mobile giocando ad inseguirsi, mentre Mimmo che inizialmente sbuffava , di fronte a cotanto campionario di fica, comincio' , inaspettatamente per Piera , a sembrare interessato ai mobili. Piu' che altro alle anatomie mobili, per la precisione. Ma quest'ultimo dato lo colse solo Nonno Piero. All'ingresso c'era un adetto dell'Ikea in divisa gialla e blu che distribuiva matitine, foglietti e metri di carta. Mimmo lo guardo' e sganasciandogli in faccia gli fece:" adesso si usano gli iphone, amico, sei preistorico!". Piera si vergogno' un poco di lui. Nonno Piero prosegui prendendo un'altra scala mobile. Mimmo torno' indietro e chiese al giovane dipendente dell'Ikea se gli ridava le matite che le avrebbe date ai figli "che ci piace giocare con queste", aggiunse.
Salirono al piano superiore. Prima di inoltrarsi nel percorso obbligato in cui si attraversano vari reparti di vendita mobili in mezzo ad ambienti che rifacevano abitazioni vere, i ragazzi avevano voglia di gelato. E corsero verso il bistrot. Mimmo ando' verso la cassa e fece una minima fila. Ancora era una fila umana, perche' di domenica la gente aveva la tendenza ad andare all'Ikea nel pomeriggio inoltrato. Una volta alla cassa Mimmo chiese due gelati. La cassiera gli diede due coni da riempire alla macchina dei gelati che era li nei pressi.
-Perche' solo due gelati? Chiese Piera. E se ne avessi voluto anche io?
-No Piera, devi stare a dieta. Ogni sera prima di andare a dormire mi dici che devi fare la dieta, ricordi?
Piera non disse niente. Nonno Piero stava pensando che si sarebbe informato su internet per fabbricarsi una cintura esplosiva da kamikaze dell'Isis.
I bambini presero i loro gelati e si comincio' il giro. Nonno Piero soffriva leggermente di agorafobia. Se lo avesse detto a Mimmo probabilmente si sarebbe sentito rispondere che non si sarebbe dovuto preoccupare, che all'Ikea ragni non ce n'erano, tutte fighe, confondendo agorafobia con aracnofobia.
Iniziarono dai divani. Piera dette un'occhiata ai divani in pelle. Gino e Azalea si misero a saltarci su. Piera li rimprovero', Mimmo disse:" lasciali stare, sono ragazzi, si devono divertire".
-Ma un minimo di educazione gliela dobbiamo trasmettere, no?
-Tanto questi qui sono pieni di miliardi, domani mattina ne mettono un altro di divani, cambiano la pelle, con tutti i dane' che incassano!
-E' una questione di educazione, non di dane', disse Piera. Nonno Piero osservava e taceva. Dentro di se' era una pentola a pressione piena di tritolo e chiodi pronta ad esplodere. Ma non ne sarebbe valsa la pena, avrebbe solo peggiorato le cose e rovinato il clima. Doveva agire in modo diverso. Chiamo' i ragazzi e disse di andare avanti con lui. Gino aveva 27 matite e 34 metri. Li aveva contati. Aveva deciso di collezionarli. Tanto erano gratis!Azalea stava ancora finendo il gelato. Passo' una coppia con un cane, il cane defeco' e subito i due, una coppia sui trent'anni vestiti all'ultima moda entrambi con i jeans sdruciti, si dileguarono all'istante.
-Che schifo, disse Azalea.
-Non c'e' problema, tanto ora puliscono, disse Mimmo, pagano della gente a bella posta per pulire la merda dei cani.
-E se dovessi farlo tu?Disse Piera...dovrebbero pulirla loro, i proprietari dei cani, io credo.
-Io sono il cliente e pago, tutto il resto sono paturnie da comunisti!Disse Mimmo.
Che paese era diventato , questo, dove pretendere il rispetto civico era considerata una paturnia  da comunisti? Penso' Nonno Piero. E sicuramente Mimmo Quirico , purtroppo, doveva essere in buona compagnia. 
Continuarono il percorso, Piera disse a Mimmo che i divani in pelle le erano sembrati convenienti e che stava pensando di acquistarne uno.
-Scherzi? Sicuramente li fanno in Cina. O veramente pensi che li fanno in Svezia?
-Non credo che li facciano in Cina, sembrano di qualita'.
-Li fanno in Cina, fidati. Sono di pelle di cane. I cani in Cina se li mangiano. E per cosa credi che utilizzino la loro pelle?
Nonno Piero a quel punto non ce la fece piu'.
-Ma che cavolo stai dicendo?La smetti di fare il razzista? O credi di essere un praeclaro esempio di razza ariana. Con quel cognome e con quei tratti somatici!I tuoi antenati mangiavano le carrube, roba che si dava  da mangiare ai cavalli!
Mimmo incasso'duro. Piera resto' alquanto spiazzata. Non aveva mai visto il padre cosi arrabbiato. E non aveva preso mai una posizione cosi nettamente ostile nei confronti di suo marito.
-Vecchio rincoglionito, disse a mezza voce Mimmo.
Andarono ancora avanti, passarono lungo il percorso, fra scrivanie, guardaroba, mobili per la tv. Quando arrivarono alle librerie Mimmo ando' dritto verso un commesso seduto al computer e gli fece una domanda.
Piera resto' incuriosita. Quando torno' a intrupparsi nel nucleo familiare a spasso per l'Ikea gli chiese che cosa volesse.
-Niente volevo sapere quanto costava una libreria!
-Che carino, la vuoi regalare a mio padre?
-No, volevo sapere se ci potevo mettere su un acquario. Se reggeva il peso.
Piera non disse niente.
Trascorsero la giornata all'Ikea. Mangiarono al ristorante. Nonno Piero non volle niente. Mimmo mangio' le polpette svedesi. Erano meglio di quelle che faceva Piera, disse con la sua solita sensibilita' da elefante in transito in una cristalleria. Gino e Azalea mangiarono anche loro le polpette con il sughetto svedese e la marmellata di mirtilli. Che Mimmo snobbo' dicendo che era una roba da froci. Poi ci fu un altro gelato. Che mangiarono tutti. Mimmo ne offri uno a Nonno Piero. Un gelato pacificatore. 
-Toh, poi non dire che non ti trattiamo bene, disse Mimmo porgendoglielo.
La solita gentilezza con partita di giro. Tanto i soldi per il gelato venivano dalla sua pensione. Visto che gli stipendi di Mimmo e  di Piera  erano impegnati in mutui e finanziamenti. Ma non era il caso di fare i malmostosi. La gentilezza c'era stata.
-Com'e' il gelato, Nonno, disse Mimmo.
-Il gelato non era buono, ma e' stato buono il fatto di offrirmelo, disse Nonno Piero.
Mimmo lo guardo' con odio. Ma non disse niente. Uscirono dal negozio che avevano comprato delle cose. Piatti, bicchieri e forbici. Le forbici dovevano essere l'articolo piu' venduto all'Ikea. Quel trittico di forbici  di vari colori e misure. Tutte le volte che aveva traslocato, negli ultimi vent'anni, Nonno Piero ne aveva trovate intere collezioni. Erano il simbolo del consumismo. Anche se non compravi nulla, all'Ikea, le forbici ti davano l'idea che ti servissero. E che non ce ne avessi gia' in casa. Poi quando tornavi a casa e vedevi che ne avevi gia' provavi quel vago senso di colpa che ti viene dopo la masturbazione. E che identificava scientificamente, quasi, il meccanismo del consumo. Consumare a tutti i costi era come masturbarsi. Una volta acquistato non ti restava che il senso si colpa. E altre forbici sul groppone.



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