sabato 27 febbraio 2016

Nonno Piero, capitolo 7

Nonno Piero continuava la propria esistenza con relativa tranquillita'. Si alzava presto, faceva stretching, ascoltava Radio 3 , poi usciva a fare la spesa  e poi andava a camminare. Camminare era uno sport sotto gli occhi di tutti di cui nessuno si accorgeva. Uno sport che non costava niente, rilassava, manteneva in buona salute e ti faceva riflettere. Non c'era bisogno di essere il Dottor Veronesi per dire che lo sport faceva bene ma che ad una certa eta' poteva addirittura fare male e che era meglio una bella passeggiata che una corsa stressatendini e spaccaossa. Nonno Piero lo sapeva da sempre. Era una cosa che aveva imparato durante la Resistenza. Guardate un po' quando una parola assume significati molteplici. Resistere ai tedeschi e ai fascisti che denunciavano i propri connazionali ai tedeschi era stata una questione di allenamento mentale e fisico. Tutti i suoi compagni partigiani, correvano. Ma quella volta che sabotarono le linee dei tram e bloccarono Milano e i fascisti con le loro divise nere cominciarono un rastrellamento a tappeto, con i cani , mentre i suoi compagni correvano, lui camminava. Non me ne frega niente, pensava Nonno Piero , sono nel mio paese, ho lavorato duro per portare il pane a casa e non posso neanche lamentarmi apertamente di essere stanco, di voler gridare al mondo che voglio essere libero, non obbedire ai padroni, padroni della fabbrica, padroni del governo, padroni delle squadracce, padroni della mia vita, facessero quello che vogliono. Tutti i suoi compagni furono presi e incarcerati, alcuni consegnati ai tedeschi finirono in campi di concentramento e non tornarono piu'. Lui camminava. Passarono un paio di volte con sguardi torvi e minacciosi, lui con il fagotto del lavoro, il passo spedito e sicuro, in realta' rassegnato, ma non si azzardarono ad avvicinarsi. Non seppe mai se per paura o istinto si sopravvivenza. Il loro. Visto che lui aveva addosso del tritolo e si sarebbe anche fatto esplodere. Perche' quando non hai piu' niente addosso se non i vestiti che puzzano di dignita' perduta, sei disposto a tutto. Per questo non tranciava mai giudizi facili e demagogici su nessuno che fosse disposto a farsi esplodere per qualsivoglia causa. Che non doveva essere una scelta priva di calor bianco.Da allora aveva tratto la consapevolezza che correre non servisse se non a manifestare la propria colpevolezza. Non si poteva correre per sempre e camminare dava l'idea di avere i piedi ben piantati per terra , nel tuo terreno, nel tuo territorio, nelle tue radici, nella tua vita. Tanto se correvi ti raggiungevano e la facevano finita prima. Morire camminando doveva essere come ridere dei propri carnefici. Prendersela calma di fronte all'ineluttabilita' del destino e farsi beffe di lui.
Spesso andava al parco delle Cave, una bella area verde che si apriva con numerosi alberi e verde intorno a tre enormi invasi di acqua artificiali lungo i quali molti correvano. Ma negli ultimi anni, camminavano e facevano nordic walking, quella camminata con le bacchette che a chiamarla in inglese si aveva l'impressione che diventasse di moda e figa. Ma che era una cosa che doveva venire dai vecchi in montagna di ogni tempo.
Naturalmente di questo suo ricco mondo interiore , alla sua famiglia, genero in testa, non importava nulla.
Ed erano cosi abituati a vedere il frigo pieno che non erano portati a considerare il contributo di nonno Piero nemmeno in quei termini pragmatici che , per i tempi che si stavano vivendo, erano fin troppo preziosi. Ma a Nonno Piero non importava molto. Lui restava. Lui resisteva. La sua era una camminata filosofica di resistenza che aveva lo scopo di insegnare ai suoi nipoti un paio di trucchetti per cadere, se dovessero avere la mala ventura di cadere perlomeno in piedi, come avrebbe detto Lou Reed parlando dei consigli di suo Nonno. Gli venne da ridere a quel pensiero, Lou Reed , maestro di trasgressione aveva avuto piu' saggezza nell'ascoltare i consigli del nonno di qualsiasi genitore medio o alto contemporaneo, persino perbene... per non dire perbenista.

Tornava dalle sue passeggiate corroboranti con animo saturo di pensieri e rilassato, in pace con se stesso. In una citta' dove la filosofia veniva ritenuta un ramo secco del pensiero in luogo della conoscenza dell'economia, si rendeva conto , quella sua esistenza frugale, anticonsumistica, di anziano che non spendeva soldi per andare in palestra a fare corsi di ginnastica dolce, da uno o piu' psichiatri per farsi prescrivere pillole di prozac, al bar a bere e giocare a carte, o a giocare a videopoker o, perche' no, a prostitute, che non si ammalava mai finendo per scaldare le sedie degli ambulatori di medici rampanti corrotti da informatori del farmaco rapaci che imponevano sul mercato farmaci mal testati persino su animali e , last but not least, che avevano il tempo di girare per supermercati acquistando solo prodotti in offerta, doveva essere percepita e concepita come eversiva. Eppure dove sarebbe finita tutta quella gente del suo quartiere senza la filosofia? L'economia gli sarebbe servita soltanto a rinsaldarne l'uso volto al concetto di risparmio. E basta. La filosofia invece aiutava a sopportare meglio la vita. E questo concetto , per Nonno Piero, era di gran lunga piu' importante.


Come quella volta in cui Gino torno' a casa mogio mogio perche' a scuola lo prendevano in giro perche' non aveva una fidanzata. I suoi compagni sembrava ne avessero tutti una e si fossero gia' dati da fare.
Mimmo si arrabbio' come una iena e disse che si sarebbe subito dovuto procurare una ragazza e cantargliene quattro dopo. Che se era il caso gliel'avrebbe procurata lui un'esperienza valida da raccontare ai compagnetti e farli restare di stucco! 
Il giorno dopo Gino torno' a casa ancora piu' bastonato. Perche' nessuna ragazza della sua classe lo voleva. E i suoi amici avevano detto che lui era frocio.
Era toccato a Nonno Piero spiegargli bene come stavano le cose.
-Senti un po', Gino, vieni qui...e spegni quella sigaretta , ti devo parlare.
Gino si accoccolo' ai pedi del Nonno e lo guardo' con occhi imploranti.
-Tu provi attrazione per le ragazze?
-Si, disse subito Gino...mi viene sempre duro quando giochiamo e mi vengono addosso.
-Quindi il fatto che i tuoi compagni ti definiscano frocio non deve colpirti particolarmente, sei consapevole di questo?
-Si, disse Gino . E guardo' il nonno con sguardo ritemprato.
-Detto questo i tuoi compagni non conoscono neanche il significato di questa parola
...frocio. 
-E' una brutta cosa, Nonno.
-Come fanno a dire certe cose se non hanno  nemmeno mai visto una ragazza nuda!
-Come no, Nonno, tutti noi abbiamo visto una ragazza nuda!
-Non dire bugie. Tu e soprattutto loro potranno averne vista qualcuna in foto o in video, non certo dal vivo!
-Beh, Nonno, non e' la stessa cosa?
-Direi di no, Gino. Direi di no. Dal vivo e' come una magia! E' come quando esce il sole dopo la pioggia . Come se quando sorride partisse dalla sua bocca un arcobaleno che e' un sopracciglio di Dio. Come quando sbocciano i petali di un bocciolo. Non solo e' magica, come ho detto, ma il suo profumo e' la somma dei profumi creati da Dio caduti dal suo letto di nuvole e ti inebria le narici fino a farti svenire.
Gino era estasiato. Lo stava a sentire. Avvertiva una sensazione di benessere, mentre il nonno parlava. E di eccitazione profonda, completa. Un'eccitazione diversa rispetto a quella che provava guardando un film porno o una foto sconcia di donna nuda.
-Per cui Gino, stai sereno. I tuoi compagni sono solo molto bravi a mentire. Ma verra' il giorno che li smaschererai e svelerai il loro gioco.
Gino se ne ando' nella sua stanzetta a giocare a play station. Ma duro' pochi minuti.. Poi si distese sul letto e comincio' a pensare. A fantasticare. A quanto sarebbe stato bello avere una ragazza  vera, in carne ed ossa.

Due giorni dopo Gino era fidanzato. Lo disse a tavola mentre tutti mangiavano. Mimmo non stava piu' nella pelle.Spense la sigaretta nel piatto e dichiaro'" hai visto a papa', adesso chi sono i froci?". Che splendido compendio di pedagogia, penso' Nonno Piero, era la raccolta dei consigli di suo genero. Era un miracolo se Gino non aveva sviluppato tendenze omosessuali. Non che gliene sarebbe importato. Ma era fin troppo realista per non immaginare che la vita di un ragazzo di Baggio, di una famiglia povera, che non eccelleva certo negli studi, avrebbe potuto vedere abbastanza inferno nella vita, per aggiungerne un altro. E di Pasolini, penso' Nonno Piero, ce n'era stato uno solo. E ce n'era d'avanzo per un paio di secoli.

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