Nonno Piero di cognome faceva Cavaliere. Data la sua veneranda età avrebbe dovuto starsene tutto il giorno rincantucciato in un angolo della sua dimora che divideva con sua figlia, genero e nipoti e non rompere. Aspettare la morte. Ma la morte non ne voleva sapere di fargli visita. Si era portata via Gabriella, sua moglie, nonostante sembrasse immortale, un fisico statuario, una salute di ferro. Ma un bel giorno fratello cancro, come avrebbe detto San Francesco, se l'era portata via. E non aveva voluto saperne di farsi curare. Io sono una dei tanti animali che popolano questo pianeta, aveva detto. E non ho voglia di rovinarmi il fisico per provare a vedere se le medicine mi tengono in vita. Farò come qualsiasi animale, lascerò che la natura decida per me. Nonno Piero, sia pure a malincuore, aveva rispettato le sue scelte. Sua figlia Piera non era d'accordo. Trascorreva il tempo a chiedere in giro come si poteva guarire da quella malattia e se qualcuno ce l'aveva fatta. Una volta , Nonno Piero, in un libro che aveva scovato , impolverato, negli anfratti bibliotecari della biblioteca di Baggio, aveva letto che qualcuno era stato trovato, immediatamente dopo il lutto di sua moglie, il cadavere di lei ancora caldo in casa, a suonare un tamburo e a cantare. E davanti alle perplessità di amici e parenti che erano andati a fargli visita aveva detto che tutto ha origine dal soffio e che sua moglie adesso era stata restituita a quel soffio e in quel momento era a cavallo di chissà quali venti in giro per il mondo. Questo pensiero lo aveva fatto stare bene. Era il libro di un cinese e l'uomo di cui parlava era Zhuangzi, un saggio che viveva nell'ombra cercando di non apparire mai in pubblico e che ufficialmente lavorava in una manifattura della lacca. A Nonno Piero quel racconto piacque molto, anche se non riuscì certo a suonare alcun tamburo ne' a cantare. Ma osservò una serena serietà senza piangere. Amava sua moglie, profondamente, e non poteva non amare anche le sue scelte. Qualsiasi esse potessero essere. Sua figlia arrivò a dirgli che lui non aveva cuore e che era strano che non piangesse. Nonno Piero non disse niente. Sua figlia era sconvolta e lui la perdonò subito dopo quella stramba uscita. E ora viveva di ricordi ma anche soltanto, come dire, viveva. E non voleva aspettare la morte perché le leggi della biologia erano per lui sghembe, con geometrie tutte loro e incalcolabili. Quindi lui era uno che poteva fare progetti, e poteva avere programmi. E non aspettava la morte. La morte per lui era come un ispettore del canone Rai. Se avesse suonato al campanello della sua vita, beh, lui non si sarebbe fatto trovare. Anche perchè la vita era molto più interessante della tv.
La sera se ne stava in un cantuccio a leggere e assisteva alla vita della sua famiglia. O di quello che restava.
Dopo cena, Piera si sedeva con Mimmo , Azalea e Gino e guardavano la Tv. La tv fissa su "Raiuno". Prima vedevano qualche insulso filmetto che doveva essere cosi privo di interesse che i registi lo disseminavano di tette e culi. Programmi non adatti ai ragazzi, pensava Nonno Piero. E poi si finiva con "Porta a Porta" di Bruno Vespa. E a proposito della filosofia di sua moglie Gabriella, sul fatto che siamo tutti animali, lui, Nonno Piero, aggiungeva sempre la variante che però alcuni animali sono più molesti di altri e che forse se se ne fossero andati prima non sarebbe stata una grave perdita. Alcuni, diceva Nonno Piero, hanno persino i nomi di animali molesti. Nonno Piero affrontava questo concetto tutte le volte che la sua famiglia guardava "Vespa".
Quando si avvicinava il Natale a Nonno Piero, anche se era un agnostico, piaceva vedere i film della Rai su Gesù. I suoi nipoti li snobbavano e suo genero metteva sempre su Mediaset per qualche cinepanettone. Gli aveva persino fatto odiare il panettone, che quando arrivava il Natale vero e proprio per osmosi ne aveva già la nausea. Nonostante le strumentalizzazioni della Chiesa, pensava Nonno Piero, la storia di Gesù era la storia di un rivoluzionario, di un ribelle, di uno che metteva in riga i potenti e i ricchi e si schierava con i deboli. Era incredibile come dalla storia di quest'uomo umile e grande al tempo stesso fosse nata un'istituzione che viveva nel peccato e nella corruzione. Era la storia del mondo, una storia che si ripeteva allorchè i continuatori dell'opera non erano all'altezza di chi l'aveva iniziata. E gli veniva fatto di pensare, chissà come mai, a Berlinguer. Verso le 22 si discuteva se i ragazzi dovessero andare a letto o meno. Gino acconsentiva di buon grado. In realtà perchè andava in stanza a giocare alla playstation. A Nonno Piero non dava sui nervi, questa cosa che a lui sembrava tanto una perdita di tempo. A lui dava i nervi che suo genero gliela avesse comprata, quella dannata perdita di tempo. Tutte le volte che andava al bar , Nonno Piero leggeva meticolosamente tutti i giornali, persino quelli sportivi. Leggeva persino gli annunci matrimoniali. E restava colpito dal numero incredibili di annunci di donne che cercavano partner conclusi con la voce :"no playstation". Voleva dire che quella diavoleria era causa di separazioni e disgregazione in generale. Ora Gino era un ragazzino e appassionarsi in età adolescenziale a quella roba non prometteva nulla di buono. Ma Mimmo gliel'aveva comprata volentieri, perchè ci giocava anche lui. Non erano affari suoi, certo, ma non poteva non chiedersi quale fosse lo stato dei rapporti con sua figlia. Visto che tutte le sere, dopo il film in prima serata, Mimmo usciva dicendo di andare di volta in volta in vari luoghi, dal calcetto , al bar a vedere la Champions League. Una volta Mimmo facendo zapping fra i canali tv, capitato sicuramente per sbaglio su Rai Storia, aveva beccato un'intervista di Mentana con Craxi. Quando c'era chest chi, aveva bofonchiato, stavamo tutti bene, la moneta correva, mica come adesso che sono solo tasse. Poi rivolto a lui aveva detto, meno male che non hanno vinto i comunisti, sennò a quest'ora persino la casa ci toglievano. Più che parlare, il brachicefalo, era una fabbrica fordiana di parole. Ma lui non rispondeva. Anche se il mutuo della casa tante volte era stato pagato con la sua pensione. In quei casi gli veniva in mente una cosa che diceva sempre un suo collega di lavoro: non devi permettere che l'immondizia degli altri riempia la tua testa.
Anni dopo , Nonno Piero , senti la stessa frase dal Dalai Lama. E questo gli suggeriva quanto fosse incredibile che la natura umana sottoposta allo stress del lavoro più usurante del mondo potesse giungere alle stesse conclusioni di chi quella fatica non riusciva nemmeno ad immaginarsela.
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