giovedì 2 marzo 2017

Nonno Piero, capitolo 16

Non si sentiva bene , Piero Cavaliere, Nonno Piero. Da qualche giorno aveva la febbre. Ma da quando era in fasce anche con la febbre la sua attività non aveva mai avuto posa. Non ne era capace. Una questione generazionale, pensò. Poi si disse, stupidaggini, tutte le generazioni hanno le proprie sofferenze, è una questione soggettiva: c'è chi le sopporta meglio e chi no. Certo se sei forgiato, sopporti meglio.
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è  niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.

Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto  di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare  che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò  a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era  diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.

Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi. 
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.


Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole. 
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere. 
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto! 
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato. 
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è  la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...


Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .


Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...

Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"

Nessun commento:

Posta un commento