Passate le feste a Milano si sono dovuti fare i conti con lo smog. Traffico bloccato a causa delle polveri sottili. Nonno Piero camminava molto a piedi, non solo perche' non aveva la macchina, anche perche' gli piaceva. Lo faceva stare bene, fisicamente e anche psicologicamente, perche' si sentiva a posto con la coscienza, contribuendo alla consegna di un mondo migliore ai suoi nipoti. Anche se sapeva perfettamente che per un Nonno Piero che la pensava in quel modo c'erano 100 generi Mimmo che erano di parere opposto. Mimmo infatti non sopportava quella situazione. Ogni giorno doveva andare al lavoro a piedi e con i mezzi. Bestemmiava tutti i santi appena alzato la mattina e malediceva il sindaco e tutti i politici che sanno solo rubare i soldi. I soldi di Mimmo che guardava la Rai e non pagava il canone, che non pagava una multa dal 1995 e il condominio con la scusa che i servizi condominiali erano inefficienti. Nel frattempo giocava allo Snai, scommetteva sull'Inter e si faceva prestare i soldi da Nonno Piero. Soldi che Nonno Piero non avrebbe piu' rivisto. E se si permetteva di lesinare , Mimmo gli diceva ex abrupto che era il solito italiano che sarebbe morto povero perche' non se la sentiva di rischiare mai. Nel frattempo, considerava Nonno Piero, i conti a fine mese della famiglia di suo genero , li faceva quadrare lui con la sua tanto disprezzata pensione da italiano mediocre che non vuole rischiare mai.
Cosi per alcuni giorni era stato decretato il blocco del traffico in tutta Milano, a causa dell'aumento delle polveri sottili. Quelle meno sottili di colore bianco e sabbioso che Nonno Piero vedeva scambiarsi al parco e per strada persino in pieno giorno, potevano continuare a circolare nei nasi e nei sistemi sanguigni di una citta' di drogati.
O perlomeno questa era la percezione che aveva della questione Nonno Piero.
-Porca troia, questi politici del cacchio, scommetto che loro l'auto blu non la mollano mica per andare dove devono andare, diceva Mimmo.
Si faceva la barba e fumava. Prima del lavoro. Doveva alzarsi prima per essere sul posto di lavoro in orario. O almeno era quello che pensava. Nonno Piero che invece era un esperto di mezzi pubblici, tram, autobus e metropolitane, gli aveva piu' volte fatto notare che probabilmente con i mezzi ci metteva meno che con la macchina. Ma a Mimmo certi discorsi non piacevano. Sugli autobus con quei "marrucchini " puzzolenti non mi va di andare, diceva. Gino rideva quando il padre diceva quelle cose. Azalea stava zitta , probabilmente persa nel suo mondo tolkieniano di fiabe. Piera non commentava. Osservava la situazione e si dava da fare per preparare un minimo di colazione. Nonno Piero se ne stava seduto ad ascoltare la radio e guardava fuori dalla finestra. Aveva preso i mezzi per una vita e camminato a piedi da sempre. Non si ricordava nemmeno che avesse avuto una macchina. A lui non serviva. Gli piaceva incontrare gente, osservare gli altri. Si poteva prendere una laurea in antropologia osservando la gente di una metropoli come Milano. E soprattutto si potevano trarre lezioni di grande umanita' e solidarieta'.
Ultimamente si vedevano , specie di mattina presto, in tram e metro, un sacco di stranieri, in divisa da lavoro, le scarpe antinfortunistiche, jeans sporchi di calcinacci, stravolti dal sonno e dalla stanchezza, seduti addormentati. O ambulanti con sacchi di plastica pieni di mercanzia , pronti per essere srotolati nelle fermate del metro' o per strada, nei punti di passaggio, sui marciapiedi. Gente che sbarcava il lunario, la maggior parte dei quali faceva lavori duri, dove ci si doveva alzare all'alba e si finiva con il buio, per un salario misero. Gente che viveva in appartamenti popolati all'inverosimile, per risparmiare e mandare cosi qualcosa alle famiglie all'estero, sempre con l'obolo trattenuto dalla Western Union . E poi giovani vestiti nei modi piu' bizzarri, qualche punk di ritorno , pericolosi Latin King, tatuati , cappellini da baseball, canottiere Los Angeles Lakers anche d'inverno con grandi collane d'argento o oro penzolanti dal collo, con gli smartphone a fare da sound system per motivi musicali hip hop latini. O cinesi calmi, serafici, col sorriso eterno della meditazione ereditato dal taoismo dei tempi che furono, degli evi passati, nonostante l'adeguamento alle abitudini occidentali e ai conseguenti vizi, dei quali il fare i soldi in qualsiasi modo stava in cima alla scala dei nuovi disvalori. Era davvero una Babele moderna, li sotto, pieno di ragazzi che se ne stavano seduti in fila, nei vagoni della metro, tutti con smartphone in mano, digitanti, e nessun libro in mano, a volte qualche e-reader.
E anche i suoi nipoti per paura dei famigerati "marrucchini", non prendevano i mezzi e Gino, oltretutto, usava il motorino. Indovinate chi gli metteva la miscela per camminare? Nonno Piero.
Nonno Piero si ricordava i primi tempi nel dopoguerra in fonderia...Persino suoi compagni di lavoro che erano comunisti, facevano battute sarcastiche sui terroni che piantavano prezzemolo e basilico nelle vasche da bagno, invece di usarle per lavarsi e che se fosse stato per loro la Monarchia e il Re sarebbero stati ancora in sella. E che erano i primi della lista di proscrizione del crumiraggio quando si scioperava.
Ma lui incontrava questa gente, i meridionali, in giro sui tram elettrici cigolanti vagolanti per Milano, con quelle facce buie, tristi e che erano esattamente buie e triste come quelle di chi a Milano c'era nato e ci viveva da generazioni, avendo perso il sole dentro che dovevano invece portarsi con se' da dove venivano.
Adesso che c'erano i "marrucchini " questi meridionali e soprattutto i loro figli nati a Milano, erano stati promossi a italiani. Nonno Piero che aveva letto Voltaire ricordava molto bene una delle sue lezioni principali:"la tolleranza non ha mai provocato alcuna guerra, l'intolleranza ha coperto la terra di massacri". Ne discuteva sempre con la sua amata Gabriella. Discutevano di questa assurda pratica di evitare di affittare case o appartamenti a meridionali, nel dopoguerra. La ritenevano ingiusta e anacronistica. Ora la stessa cosa succedeva agli stranieri. La gente, gli italiani, se ne fregavano della storia dei nonni, di chi era andato all'estero per "campare" le famiglie e aveva trovato porte chiuse e sfruttamento. Suo genero che lavorava come dipendente in un magazzino di ricambi d'auto , oggi fruiva di diritti che lui ai suoi tempi si era dovuto conquistare con scioperi, cortei, lotte sindacali. Ma secondo lui il tutto si riduceva non in grandi discorsi filosofici , ne' in teorie partorite da professoroni dimoranti in turris eburnee. Semplicemente si trattava di gente che non aveva sofferto o aveva sofferto troppo. In entrambi i casi si perdeva la lucidita' del pensiero.
Ora se Mimmo, Piera e i suoi nipoti e la maggior parte delle persone se ne fossero andate in giro a piedi o nei tram o in metropolitana, si sarebbero semplicemente resi conto di come vivevano gli altri, di come erano anche fatti gli altri e che osservandoli da vicino e non al telegiornale in foto segnaletiche opportunamente evidenziate a scopi elettorali, fossero uguali a loro, a noi. Un' armata dolente di gente che soffriva esattamente come loro, come noi ... e forse anche piu' di noi. Andando in giro a piedi , per i mercati, nei parchi, nella vita di strada senza essere uomini della strada, si riusciva ad avere un quadro d'insieme piu' obbiettivo. E si poteva persino "simpatizzare" con gli altri, spiegarsi con loro, capire il loro punto di vista. Non si doveva avere paura , di andarsene in giro. Che cosa si risolveva ad andarsene in macchina , una macchina una persona, soli, con i propri pensieri, se non lasciare le strade a chi la macchina non se la poteva permettere? Era per questo che le strade si erano fatte pericolose, perche' alla fine se tu una bestia la metti in gabbia, la fai sentire in gabbia e i tram e gli autobus e le metropolitane restavano popolate da questa umanita' dolente, si accelerava solo il processo di disintegrazione, di separazione, la societa' divisa in classi in base alla viabilita'. Una volta che aveva accennato questo ragionamento a suo genero , lui aveva sorriso sarcasticamente e gli aveva risposto
-Parli cosi perche' sei vecchio, perche' non hai un cazzo da fare, non devi lavorare, produrre, e che ormai la tua vita l'hai fatta. Ma te non lo sai cosa significa per un giovane che vuole uscire con una figa non avere la macchina. E' considerato uno sfigato.
E il ragionamento, aveva pensato Nonno Piero, per quella mente da australopiteco di suo genero, non faceva una grinza e l'equazione doppia era, niente macchina , niente figa e niente figa uguale sfigato.
C'erano state epoche in cui bastava lavorare un paio d'ore al giorno per produrre il necessario per sostentarsi. E lasciare tutto il resto del tempo per vivere. E lo sapeva bene lui, che leggeva di nascosto nei bagni della fonderia, o in tram mentre andava al lavoro, fra una chiacchiera e l'altra con quelli che incontrava. La societa' era andata a puttane perche' la gente non parlava piu'. Questi ragazzi erano in grado di chattare con New York con il cellulare , ma non sapevano cosa dire a quelli che avevano di fianco. Era tutta una faccenda del rimandare la responsabilita' del metterci la faccia a scambiarsi un pensiero. Era tutto sbagliato. E anche se lui aveva lavorato 8 ore per decenni sperando che un giorno venisse un sistema che facesse lavorare meno la gente per farla vivere di piu', non solo quel sistema non era arrivato. S'avanzava un peggioramento e il lavoro era diventato l'unica medicina possibile per trascorrere le ore e non pensare e niente. Era una vita subacquea. Uscivi di casa e prendevi la macchina, andavi al lavoro e prendevi l'ascensore, lavoravi otto ore di fila fin quando era buio, riprendevi la macchina e tornavi a casa incontrando i tuoi familiari seduti davanti alla tv dove vedevano persone di sostanza elettromagnetica con cui non potevano nemmeno interloquire. Era chiaro a quel punto, che quando lui accennava a qualche ragionamento o a raccontare qualche storia, un po' tutti si dileguassero fra play station, internet, tv o compiti da fare. Non erano abituati ad ascoltare persone vere. O digitali o nel pieno svolgimento del loro dovere lavorativo.
Nonno Piero era appena tornato a casa dopo la sua passeggiata serale e si era seduto sulla sua poltrona. aveva voglia di ascoltare la radio, ma non si poteva perche' c'era la tv accesa, davanti al tavolo della cucina. In camera sua Gino giocava a play station, Piera aveva il mal di testa per non saper distinguere piu' i propri alunni dai Pokemon che Azalea amava guardare in Tv il pomeriggio e Mimmo era seduto davanti a Bruno Vespa a spredicare contro questi politici che bloccano il traffico procurandogli un danno economico rilevante, dal momento che lui vendeva ricambi per auto. Nonno Piero lo guardava costernato. Era come ascoltare gli operai che producevano armi. Se ne fregavano se quel che facevano procurava lutti a famiglie, privava madri dei figli, figli di madri. I lutti alle famiglie richiamavano vendette e vendette altri lutti e altri lutti significavano altre armi da produrre e lavoro assicurato per sempre. Nell'epoca nucleare tutto questo era semplicemente assurdo. Ma che cosa potevano andare a fare, questi operai che fabbricavano armi? Avrebbe gridato Mimmo. Nonno Piero aveva una risposta anche per per questo. Avrebbero potuto fabbricare piu' biciclette, dato che se si andava avanti cosi con le auto sarebbero stati piu' i morti di tumore che quelli di fame nel mondo.
Ma d'un tratto gli sembro' inutile riferirla.
Poi gli venne in mente quello che gli diceva sempre sua moglie, Gabriella:" quello che costruiamo a scuola, la societa' e le famiglie lo distruggono un minuto dopo che i nostri studenti sono usciti . Ma c'e' sempre la speranza che qualcuno di loro si porti dentro quello che gli trasmettiamo. E a sua volta lo trasmetta ad altri". Era per questo che Nonno Piero non mollava. Sperava che un giorno i suoi nipoti si sarebbero illuminati e non semplicemente fulminati...magari con la presa della Play station.
Storia di un nonno molto particolare. Racconto sulla tragica condizione contemporanea degli anziani.
sabato 16 gennaio 2016
venerdì 8 gennaio 2016
Nonno Piero, capitolo 4
E' Natale e a casa Quirico si preparano tutti per vivere al meglio questa festa. Quirico è il cognome di Mimmo, il genero di Nonno Piero. Mimmo si sta facendo la barba , in questo momento e il bagno è occupato da piu' di un'ora, mettiamo che Nonno Piero avesse l'esigenza di orinare, beh, dovrebbe uscire di casa e andarsene al parco, perchè Mimmo quando occupa il bagno non permette a nessuno di entrarci , neanche per brevi interruzioni. Oltre alla barba , Mimmo, si rasa il cranio, cosa a cui tiene particolarmente e che lo fa sentire virile. Come pure lo fa sentire virile fumare. Fumare sigarette, che quelli che si fanno le canne non sono altro che comunisti di merda smidollati che fanno le prove generali prima di passare alle pere. Per fortuna Nonno Piero gode di ottima salute e non soffre di alcun tipo di incontinenza, men che meno verbale. E' uomo di poche parole. Anni addietro parlava di più, ma negli ultimi anni non sprecava più il fiato, anche perchè in famiglia non lo stavano a sentire. Quando accennava a qualche racconto si giravano tutti dall'altra parte e mettevano sulla Tv. Magalli, Vespa, Barbara D'urso, qualsiasi cosa sembrava essere meglio dei racconti di vita vissuta di Nonno Piero...
Poiche' tutti avevano da fare, chi doveva andare a scuola, Piera, Azalea , Gino, chi al lavoro, Mimmo, Nonno Piero era stato precettato per fare l'albero e il presepe, percheè, aveva detto suo genero, che cazzo di Natale è se non si fa almeno un albero di Natale e un presepio. Cosi Nonno Piero aveva preso un albero dal fioraio, un tizio di Barletta che vendeva fiori e piante all'angolo della strada vicino all'Esselunga di Baggio, in nero, da anni. Quando Nonno Piero era andato a comprare l'albero, Pino, il barlettano, da trent'anni a Milano, si era lamentato di questi extracomunitari di merda che non pagano le tasse e che gli avevano rigato la Bmw "nuova di zenga". Aveva detto proprio cosi, Pino, "nuova di zenga", perche' comunque era noto ormai a tutti da tempo che andare a scuola contribuiva solo a ingrassare le fila dei disoccupati cronici depressi e che lavorare, specie in nero, era meglio di qualsiasi altra cosa, per fare i soldi e farsi curare gratis negli ospedali pubblici risultando nullatenenti.
Non importava se la Bmw gliel'aveva rigata Nonno Piero e non un extracomunitario di merda, ne' se gli extracomunitari , o almeno alcuni di loro, pagassero le tasse per mantenere prestazioni ospedaliere di uno che non pagava le tasse vendendo fiori e piante a nero, questo paese, pensava Nonno Piero, andava avanti per luoghi comuni. Lui era andato in montagna a fare il partigiano, aveva fatto le lotte operaie in fonderia, per conquistare i diritti e adesso agli operai non importava più niente, dei loro diritti:avrebbero lavorato a cottimo 24 ore, pur di comprarsi la Bmw. E questo aveva insegnato a Nonno Piero una grande verità , e cioè che se chi lotta non ha gli strumenti culturali e del pensiero e se non li difende a spada tratta, corre il rischio di essere risucchiato nell'orda del parco buoi dei clienti della societa' del consumo, dove l'unica cosa rimasta a procurarti piacere è comprare, non importa cosa, qualsiasi cosa ti faccia sentire bene. Che poi si tratta di un sentirsi bene che dura pochi secondi e che scema in una specie di cupio dissolvi masturbatorio, una volta che hai capito che non hai i soldi per metterci la benzina, nella Bmw.
E cosi Nonno Piero aveva comprato l'albero, aveva comprato le decorazioni, aveva comprato l'illuminazione e poi era andato al parco e aveva raccolto del muschio da alcuni alberi, sul versante nord degli stessi, come gli aveva spiegato un giorno, la sua mai abbastanza compianta, Gabriella. Gabriella, dove sei, pensava Nonno Piero, mi hai lasciato solo a vivere in un mondo dove mi sento un marziano.
Con il muschio aveva fatto la base per il presepe. Aveva comprato tutto a credito, perchè i soldi della sua pensione lui li consegnava tutti alla famiglia . Per cui quando glieli chiese a Mimmo, suo genero lo aveva guardato come avrebbe guardato uno zingaro storpio che chiede l'elemosina al semaforo, vale a dire con una improbabile rabbia nata dalla consapevolezza che qualcuno ti stia chiedendo qualcosa con l'inganno di una finta menomazione. Fatteli dare da tua figlia, aveva risposto Mimmo.
Intanto l'albero di Natale spiccava nella sala da pranzo, ben agghindato, con le lucette intermittenti, che di notte contribuiva all'effetto frecce d'auto se si osservavano le finestre del condominio, da fuori, da giù per strada, perchè tutte le famiglie del palazzo ne avevano uno in omaggio alla nascita di Gesu' Cristo, il figlio di un Dio a cui credevano a intermittenza, come le suddette lucette.
Il giorno di Natale, Nonno Piero si era alzato presto, more solito, e aveva fatto i suoi esercizi di stretching, poi aveva acceso la radio, Radio tre. Qualcuno stava facendo la rassegna stampa. A giudicare dal tono di voce del commentatore, congetturò Nonno Piero, si trattava di una rassegna stampa rassegnata, come se il giornalista commentando le notizie, volesse trasmettere questa sensazione che , nonostante il Natale dovesse significare letizia, nel mondo accadevano sempre i solito orrori.
Azalea si alzò per prima a si andò ad accoccolare sulle ginocchia di Nonno Piero, che se ne stava seduto in poltrona ad ascoltare la radio e a guardare fuori dalla finestra. La giornata era grigia e fuori, stancamente, qualcuno portava i cani al parco e qualcun altro stava lavorando, probabilmente un extracomunitario, probabilmente di merda. Ma stava lavorando e , probabilmente , versando qualche contributo, stava pagando la pensione di Nonno Piero, quella stessa pensione che contribuiva al bilancio familiare di un capofamiglia che parte di quei soldi se li giocava allo Snai.
Ma era Natale e Nonno Piero voleva rendere omaggio a quel giorno in cui era nato un uomo che, si credesse o meno, era da annoverare fra i Giusti della terra e , si credesse o meno fosse il figlio di Dio, aveva cacciato i mercanti dal Tempio e riabilitato le puttane.
Era cosi che la vedeva Nonno Piero.
Iniziò il concerto di musica classica, una qualche opera di Mozart, Nonno Piero non aveva badato alla presentazione. Azalea in braccio , semiaddormentata, gli stava dicendo, che bella questa musica, mi rilassa. Era la musica dei secoli, degli immortali, la musica per antonomasia, composta da qualcuno che aveva persino fatto la fame, per continuare a fare ciò che più gli piaceva e che pensava che creare qualcosa di bello che allietasse i popoli per sempre , fosse suo dovere su quella terra.
Espresse queste considerazioni in forma favolistica ad Azalea. Mozart, disse, fu anche povero, nella sua vita, ma non smise mai di credere in quello che faceva, non solo perche' gli piaceva farlo, ma perche' voleva lasciarci qualcosa di bello di cui noi avremmo potuto godere liberamente e gratis.
-Beh, se è gratis allora vuol dire che non vale un granchè, disse Mimmo che si era alzato da poco e che aveva stancamente dato un'occhiata all'albero di Natale.
Nonno Piero non aveva dato seguito a quella rozza provocazione. Taceva e tollerava. Anche perchè da tempo si era fatto l'idea, riguardo ai rapporti dialettici con il genero, che interloquire con lui sarebbe stato come dare degli asparagi ai conigli . Poi si alzò Piera, che andò verso il padre e fece per avvicinarsi e dargli il buon Natale. Baciò il padre sulla guancia mentre lui se ne restava li seduto, con Azalea in braccio. Mimmo vedendo quella scena fu colto da un moto di stizza. Vieni qui, disse alla figlia, non eèsalutare che tu stai addosso al Nonno. Lo soffochi, aggiunse con un espressione sarcastica e beffarda. Azalea si alzò con un certo dispiacere e andò in braccio al padre. Che se la baciò tutta come non baciava sua moglie da anni. Non pote' fare a meno di pensare , Nonno Piero.
Poi si alzò Gino. A quell'ora del mattino, questo ragazzino di 14 anni, gia' fumava. Ma ne' suo padre ne' sua madre, gli dicevano niente. Anche perchè, di li a poco, entrambi si sarebbero accesi la sigaretta iniziale del mattino...dopo l'immancabile caffè. Nonno Piero non tollerava il fumo. Era stato fumatore, in gioventù Finchè non si era reso conto che il fumo lo danneggiava e che i problemi alla salute che portava erano molto più seri dei presunti benefici psicologici. Era il modo attraverso cui il consumismo ti vendeva la falsa idea del relax e la finta immagine della virilita', negli uomini e della sensualità nelle donne. Faceva venire la disfunzione erettile negli uomini e invecchiava la pelle nelle donne... e il cancro a tutt'e due. Era un fatto culturale, pensava Nonno Piero. Ma lui taceva e tollerava. C'erano quei ragazzi , quei due nipoti, che non si sentiva di abbandonare.
Gino dette un'occhiata dalla finestra e vide qualcosa. Ma le puttane lavorano anche il giorno di Natale? , disse all'improvviso. Sua madre lo rimproverò aspramente, invitandolo a cambiare linguaggio. Suo padre si fece una grassa risata. E lo guardò con ammirazione, come se volesse dire con orgoglio, tutto suo padre!
E venne il momento di mettersi a tavola. Piera aveva fatto la pasta al forno e gli antipasti di bresaola e stracchino. Gino e Mimmo mangiavano più divorando, quasi senza assaporare. Azalea spiluccava, perlopiù e Piera , come al solito, mangiava poco. Nonno Piero mangiava tutto, ma lentamente, assaporando ogni portata. Fa niente se la pasta al forno era del tipo surgelata e precotta. La cosa piu' importante era l'intenzione. Ad un certo punto Nonno Piero disse " abbiamo iniziato a mangiare senza dire qualche parole di augurio o qualche preghiera, in ossequio alla nascita di Gesu'".
-Si, va beh, mo' facciamo la messa, disse Mimmo.
Gino rise alla sua battuta.
Azalea e Piera non risero. Ma non dissero niente.
Piera si alzo' e servi l'agnello. Aveva mandato Mimmo dal macellaio a comprarlo.
Lo aveva dovuto prenotare, perche' nel quartiere era prevedibile che a Natale ne avrebbero fatto man bassa.
Gesu' lo sa che noi festeggiamo la sua nascita? , proruppe improvvisamente Azalea. Nessuno rispondeva. A dispetto dei suoi tredici anni mostrava un candore d'altri tempi che faceva di lei la preferita di Nonno Piero.
Cosi Nonno Piero la guardo' bonariamente e dopo un largo sorriso, le disse:" certo".
Azalea gli fece un sorriso, mentre Mimmo e Gino si stavano strafogando di agnello.
Dalla bocca di Mimmo uscivano le punte di due patate al forno , tanto era piena.
Buon Natale, disse Nonno Piero .
Buon Natale , Nonno, disse Azalea.
Poiche' tutti avevano da fare, chi doveva andare a scuola, Piera, Azalea , Gino, chi al lavoro, Mimmo, Nonno Piero era stato precettato per fare l'albero e il presepe, percheè, aveva detto suo genero, che cazzo di Natale è se non si fa almeno un albero di Natale e un presepio. Cosi Nonno Piero aveva preso un albero dal fioraio, un tizio di Barletta che vendeva fiori e piante all'angolo della strada vicino all'Esselunga di Baggio, in nero, da anni. Quando Nonno Piero era andato a comprare l'albero, Pino, il barlettano, da trent'anni a Milano, si era lamentato di questi extracomunitari di merda che non pagano le tasse e che gli avevano rigato la Bmw "nuova di zenga". Aveva detto proprio cosi, Pino, "nuova di zenga", perche' comunque era noto ormai a tutti da tempo che andare a scuola contribuiva solo a ingrassare le fila dei disoccupati cronici depressi e che lavorare, specie in nero, era meglio di qualsiasi altra cosa, per fare i soldi e farsi curare gratis negli ospedali pubblici risultando nullatenenti.
Non importava se la Bmw gliel'aveva rigata Nonno Piero e non un extracomunitario di merda, ne' se gli extracomunitari , o almeno alcuni di loro, pagassero le tasse per mantenere prestazioni ospedaliere di uno che non pagava le tasse vendendo fiori e piante a nero, questo paese, pensava Nonno Piero, andava avanti per luoghi comuni. Lui era andato in montagna a fare il partigiano, aveva fatto le lotte operaie in fonderia, per conquistare i diritti e adesso agli operai non importava più niente, dei loro diritti:avrebbero lavorato a cottimo 24 ore, pur di comprarsi la Bmw. E questo aveva insegnato a Nonno Piero una grande verità , e cioè che se chi lotta non ha gli strumenti culturali e del pensiero e se non li difende a spada tratta, corre il rischio di essere risucchiato nell'orda del parco buoi dei clienti della societa' del consumo, dove l'unica cosa rimasta a procurarti piacere è comprare, non importa cosa, qualsiasi cosa ti faccia sentire bene. Che poi si tratta di un sentirsi bene che dura pochi secondi e che scema in una specie di cupio dissolvi masturbatorio, una volta che hai capito che non hai i soldi per metterci la benzina, nella Bmw.
E cosi Nonno Piero aveva comprato l'albero, aveva comprato le decorazioni, aveva comprato l'illuminazione e poi era andato al parco e aveva raccolto del muschio da alcuni alberi, sul versante nord degli stessi, come gli aveva spiegato un giorno, la sua mai abbastanza compianta, Gabriella. Gabriella, dove sei, pensava Nonno Piero, mi hai lasciato solo a vivere in un mondo dove mi sento un marziano.
Con il muschio aveva fatto la base per il presepe. Aveva comprato tutto a credito, perchè i soldi della sua pensione lui li consegnava tutti alla famiglia . Per cui quando glieli chiese a Mimmo, suo genero lo aveva guardato come avrebbe guardato uno zingaro storpio che chiede l'elemosina al semaforo, vale a dire con una improbabile rabbia nata dalla consapevolezza che qualcuno ti stia chiedendo qualcosa con l'inganno di una finta menomazione. Fatteli dare da tua figlia, aveva risposto Mimmo.
Intanto l'albero di Natale spiccava nella sala da pranzo, ben agghindato, con le lucette intermittenti, che di notte contribuiva all'effetto frecce d'auto se si osservavano le finestre del condominio, da fuori, da giù per strada, perchè tutte le famiglie del palazzo ne avevano uno in omaggio alla nascita di Gesu' Cristo, il figlio di un Dio a cui credevano a intermittenza, come le suddette lucette.
Il giorno di Natale, Nonno Piero si era alzato presto, more solito, e aveva fatto i suoi esercizi di stretching, poi aveva acceso la radio, Radio tre. Qualcuno stava facendo la rassegna stampa. A giudicare dal tono di voce del commentatore, congetturò Nonno Piero, si trattava di una rassegna stampa rassegnata, come se il giornalista commentando le notizie, volesse trasmettere questa sensazione che , nonostante il Natale dovesse significare letizia, nel mondo accadevano sempre i solito orrori.
Azalea si alzò per prima a si andò ad accoccolare sulle ginocchia di Nonno Piero, che se ne stava seduto in poltrona ad ascoltare la radio e a guardare fuori dalla finestra. La giornata era grigia e fuori, stancamente, qualcuno portava i cani al parco e qualcun altro stava lavorando, probabilmente un extracomunitario, probabilmente di merda. Ma stava lavorando e , probabilmente , versando qualche contributo, stava pagando la pensione di Nonno Piero, quella stessa pensione che contribuiva al bilancio familiare di un capofamiglia che parte di quei soldi se li giocava allo Snai.
Ma era Natale e Nonno Piero voleva rendere omaggio a quel giorno in cui era nato un uomo che, si credesse o meno, era da annoverare fra i Giusti della terra e , si credesse o meno fosse il figlio di Dio, aveva cacciato i mercanti dal Tempio e riabilitato le puttane.
Era cosi che la vedeva Nonno Piero.
Iniziò il concerto di musica classica, una qualche opera di Mozart, Nonno Piero non aveva badato alla presentazione. Azalea in braccio , semiaddormentata, gli stava dicendo, che bella questa musica, mi rilassa. Era la musica dei secoli, degli immortali, la musica per antonomasia, composta da qualcuno che aveva persino fatto la fame, per continuare a fare ciò che più gli piaceva e che pensava che creare qualcosa di bello che allietasse i popoli per sempre , fosse suo dovere su quella terra.
Espresse queste considerazioni in forma favolistica ad Azalea. Mozart, disse, fu anche povero, nella sua vita, ma non smise mai di credere in quello che faceva, non solo perche' gli piaceva farlo, ma perche' voleva lasciarci qualcosa di bello di cui noi avremmo potuto godere liberamente e gratis.
-Beh, se è gratis allora vuol dire che non vale un granchè, disse Mimmo che si era alzato da poco e che aveva stancamente dato un'occhiata all'albero di Natale.
Nonno Piero non aveva dato seguito a quella rozza provocazione. Taceva e tollerava. Anche perchè da tempo si era fatto l'idea, riguardo ai rapporti dialettici con il genero, che interloquire con lui sarebbe stato come dare degli asparagi ai conigli . Poi si alzò Piera, che andò verso il padre e fece per avvicinarsi e dargli il buon Natale. Baciò il padre sulla guancia mentre lui se ne restava li seduto, con Azalea in braccio. Mimmo vedendo quella scena fu colto da un moto di stizza. Vieni qui, disse alla figlia, non eèsalutare che tu stai addosso al Nonno. Lo soffochi, aggiunse con un espressione sarcastica e beffarda. Azalea si alzò con un certo dispiacere e andò in braccio al padre. Che se la baciò tutta come non baciava sua moglie da anni. Non pote' fare a meno di pensare , Nonno Piero.
Poi si alzò Gino. A quell'ora del mattino, questo ragazzino di 14 anni, gia' fumava. Ma ne' suo padre ne' sua madre, gli dicevano niente. Anche perchè, di li a poco, entrambi si sarebbero accesi la sigaretta iniziale del mattino...dopo l'immancabile caffè. Nonno Piero non tollerava il fumo. Era stato fumatore, in gioventù Finchè non si era reso conto che il fumo lo danneggiava e che i problemi alla salute che portava erano molto più seri dei presunti benefici psicologici. Era il modo attraverso cui il consumismo ti vendeva la falsa idea del relax e la finta immagine della virilita', negli uomini e della sensualità nelle donne. Faceva venire la disfunzione erettile negli uomini e invecchiava la pelle nelle donne... e il cancro a tutt'e due. Era un fatto culturale, pensava Nonno Piero. Ma lui taceva e tollerava. C'erano quei ragazzi , quei due nipoti, che non si sentiva di abbandonare.
Gino dette un'occhiata dalla finestra e vide qualcosa. Ma le puttane lavorano anche il giorno di Natale? , disse all'improvviso. Sua madre lo rimproverò aspramente, invitandolo a cambiare linguaggio. Suo padre si fece una grassa risata. E lo guardò con ammirazione, come se volesse dire con orgoglio, tutto suo padre!
E venne il momento di mettersi a tavola. Piera aveva fatto la pasta al forno e gli antipasti di bresaola e stracchino. Gino e Mimmo mangiavano più divorando, quasi senza assaporare. Azalea spiluccava, perlopiù e Piera , come al solito, mangiava poco. Nonno Piero mangiava tutto, ma lentamente, assaporando ogni portata. Fa niente se la pasta al forno era del tipo surgelata e precotta. La cosa piu' importante era l'intenzione. Ad un certo punto Nonno Piero disse " abbiamo iniziato a mangiare senza dire qualche parole di augurio o qualche preghiera, in ossequio alla nascita di Gesu'".
-Si, va beh, mo' facciamo la messa, disse Mimmo.
Gino rise alla sua battuta.
Azalea e Piera non risero. Ma non dissero niente.
Piera si alzo' e servi l'agnello. Aveva mandato Mimmo dal macellaio a comprarlo.
Lo aveva dovuto prenotare, perche' nel quartiere era prevedibile che a Natale ne avrebbero fatto man bassa.
Gesu' lo sa che noi festeggiamo la sua nascita? , proruppe improvvisamente Azalea. Nessuno rispondeva. A dispetto dei suoi tredici anni mostrava un candore d'altri tempi che faceva di lei la preferita di Nonno Piero.
Cosi Nonno Piero la guardo' bonariamente e dopo un largo sorriso, le disse:" certo".
Azalea gli fece un sorriso, mentre Mimmo e Gino si stavano strafogando di agnello.
Dalla bocca di Mimmo uscivano le punte di due patate al forno , tanto era piena.
Buon Natale, disse Nonno Piero .
Buon Natale , Nonno, disse Azalea.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)