In primavera Piero Cavaliere amava fare lunghe passeggiate a piedi. Milano si trasformava , rispetto all'inverno, era quasi come se si avesse viaggiato senza muoversi, come se si fosse approdati in un altro modo, ai tropici. Il sole iniziava a picchiare e le ombre dei palazzi di solito sinistre cominciavano a divenire ben accette quando di inverno le si sarebbe volute accettare con una scure. Se ce ne fosse stata la possibilita'. Il clima tiepido e mite incoraggiava le ossa e i muscoli di Piero Cavaliere a scorrazzare per le strade di Baggio. l'Esselunga li vicino a dove abitava alla famiglia Quirico si popolava di presenze colorate, donne senegalesi in costumi tradizionali sgargianti, arabe con hijab colorati, indiane e singalesi con veli rosa e arancioni e gonne lunghe, le gambe arcuate come ciclisti scalatori o calciatori , ma dai visi decisamente gradevoli e contrastanti con tali lievi deformità che a quei corpi del sud del mondo conferivano un'umanizzazione che altrimenti li avrebbe resi extraterrestri, quanto a perfezione. Piero con il corpo caldo del suo stretching mattutino e i sensi in festa per la buona musica ascoltata e i suoi anni portati stupendamente , osservava tutto il fluire di quest'umanita' e degli ambulanti del mercato limitrofo al corpo massiccio di kerouachiani mattoni rossi dell'Esselunga, che con le loro urla e gli slogan pubblicitari megafonati dalle loro voci irrochite dalle troppe Marlboro , pubblicizzavano le loro mercanzie, dal pesce, alla frutta proveniente da Puglie e Calabrie, quasi fossero piu' d'una( e in effetti per certi versi lo erano) e gli ricordavano un passo de" La Prigioniera" di Proust in cui il grande scrittore francese descriveva gli ambulanti delle strade che croceviavano nel suo quartiere sorridendo delle loro metriche involontariamente gregoriane. E questo ricordo lo mise un po' di cattivo umore, perche' di recente su Wikipedia aveva letto che Albertine, la fidanzata di Proust e protagonista bisessuale de "La Prigioniera" non era altri se non il suo segretario, Agostinelli, trasfigurato in donna nel romanzo ,per tema di essere troppo esplicito circa le proprie tendenze sessuali. E aveva maledetto internet e Wikipedia perche' gli avevano sottratto un intrigante illusione che raccontava di un uomo geloso del fatto che la propria donna potesse tradirlo con altre donne. La recente scoperta dava al testo proustiano tutta un'altra visione, forse piu' scontata e meno interessante. Nonno Piero a volte si stupiva nell'avere questi pensieri. Dopotutto non era che un ex operaio, acculturato da sua moglie, d'accordo, ma pur sempre un operaio. Ed era stato Proust da qualche parte a dire che la nostra condizione culturale e sociale sono definite dagli altri più che da noi stessi. Eppure aveva letto abbastanza le biografie dei grandi scrittori per rendersi conto che i più grandi fra essi non avevano nemmeno frequentato l'Universita', che erano autodidatti e che il dono che avevano gliel'aveva conferito la musa dell'arte e non il proprio status sociale. Ma certamente il grande Proust doveva essere stato ironico, a dispetto della sua provenienza borghese e quindi, in qualche modo, gravida di hybris. Ad ogni modo per essere intelligenti non occorreva una laurea. E neanche per avere il permesso di leggere libri. E Piero Cavaliere da Proust aveva imparato a vivere una propria vita parallela nei libri che leggeva e contemporaneamente alle proprie letture, ad immedesimarsi nei personaggi tinteggiati in essi, di volta in volta e provando a dar seguito alle loro gesta, in modo alternativo a quello che aveva voluto far loro compiere l'autore del testo. Del resto con Gabriella, sua moglie , amava discorrere a lungo di libri, meravigliandosi, sua moglie, di talune intuizioni che Piero manifestava, di volta in volta, mentre eviscerava le trame di quelli che leggeva prendendoli a prestito in bibblioteca. E una volta aveva sorriso nell'apprendere che Bukowski aveva letto quasi tutti i testi delle biblioteche pubbliche, persino quelli di anatomia, avendo a disposizione un tempo infinito sottratto al lavoro e ad impegni familiari. Dal momento che lo scrittore barbone outsider americano aveva avuto per anni tutto il tempo di leggere senza preoccuparsi d'altro. Mentre lui lo aveva fatto al contempo con il lavoro e con la gestione di una famiglia e di una figlia; e nel bel mezzo delle temperie della storia, lotta partigiana e sindacale in mezzo. In fondo Bukowski era stato fortunato , rispetto e lui. E , diciamo pure, meno abile.
Piero entrò all'Esselunga e cominciò a dare un'occhiata agli scaffali della frutta. Vide che c'erano le ciliege "Ferrovia", cosi chiamate perche' provenivano da alberi , in Puglia, credette, che si stagliavano lungo i binari delle ferrovie appule. Ne carico' in una sportina un paio di chili. Ad Azalea e a Gino sarebbero piaciute. E anche a Piera. A Mimmo non gli era stato dato di capire, ancora, dopo anni. L'unica cosa di cui era certo era che Mimmo si nutriva di sigarette e di caffe' al bar con gli amici. E delle storie fandoniose che raccontava loro. Come quando narrò che aveva partecipato ad un corteo studentesco ed aveva affrontato i lacrimogeni restando illeso e anzi avendo affrontato i celerini da solo, con il solo ausilio delle mani nude. Fatto di cui nessuno aveva prove certe a parte il racconto del Mimmo medesimo di cui tutti avrebbero dovuto fidarsi. Non foss'altro per la sua abilita' descrittiva della vicenda. Il fatto che invece che di un corteo studentesco si trattasse di una scorribanda della curva interista e che fosse finito al pronto soccorso intossicato dai lacrimogeni dei celerini e che Piera, sua moglie e Lui, Nonno Piero, erano andati in ospedale a tirarlo fuori dagli impicci, era nell'economia del racconto da bar, del tutto marginale ...e sapientemente omesso. Ma Nonno Piero non gliene voleva. Non lo odiava. L'odio era un sentimento cosi simile all'amore che per odiare qualcuno questi avrebbe dovuto meritarselo di gran lunga piu' intensamente , rispetto a qualcuno cui poteva essere imputato appena di essere un rappresentante archetipico della cialtroneria italica media.
Uscito dall'Esselunga con la spesa, Piero ando' a casa. In casa trovò Gino. Era sdraiato sulla poltrona, guardava la tv e fumava.
Nonno Piero sistemò la spesa nei pensili della cucina e nel frigo. Con calma e dovizia come un monaco zen . Salutò Gino che a malapena gli rispose.
Poi dopo che ebbe sistemato la roba, Nonno Piero gli chiese cosa ci fosse che non andava.
-Niente , Nonno...sono sotto di varie materie a scuola.Mi sa che saro' bocciato!Disse Gino evaporando una gran vampata di fumo.
-E come mai...percheènon ce lo hai detto prima? Avremmo potuto aiutarti!
-E perche'?Nessuno puo' aiutarmi. Non mi piace andare a scuola!
-Ma non lo avevi mai detto, questo, quando lo hai scoperto?
-Non si scopre. Lo si sa sempre. Si fa solo finta di far andare bene le cose. Per il bene di tutti.
-Le cose che dici sono intelligenti. Sei un ragazzo intelligente. Lo so che la scuola non è divertente e che spesso si hanno dei professori che te la fanno odiare. Che stanno li per scaldare la sedia della cattedra e prendere uno stipendio sicuro con un bel po' di vacanze estive di mezzo. Ma vedi, Gino, ci sono delle cose che bisogna fare per non perdersi delle opportunità che invece si prederanno gli altri.
-Per esempio?
-Per esempio andare all'Universita', continuare a studiare.
-Va bene, e poi?
-Poi trovarsi un buon lavoro, farsi una famiglia, avere dei figli, assicurarsi una continuità biologica...
-Che significa?
-Che qualcosa di te sopravvivrà.
-Era meglio morire da piccoli, disse Gino.
-Non è vero che lo pensi.
-E dopo che mi faccio una posizione e una famiglia e faccio fare dei figli a mia moglie?
-Migliori te stesso, il tuo lavoro, la tua vita, progredisci.
-In che modo?
-Ti compri una casa , la compri ai tuoi figli in modo che non debbano soffrire troppo per procurarsela in futuro.
-Ok, Nonno e dopo?
-E poi quando diventi vecchio come me, ti riposi.
-Ma io mi sto gia' riposando, Nonno.
Nonno Piero restò in silenzio. Lui stesso non credeva una sola parola del discorso che aveva fatto a suo nipote. E suo nipote con un colpo di genio , come solo puo' derivare da una mente semplice e logica, una mente istintiva e pura, gli aveva mandato a carte quarantotto tutto quel panegirico piccolo borghese che si era incaponito a fare . Suo nipote gli aveva semplicemente sbattuto in faccia la semplice realta' che tutta quella fatica in vista di un riposo finale non valesse poi cosi tanto la pena. Certo di mezzo c'era il cinismo di una societa' che gli avrebbe sbattuto in faccia la mancanza di un titolo di studio relegandolo ai margini. Ma proprio mentre era dentro questi ragionamenti Gino se ne venne fuori con un altro coupe de theatre.
-Papa' dice che Thoihr, il presidente dell'Inter non ha studiato e faceva il cameriere, disse Gino.
-Beh non ho mai sentito una sciocchezza come questa. Thoihr viene da una famiglia ricca. Era gia' ricco di famiglia. Diciamo che e' stato bravo a non sperperare. Ma i suoi erano proprietari di tv e giornali, altro che.
-Ma papa' ha detto...
-Ascolta Gino, tuo padre vende specchietti retrovisori per macchine...e' un magazziniere. Ma in tutto questo non c'e' niente di male. E' una persona onesta, un lavoratore. Ma per l'età che ha niente fa supporre che diventerà socio di Thohir. Tu hai una sola possibilità di farcela. Ed e' dentro quei libri che ti fanno schifo e che ti spiegano professori che ti fanno schifo. Ma se li impari bene vincerai un premio bellissimo. Una volta imparati potrai dedicarti a libri sempre migliori, piu' interessanti. Libri scritti da uomini che hanno cambiato il mondo. E non standosene a fumare a 14 anni davanti ad una tv in attesa che lo sviluppo cerebrale si fermi del tutto. D'accordo in un mondo di miliardi di persone non è obbligatorio farsi una famiglia e avere dei figli perché i figli si possono anche adottare e magari quelli adottati ti vorranno piu' bene di quelli che avresti potuto avere naturalmente ; visto che alla fine più che tu e tua moglie i figli li educano la societa', la scuola e gli amici e compagnetti che piu' vizi hanno maggiormente interessanti sono. E magari la continuita' biologica non garantisce la continuità delle tue idee, del tuo carattere, dei tuoi punti vista, dell'abitudine a piangere durante la pioggia e a ridere se c'è il sole o a stare male se la squadra di tuo padre perde; magari qualcosa di te sopravvive, se hai una personalita' cosi forte da rendere le tue caratteristiche fantasmi immortali che aleggiano nell'atmosfera anche dopo la tua morte. Ecco io non lo so per certo. Magari quello che noi chiamiamo Dio è tutto questo. Non lo so per certo, ripeto. Ma tutte queste cose non le saprai mai se non imparerai quei libri giusto il tempo necessario per poi dimenticarli. Non senza che questi ti abbiano lasciato l'abitudine a leggere e a studiare. Ossia l'allenamento alla forza di volontà . Qualcosa che puo' sconfiggere persino le malattie.
Gino resto' a bocca aperta. Suo Nonno sembrava sapere il fatto suo. Spense la sigaretta. E probabilmente non avrebbe piu' fumato. Non avrebbe voluto che gli si arrestasse lo sviluppo. Principalmente perchè nella sua mente rudimentale di ragazzo ciò avrebbe implicato una mancata crescita dei suoi attributi sessuali. A volte per fare centro con un nipote devi puntare sulla cuccagna che aveva in testa e fargli cadere su capo il suo contenuto. In modo indiretto. Era un inizio. Gino spense la tv. Ando' presumibilmente verso la sua cameretta.
-Vado in camera, Nonno.
-Che ci vai a fare, in cameretta?
-Vado a farmi delle caratteristiche...
-Ah, ok, disse Nonno Piero.
-Pensi che alle ragazze piacerà?
-Alle ragazze piacciono molto le caratteristiche...ne vanno matte, disse Nonno Piero.
Dette una carezza a Gino e si andò a sedere in poltrona.
Ecco cosa manca ai ragazzi, si disse. Avere qualcuno con cui parlare. Qualcuno che ti voglia bene. Qualcuno che ti voglia cosi bene da non essere sicuro di dirgli la cosa giusta da fare.