mercoledì 17 febbraio 2016

Nonno Piero , capitolo 6

Anche quella mattina di Febbraio , Nonno Piero si era alzato molto presto. Aveva fatto stretching e acceso la radio. La teneva a basso volume, gli sembrava quasi di prevedere le cose che avrebbero detto, persino in ambito culturale. A gennaio, il 27 ,c'era stata la giornata della memoria, e anche alla radio c'era stato un profluvio di celebrazioni. Interviste, racconti, testimonianze. Tutto intorno alla sua famiglia, alla sua abitazione, a Baggio, popoloso quartiere della cintura ovest di Milano, la giornata della memoria aveva tutta l'aria di essere assimilata a qualcuna di quelle giornate per la lotta a qualche patologia, insomma, una specie di giornata per la lotta all'Alzheimer. Nessuno se n'era accorto. Gli unici che a scuola sapevano piu' o meno di cosa si trattasse, erano Gino e Azalea, nipoti di Nonno Piero. Perche' il loro nonno gliene aveva accennato. Nonno Piero aveva un amico, un suo compagno di lavoro e di lotta partigiana, che era sopravvissuto ai campi di sterminio. Era stato ad Auschwitz. Quando era tornato era tornato a stare nella sua umile dimora di Baggio, a poche centinaia di metri da li. Ma aveva vissuto in un costante stato di atarassia, isolato, privo di qualsiasi contatto con il mondo reale. Una specie di sociopatico , anzi, come gli aveva detto una volta per scuoterlo Nonno Piero, un sociapatico. Ma lui lo aveva osservato con lo stesso interesse che avrebbe avuto un Bradipo tridattilo nel chiedere l'autostop ed era tornato subito nel suo mondo, nel suo viaggio mentale. A volte , Sergio Mongucco, questo il suo nome, sembrava svegliarsi da quel torpore e raccontava , rivivendole drammaticamente, alcune scene che aveva vissuto. Tipo come quella volta che , quasi posseduto, comincio' a parlare e disse:" venne l'uomo delle SS...ci chiese chi di noi aveva conoscenze di meccanica. Io avevo fatto il meccanico di tram, di autobus, di automobili e di moto. Ero qualificato. Alzai la mano. Anche un altro alzo' la mano. Ci misero davanti un motore di sidecar. Chi l'avesse riparato avrebbe avuto salva la vita. Capii che il mio collega non aveva nessuna nozione di meccanica. Io cercai di collaborare con lui. Con gli occhi gli suggerivo dove e cosa toccare, in quel groviglio di cavi e meccanismi. Era messo male, il motore. Ma lui non riusciva a seguirmi. Alla fine quello delle SS capì tutto. Prese il mio compagno e lo fece portare via. Io , nel frattempo, riparai il motore. Quello che aveva alzato la mano con me non lo vidi piu'. Era terribile. Ero vivo ma mi sentivo piu' morto che vivo. Quando sei in quelle condizioni per anni, come sono stato io, non credi che ne uscirai vivo perche' li dentro sei gia' morto un mucchio di volte. Eh.....eh.....e quando muori tutte quelle volte pensi che se finisce niente tornera' come prima". Poi il Mongucco aveva taciuto per un bel po' ..Giorni, mesi. Era come se si esprimesse a corrente alternata. A volte non arrivava la corrente. Gliene avevano fatta assaggiare fin troppa i nazisti, con le torture , pensava Nonno Piero. 
Era un pezzo che non andava a trovarlo. E quel 27 di gennaio era andato a trovarlo, in via Mar Nero, li nei pressi. Ma aveva trovato il suo appartamento chiuso.Aveva chiesto informazioni ad una vicina e gli avevano detto che lo avevano portato in ospedale. Quale non si sapeva. Non aveva nessuno, tutti i suoi parenti o erano morti o emigrati in Argentina. Una volta Mongucco gli aveva detto che aveva dei figli e dei nipoti in Argentina. Uno di loro era scomparso durante la dittatura di Videla. E non era neanche ebreo. Nemmeno Mongucco lo era. Era anarchico. Evidentemente i valori libertari si trasmettevano geneticamente, aveva pensato Nonno Piero. Ad ogni modo ci era rimasto male, per la scomparsa dell'amico e non se l'era sentita di fare il giro degli ospedali. Almeno per il momento. Aveva paura di sapere che era morto . O che soffriva moribondo abbandonato in qualche fatiscente casa di cura comunale.
Ora, quella mattina di Febbraio, i nipoti si erano alzati da poco ed erano tutti eccitati, era Carnevale e dovevano andare a scuola e partecipare a dei miniveglioni in maschera. Ovviamente stavano parlando di che cosa si sarebbero dovuti mascherare , nel mentre, lentamente , ma inesorabilmente, sia Mamma Piera che Papa' Mimmo, si stavano alzando e , sigarettimbocca, si preparavano a sedersi a tavola per la colazione. Oramai nemmeno salutavano Nonno Piero, il quale  non ci faceva piu' caso. Cercava solo di capire a quale soprammobile lo assimilassero. 
- Io mi vesto da Colombina, disse Azalea tutta contenta, mi ha comprato il vestito ieri la mamma.
-Io da gangster, disse baldanzoso Gino. Stava gia' fumando.
Nonno Piero non s'aspettava che suo padre gli imponesse di smettere di fumare o quantomeno gli intimasse di non farlo in casa  o, in via supplementare, a quell'ora di mattina. Dopotutto era anche lui un fumatore. E non voleva farlo lui. Cercava sempre di fargli capire che non era una cosa buona con battute, comportamenti o esempi. Ma fino ad ora non ci era riuscito.
-La mamma mi ha detto che Colombina era una principessa, ciarlo' ingenuamente Azalea.
-Roba da femminucce, disse Gino, io sono un gangster...un vestito figo il mio...non come certi miei compagni di scuola ...uno di loro, pensa papa', si voleva vestire a femmina!
Nonno Piero aveva ormai le ferite alle orecchie. Quei poveri ragazzi dicevano cose inenarrabili. E i genitori li lasciavano dire. Colombina, serva di Pantalone e corteggiata da Arlecchino, che certo non era Emanuele Filiberto di Savoia, scambiata per principessa. Lasciare incisa una cosa del genere nell'immaginario di una bambina non era il massimo. Ma non sembrava importare molto a sua madre. Dopotutto era un'insegnante!Diamine!Penso' Nonno Piero.
-Il figlio di chi, si voleva vestire a femmina? Chiese Mimmo tutto interessato a suo figlio.
-Il figlio di Dicedomini, disse Gino.
-Beh, e' normale, con quel padre frocio che c'ha, disse Mimmo. Subito dopo proruppe in una risata con le lacrime agli occhi. E insieme a lui, a ruota, rideva a crepapelle anche Gino.
-Piero, che fai, non ridi? Non e' che niente niente alla vecchiaia mi sei diventato "un culatun". Aahahahahaha. Proprio si scompisciava.
Anche Piera si mise a sogghignare.Insomma la risata aveva coinvolto tutti. Piero pero' non sorrideva. Ascoltava la radio. Gli veniva in mente Sergio Mongucco e i suoi racconti , le sue improvvise e lunghissime apatie. Cominciava a capirlo. Auschwitz non era finita con Auschwitz.
Mimmo dette un buffetto a Piero e disse," dai, stavo scherzando". Piero lo guardo' e rise anche lui. Ridevano tutti, ora. Erano proprio una bella famiglia. Ed erano pronti per il saggio ginnico, i salti nel cerchio di fuoco e i discorsi del preside sulla purezza della razza e sulla sacralita' della famiglia, in attesa del veglione di Carnevale, dove , tutto sommato, qualcosa di democratico c'era rimasto. La serva Colombina era stata promossa a principessa.

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