lunedì 5 settembre 2016

Nonno Piero, capitolo 12

Subito Mimmo Quirico si impossessa della mappa dell'Expo e dirige il gruppo. Il quartiere fieristico sembra snodarsi ai lati di un corso principale denominato decumano. Sulla falsariga di un accampamento romano antico.
-Vedete, dobbiamo andare di qua...io so orientare la mappa, al militare ero topografo, fa Mimmo. Nessuno commenta e lo seguono. Il caldo e' terrificante, pur essendo solo all'inizio di maggio. 
Il primo padiglione in cui entrano e' della Serbia. C'e', all'interno, la riproduzione gigantesca ed in carta pesta,della macina di un antico mulino. E due hostess serbe altissime, biondissime e discinte, che spiegano ai turisti come si fa il pane.
-Oh, con queste qui altro che pane, farei, dice Mimmo rivolto a Gino. Gino osserva la madre, la quale non fa una piega. Non sa se sorridere per compiacere il padre italiano gallico medio o restare serio per non dispiacere la madre. Alla fine abbozza un mezzo sorriso. Azalea osserva la macina in alto, e' in un suo mondo di fatine e affini. Piera non fa una piega. O fa finta di non sentire o ha sentito ma non replica. Come tutte le mogli che ritengono quell'atteggiamento dei meriti eterni conquistadores , salutare per la loro vita sessuale molto piu' che la continua repressione verbale. Gia', come se ci fosse ancora una vita sessuale!Nonno Piero osserva tutta quella carta pesta. Chi sa quante colle, chi sa quanta carta, hanno utilizzato un bosco per fare quella cosa inutile, per spiegare come si faceva il pane una volta. Bastava una conferenza di 10 minuti con immagini di un forno antico, ed ecco che si risparmiava un bosco e meno anidride carbonica in circolo. Ma si guarda dall'esternare questo suo pensiero, per non passare per il Jose'Bove' di Baggio della situazione, il no global francese famoso per essere stato in carcere dopo aver distrutto un Mac Donald.
Uscendo dal padiglione serbo, poco piu' che una palestra di scuola media con un padellone di carta pesta in cima a simulare la macina di un forno antico, la figliuola si dirige verso altri lidi. Ma Mimmo Quirico si gira e rigira varie volte, per vedere se le avvenenti hostess serbe lo stanno osservando. Si liscia il capo calvo e si accende una marlboro rossa. Maschio, sono maschio, non c'e' che dire, pensa fra se' e se' , sicuro di aver destato un'impressione di mascolinita' italica archetipica, nelle due altissime hostess serbe. Piera lo guarda con un'aria un po' interrogativa. E in un certo senso di rimprovero, come a volergli suggerire, che deve stare comunque all'interno di un certo steccato, per nelle sue manifestazioni di gallismo.
Il vialone al centro dei vari padiglioni, e' pieno di gente all'inverosimile, e di baracchini ciclati che vendono gelati,  presenta ai lati spruzzini di vapore per combattere la calura, ed e' comunque coperto da teli plastici bucherellati , che dovrebbero , al contempo fare ombra e permettere all'aria di filtrare.
Azalea tira la madre verso lo stand del Marocco, dove sembra non esserci fila per entrare. Piera la asseconda.
-Ma cosa cazzo vuoi che ci sia , nello stand del Marocco? Marocchini...e noi ne siamo pieni, Milano ne e' piena. Non sono venuto sin qui per vedere dei marocchini. Se volevo vedere dei marocchini me ne stavo a Baggio, no? Mimmo Quirico si lamenta apertis verbis. Nonno Piero ascolta e tace. Il bradicefalo e' incorreggibile, pensa. Secoli e  secoli di storia araba, e, tra parentesi, gli arabi,hanno inventato i numeri che a lui piacciono tanto, quando scommette o mette i soldi da parte in banca...ma anche molto spesso , quando li da', i numeri...come sta facendo adesso....secoli e secoli di storia seppelliti  sotto l'ironia becera dell'uomo del gratta e vinci al bar...una specie vivente che finira' per soppiantare l'homo sapiens sapiens. Espandendosi sul pianeta come Homo Grattinus.
-Dai su, non fare l'egoista, dice Piera, tua figlia lo vuol vedere.
-Andate voi, io resto fuori, dice Mimmo, e anche Gino, vero Gino?
Gino non dice niente.Poi da una mano al Nonno e si avvia anche lui verso lo stand del Marocco.
Traditore, pensa Mimmo, tutta colpa di quel vecchio senza coscienza. Mi sta diseducando i ragazzi, con le sue storie del cazzo sul fatto che i negri sono uguali a noi, che gli arabi hanno inventato i numeri, che i cinesi non rubano niente e che se i parrucchieri italiani abbassassero i prezzi camperebbero anche loro. Mi sta rammollendo la prole, ecco cosa sta facendo.
Entrando nello stand del Marocco, un profumo di spezie , li accoglie. Spezie di tutti i tipi, colorate, messe insieme in un gioco di colori ben orchestrato, e poi narghile', per poter fumare tabacchi profumati, su dei tavolini quasi del tutto occupati, e video con immagini dell'abbondanza di prodotti locali, come fichi, fichi d'india, uva, oli pregiati e il costosissimo e prezioso olio di argan, che le donne marocchine usano per ravvivare i capelli e mantenere morbida e flessibile la pelle. E alcune marocchine con l'hijab, fanno tatuaggi gratis con l'henne'. Tutto sommato un stand gradevole, con tante persone , belle immagini e un bel bar pieno di tavolini con narghile' e tazze trasparenti di te' aromatici.
Uscendo Azalea mostra al papa' un tatuaggio all'henne' sul dorso di una mano, un motivo decorativo arabo.
-Che schifo, vatti subito a lavare le mani, non sappiamo con che cosa e' fatta quella roba, le dice Mimmo.
-Suvvia, non sara' piu' nociva dei wurstel dell'Esselunga che ti piacciono tanto. Ci saranno tanti di quegli antibiotici dentro che e' per questo che non prendi mai l'influenza, dice Nonno Piero.
Bastardo impertinente di un vecchio, pensa Mimmo. Fortuna per lui che c'e' la figlia...se non gli farei fare la fine che merita...un bel veleno per topi nel te' della mattina...hai capito il signorino, prende il te' come gli inglesi...anche alle cinque. Gli vorrei togliere dal viso quel ghigno di superiorita' che si porta sempre in giro e con il quale mi guarda!
Piero Cavaliere sa perfettamente tutto cio' che Mimmo Quirico pensa di lui. Ma se ne frega. Se in un primo momento aveva pensato che il tempo avrebbe migliorato , il bradicefalo,ora non gli importava piu' , se sarebbe accaduto. Gli importava solo dell'educazione dei nipoti. E di sua figlia. Per la quale sperava sempre in un rinsavimento e un ritorno alle origini, quando pur ribellandosi, come ogni figlio e' giusto che faccia, all'autorita' genitoriale, aveva finito per seguirne le tracce e rendere l'imprinting ricevuto, degno di essere stato elargito.
Mimmo dirige verso il decumano, piantina in mano. Passano davanti allo stand del Kuwait, infisso in dune di sabbia che sono continuamente spruzzate da degli irrigatori idrici per evitare che il vento le disfaccia e nei pressi dello stand Israeliano, dove lungo i muri perimetrali, in verticale, sono state piantate delle colture cerearicole , del mais e altro, tenute in vita da un sistema irriguo a goccia davvero originale. Per cui ci si trova di fronte ad un vero e proprio campo coltivato in verticale, che non fa altro che rappresentare l'eterna lotta di questo popolo e di questo paese con il deserto e la sua straordinaria capacita' di adattamento.
Nonno Piero sottolineo', inaspettatamente la cosa, spiegandolo ai ragazzi. Piera ascoltava rapita da suo padre. Il tempo era passato ma aveva conservato quella pazienza espositiva che le aveva trasmesso la moglie Gabriella, sua madre. 
-Ebrei di merda...senza gli americani non sarebbero niente, fu il commento di Mimmo.
-Mimmo, pero' sono stati bravi a risollevarsi , a creare uno stato...certo pero' quello che fanno a palestinesi...fece Piera.
-'Zzo dici, quella e' l'unica cosa buona che fanno....che ne eliminassero un bel po', cosi non vengono da noi a rompere i coglioni.
-E magari a toglierci il lavoro e le nostre donne...disse Piero Cavaliere ironicamete.
-Perche' non e' vero? Lo sfido' Mimmo.
-E' tutto vero finche' non vi si rompe il cesso a casa...voi non ve ne siete accorti perche' avere me che ve lo riparo. Ma provate a chiamare un idraulico nazionale e poi uno arabo....e fate i razzisti dopo che avrete speso meno della meta' con l'arabo...razzisti, si, certo, fino al prossimo guasto.
-Puttanate, disse Mimmo.

-Lo stand tedesco...andiamoci, urlo' Mimmo. 
E' il momento di accontentarlo, pensano tutti.
Lo stand della Germania . tutto in tek, e' sistemato su vari piani e all'ultimo c'e' un area pic nic con erba sintetica e sedili in legno, sempre di tek. Un opera costosissima e , dal punto d vista architettonico, molto bella, sta pensando Nonno Piero. Ma a parte questo, fuffa. C'e' un baretto che fa panini con wurstel e distribuisce birra alla spina e Mimmo ci si avventa su come una furia. Compra dei panini e delle birre e le offre a tutti...
-Ustia!, fa Mimmo, che prezzi pero'....ma almeno il panino e' buono...e la birra veramente di classe, originale tedesca. I tedeschi sanno fare poche cose ma le sanno fare bene...persino le guerre sanno fare bene...le hanno perse per puro caso o sfortuna...
Mentre tutti addentano quei panini con wurstel che si potevano mangiare in qualsiasi baracchino sui viali milanesi in qualsiasi ora del giorno e della notte, e si bevono , con sete, perche' il caldo e' insopportabile, le birre tedesche, che si sarebbero potute gustare in qualsiasi baracchino milanese medio, seduti all'ombra di edere sintetiche, nessuno replica alle affermazioni deliranti di Mimmo Quirico. 
Ma perche' nessuno mi caga?Perche' non sono mai d'accordo con me. Si credono intellettuali e superiori perche' hanno letto qualche libro, Padre e Figlia, pensa Mimmo Quirico. Hanno occupato i migliori posti della societa'  e adesso si beccano, il padre almeno, una bella pensione...e io non so nemmeno se in pensione ci andro'. A me questi wurstel tedeschi piacciono e questa birra...andate a farvi fottere, Hitler non aveva poi cosi tanto torto, nel Mein Kampf...see, va beh, non l'ho letto, ma se non piace a certa gente qualche motivo ci sara', no?

Scendendo dallo stand tedesco, da tetto avevano visto l'enorme estensione dell'area dell'Expo e che la ' vicino c'era l'Albero della Vita, prima di assecondare i ragazzi che, rapiti dall'albero, lo volevano vedere subito, passarono dallo stand dell'Iran. E Mimmo ancora una volta disse che si voleva fumare una bella sigaretta e che a lui di arabi e affini non interessava nulla.
Dentro allo stand dell'Iran c'erano piante aromatiche e medicinali di ogni tipo e davanti al busto di Avicenna, Nonno Piero spiego' che egli era stato uno degli antesignani della medicina e che ancora oggi parecchie delle sue scoperte in campo medico venivano adottate dalla medicina tradizionale moderna.

Uscendo , Piera con Azalea e Gino per mano, si dirigono verso l'Albero della Vita. I bambini quasi trascinavano la mamma verso quell'area e Mimmo, che si  e'sfumacchiato mezzo pacchetto di marlboro rosse, li segue semiannoiato. Quando chiede ai ragazzi cosa hanno visto li dentro, Gino , con quella straordinaria capacita' di sintesi che hanno i ragazzi , gli risponde, c'era Avicenna, un medico del posto da cui ha origine la medicina.
-Potevate approfittare per far prendere la pressione al nonno, dice. 
Ridono tutti. L'umorismo involontario e' sempre il migliore perche' non puoi attribuire a nessun il merito del riso che ne deriva.A meno che quello da cui deriva se ne accorga. Cosa alquanto inverosimile, nella fattispecie.

Intorno all'Albero dalla Vita c'erano dei gradoni come di una tribunetta. Ad ogni ora c'era uno spettacolo che consisteva nello starsene intorno a questo stelo altissimo con una fioritura di rami ellittci in cima, il cui tronco era pieno di meccanismi ludici consistenti nell'elargizione di fumi colorati, bollicine o coriandoli , al ritmo di musica, mentre al contempo , alla base, praticamente una piscina, spruzzi d'acqua accordati con le note musicali, si esibivano ritmicamente frangendosi nell'acqua sottostante. Un bello spettacolo da esposizione universale...e intorno scolaresche multietniche sedute, tutti a riprendere con videofonini, accompagnando con urla e strepiti lo spettacolo ludico, che per un'oretta circa faceva da babysitter gratuito a gruppi di insegnanti provati dalla calura e dall'energia inesauribile dei propri studenti.

Al termine dello spettacolo Mimmo Quirico dirige allo stand della Coca Cola, dove si mette in fila per bere gratis un bicchiere di Coca Cola originale...con la lusinga del poter conservare il bicchiere. 
-Uno dei simboli della nostra cultura, Piero...dice Mimmo con convinzione, non so quanti posti di lavoro ha dato nel mondo, non so quanti milioni di persone ci campano su...chi l'ha inventata e' un genio...
-E chissa' quanti gastroenterologi ha arricchito...e se ha incrinato il bilancio delle spese sanitarie negli Stati Uniti...disse Piero Cavaliere.
Mimmo Quirico lo odio', mentre se ne stava in fila, con altre centinaia di ragazzi, in attesa del sui turno di abbeverarsi al simbolo della cultura occidentale, quella cultura che lui odiava. Ma solo perche' il presidente della Coca Cola non era lui.







venerdì 2 settembre 2016

Nonno Piero, capitolo 11

E' maggio e Milano si riempie di un inatteso sole. Le strade di Baggio si popolano di gente, davanti all'Esselunga ci sono un paio di bellissime bambine rom che chiedono l'elemosina e Piero Cavaliere non puo' fare a meno di pensare che probabilmente e' uno dei pochi passanti cui poteva venire in mente, istintivamente, la sensazione di bellezza, di freschezza, davanti a quegli occhi verdi e vispi, quegli zigomi mongolici e quei capelli anarchici sottili che si muovono nella  brezza primaverile meglio di qualsiasi ninja da film giapponese, silenziosi ed eleganti. Tutti gli altri passanti vedono quelle due bambine come una minaccia e un fastidio, qualcosa da cui guardarsi e mentre passano loro accanto, mettono istintivamente una mano al portafogli che hanno in tasca o in borsa, per proteggerlo. A Piero Cavaliere venne in mente che si trattava di un gesto vile e ipocrita, dal momento che quel gesto avrebbero dovuto farlo tutte le volte che incontravano assessori o politici di vario rango. Ma se ne guardavano bene dal farlo. In compenso si lamentavano in continuazione della classe politica , responsabile persino di lasciar scorrazzare impunemente "quella gente" in giro per la citta'. Dalla finestra del palazzo che si affacciava su Via delle Forze Armate, Piero Cavaliere osservava lo svolgersi della vita in strada, sotto il sole. Il fioraio spruzzava con un vaporizzatore i fiori per tenerli umidi e vividi, il pescivendolo truccava gli occhi a triglie e orate prima dell'arrivo dei clienti, il mercatino cominciava ad animarsi e il bar era gia' pieno di avventori, per caffe' e "gazza" rosa con le primizie della campagna acquisti. Mimmo, infatti, prima di andare a lavorare, era gia' al bar e leggeva la Gazzetta dello Sport, seduto fuori ad un tavolino, mentre fumava e beveva un caffe', contemporaneamente, come un Giulio Cesare di periferia. I ragazzi erano a scuola e anche Piera era agli sgoccioli della stagione scolastica.
A Milano c'era questo grande evento dell'Expo , una fiera internazionale incentrata sul cibo. Era stata destinata un'apposita area in una parte della citta' accessibile con metropolitana e taxi, un sacco di soldi spesi, per attirare turisti da tutto il mondo e persino Renzi, premier del paese , che pur essendo del Pd, partito tradizionalmente di sinistra, piaceva persino a Mimmo, che era un berlusconiano perso, non faceva altro che promuovere l'evento, come se dovesse rilanciare l'economia dell'intero paese, con ricaduta sul turismo in tutta la nazione.
Piero Cavaliere aveva troppi anni, ne aveva viste troppe e aveva vissuto troppo , per lasciarsi incantare dalla retorica dei politici, qualsivoglia politico, persino di politici che parlavano un linguaggio moderno pretendendo di rottamare la vecchia politica e i vecchi politici, per cui , questi continui richiami retorici all"Expo fatti da Renzi, non lo impressionavano piu' di tanto. Anzi, gli facevano sorgere il sospetto che tutta questa insistenza per un evento che, organizzato bene o meno, era pur sempre una spianata di capannoni adibiti a ristoranti con lo scopo occulto di lasciar affogare i dolori della crisi, economica ed esistenziale, si capisce, nel modo piu' consono al carattere degli italiani, non era altro se non la solita montatura da proloco nazionale. Il cibo, aspetto su cui era incentrato tutto l'evento, spacciato nei proclami televisivi, dai politici , dalle tv di stato, come elemento di convivialita' , per i paesi ricchi, e di nutrizione , per quelli poveri, secondo Piero Cavaliere non era nient'altro che una droga a buon mercato spacciata in una bella confezione regalo in forma fieristica. Ne era sicuro. Tanto piu' che avrebbe potuto constatarlo di persona, visto che la famiglia Quirico, aveva deciso di andarci, a questa Expo, e di volata. Non vedevano l'ora e Mimmo Quirico si era persino fatto dare un permesso dal lavoro, per visitare l'esposizione come si deve. E quel giorno era l'indomani. Una domenica. Nel frattempo Piero Cavaliere, dopo aver fatto il suo stretching, e ascoltato Radio tre, si accingeva a scendere in strada e ad andare a fare la spesa.

Era gia' domenica,Mimmo Quirico si alzo', odiava il suo cognome che aveva origini meridionali, odiava i meridionali, terroni del cazzo, sempre con quegli accenti alla Abbatantuono "i so de Milan cient pe cient", ma perche' doveva capitare a lui di avere quel cognome, pur essendo nato a Milano?Che colpa ne aveva lui se il nonno era nato in qualche sperduto trullo fra Brindisi e Bari?Odiava quella gente, gli ricordava i sacrifici del nonno di cui suo padre,  un lattaio che vendeva  il latte porta a porta in Bovisa, gli raccontava sempre annoiandolo a morte. Lui odiava la miseria da cui proveniva , avrebbe fatto di tutto per diventare ricco, ma i suoi non avevano abbastanza soldi per farlo studiare e cosi era finito in un magazzino che vendeva ricambi d'auto. E dava la colpa ai suoi. Tutti i giorni andava al Bar li di fronte a casa sua e comprava un gratta e vinci. Sognava di diventare milionario e di passare un giorno da via delle Forze Armate , strombazzando su una Jaguar , facendosi invidiare dagli amici. O da quelli che dicevano di essergli amici. Un mucchio di terroni di seconda e terza generazione. Mimmo si fece la barba, con calma. Mentre si rasava si fumava una sigaretta. La porta del bagno era aperta e dallo specchio vide Piero Cavaliere che faceva stretching mentre ascoltava la radio. Quel vecchio non voleva morire, non se ne voleva andare. Ormai la sua vita l'aveva fatta, che cazzo aspettava ad andarsene, a lasciare piu' aria in casa? Lui e la sua influenza negativa sui suoi figli. Il maschio giorni prima gli aveva persino detto che a lui il nonno piaceva e che ascoltava volentieri le sue storie, e che era piu' figo di J-AX, il rapper di Rozzano che imperversava in quel momento fra i  ragazzetti contemporanei. Il vecchio aveva un'influenza negativa, sui ragazzi, me li rammollisce con le sue storielle da comunista preistorico, penso' Mimmo. Continuo' a farsi la barba. Partigiano un ciufolo, penso', bella la vita a fare i rivoluzionari in giro tutto il giorno a fare gli avventurieri, un letto via l'altro...provasse lui ad alzarsi tutti i giorni per vent'anni , ad andare al lavoro, senza impazzire. Era lui il vero partigiano.

Piera preparava la colazione e Azalea e Gino sedevano a tavola in attesa. Gino aveva smesso di fumare, con gran dispiacere da parte del padre. Erano queste le influenze negative di cui parlava Mimmo. Fumare era figo, ti rendeva uomo prima del tempo e tutte quelle storie sul cancro, beh, il cancro veniva anche a quelli che non fumavano, era una questione legata al fortificare il fisico e il carattere,;abituare i polmoni, doveva.
Piero si sedette a tavola e bevve un te' verde. Amava quella bevanda, e in casa era l'unico che la beveva. Gli altri prendevano caffellatte o semplicemente caffe'. E Marlboro...Piera compresa. Che proprio non riusciva a smettere. Forse fumava per riuscire a sopportare meglio l'alito del marito, penso' Piero. Ma poi non penso' piu' niente, non era giusto pensare male di nessuno a priori. Tanto sarebbe venuto comunque il momento di farlo, perche' sprecare energie prima?


Alle dieci erano pronti. Si va all'Expo, disse Mimmo Quirico. I ragazzi fecero salti di gioia e tutti si apprestarono ad uscire di casa.


Presero un autobus fino a Bisceglie, fermata della metropolitana della linea rossa. Di li sarebbero andati fino all'area dell'Expo, cambiando con un'altra linea della metro di color lilla.
La metro era piena di gente e Mimmo disse a Piera, Piera, tieni la borsa davanti al petto e tieni la mano sulla lampo. Ragazzi, continuo', state attaccati alla mamma, vedo troppi zingari in giro. Piero nel frattempo se ne stava in piedi, in un angolo e dava un'occhiata in giro a quella folla multietnica fra i quali c'erano molti turisti attirati dall'hype pubblicitario per l'Expo. Era bella tutta quella gente diversa, tutta insieme e cercavano di comunicare in inglese fra di loro, al contrario della Babele della Bibbia e non stavano andando in nessun inferno diverso da quello che vivevano tutti i giorni , solo che lo avrebbero vissuto in grande. Piero poteva permettersi di immaginare, di prevedere tutto questo. Quando si arriva ad un'eta' come la sua la vita puo' essere noiosa perche' tutto si ripropone esattamente come l'hai visto decine e decine di volte. Gli stessi meccanismi di stupidita' umana  , un compendio di leggi non scritte che era come se fossero scritte.

Scesero alla fermata per l'Expo, era pieno di scolaresche che avevano deciso di fare la gita scolastica all'Expo, classi della provincia li intorno. Ragazzi multietnici, ragazzi delle medie con in mezzo a loro ragazzine arabe con l'hijab in testa che parlavano non solo in italiano fluente ma con spiccato accento milanese, latinamericani, cinesi, cingalesi, indianine con vestiti tradizionali. Andavano molto piu' d'accordo, noto' nonno Piero, fra loro, i ragazzi di origine straniera, che questi con gli italiani.
Mimmo Quirico fece i biglietti e nel darne uno a Nonno Piero , disse, toh, a te m'hanno fatto lo sconto, quello che non m'hanno fatto per il Gino. Non si capiva se fosse una pecca o una cosa positiva, da come lo disse.
Oltrepassarono i tornelli con i metal detector, sotto gli occhi vigili di vigilantes e soldati in assetto di guerra-si temevano attentati di matrice no global o islamica-, e ecco che si potevano avventurare nell'ampia area dell'Expo. Dei volontari dettero a Mimmo una mappa per orientarsi nell'enorme area piena di padiglioni che che gia' da lontano avevano fogge  originali. In lontananza spiccava un enorme albero ligneo che si ergeva su tutte quelle costruzioni e che si presumeva dovesse essere il mitico Albero della Vita, di cui si erano viste mirabilie in termini di luci, colori, fumi e schizzi d'acqua, nell'inaugurazione televisiva.