Si sentiva come nel film "Il Grande Lebowski", come se fosse in volo in una sostanza amniotica, come Superman nello spazio. Avvertiva la presenza di Gabriella, ma non riusciva a percepire la sua corporeità. La sua vita in quel momento gli sembrava un romanzo di Hermann Hesse, qualcosa che inizialmente aveva dei contorni ma che poi verso la fine quei contorni non li aveva più e cominciava a diventare più sfumato, la storia scompariva e apparivano i fantasmi, i sogni, immagini surreali. Ricordava di aver letto" il Lupo della steppa", di quell'autore svizzero che tutti consideravano tedesco. Si sentiva attirato verso una strana luce , come in fondo ad un tunnel. O forse era solo la sua immaginazione, forse ricordava i racconti di qualcuno che asseriva fosse stato nell'al di là ed era tornato, la morte non l'aveva voluto. Rivide molte scene della propria vita. La lotta partigiana, le lotte in fabbrica, le notti passate insieme a Gabriella. Vide il suo viso dolce e gli sembrò di sfiorare il suo corpo perfetto da professoressa di ginnastica, come si diceva una volta. Vide tutti i libri che aveva letto e si vide in azione in molti di essi...ed ebbe voglia di leggerne altri. Ma continuava ad essere risucchiato. E più veniva risucchiato più provava una sensazione di benessere. Vide se stesso disteso su un letto d'ospedale e intorno a lui medici che armeggiavano con tubi e macchine e fili e monitor. I suoi parenti non c'erano. Tranne uno. Mimmo. Il suo sguardo cereo lo osservava da dietro alla vetrata di una sala di rianimazione. Non piangeva. Ma neanche rideva. E non perchè gli sarebbe venuta a mancare la sua pensione. La pensione di Nonno Piero. Forse era preoccupato per se stesso. Perchè sapeva che un giorno quella fine sarebbe toccata a lui. Nonno Piero si sentiva stanco e si chiese se voleva vivere o morire, molte volte. Ma si rese conto che non era una cosa che poteva decidere lui. E pensò che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave. In fondo era stato un uomo fortunato. Aveva vissuto bene, aveva amato, era stato amato, aveva combattuto per degli ideali alti, non aveva mai fatto mancare nulla alla propria famiglie ed aveva avuto al fortuna di veder crescere i suoi nipoti al proprio fianco. Non era poco. Simili "privilegi"non erano stati dati a tutti.Chi l'aveva deciso, Dio? Questo non lo sapeva. E non era detto che l'avrebbe saputo. Il fatto che dopo morti , da anime, si poteva incontrare Dio o chi per lui, era una convinzione da status di vivente. Ammesso che tutti quelli che erano in vita fossero vivi. Tutte quelle ore trascorse in Chiese, Moschee o Monasteri, potevano garantire appena la convinzione che ci si poteva salvare l'anima. Ma se per salvarsi l'anima ci si doveva rinchiudere delle ore ad adorare divinità, dimenticando di vivere, non si poteva dire, al termine della propria vita di aver veramente vissuto. Così come il non aver mai comunque qualche volta rivolto una preghiera a qualcuno o qualcosa. In tal caso non si sarebbe vissuti spiritualmente.
Attraversò galassie e pianeti e vide diverse civiltà, ma mai per un momento credette che gli Ufo esistessero per davvero. Potevano benissimo essere mondi di altre dimensioni. Ma il volto di Mimmo lo rasserenava. Poverino, stava soffrendo, si vedeva ad occhio nudo. Soffriva per se stesso e soffriva perchè suo suocero se ne stava andando senza che gli avesse fatto capire che in fondo non ce l'aveva con lui. Che il mondo reale era un mondo di merda e che per resistere a tutta quella merda che lo circondava lui reagiva come le pale di un ventilatore, allontanando lo sterco e spargendolo sugli altri, come se ciò lo alleggerisse. Ma anche Nonno Piero soffriva , perchè non stava avendo la possibilità di dirgli che gli dispiaceva per lui e che comunque lo avrebbe aiutato in ogni caso. Se fosse rimasto. Ma poi, voleva rimanere? Voleva restare? A voler manifestare il desiderio di restare si sarebbe sentito egoista. Come se rubasse la scena a chi non aveva potuto vivere a lungo, nonostante magari fosse stato persino più degno di lui.
Ecco, adesso gli sembrava di avvertire dolore. Sembrava che il suo corpo tremasse tutto. Era come se la sua anima fosse rientrata precipitosamente nel castello di carne del suo corpo. Non aveva visto nessun Gesù, non aveva visto nessun Dio, ma ne avvertiva la presenza. Solo che magari non si chiamavano così. Quei nomi erano le proiezioni delle menti umane. Ma ebbe la consapevolezza di essere giunto oramai in una fase del suo viaggio in cui i nomi non avevano più alcuna importanza. Erano poco più che dei suoni, eco rimbalzanti urlati a squarciagola dall'ultimo pitecantropo disarmato alle prese con qualche predatore carnivoro. Da qualche parte nell'Universo.
Ecco, ora che era tornato nel proprio corpo, avvertiva dolore. Un dolore talmente intenso da non riuscire nemmeno ad avere la forza di comunicare. Di comunicarlo . Stava morendo. Sentiva che gli mancava poco. Che cosa avrebbe potuto fare , in quegli ultimi momenti? A che cosa avrebbe potuto pensare? No. Non c'era nessuna sequenza tipo film "Il Gladiatore", in cui, poco prima di morire, rivedi i tuoi cari che ti hanno lasciato per primi. E questa cosa genera angoscia. E acuisce il dolore fisico tracimando in quello psichico. Gli sarebbe dispiaciuto non veder crescere i nipoti. Gli sarebbe dispiaciuto non alzarsi presto la mattina, accendere la radio sulla musica classica, fare stretching, i 1800 esercizi che gli aveva insegnato Gabriella....ecco cosa intendeva con il fatto che era stata sempre al suo fianco!
Eppure non era disperato. Solo avrebbe voluto non sentire quel dolore intenso. Era come se tutti i suoi organi interni stessero andando in frantumi. Come oggetti vitrei in una cristalleria.
Ecco, adesso intorno a lui c'era un affollamento umano. Uomini e donne con camici bianchi. Discutevano il da farsi. Ognuno aveva una propria teoria. Ma al termine della discussione tutti parlavano di "linee guida". Possibile che non ci fosse un cavolo di Dottor House disposto ad infischiarsene di quelle benedette linee guida? Chi è in vita vuole vivere! Ma già la vita è abbastanza "sofferenza". Se si deve soffrire ulteriormente per andarsene...beh, c'era qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo!
Nonno Piero aveva gli occhi aperti, ma non riusciva a vedere. Ma avvertiva le voci e intravedeva le sagome di alcune persone. Ecco, adesso c'erano tutti. Piera, Mimmo, Azalea e Gino. La sua famiglia. O quel che restava. No, detto così non era un bel dire. Ma non era il momento, quello, di perdersi in formalismi linguistici. Dopotutto era stato un operaio che aveva letto molto e ad aveva molto vissuto. Più che un Lupo della steppa, lui, Nonno Piero, invece, era stato un bradipo centrometrista. Non sapeva cosa significasse, ma gli venne così, in mente..
-Sta morendo, disse Piera, commovendosi.
-No, il nonno non deve morire, disse con un soffio di voce Azalea.
Gino non disse niente. Era un lago riempito a lacrime.
Mimmo era un fossile. Immobile. Imperituro. Fermo nella roccia della propria fissità.
-Sta soffrendo, disse Piera, piangendo. Le lacrime le sgocciolavano copiose sulle gote.
-Cosa possiamo fare per alleviargli il dolore?, chiese inaspettatamente Mimmo Quirico.
-Niente...a parte aumentare la dose di morfina, disse Piera.
Gino e Azalea, piangevano abbracciati.
-Io non ho il coraggio!, urlo' Piera.
-Il coraggio di che?, disse Mimmo.
-Non hai capito ? I medici ci hanno lasciato da soli a bella posta...dandoci ad intendere che potevamo staccare il tubo del respiratore...
-Ma che cosa dici?
-Certo, Mimmo...fanno così...loro non si assumono responsabilità, non lo fanno. E' come se si girassero dall'altra parte!.
Restarono tutti in silenzio. Azalea aveva la faccia di chi non aveva capito più di tanto di cosa la sua mamma ed il suo papà stessero parlando. Gino invece sembrava aver capito.
.-No...io non ce la farei mai...a togliere la vita a mio padre, disse Piera, hanno detto che non c'è più nulla da fare...e ci hanno fatto capire che sta soffrendo...
-Non mi guardare...io sono cattolico...non lo posso fare!, urlo' a quel punto Mimmo...ed uscì dalla stanza.
Piera gli corse dietro. Restarono Azalea e Gino. E Nonno Piero. Nonno Piero c'era ancora. Aveva uno sguardo sereno e gli occhi chiusi. Non si sapeva neanche se stesse soffrendo.
Fuori dalla porta della stanza dove giaceva Nonno Piero, Mimmo e la moglie discutevano animatamente.
-Eppure ci deve essere un modo per alleviare quest'agonia....disse Mimmo.
-Bisogna staccare il respiratore, non ce n'è un altro, disse la moglie.
Ho capito, penso' Nonno Piero, devo togliere le castagne dal fuoco anche stavolta. Ma ci sono i bambini. Non possono , non devono vedere!
Azalea e Gino piangevano abbracciati davanti al letto del Nonno. Nonno Piero. Nonno Cosmico. La sua anima stava viaggiando nel cosmo. Ma loro non lo sapevano. Pensavano che dormisse. Il tracciato cardiaco sulla macchina indicava che c'era ancora un battito. Un battito lieve come il frullo d'ali di una farfalla. Si vive e si muore. Era come sfogliare una margherita, come da bambini.
-Vieni , Azalea, il Nonno vuol morire da solo, in pace. Usciamo, disse Gino...
Fine
Storia di un nonno molto particolare. Racconto sulla tragica condizione contemporanea degli anziani.
sabato 25 marzo 2017
giovedì 2 marzo 2017
Nonno Piero, capitolo 16
Non si sentiva bene , Piero Cavaliere, Nonno Piero. Da qualche giorno aveva la febbre. Ma da quando era in fasce anche con la febbre la sua attività non aveva mai avuto posa. Non ne era capace. Una questione generazionale, pensò. Poi si disse, stupidaggini, tutte le generazioni hanno le proprie sofferenze, è una questione soggettiva: c'è chi le sopporta meglio e chi no. Certo se sei forgiato, sopporti meglio.
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.
Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.
Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi.
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.
Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole.
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere.
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto!
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato.
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...
Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .
Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...
Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.
Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.
Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi.
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.
Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole.
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere.
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto!
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato.
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...
Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .
Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...
Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"
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