Si sentiva come nel film "Il Grande Lebowski", come se fosse in volo in una sostanza amniotica, come Superman nello spazio. Avvertiva la presenza di Gabriella, ma non riusciva a percepire la sua corporeità. La sua vita in quel momento gli sembrava un romanzo di Hermann Hesse, qualcosa che inizialmente aveva dei contorni ma che poi verso la fine quei contorni non li aveva più e cominciava a diventare più sfumato, la storia scompariva e apparivano i fantasmi, i sogni, immagini surreali. Ricordava di aver letto" il Lupo della steppa", di quell'autore svizzero che tutti consideravano tedesco. Si sentiva attirato verso una strana luce , come in fondo ad un tunnel. O forse era solo la sua immaginazione, forse ricordava i racconti di qualcuno che asseriva fosse stato nell'al di là ed era tornato, la morte non l'aveva voluto. Rivide molte scene della propria vita. La lotta partigiana, le lotte in fabbrica, le notti passate insieme a Gabriella. Vide il suo viso dolce e gli sembrò di sfiorare il suo corpo perfetto da professoressa di ginnastica, come si diceva una volta. Vide tutti i libri che aveva letto e si vide in azione in molti di essi...ed ebbe voglia di leggerne altri. Ma continuava ad essere risucchiato. E più veniva risucchiato più provava una sensazione di benessere. Vide se stesso disteso su un letto d'ospedale e intorno a lui medici che armeggiavano con tubi e macchine e fili e monitor. I suoi parenti non c'erano. Tranne uno. Mimmo. Il suo sguardo cereo lo osservava da dietro alla vetrata di una sala di rianimazione. Non piangeva. Ma neanche rideva. E non perchè gli sarebbe venuta a mancare la sua pensione. La pensione di Nonno Piero. Forse era preoccupato per se stesso. Perchè sapeva che un giorno quella fine sarebbe toccata a lui. Nonno Piero si sentiva stanco e si chiese se voleva vivere o morire, molte volte. Ma si rese conto che non era una cosa che poteva decidere lui. E pensò che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave. In fondo era stato un uomo fortunato. Aveva vissuto bene, aveva amato, era stato amato, aveva combattuto per degli ideali alti, non aveva mai fatto mancare nulla alla propria famiglie ed aveva avuto al fortuna di veder crescere i suoi nipoti al proprio fianco. Non era poco. Simili "privilegi"non erano stati dati a tutti.Chi l'aveva deciso, Dio? Questo non lo sapeva. E non era detto che l'avrebbe saputo. Il fatto che dopo morti , da anime, si poteva incontrare Dio o chi per lui, era una convinzione da status di vivente. Ammesso che tutti quelli che erano in vita fossero vivi. Tutte quelle ore trascorse in Chiese, Moschee o Monasteri, potevano garantire appena la convinzione che ci si poteva salvare l'anima. Ma se per salvarsi l'anima ci si doveva rinchiudere delle ore ad adorare divinità, dimenticando di vivere, non si poteva dire, al termine della propria vita di aver veramente vissuto. Così come il non aver mai comunque qualche volta rivolto una preghiera a qualcuno o qualcosa. In tal caso non si sarebbe vissuti spiritualmente.
Attraversò galassie e pianeti e vide diverse civiltà, ma mai per un momento credette che gli Ufo esistessero per davvero. Potevano benissimo essere mondi di altre dimensioni. Ma il volto di Mimmo lo rasserenava. Poverino, stava soffrendo, si vedeva ad occhio nudo. Soffriva per se stesso e soffriva perchè suo suocero se ne stava andando senza che gli avesse fatto capire che in fondo non ce l'aveva con lui. Che il mondo reale era un mondo di merda e che per resistere a tutta quella merda che lo circondava lui reagiva come le pale di un ventilatore, allontanando lo sterco e spargendolo sugli altri, come se ciò lo alleggerisse. Ma anche Nonno Piero soffriva , perchè non stava avendo la possibilità di dirgli che gli dispiaceva per lui e che comunque lo avrebbe aiutato in ogni caso. Se fosse rimasto. Ma poi, voleva rimanere? Voleva restare? A voler manifestare il desiderio di restare si sarebbe sentito egoista. Come se rubasse la scena a chi non aveva potuto vivere a lungo, nonostante magari fosse stato persino più degno di lui.
Ecco, adesso gli sembrava di avvertire dolore. Sembrava che il suo corpo tremasse tutto. Era come se la sua anima fosse rientrata precipitosamente nel castello di carne del suo corpo. Non aveva visto nessun Gesù, non aveva visto nessun Dio, ma ne avvertiva la presenza. Solo che magari non si chiamavano così. Quei nomi erano le proiezioni delle menti umane. Ma ebbe la consapevolezza di essere giunto oramai in una fase del suo viaggio in cui i nomi non avevano più alcuna importanza. Erano poco più che dei suoni, eco rimbalzanti urlati a squarciagola dall'ultimo pitecantropo disarmato alle prese con qualche predatore carnivoro. Da qualche parte nell'Universo.
Ecco, ora che era tornato nel proprio corpo, avvertiva dolore. Un dolore talmente intenso da non riuscire nemmeno ad avere la forza di comunicare. Di comunicarlo . Stava morendo. Sentiva che gli mancava poco. Che cosa avrebbe potuto fare , in quegli ultimi momenti? A che cosa avrebbe potuto pensare? No. Non c'era nessuna sequenza tipo film "Il Gladiatore", in cui, poco prima di morire, rivedi i tuoi cari che ti hanno lasciato per primi. E questa cosa genera angoscia. E acuisce il dolore fisico tracimando in quello psichico. Gli sarebbe dispiaciuto non veder crescere i nipoti. Gli sarebbe dispiaciuto non alzarsi presto la mattina, accendere la radio sulla musica classica, fare stretching, i 1800 esercizi che gli aveva insegnato Gabriella....ecco cosa intendeva con il fatto che era stata sempre al suo fianco!
Eppure non era disperato. Solo avrebbe voluto non sentire quel dolore intenso. Era come se tutti i suoi organi interni stessero andando in frantumi. Come oggetti vitrei in una cristalleria.
Ecco, adesso intorno a lui c'era un affollamento umano. Uomini e donne con camici bianchi. Discutevano il da farsi. Ognuno aveva una propria teoria. Ma al termine della discussione tutti parlavano di "linee guida". Possibile che non ci fosse un cavolo di Dottor House disposto ad infischiarsene di quelle benedette linee guida? Chi è in vita vuole vivere! Ma già la vita è abbastanza "sofferenza". Se si deve soffrire ulteriormente per andarsene...beh, c'era qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo!
Nonno Piero aveva gli occhi aperti, ma non riusciva a vedere. Ma avvertiva le voci e intravedeva le sagome di alcune persone. Ecco, adesso c'erano tutti. Piera, Mimmo, Azalea e Gino. La sua famiglia. O quel che restava. No, detto così non era un bel dire. Ma non era il momento, quello, di perdersi in formalismi linguistici. Dopotutto era stato un operaio che aveva letto molto e ad aveva molto vissuto. Più che un Lupo della steppa, lui, Nonno Piero, invece, era stato un bradipo centrometrista. Non sapeva cosa significasse, ma gli venne così, in mente..
-Sta morendo, disse Piera, commovendosi.
-No, il nonno non deve morire, disse con un soffio di voce Azalea.
Gino non disse niente. Era un lago riempito a lacrime.
Mimmo era un fossile. Immobile. Imperituro. Fermo nella roccia della propria fissità.
-Sta soffrendo, disse Piera, piangendo. Le lacrime le sgocciolavano copiose sulle gote.
-Cosa possiamo fare per alleviargli il dolore?, chiese inaspettatamente Mimmo Quirico.
-Niente...a parte aumentare la dose di morfina, disse Piera.
Gino e Azalea, piangevano abbracciati.
-Io non ho il coraggio!, urlo' Piera.
-Il coraggio di che?, disse Mimmo.
-Non hai capito ? I medici ci hanno lasciato da soli a bella posta...dandoci ad intendere che potevamo staccare il tubo del respiratore...
-Ma che cosa dici?
-Certo, Mimmo...fanno così...loro non si assumono responsabilità, non lo fanno. E' come se si girassero dall'altra parte!.
Restarono tutti in silenzio. Azalea aveva la faccia di chi non aveva capito più di tanto di cosa la sua mamma ed il suo papà stessero parlando. Gino invece sembrava aver capito.
.-No...io non ce la farei mai...a togliere la vita a mio padre, disse Piera, hanno detto che non c'è più nulla da fare...e ci hanno fatto capire che sta soffrendo...
-Non mi guardare...io sono cattolico...non lo posso fare!, urlo' a quel punto Mimmo...ed uscì dalla stanza.
Piera gli corse dietro. Restarono Azalea e Gino. E Nonno Piero. Nonno Piero c'era ancora. Aveva uno sguardo sereno e gli occhi chiusi. Non si sapeva neanche se stesse soffrendo.
Fuori dalla porta della stanza dove giaceva Nonno Piero, Mimmo e la moglie discutevano animatamente.
-Eppure ci deve essere un modo per alleviare quest'agonia....disse Mimmo.
-Bisogna staccare il respiratore, non ce n'è un altro, disse la moglie.
Ho capito, penso' Nonno Piero, devo togliere le castagne dal fuoco anche stavolta. Ma ci sono i bambini. Non possono , non devono vedere!
Azalea e Gino piangevano abbracciati davanti al letto del Nonno. Nonno Piero. Nonno Cosmico. La sua anima stava viaggiando nel cosmo. Ma loro non lo sapevano. Pensavano che dormisse. Il tracciato cardiaco sulla macchina indicava che c'era ancora un battito. Un battito lieve come il frullo d'ali di una farfalla. Si vive e si muore. Era come sfogliare una margherita, come da bambini.
-Vieni , Azalea, il Nonno vuol morire da solo, in pace. Usciamo, disse Gino...
Fine
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