lunedì 28 novembre 2016

Nonno Piero, capitolo 13

Manca meno di un mese al Natale.Quest'altr'anno. La ditta di Mimmo Quirico sta riducendo il personale, da quano ha preso piede questa faccenda delle vendite online. Mimmo è sul filo del rasoio, più affilato del rasoio che usa per radersi tutto, testa e faccia, la mattina. Mimmo Quirico in bagno a radersi , Nonno Piero su Radio 3 che ascolta la Radetzky March. Due uomini due mondi. Mimmo è nervoso e fuma mentre si rade. Dice a Nonno Piero di abbassare quella cazzo di radio con quella lagna che lo disturba. Nonno Piero la spegne. Non vuole polemiche ed ha un'età in cui ha capito che si puo' sacrificare il proprio ego per il bene comune. Mimmo invece associa questo concetto al bene del Comune, inteso come UFFICI AMMINISTRATIVI= NULLAFACENTI E PARASSITI. Gino e Azalea si preparano ad andare a scuola. Gino non fuma più da quando si è fidanzato. Alla sua ragazza non piace il fumo, nè l'odore del fumo, ne', evidentemente il sapore del fumo. Azalea sta affrontando i Sumeri in storia. Ha scoperto le classi sociali. Esistevano sin dal tempo dei Sumeri, pensava di questo Nonno Piero mentre in silenzio eseguiva il suo stretching. L'uomo è andato nello spazio, sceso sulla luna e non è stato capace di abolire le classi sociali. O peggio lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Parlando fra sè e sè mentre sua figlia Piera faceva il caffè , pensando ad alta voce, diceva:" se dessero a tutti lo stretto indispensabile per vivere finirebbe questa storia di uomini che dipendono da altri uomini, il prestigio di chi detiene il potere cesserebbe. Meglio tenere la ciurma dei cani appena a pane e acqua, di modo che abbiano sempre bisogno del padrone".
Piera che stava preparando la colazione imburrando pane a manetta per i figli e per Mimmo che amava fare una colazione abbondante. Così come pure un pranzo abbondante e una cena pantagruelica-perchè diceva che mangiare bene metteva forza , dava forza e teneva desti anche gli appetiti sessuali-ascoltando il padre disse." hai ragione , papà, ma vedi anche a dare lo stretto indispensabile a tutti, ci sarebbe chi non si accontenta, chi vorrebbe di più e chi vorrebbe stare al posto di chi ha il superfluo in sovrappiù...è l'egoismo umano".
"Cara figlia, tu mi insegni che la mente si puo' e si deve dirigere. Si puo' e si deve educare. Si puo' e si deve allenare alla felicità".
Piera non disse niente, era intenta a preparare pane burro e marmellata e caffellatte, ai suoi figli e a suo marito, che ripeteva ad alta voce che il cibo abbondante metteva energia e teneva desti gli appetiti sessuali, ma visto che di questi ultimi non ne aveva traccia , delle due l'una o il marito li stava esercitando con altre oppure trascurava di pensare al fatto che dopo i quaranta fra colesterolo, glicemia, e mancanza di attività fisica quelli del marito fossero solo sogni ad occhi aperti. E se si fosse aggiunto il fatto che fumava, beh, l'affermazione che mangiare a profluvio producesse maggiori energie finanche sessuali, poteva apparire del tutto cinematografica. Il marito si stava facendo un film e come tutti i film che non fossero documentari ma fiction presentavano lo sgradevole aspetto che fossero storie vere solo sul grande o piccolo schermo e che con la realtà c'entrassero come il salmoni con le orzate o con le mente...e cioè un cazzo di niente.

Mancando poco al Natale, come detto a inizio capitolo, l'incombenza di albero e presepe venivano lasciate a Nonno Piero. Nonno Piero prendeva la cosa con estrema serietà, pensando di fare cosa gradita soprattutto ai suoi nipoti. In fondo un Natale senza alberi o presepi che Natale sarebbe stato? Anche se dentro di sè aveva la netta impressione che a Gino e Azalea non importasse più di tanto e che albero e presepe avrebbero avuto un significato più attraverso una loro assenza che per la loro scontata presenza. Ma non si sogno' minimamente di lasciarsi andare ad uno scherzo del genere pedagogico o meno che lo considerasse .
Ando' nello sgabuzzo e recupero' della carta verde militare un po' gualcita che avrebbe utilizzato in compartecipazione con del muschio per fare delle colline a valle delle quali poi ci avrebbe messo una capanna con tanto si statuine di famiglia di Gesù , Re Magi... e Mago Magù...penso' sarcasticamente dentro di sè.

Ci mise un pomeriggio ma il presepe per sera era pronto. Con qualche modifica. I pupazzetti della fauna umana e animale che popolavano il presepe erano stati tutti dipinti di nero, le faccine ripassate con un pennarello nero e persino il bambin Gesù, messo nella culla prima del tempo e prima dell'opportuna processione in casa stanza per stanza con fiammelle e candeline, era diventato un negretto. Voleva vedere se se ne sarebbero accorti, i suoi nipoti. Sua figlia e Mimmo di sicuro non se ne sarebbero accorti dando per scontato che quell'ombra di carta e muschio fosse lo stesso  stanco banale e tradizionale presepe di tutti gli anni. 

A sera le lucine a intermittenza mostravano questa panoplia sparsa di pupazzetti che rappresentavano pastori, magi, falegnami, cristi e madonne, nonchè pecore, ciucci,vacche , capre, caprette , cani, gatti e altro, tutte annerite in viso. Azalea e Gino si stavano soffermando ad osservare il presepio. Azalea sorrideva e anche Gino cominciava a sogghignare. 
-Nonno, li hai fatti tutti neri!, disse Azalea.
-Vero, Nonno, è un presepe di negri.
Nonno Piero sorrise loro.
-Beh le vicende si svolgono in Africa e da che mondo e mondo lì sono tutti neri.
Azalea e Gino sembrarono riflettere.
Anche Piera resto' un po interdetta, ma poi sorrise pensando all'ennesima boutade dei suo padre.
Più tardi entro' in casa Mimmo. Era nervoso, fumava.
-Rischio di perdere il mio lavoro, Piera, urlo'.
-Stai calmo, Mimmo, non è ancora successo.
-Fino ad ora no, ma con tutti 'sti negri che accogliamo come pascià , vedrai che prima o poi accade.
Dette un'occhiata di sfuggita al presepe e si diresse in sala per accendere la Tv. Poi all'improvviso, come folgorato,torno' indietro.Monitoro' tutti gli abitanti del presepe. Si avvicino' con il suo faccione e poi proruppe senza mezzi termini.-porca puttana, è un presepe di negri o la muffa dello sgabuzzo  li ha fatti diventare tutti neri.?
Nonno Piero rideva interiormente e disse con la massima serietà-boh, erano già tutti così. E io non ci ho fatto certo caso, i pupazzi per me sono tutti uguali.
Mimmo si rabbuio' in viso. Ma quand'è che muore 'sto vecchio comunista del cazzo. Nonno Piero era stato partigiano, aveva partecipato alle lotte operaie ma non era mai stato comunista. Ne' comunque aveva mai avuto niente contro i comunisti, questo c'era da dirlo. E sentiva dentro di sè la risibilità del dover parlare e pensare secondo categorie di un secolo che non c'era più. La gente non leggeva, non si informava, non studiava, non era curiosa di conoscere la propria storia....si lasciava vivere. Dire che tutto cio' che rappresentava un ausilio o un soccorso a categorie umane che erano in difficoltà significasse essere comunisti era una semplificazione che veniva da vent'anni di Berlusconismo. Berlusconi, pensava Nonno Piero era un uomo che ragionava con categorie "bancobar-ottocentesche". Lui aveva fatto i soldi e i comunisti glieli volevano togliere, secondo lui per se stessi, neanche per distribuirli al popolo. 
-Inaudito, in casa mia un presepio di negri, ma dove andremo a finire di questo passo, urlo' Mimmo Quirico.
-Papà ma Gesù nacque in Palestina e lì sono tutti neri, disse Gino.
-Scommetto che queste idiozie te le ha dette il nonno, vero? Quello è un comunista, vi mette in testa cose false. Figuriamoci, Gesù mo' era negro, va a finire. Il figlio di Dio non poteva essere negro, ovunque sia andato a nascere, perchè Dio è bianco. Dì un po', Gino, avete mai visto in chiesa un Dio negro?
Gino stette un po' li a pensare e poi disse-no, papà, è vero!
-E' vero, disse di rimando Azalea, anche Gesù in croce è sempre bianco.
Mimmo sorrise trionfante. E adesso come glielo avrebbe spiegato ai suoi nipoti che lui aveva torto e che Gesù non era un bianco?
-Ma i dipinti che ci sono in chiesa non sono foto. I dipinti sono stati fatti da pittori bianchi che non erano mai nemmeno stati in Africa.
-E te cosa cazzo ne sai! disse a quel punto Mimmo.
-Forse hai ragione...disse Nonno Piero.
-In che senso, disse Mimmo.
-Che a volte si puo' essere in Africa anche senza che uno se ne accorga.
-Perchè i pittori erano in Africa senza che se ne accorgevano?
-Beh, quando avremo un Papa nero magari avremo qualche dipinto che raffigura neri. Fino ad ora i papi sono tutti stati bianchi, cosa vuoi che facessero dipingere Cristo nero?Disse Nonno Piero spazientito.
-A me i neri non piacciono, ci stanno portando via il lavoro, posso?
-Il lavoro lo stai perdendo perchè la gente ora preferisce comprare online, così i tuoi padroni, TUTTI BIANCHI, risparmiano sul costo del lavoro, disse Piero Cavaliere.
A quel punto Mimmo abbozzo'. Nonno Piero sembrava essere un osso troppo duro. E a lui faceva male la testa, era stanco, mica come quel vecchio che non faceva nulla dalla mattina alla sera! E lui, Mimmo, doveva lavorare per pagargli la pensione! 
-Porca puttana, esco, va, che è meglio, vado al Bar a vedermi l'Inter.
-Cos'è, hai deciso di farti ulteriormente del male?, disse Nonno Piero.
-Perchè?
-Beh, per l'Inter. 
Ultimamente la squadra nerazzurra aveva inanellato una serie di risultati negativi e la cosa non era sfuggita a Nonno Piero.
-Adesso ti sei messo a seguire il calcio?
-Beh, Mimmo, siamo in Italia, anche se non vuoi seguire il calcio tutto è fatto in modo che alla fine il calcio segua te.
Mimmo divenne paonazzo in viso. Uscì sbattendo la porta. Piera sorrise. I bambini andarono rispettivamente, Gino, a giocare alla play , e Azalea a leggersi "Diario di una schiappa". Adorava quel  libro. E anche Nonno Piero lo adorava. Glielo aveva regalato lui. Ma c'era ancora molto da lavorare. Perchè Gino stava giocando a Fronthome, un gioco alla Play Station  in cui dei partigiani statunitensi fronteggiavano invasori dell'Afghanistan. 





lunedì 5 settembre 2016

Nonno Piero, capitolo 12

Subito Mimmo Quirico si impossessa della mappa dell'Expo e dirige il gruppo. Il quartiere fieristico sembra snodarsi ai lati di un corso principale denominato decumano. Sulla falsariga di un accampamento romano antico.
-Vedete, dobbiamo andare di qua...io so orientare la mappa, al militare ero topografo, fa Mimmo. Nessuno commenta e lo seguono. Il caldo e' terrificante, pur essendo solo all'inizio di maggio. 
Il primo padiglione in cui entrano e' della Serbia. C'e', all'interno, la riproduzione gigantesca ed in carta pesta,della macina di un antico mulino. E due hostess serbe altissime, biondissime e discinte, che spiegano ai turisti come si fa il pane.
-Oh, con queste qui altro che pane, farei, dice Mimmo rivolto a Gino. Gino osserva la madre, la quale non fa una piega. Non sa se sorridere per compiacere il padre italiano gallico medio o restare serio per non dispiacere la madre. Alla fine abbozza un mezzo sorriso. Azalea osserva la macina in alto, e' in un suo mondo di fatine e affini. Piera non fa una piega. O fa finta di non sentire o ha sentito ma non replica. Come tutte le mogli che ritengono quell'atteggiamento dei meriti eterni conquistadores , salutare per la loro vita sessuale molto piu' che la continua repressione verbale. Gia', come se ci fosse ancora una vita sessuale!Nonno Piero osserva tutta quella carta pesta. Chi sa quante colle, chi sa quanta carta, hanno utilizzato un bosco per fare quella cosa inutile, per spiegare come si faceva il pane una volta. Bastava una conferenza di 10 minuti con immagini di un forno antico, ed ecco che si risparmiava un bosco e meno anidride carbonica in circolo. Ma si guarda dall'esternare questo suo pensiero, per non passare per il Jose'Bove' di Baggio della situazione, il no global francese famoso per essere stato in carcere dopo aver distrutto un Mac Donald.
Uscendo dal padiglione serbo, poco piu' che una palestra di scuola media con un padellone di carta pesta in cima a simulare la macina di un forno antico, la figliuola si dirige verso altri lidi. Ma Mimmo Quirico si gira e rigira varie volte, per vedere se le avvenenti hostess serbe lo stanno osservando. Si liscia il capo calvo e si accende una marlboro rossa. Maschio, sono maschio, non c'e' che dire, pensa fra se' e se' , sicuro di aver destato un'impressione di mascolinita' italica archetipica, nelle due altissime hostess serbe. Piera lo guarda con un'aria un po' interrogativa. E in un certo senso di rimprovero, come a volergli suggerire, che deve stare comunque all'interno di un certo steccato, per nelle sue manifestazioni di gallismo.
Il vialone al centro dei vari padiglioni, e' pieno di gente all'inverosimile, e di baracchini ciclati che vendono gelati,  presenta ai lati spruzzini di vapore per combattere la calura, ed e' comunque coperto da teli plastici bucherellati , che dovrebbero , al contempo fare ombra e permettere all'aria di filtrare.
Azalea tira la madre verso lo stand del Marocco, dove sembra non esserci fila per entrare. Piera la asseconda.
-Ma cosa cazzo vuoi che ci sia , nello stand del Marocco? Marocchini...e noi ne siamo pieni, Milano ne e' piena. Non sono venuto sin qui per vedere dei marocchini. Se volevo vedere dei marocchini me ne stavo a Baggio, no? Mimmo Quirico si lamenta apertis verbis. Nonno Piero ascolta e tace. Il bradicefalo e' incorreggibile, pensa. Secoli e  secoli di storia araba, e, tra parentesi, gli arabi,hanno inventato i numeri che a lui piacciono tanto, quando scommette o mette i soldi da parte in banca...ma anche molto spesso , quando li da', i numeri...come sta facendo adesso....secoli e secoli di storia seppelliti  sotto l'ironia becera dell'uomo del gratta e vinci al bar...una specie vivente che finira' per soppiantare l'homo sapiens sapiens. Espandendosi sul pianeta come Homo Grattinus.
-Dai su, non fare l'egoista, dice Piera, tua figlia lo vuol vedere.
-Andate voi, io resto fuori, dice Mimmo, e anche Gino, vero Gino?
Gino non dice niente.Poi da una mano al Nonno e si avvia anche lui verso lo stand del Marocco.
Traditore, pensa Mimmo, tutta colpa di quel vecchio senza coscienza. Mi sta diseducando i ragazzi, con le sue storie del cazzo sul fatto che i negri sono uguali a noi, che gli arabi hanno inventato i numeri, che i cinesi non rubano niente e che se i parrucchieri italiani abbassassero i prezzi camperebbero anche loro. Mi sta rammollendo la prole, ecco cosa sta facendo.
Entrando nello stand del Marocco, un profumo di spezie , li accoglie. Spezie di tutti i tipi, colorate, messe insieme in un gioco di colori ben orchestrato, e poi narghile', per poter fumare tabacchi profumati, su dei tavolini quasi del tutto occupati, e video con immagini dell'abbondanza di prodotti locali, come fichi, fichi d'india, uva, oli pregiati e il costosissimo e prezioso olio di argan, che le donne marocchine usano per ravvivare i capelli e mantenere morbida e flessibile la pelle. E alcune marocchine con l'hijab, fanno tatuaggi gratis con l'henne'. Tutto sommato un stand gradevole, con tante persone , belle immagini e un bel bar pieno di tavolini con narghile' e tazze trasparenti di te' aromatici.
Uscendo Azalea mostra al papa' un tatuaggio all'henne' sul dorso di una mano, un motivo decorativo arabo.
-Che schifo, vatti subito a lavare le mani, non sappiamo con che cosa e' fatta quella roba, le dice Mimmo.
-Suvvia, non sara' piu' nociva dei wurstel dell'Esselunga che ti piacciono tanto. Ci saranno tanti di quegli antibiotici dentro che e' per questo che non prendi mai l'influenza, dice Nonno Piero.
Bastardo impertinente di un vecchio, pensa Mimmo. Fortuna per lui che c'e' la figlia...se non gli farei fare la fine che merita...un bel veleno per topi nel te' della mattina...hai capito il signorino, prende il te' come gli inglesi...anche alle cinque. Gli vorrei togliere dal viso quel ghigno di superiorita' che si porta sempre in giro e con il quale mi guarda!
Piero Cavaliere sa perfettamente tutto cio' che Mimmo Quirico pensa di lui. Ma se ne frega. Se in un primo momento aveva pensato che il tempo avrebbe migliorato , il bradicefalo,ora non gli importava piu' , se sarebbe accaduto. Gli importava solo dell'educazione dei nipoti. E di sua figlia. Per la quale sperava sempre in un rinsavimento e un ritorno alle origini, quando pur ribellandosi, come ogni figlio e' giusto che faccia, all'autorita' genitoriale, aveva finito per seguirne le tracce e rendere l'imprinting ricevuto, degno di essere stato elargito.
Mimmo dirige verso il decumano, piantina in mano. Passano davanti allo stand del Kuwait, infisso in dune di sabbia che sono continuamente spruzzate da degli irrigatori idrici per evitare che il vento le disfaccia e nei pressi dello stand Israeliano, dove lungo i muri perimetrali, in verticale, sono state piantate delle colture cerearicole , del mais e altro, tenute in vita da un sistema irriguo a goccia davvero originale. Per cui ci si trova di fronte ad un vero e proprio campo coltivato in verticale, che non fa altro che rappresentare l'eterna lotta di questo popolo e di questo paese con il deserto e la sua straordinaria capacita' di adattamento.
Nonno Piero sottolineo', inaspettatamente la cosa, spiegandolo ai ragazzi. Piera ascoltava rapita da suo padre. Il tempo era passato ma aveva conservato quella pazienza espositiva che le aveva trasmesso la moglie Gabriella, sua madre. 
-Ebrei di merda...senza gli americani non sarebbero niente, fu il commento di Mimmo.
-Mimmo, pero' sono stati bravi a risollevarsi , a creare uno stato...certo pero' quello che fanno a palestinesi...fece Piera.
-'Zzo dici, quella e' l'unica cosa buona che fanno....che ne eliminassero un bel po', cosi non vengono da noi a rompere i coglioni.
-E magari a toglierci il lavoro e le nostre donne...disse Piero Cavaliere ironicamete.
-Perche' non e' vero? Lo sfido' Mimmo.
-E' tutto vero finche' non vi si rompe il cesso a casa...voi non ve ne siete accorti perche' avere me che ve lo riparo. Ma provate a chiamare un idraulico nazionale e poi uno arabo....e fate i razzisti dopo che avrete speso meno della meta' con l'arabo...razzisti, si, certo, fino al prossimo guasto.
-Puttanate, disse Mimmo.

-Lo stand tedesco...andiamoci, urlo' Mimmo. 
E' il momento di accontentarlo, pensano tutti.
Lo stand della Germania . tutto in tek, e' sistemato su vari piani e all'ultimo c'e' un area pic nic con erba sintetica e sedili in legno, sempre di tek. Un opera costosissima e , dal punto d vista architettonico, molto bella, sta pensando Nonno Piero. Ma a parte questo, fuffa. C'e' un baretto che fa panini con wurstel e distribuisce birra alla spina e Mimmo ci si avventa su come una furia. Compra dei panini e delle birre e le offre a tutti...
-Ustia!, fa Mimmo, che prezzi pero'....ma almeno il panino e' buono...e la birra veramente di classe, originale tedesca. I tedeschi sanno fare poche cose ma le sanno fare bene...persino le guerre sanno fare bene...le hanno perse per puro caso o sfortuna...
Mentre tutti addentano quei panini con wurstel che si potevano mangiare in qualsiasi baracchino sui viali milanesi in qualsiasi ora del giorno e della notte, e si bevono , con sete, perche' il caldo e' insopportabile, le birre tedesche, che si sarebbero potute gustare in qualsiasi baracchino milanese medio, seduti all'ombra di edere sintetiche, nessuno replica alle affermazioni deliranti di Mimmo Quirico. 
Ma perche' nessuno mi caga?Perche' non sono mai d'accordo con me. Si credono intellettuali e superiori perche' hanno letto qualche libro, Padre e Figlia, pensa Mimmo Quirico. Hanno occupato i migliori posti della societa'  e adesso si beccano, il padre almeno, una bella pensione...e io non so nemmeno se in pensione ci andro'. A me questi wurstel tedeschi piacciono e questa birra...andate a farvi fottere, Hitler non aveva poi cosi tanto torto, nel Mein Kampf...see, va beh, non l'ho letto, ma se non piace a certa gente qualche motivo ci sara', no?

Scendendo dallo stand tedesco, da tetto avevano visto l'enorme estensione dell'area dell'Expo e che la ' vicino c'era l'Albero della Vita, prima di assecondare i ragazzi che, rapiti dall'albero, lo volevano vedere subito, passarono dallo stand dell'Iran. E Mimmo ancora una volta disse che si voleva fumare una bella sigaretta e che a lui di arabi e affini non interessava nulla.
Dentro allo stand dell'Iran c'erano piante aromatiche e medicinali di ogni tipo e davanti al busto di Avicenna, Nonno Piero spiego' che egli era stato uno degli antesignani della medicina e che ancora oggi parecchie delle sue scoperte in campo medico venivano adottate dalla medicina tradizionale moderna.

Uscendo , Piera con Azalea e Gino per mano, si dirigono verso l'Albero della Vita. I bambini quasi trascinavano la mamma verso quell'area e Mimmo, che si  e'sfumacchiato mezzo pacchetto di marlboro rosse, li segue semiannoiato. Quando chiede ai ragazzi cosa hanno visto li dentro, Gino , con quella straordinaria capacita' di sintesi che hanno i ragazzi , gli risponde, c'era Avicenna, un medico del posto da cui ha origine la medicina.
-Potevate approfittare per far prendere la pressione al nonno, dice. 
Ridono tutti. L'umorismo involontario e' sempre il migliore perche' non puoi attribuire a nessun il merito del riso che ne deriva.A meno che quello da cui deriva se ne accorga. Cosa alquanto inverosimile, nella fattispecie.

Intorno all'Albero dalla Vita c'erano dei gradoni come di una tribunetta. Ad ogni ora c'era uno spettacolo che consisteva nello starsene intorno a questo stelo altissimo con una fioritura di rami ellittci in cima, il cui tronco era pieno di meccanismi ludici consistenti nell'elargizione di fumi colorati, bollicine o coriandoli , al ritmo di musica, mentre al contempo , alla base, praticamente una piscina, spruzzi d'acqua accordati con le note musicali, si esibivano ritmicamente frangendosi nell'acqua sottostante. Un bello spettacolo da esposizione universale...e intorno scolaresche multietniche sedute, tutti a riprendere con videofonini, accompagnando con urla e strepiti lo spettacolo ludico, che per un'oretta circa faceva da babysitter gratuito a gruppi di insegnanti provati dalla calura e dall'energia inesauribile dei propri studenti.

Al termine dello spettacolo Mimmo Quirico dirige allo stand della Coca Cola, dove si mette in fila per bere gratis un bicchiere di Coca Cola originale...con la lusinga del poter conservare il bicchiere. 
-Uno dei simboli della nostra cultura, Piero...dice Mimmo con convinzione, non so quanti posti di lavoro ha dato nel mondo, non so quanti milioni di persone ci campano su...chi l'ha inventata e' un genio...
-E chissa' quanti gastroenterologi ha arricchito...e se ha incrinato il bilancio delle spese sanitarie negli Stati Uniti...disse Piero Cavaliere.
Mimmo Quirico lo odio', mentre se ne stava in fila, con altre centinaia di ragazzi, in attesa del sui turno di abbeverarsi al simbolo della cultura occidentale, quella cultura che lui odiava. Ma solo perche' il presidente della Coca Cola non era lui.







venerdì 2 settembre 2016

Nonno Piero, capitolo 11

E' maggio e Milano si riempie di un inatteso sole. Le strade di Baggio si popolano di gente, davanti all'Esselunga ci sono un paio di bellissime bambine rom che chiedono l'elemosina e Piero Cavaliere non puo' fare a meno di pensare che probabilmente e' uno dei pochi passanti cui poteva venire in mente, istintivamente, la sensazione di bellezza, di freschezza, davanti a quegli occhi verdi e vispi, quegli zigomi mongolici e quei capelli anarchici sottili che si muovono nella  brezza primaverile meglio di qualsiasi ninja da film giapponese, silenziosi ed eleganti. Tutti gli altri passanti vedono quelle due bambine come una minaccia e un fastidio, qualcosa da cui guardarsi e mentre passano loro accanto, mettono istintivamente una mano al portafogli che hanno in tasca o in borsa, per proteggerlo. A Piero Cavaliere venne in mente che si trattava di un gesto vile e ipocrita, dal momento che quel gesto avrebbero dovuto farlo tutte le volte che incontravano assessori o politici di vario rango. Ma se ne guardavano bene dal farlo. In compenso si lamentavano in continuazione della classe politica , responsabile persino di lasciar scorrazzare impunemente "quella gente" in giro per la citta'. Dalla finestra del palazzo che si affacciava su Via delle Forze Armate, Piero Cavaliere osservava lo svolgersi della vita in strada, sotto il sole. Il fioraio spruzzava con un vaporizzatore i fiori per tenerli umidi e vividi, il pescivendolo truccava gli occhi a triglie e orate prima dell'arrivo dei clienti, il mercatino cominciava ad animarsi e il bar era gia' pieno di avventori, per caffe' e "gazza" rosa con le primizie della campagna acquisti. Mimmo, infatti, prima di andare a lavorare, era gia' al bar e leggeva la Gazzetta dello Sport, seduto fuori ad un tavolino, mentre fumava e beveva un caffe', contemporaneamente, come un Giulio Cesare di periferia. I ragazzi erano a scuola e anche Piera era agli sgoccioli della stagione scolastica.
A Milano c'era questo grande evento dell'Expo , una fiera internazionale incentrata sul cibo. Era stata destinata un'apposita area in una parte della citta' accessibile con metropolitana e taxi, un sacco di soldi spesi, per attirare turisti da tutto il mondo e persino Renzi, premier del paese , che pur essendo del Pd, partito tradizionalmente di sinistra, piaceva persino a Mimmo, che era un berlusconiano perso, non faceva altro che promuovere l'evento, come se dovesse rilanciare l'economia dell'intero paese, con ricaduta sul turismo in tutta la nazione.
Piero Cavaliere aveva troppi anni, ne aveva viste troppe e aveva vissuto troppo , per lasciarsi incantare dalla retorica dei politici, qualsivoglia politico, persino di politici che parlavano un linguaggio moderno pretendendo di rottamare la vecchia politica e i vecchi politici, per cui , questi continui richiami retorici all"Expo fatti da Renzi, non lo impressionavano piu' di tanto. Anzi, gli facevano sorgere il sospetto che tutta questa insistenza per un evento che, organizzato bene o meno, era pur sempre una spianata di capannoni adibiti a ristoranti con lo scopo occulto di lasciar affogare i dolori della crisi, economica ed esistenziale, si capisce, nel modo piu' consono al carattere degli italiani, non era altro se non la solita montatura da proloco nazionale. Il cibo, aspetto su cui era incentrato tutto l'evento, spacciato nei proclami televisivi, dai politici , dalle tv di stato, come elemento di convivialita' , per i paesi ricchi, e di nutrizione , per quelli poveri, secondo Piero Cavaliere non era nient'altro che una droga a buon mercato spacciata in una bella confezione regalo in forma fieristica. Ne era sicuro. Tanto piu' che avrebbe potuto constatarlo di persona, visto che la famiglia Quirico, aveva deciso di andarci, a questa Expo, e di volata. Non vedevano l'ora e Mimmo Quirico si era persino fatto dare un permesso dal lavoro, per visitare l'esposizione come si deve. E quel giorno era l'indomani. Una domenica. Nel frattempo Piero Cavaliere, dopo aver fatto il suo stretching, e ascoltato Radio tre, si accingeva a scendere in strada e ad andare a fare la spesa.

Era gia' domenica,Mimmo Quirico si alzo', odiava il suo cognome che aveva origini meridionali, odiava i meridionali, terroni del cazzo, sempre con quegli accenti alla Abbatantuono "i so de Milan cient pe cient", ma perche' doveva capitare a lui di avere quel cognome, pur essendo nato a Milano?Che colpa ne aveva lui se il nonno era nato in qualche sperduto trullo fra Brindisi e Bari?Odiava quella gente, gli ricordava i sacrifici del nonno di cui suo padre,  un lattaio che vendeva  il latte porta a porta in Bovisa, gli raccontava sempre annoiandolo a morte. Lui odiava la miseria da cui proveniva , avrebbe fatto di tutto per diventare ricco, ma i suoi non avevano abbastanza soldi per farlo studiare e cosi era finito in un magazzino che vendeva ricambi d'auto. E dava la colpa ai suoi. Tutti i giorni andava al Bar li di fronte a casa sua e comprava un gratta e vinci. Sognava di diventare milionario e di passare un giorno da via delle Forze Armate , strombazzando su una Jaguar , facendosi invidiare dagli amici. O da quelli che dicevano di essergli amici. Un mucchio di terroni di seconda e terza generazione. Mimmo si fece la barba, con calma. Mentre si rasava si fumava una sigaretta. La porta del bagno era aperta e dallo specchio vide Piero Cavaliere che faceva stretching mentre ascoltava la radio. Quel vecchio non voleva morire, non se ne voleva andare. Ormai la sua vita l'aveva fatta, che cazzo aspettava ad andarsene, a lasciare piu' aria in casa? Lui e la sua influenza negativa sui suoi figli. Il maschio giorni prima gli aveva persino detto che a lui il nonno piaceva e che ascoltava volentieri le sue storie, e che era piu' figo di J-AX, il rapper di Rozzano che imperversava in quel momento fra i  ragazzetti contemporanei. Il vecchio aveva un'influenza negativa, sui ragazzi, me li rammollisce con le sue storielle da comunista preistorico, penso' Mimmo. Continuo' a farsi la barba. Partigiano un ciufolo, penso', bella la vita a fare i rivoluzionari in giro tutto il giorno a fare gli avventurieri, un letto via l'altro...provasse lui ad alzarsi tutti i giorni per vent'anni , ad andare al lavoro, senza impazzire. Era lui il vero partigiano.

Piera preparava la colazione e Azalea e Gino sedevano a tavola in attesa. Gino aveva smesso di fumare, con gran dispiacere da parte del padre. Erano queste le influenze negative di cui parlava Mimmo. Fumare era figo, ti rendeva uomo prima del tempo e tutte quelle storie sul cancro, beh, il cancro veniva anche a quelli che non fumavano, era una questione legata al fortificare il fisico e il carattere,;abituare i polmoni, doveva.
Piero si sedette a tavola e bevve un te' verde. Amava quella bevanda, e in casa era l'unico che la beveva. Gli altri prendevano caffellatte o semplicemente caffe'. E Marlboro...Piera compresa. Che proprio non riusciva a smettere. Forse fumava per riuscire a sopportare meglio l'alito del marito, penso' Piero. Ma poi non penso' piu' niente, non era giusto pensare male di nessuno a priori. Tanto sarebbe venuto comunque il momento di farlo, perche' sprecare energie prima?


Alle dieci erano pronti. Si va all'Expo, disse Mimmo Quirico. I ragazzi fecero salti di gioia e tutti si apprestarono ad uscire di casa.


Presero un autobus fino a Bisceglie, fermata della metropolitana della linea rossa. Di li sarebbero andati fino all'area dell'Expo, cambiando con un'altra linea della metro di color lilla.
La metro era piena di gente e Mimmo disse a Piera, Piera, tieni la borsa davanti al petto e tieni la mano sulla lampo. Ragazzi, continuo', state attaccati alla mamma, vedo troppi zingari in giro. Piero nel frattempo se ne stava in piedi, in un angolo e dava un'occhiata in giro a quella folla multietnica fra i quali c'erano molti turisti attirati dall'hype pubblicitario per l'Expo. Era bella tutta quella gente diversa, tutta insieme e cercavano di comunicare in inglese fra di loro, al contrario della Babele della Bibbia e non stavano andando in nessun inferno diverso da quello che vivevano tutti i giorni , solo che lo avrebbero vissuto in grande. Piero poteva permettersi di immaginare, di prevedere tutto questo. Quando si arriva ad un'eta' come la sua la vita puo' essere noiosa perche' tutto si ripropone esattamente come l'hai visto decine e decine di volte. Gli stessi meccanismi di stupidita' umana  , un compendio di leggi non scritte che era come se fossero scritte.

Scesero alla fermata per l'Expo, era pieno di scolaresche che avevano deciso di fare la gita scolastica all'Expo, classi della provincia li intorno. Ragazzi multietnici, ragazzi delle medie con in mezzo a loro ragazzine arabe con l'hijab in testa che parlavano non solo in italiano fluente ma con spiccato accento milanese, latinamericani, cinesi, cingalesi, indianine con vestiti tradizionali. Andavano molto piu' d'accordo, noto' nonno Piero, fra loro, i ragazzi di origine straniera, che questi con gli italiani.
Mimmo Quirico fece i biglietti e nel darne uno a Nonno Piero , disse, toh, a te m'hanno fatto lo sconto, quello che non m'hanno fatto per il Gino. Non si capiva se fosse una pecca o una cosa positiva, da come lo disse.
Oltrepassarono i tornelli con i metal detector, sotto gli occhi vigili di vigilantes e soldati in assetto di guerra-si temevano attentati di matrice no global o islamica-, e ecco che si potevano avventurare nell'ampia area dell'Expo. Dei volontari dettero a Mimmo una mappa per orientarsi nell'enorme area piena di padiglioni che che gia' da lontano avevano fogge  originali. In lontananza spiccava un enorme albero ligneo che si ergeva su tutte quelle costruzioni e che si presumeva dovesse essere il mitico Albero della Vita, di cui si erano viste mirabilie in termini di luci, colori, fumi e schizzi d'acqua, nell'inaugurazione televisiva.




giovedì 26 maggio 2016

Nonno Piero, capitolo 10

In primavera Piero Cavaliere amava fare lunghe passeggiate a piedi. Milano si trasformava , rispetto all'inverno, era quasi come se si avesse viaggiato senza muoversi, come se si fosse approdati in un altro modo, ai tropici. Il sole iniziava a picchiare e le ombre dei palazzi di solito sinistre cominciavano a divenire ben accette quando di inverno le si sarebbe volute accettare con una scure. Se ce ne fosse stata la possibilita'. Il clima tiepido e mite incoraggiava le ossa e i muscoli di Piero Cavaliere a scorrazzare per le strade di Baggio. l'Esselunga li vicino a dove abitava alla famiglia Quirico si popolava di presenze colorate, donne senegalesi in costumi tradizionali sgargianti, arabe con hijab colorati, indiane e singalesi con veli rosa e arancioni e gonne lunghe, le gambe arcuate come ciclisti scalatori o calciatori , ma dai visi decisamente gradevoli e contrastanti con tali lievi deformità che a quei corpi del sud del mondo conferivano un'umanizzazione che altrimenti li avrebbe resi extraterrestri, quanto a perfezione. Piero con il corpo caldo del suo stretching mattutino e i sensi in festa per la buona musica ascoltata e i suoi anni portati stupendamente , osservava tutto il fluire di quest'umanita'  e degli ambulanti del mercato limitrofo al corpo massiccio di kerouachiani mattoni rossi dell'Esselunga, che con le loro urla e gli slogan pubblicitari megafonati dalle loro voci irrochite dalle troppe Marlboro , pubblicizzavano le loro mercanzie, dal pesce, alla frutta proveniente da Puglie e Calabrie, quasi fossero piu' d'una( e in effetti per certi versi lo erano) e gli ricordavano un passo de" La Prigioniera" di Proust in cui il grande scrittore francese descriveva gli ambulanti delle strade che croceviavano nel suo quartiere sorridendo delle loro metriche involontariamente gregoriane. E questo ricordo lo mise un po' di cattivo umore, perche' di recente su Wikipedia aveva letto che Albertine, la fidanzata di Proust e protagonista bisessuale de "La Prigioniera" non era altri se non il suo segretario, Agostinelli, trasfigurato in donna nel  romanzo ,per tema di essere troppo esplicito circa le proprie tendenze sessuali. E aveva maledetto internet e Wikipedia perche' gli avevano sottratto un intrigante illusione che raccontava di un uomo geloso del fatto che la propria donna potesse tradirlo con altre donne. La recente scoperta dava al testo proustiano tutta un'altra visione, forse piu' scontata e meno interessante. Nonno Piero a volte si stupiva nell'avere questi pensieri. Dopotutto non era che un ex operaio, acculturato da sua moglie, d'accordo, ma pur sempre un operaio. Ed era stato Proust da qualche parte a dire che la nostra condizione culturale e sociale sono definite dagli altri più che da noi stessi. Eppure aveva letto abbastanza le biografie dei grandi scrittori per rendersi conto che i più grandi fra essi non avevano nemmeno frequentato l'Universita', che erano autodidatti e che il dono che avevano gliel'aveva conferito la musa dell'arte e non il proprio status sociale. Ma certamente il grande Proust doveva essere stato ironico, a dispetto della sua provenienza borghese e quindi, in qualche modo, gravida di hybris. Ad ogni modo per essere intelligenti non occorreva una laurea. E neanche per avere il permesso di leggere libri. E Piero Cavaliere da Proust aveva imparato a vivere una propria vita parallela nei libri che leggeva e contemporaneamente alle proprie letture, ad immedesimarsi nei personaggi tinteggiati in essi, di volta in volta e provando a dar seguito alle loro gesta, in modo alternativo a quello che aveva voluto far loro compiere l'autore del testo. Del resto con Gabriella, sua moglie , amava discorrere a lungo di libri, meravigliandosi, sua moglie, di talune intuizioni che Piero manifestava, di volta in volta, mentre eviscerava le trame di quelli che leggeva prendendoli a prestito in bibblioteca. E una volta aveva sorriso nell'apprendere che Bukowski aveva letto quasi tutti i testi delle biblioteche pubbliche, persino quelli di anatomia, avendo a disposizione un tempo infinito sottratto al lavoro e ad impegni familiari. Dal momento che lo scrittore barbone outsider americano aveva avuto per anni tutto il tempo di leggere senza preoccuparsi d'altro. Mentre lui lo aveva fatto al contempo con il lavoro e con la gestione di una famiglia e di una figlia; e nel bel mezzo delle temperie della storia, lotta partigiana e sindacale in mezzo. In fondo Bukowski era stato fortunato , rispetto e lui. E , diciamo pure, meno abile. 
Piero entrò all'Esselunga e cominciò a dare un'occhiata agli scaffali della frutta. Vide che c'erano le ciliege "Ferrovia", cosi chiamate perche' provenivano da alberi , in Puglia, credette, che si stagliavano lungo i binari delle ferrovie appule. Ne carico' in una sportina un paio di chili. Ad Azalea e a Gino sarebbero piaciute. E anche a Piera. A Mimmo non gli era stato dato di capire, ancora, dopo anni. L'unica cosa di cui era certo era che Mimmo si nutriva di sigarette e di caffe' al bar con gli amici. E delle storie fandoniose che raccontava loro. Come quando narrò che aveva partecipato ad un corteo studentesco ed aveva affrontato i lacrimogeni restando illeso e anzi avendo affrontato i celerini da solo, con il solo ausilio delle mani nude. Fatto di cui nessuno aveva prove certe a parte il racconto del Mimmo medesimo di cui tutti avrebbero dovuto fidarsi. Non foss'altro per la sua abilita' descrittiva della vicenda. Il fatto che invece che di un corteo studentesco si trattasse di una scorribanda della curva interista e che fosse finito al pronto soccorso intossicato dai lacrimogeni dei celerini e che Piera, sua moglie e Lui, Nonno Piero, erano andati in ospedale a tirarlo fuori dagli impicci, era nell'economia del racconto da bar, del tutto  marginale ...e sapientemente omesso. Ma Nonno Piero non gliene voleva. Non lo odiava. L'odio era un sentimento cosi simile all'amore che per odiare qualcuno questi avrebbe dovuto meritarselo di gran lunga piu' intensamente , rispetto a qualcuno cui poteva essere imputato appena di essere un rappresentante archetipico della cialtroneria italica media.
Uscito dall'Esselunga con la spesa, Piero ando'  a casa. In casa trovò Gino. Era sdraiato sulla poltrona, guardava la tv e fumava.
Nonno Piero sistemò la spesa nei pensili della cucina e nel frigo. Con calma e dovizia come un monaco zen . Salutò Gino che a malapena gli rispose.
Poi dopo che ebbe sistemato la roba, Nonno Piero gli chiese cosa ci fosse che non andava.
-Niente , Nonno...sono sotto di varie materie a scuola.Mi sa che saro' bocciato!Disse Gino evaporando una gran vampata di fumo.
-E come mai...percheènon ce lo hai detto prima? Avremmo potuto aiutarti!
-E perche'?Nessuno puo' aiutarmi. Non mi piace andare a scuola!
-Ma non lo avevi mai detto, questo, quando lo hai scoperto?
-Non si scopre. Lo si sa sempre. Si fa solo finta di far andare bene le cose. Per il bene di tutti.
-Le cose che dici sono intelligenti. Sei un ragazzo intelligente. Lo so che la scuola non è divertente e che spesso si hanno dei professori che te la fanno odiare. Che stanno li per scaldare la sedia della cattedra e prendere uno stipendio sicuro con un bel po' di vacanze estive di mezzo. Ma vedi, Gino, ci sono delle cose che bisogna fare per non perdersi delle opportunità che invece si prederanno gli altri.
-Per esempio?
-Per esempio andare all'Universita', continuare a studiare.
-Va bene, e poi?
-Poi trovarsi un buon lavoro, farsi una famiglia, avere dei figli, assicurarsi una continuità biologica...
-Che significa?
-Che qualcosa di te sopravvivrà.
-Era meglio morire da piccoli, disse Gino.
-Non è vero che lo pensi.
-E dopo che mi faccio una posizione e una famiglia e faccio fare dei figli a mia moglie?
-Migliori te stesso, il tuo lavoro, la tua vita, progredisci.
-In che modo?
-Ti compri una casa , la compri ai tuoi figli in modo che non debbano soffrire troppo per procurarsela in futuro.
-Ok, Nonno e dopo?
-E poi quando diventi vecchio come me, ti riposi.
-Ma io mi sto gia' riposando, Nonno.
Nonno Piero restò in silenzio. Lui stesso non credeva una sola parola del discorso che aveva fatto a suo nipote. E suo nipote con un colpo di genio , come solo puo' derivare da una mente semplice e logica, una mente istintiva e pura, gli aveva mandato a carte quarantotto tutto quel panegirico piccolo borghese che si era incaponito a fare . Suo nipote gli aveva semplicemente sbattuto in faccia la semplice realta' che tutta quella fatica in vista di un riposo finale non valesse poi cosi tanto la pena. Certo di mezzo c'era il cinismo di una societa' che gli avrebbe sbattuto in faccia la mancanza di un titolo di studio relegandolo ai margini. Ma proprio mentre era dentro questi ragionamenti Gino se ne venne fuori con un altro coupe de theatre.
-Papa' dice che Thoihr, il presidente dell'Inter non ha studiato e faceva il cameriere, disse Gino.
-Beh non ho mai sentito una sciocchezza come questa. Thoihr viene da una famiglia ricca. Era gia' ricco di famiglia. Diciamo che e' stato bravo a non sperperare. Ma i suoi erano proprietari di tv e giornali, altro che.
-Ma papa' ha detto...
-Ascolta Gino, tuo padre vende specchietti retrovisori per macchine...e' un magazziniere. Ma in tutto questo non c'e' niente di male. E' una persona onesta, un lavoratore. Ma per l'età che ha niente fa supporre che diventerà socio di Thohir. Tu hai una sola possibilità di farcela. Ed e' dentro quei libri che ti fanno schifo e che ti spiegano professori che ti fanno schifo. Ma se li impari bene vincerai un premio bellissimo. Una volta imparati potrai dedicarti a libri sempre migliori, piu' interessanti. Libri scritti da uomini che hanno cambiato il mondo. E non standosene a fumare a 14 anni davanti ad una tv in attesa che lo sviluppo cerebrale si fermi del tutto. D'accordo in un mondo di miliardi di persone non è obbligatorio farsi una famiglia e avere dei figli perché  i figli si possono anche adottare e magari quelli adottati ti vorranno piu' bene di quelli che avresti potuto avere naturalmente ; visto che alla fine più che tu e tua moglie i figli li educano la societa', la scuola e gli amici e compagnetti che piu' vizi hanno maggiormente interessanti sono. E magari la continuita' biologica non garantisce la continuità delle tue idee, del tuo carattere, dei tuoi punti vista, dell'abitudine a piangere durante la pioggia e a ridere se c'è  il sole o a stare male se la squadra di tuo padre perde; magari qualcosa di te sopravvive, se hai una personalita' cosi forte da rendere le tue caratteristiche fantasmi immortali che aleggiano nell'atmosfera  anche dopo la tua morte. Ecco io non lo so per certo. Magari quello che noi chiamiamo Dio è tutto questo. Non lo so per certo, ripeto. Ma tutte queste cose non le saprai mai se non imparerai quei libri giusto il tempo necessario per poi dimenticarli. Non senza che questi ti abbiano lasciato l'abitudine a leggere e a studiare. Ossia l'allenamento alla forza di volontà . Qualcosa che puo' sconfiggere persino le malattie.
Gino resto' a bocca aperta. Suo Nonno sembrava sapere il fatto suo. Spense la sigaretta. E probabilmente non avrebbe piu' fumato. Non avrebbe voluto che gli si arrestasse lo sviluppo. Principalmente perchè nella sua mente rudimentale di ragazzo ciò avrebbe implicato una mancata crescita dei suoi attributi sessuali. A volte per fare centro con un nipote devi puntare sulla cuccagna che aveva in testa e fargli cadere su capo il suo contenuto. In modo indiretto. Era un inizio. Gino spense la tv. Ando' presumibilmente verso la sua cameretta.
-Vado in camera, Nonno. 
-Che ci vai a fare, in cameretta?
-Vado a farmi delle caratteristiche...
-Ah, ok, disse Nonno Piero.
-Pensi che alle ragazze piacerà?
-Alle ragazze piacciono molto le caratteristiche...ne vanno matte, disse Nonno Piero.
Dette una carezza a Gino e si andò a sedere in poltrona.
Ecco cosa manca ai ragazzi, si disse. Avere qualcuno con cui parlare. Qualcuno che ti voglia bene. Qualcuno che ti voglia cosi bene da non essere sicuro di dirgli la cosa giusta da fare.

domenica 10 aprile 2016

Nonno Piero, capitolo 9

Aprile e' arrivato portando con se un po' di bel tempo ma anche qualche nuvola e giornata grigia residuale come il fumo di un tubo di scappamento di un auto usata. In casa Quirico la vita scorreva more solito. Nonno Piero invecchiava come il tronco di una quercia , solenne e immutabile e Mimmo conduceva la sua vita di sempre fra lavoro, scommesse allo Snai , partite dell'Inter e consigli di machismo a Gino e di "alto moralismo", come avrebbe detto lui, scambiandolo per "moralita', ad Azalea, facendo accapponare la pelle e i neuroni reattivi di Nonno Piero.
-Oggi e' Domenica, Mimmo, che ne dici di fare un salto all'Ikea?Disse Piera mentre lavava i piatti postprandiali.
-Uffa...ma c'e' l'Inter , me lo voglio vedere al bar, disse Mimmo.
-A che ora c'e' l'Inter, chiese Piera.
-Stasera, rispose Mimmo.
-Quindi abbiamo tutto il tempo, ribadi Piera.
Mimmo sbuffo'. Gino e Azalea saltarono ed emisero grida di gioia. Erano contenti. A loro piaceva l'Ikea. Scorazzare in un grande negozio , saltare sui materassi e sui letti usandoli come "gonfiabili", mangiare il gelato prendendolo direttamente alla macchinetta erogatrice , fare collezione di matite e metri di carta e per di più gratis, mangiare le polpettine e la patatine svedesi, li mandava fuori di testa. Era una specie di festa per loro.
-Ma non compro niente , eh, si affretto'ad aggiungere Mimmo. 
Nonno Piero stava leggendo un libro, La lettera scarlatta, di Hawthorne, la storia del finto ritrovamento di una lettera che testimoniava un adulterio da cui era nata una figlia la paternita' della quale sua madre si ostinava a non svelare.Un classico della letteratura statunitense dell'ottocento. Mentre leggeva , Nonno Piero, si chiedeva come diavolo avessero fatto i traduttori a tradurre dall'inglese termini resi in slang milanese. O frasi tipo"alla fine della fiera". A quel punto Azalea gli salto' in grembo e disse di prepararsi che sarebbero andati tutti all'Ikea. Nonno Piero le sorrise e le fece una carezza.
-Meglio di no, disse, resto ancora un po' a leggere.
-Ma dai, papa', vieni anche tu, lascia quel libro pesante e vieni a fare due passi con noi, disse Piera.
-Farei volentieri due passi al parco...voi invece mi volete portare da chi trasforma gli alberi in panchine...e le panchine nei parchi mi ricordano i vecchi, disse Nonno Piero.
-Capirai, disse Mimmo, perche' tu cosa sei? Non vorrai mica correre ancora dietro qualche gonna, no? Magari potessi starmene tutto il tempo seduto ad una panchina in un parco, all'ombra di qualche albero.
O dietro a qualche cespuglio a fare chi sa cosa, penso' Nonno Piero. Ma si trattenne dal dirlo. Dette una sbirciata a Piera , la quale non capi quello sguardo enigmatico.
-Va beh, vengo...per far contenti i ragazzi, disse Nonno Piero.
-Evviva, evviva, viene anche il nonno, dissero in coro Gino e Azalea. Gino fumava una sigaretta. Mimmo fumava una sigaretta. Anche Piera fumava una sigaretta. Nonno Piero e Azalea anche fumavano, pur non volendo, in quella cucina che sembrava una camera a gas.
-Non potresti smettere di fumare, disse Nonno Piero rivolto a Piera.
Piera non disse niente. Mimmo lo osservo' con una certa costernazione e disse-fumare e' fico, e' sexy.
Gino sorrise-grande Papy, disse.Anche Azalea disse , grande Papy. Ma da dove se ne venivano fuori, questi qui, pensava Nonno Piero, sembrano marziani, fumano in casa , chiamano il padre Papy. Si credono fighi e giovani e di tendenza a fare cosi, ma la verita' e' che sono cose che andavano di moda negli anni '50. A parte il Papy.

In macchina Mimmo mise su radio Deejay, dove c'erano due tizi che se la chiacchieravano all'infinito di aria fritta . La musica che mettevano fra una banalita' e l'altra era inascoltabile. Tanto che a Nonno Piero gli sembro' che gli si fosse improvvisamente accentuata la sua leggera ipoacusia. I due deejay parlavano di cose loro, di fatti personali, di film visti, di discorsi fatti ai figli, di week end a Rimini o Riccione, delle partite a San Siro, dei piccioni del Duomo. Mancava che parlassero di Sharm El Sheikh e il campionario della milanesita' piu' "bauscia" sarebbe stato completo. Come tanti milanesi che si erano snaturati, negli ultimi decenni, e che pensavano che fosse trendy andare in Egitto a mangiare frutta tropicale e guardare due pescetti con la maschera in zona barriera corallina a due soldi in croce. Ma quest'ultimo dato si doveva omettere per un ridicolo snobismo nei confronti dei meridionali che il mare ce lo avevano e anche tropicale, tutto l'anno pero'. E dire che la maggior parte di questi sedicenti milanesi, erano di origine meridionale. Si vergognavano delle proprie origini e speravano che dire di essere andati in vacanza a Marsa Alam, sperando nell'ignoranza dei cugini del sud, riguardo all'estrema economicita' di tali viaggi,li facesse invidiare. Dire che molto spesso riuscivano in questo intento non contribuiva certo a fornire un quadro culturale di riferimento del paese di levatura eccelsa. Pensava tutto questo , Nonno Piero, mentre in macchina stavano andando all'Ikea, una domenica di aprile, un mese che la storia   aveva consacrato a mese delle rivoluzioni. Mentre la storia contemporanea, avrebbe detto Mimmo Quirico, classificava come il mese della Champions League.


Parcheggiarono nel parcheggio all'aperto di fronte alla sagoma gialla dello store dell'Ikea di Corsico. Di fronte al negozio c'era il Motel 2000. Mimmo , infatti, gli dette un'occhiata preoccupata. Il Motel 2000 era un luogo di incontri clandestini , la sagra delle corna libere. Uscirono dall'auto e si diressero verso il negozio, verso quelle pareti metalliche gialloblu. I bambini presero la scala mobile giocando ad inseguirsi, mentre Mimmo che inizialmente sbuffava , di fronte a cotanto campionario di fica, comincio' , inaspettatamente per Piera , a sembrare interessato ai mobili. Piu' che altro alle anatomie mobili, per la precisione. Ma quest'ultimo dato lo colse solo Nonno Piero. All'ingresso c'era un adetto dell'Ikea in divisa gialla e blu che distribuiva matitine, foglietti e metri di carta. Mimmo lo guardo' e sganasciandogli in faccia gli fece:" adesso si usano gli iphone, amico, sei preistorico!". Piera si vergogno' un poco di lui. Nonno Piero prosegui prendendo un'altra scala mobile. Mimmo torno' indietro e chiese al giovane dipendente dell'Ikea se gli ridava le matite che le avrebbe date ai figli "che ci piace giocare con queste", aggiunse.
Salirono al piano superiore. Prima di inoltrarsi nel percorso obbligato in cui si attraversano vari reparti di vendita mobili in mezzo ad ambienti che rifacevano abitazioni vere, i ragazzi avevano voglia di gelato. E corsero verso il bistrot. Mimmo ando' verso la cassa e fece una minima fila. Ancora era una fila umana, perche' di domenica la gente aveva la tendenza ad andare all'Ikea nel pomeriggio inoltrato. Una volta alla cassa Mimmo chiese due gelati. La cassiera gli diede due coni da riempire alla macchina dei gelati che era li nei pressi.
-Perche' solo due gelati? Chiese Piera. E se ne avessi voluto anche io?
-No Piera, devi stare a dieta. Ogni sera prima di andare a dormire mi dici che devi fare la dieta, ricordi?
Piera non disse niente. Nonno Piero stava pensando che si sarebbe informato su internet per fabbricarsi una cintura esplosiva da kamikaze dell'Isis.
I bambini presero i loro gelati e si comincio' il giro. Nonno Piero soffriva leggermente di agorafobia. Se lo avesse detto a Mimmo probabilmente si sarebbe sentito rispondere che non si sarebbe dovuto preoccupare, che all'Ikea ragni non ce n'erano, tutte fighe, confondendo agorafobia con aracnofobia.
Iniziarono dai divani. Piera dette un'occhiata ai divani in pelle. Gino e Azalea si misero a saltarci su. Piera li rimprovero', Mimmo disse:" lasciali stare, sono ragazzi, si devono divertire".
-Ma un minimo di educazione gliela dobbiamo trasmettere, no?
-Tanto questi qui sono pieni di miliardi, domani mattina ne mettono un altro di divani, cambiano la pelle, con tutti i dane' che incassano!
-E' una questione di educazione, non di dane', disse Piera. Nonno Piero osservava e taceva. Dentro di se' era una pentola a pressione piena di tritolo e chiodi pronta ad esplodere. Ma non ne sarebbe valsa la pena, avrebbe solo peggiorato le cose e rovinato il clima. Doveva agire in modo diverso. Chiamo' i ragazzi e disse di andare avanti con lui. Gino aveva 27 matite e 34 metri. Li aveva contati. Aveva deciso di collezionarli. Tanto erano gratis!Azalea stava ancora finendo il gelato. Passo' una coppia con un cane, il cane defeco' e subito i due, una coppia sui trent'anni vestiti all'ultima moda entrambi con i jeans sdruciti, si dileguarono all'istante.
-Che schifo, disse Azalea.
-Non c'e' problema, tanto ora puliscono, disse Mimmo, pagano della gente a bella posta per pulire la merda dei cani.
-E se dovessi farlo tu?Disse Piera...dovrebbero pulirla loro, i proprietari dei cani, io credo.
-Io sono il cliente e pago, tutto il resto sono paturnie da comunisti!Disse Mimmo.
Che paese era diventato , questo, dove pretendere il rispetto civico era considerata una paturnia  da comunisti? Penso' Nonno Piero. E sicuramente Mimmo Quirico , purtroppo, doveva essere in buona compagnia. 
Continuarono il percorso, Piera disse a Mimmo che i divani in pelle le erano sembrati convenienti e che stava pensando di acquistarne uno.
-Scherzi? Sicuramente li fanno in Cina. O veramente pensi che li fanno in Svezia?
-Non credo che li facciano in Cina, sembrano di qualita'.
-Li fanno in Cina, fidati. Sono di pelle di cane. I cani in Cina se li mangiano. E per cosa credi che utilizzino la loro pelle?
Nonno Piero a quel punto non ce la fece piu'.
-Ma che cavolo stai dicendo?La smetti di fare il razzista? O credi di essere un praeclaro esempio di razza ariana. Con quel cognome e con quei tratti somatici!I tuoi antenati mangiavano le carrube, roba che si dava  da mangiare ai cavalli!
Mimmo incasso'duro. Piera resto' alquanto spiazzata. Non aveva mai visto il padre cosi arrabbiato. E non aveva preso mai una posizione cosi nettamente ostile nei confronti di suo marito.
-Vecchio rincoglionito, disse a mezza voce Mimmo.
Andarono ancora avanti, passarono lungo il percorso, fra scrivanie, guardaroba, mobili per la tv. Quando arrivarono alle librerie Mimmo ando' dritto verso un commesso seduto al computer e gli fece una domanda.
Piera resto' incuriosita. Quando torno' a intrupparsi nel nucleo familiare a spasso per l'Ikea gli chiese che cosa volesse.
-Niente volevo sapere quanto costava una libreria!
-Che carino, la vuoi regalare a mio padre?
-No, volevo sapere se ci potevo mettere su un acquario. Se reggeva il peso.
Piera non disse niente.
Trascorsero la giornata all'Ikea. Mangiarono al ristorante. Nonno Piero non volle niente. Mimmo mangio' le polpette svedesi. Erano meglio di quelle che faceva Piera, disse con la sua solita sensibilita' da elefante in transito in una cristalleria. Gino e Azalea mangiarono anche loro le polpette con il sughetto svedese e la marmellata di mirtilli. Che Mimmo snobbo' dicendo che era una roba da froci. Poi ci fu un altro gelato. Che mangiarono tutti. Mimmo ne offri uno a Nonno Piero. Un gelato pacificatore. 
-Toh, poi non dire che non ti trattiamo bene, disse Mimmo porgendoglielo.
La solita gentilezza con partita di giro. Tanto i soldi per il gelato venivano dalla sua pensione. Visto che gli stipendi di Mimmo e  di Piera  erano impegnati in mutui e finanziamenti. Ma non era il caso di fare i malmostosi. La gentilezza c'era stata.
-Com'e' il gelato, Nonno, disse Mimmo.
-Il gelato non era buono, ma e' stato buono il fatto di offrirmelo, disse Nonno Piero.
Mimmo lo guardo' con odio. Ma non disse niente. Uscirono dal negozio che avevano comprato delle cose. Piatti, bicchieri e forbici. Le forbici dovevano essere l'articolo piu' venduto all'Ikea. Quel trittico di forbici  di vari colori e misure. Tutte le volte che aveva traslocato, negli ultimi vent'anni, Nonno Piero ne aveva trovate intere collezioni. Erano il simbolo del consumismo. Anche se non compravi nulla, all'Ikea, le forbici ti davano l'idea che ti servissero. E che non ce ne avessi gia' in casa. Poi quando tornavi a casa e vedevi che ne avevi gia' provavi quel vago senso di colpa che ti viene dopo la masturbazione. E che identificava scientificamente, quasi, il meccanismo del consumo. Consumare a tutti i costi era come masturbarsi. Una volta acquistato non ti restava che il senso si colpa. E altre forbici sul groppone.



sabato 19 marzo 2016

Nonno Piero, capitolo 8

Stava arrivando la primavera, anche se come tutti gli anni si faceva attendere e portava una coda di freddo. Le mezze stagioni non esistevano piu', si soleva dire. Ma erano le cose che dicevano le persone che non avevano molto da dire. I discorsi sulle mezze stagioni erano i discorsi delle mezze seghe. La pensava cosi, piu' o meno Nonno Piero, mentre era su un autobus diretto a fare un giro per la citta'. Ogni tanto lo faceva , lasciarsi trasportare dagli autobus su e giu' per la citta'. Gli piaceva guardare la gente, le donne con le sporte della spesa gialle dell'Esselunga che nonostante le vene varicose conservavano sguardi civettuoli e guizzi negli occhi come pesci slamati contro sole, ragazzi che avevano bigiato a scuola che si trascinavano su quegli autobus seduti malinconici con i loro zainetti istoriati di frasi su Belen Rodriguez e Fabrizio Corona , le cuffie dell'iphone innestate nelle orecchie e la musica sparata a palla da autoisolamento assoluto. Com'erano distanti dai ragazzi di generazioni precedenti che avevano ben altre scritte, magari piu' impegnate e politiche che adesso non avevano piu' alcun senso, perche' la politica era diventata una roba da format televisivo. La gente magari si stanca di tante promesse non rispettate , si stanca di tanti pseudorivoluzionari che una volta al potere si riempiono le tasche come i peggiori banditi messicani dei b-movies americani  e cercano di sfangarsela per se' e proprie generazioni future. Dieci uomini detenevano la meta' della ricchezza mondiale  e se nessuno aveva corretto questa anomalia era solo per un motivo, pensava Nonno Piero mentre se ne stava seduto sull'autobus e passava da Figino, una frazione verso via Novara: in fondo gli andava bene il principio di arricchirsi più e meglio degli altri e dividere con gli altri li rendeva tristi. Preferivano morire di fame sognando di diventare ricchi che vivere dignitosamente in comunione con gli altri. Ecco tutto, pensò Nonno Piero. Ma mentre era immerso nei meandri di questi suoi pensieri a dir poco esistenzialisti, vide una macchina ferma a bordo strada, una strada che si apriva nei campi e passava da Figino, questa frazione di Milano di quattro anime in croce e due kebabberie assortite alla men peggio, che assomigliava a quella di suo genero. Quando l'autobus passò vicino all'auto vide la targa  e a quel punto ne ebbe la certezza. Ebbene si, era la macchina di suo genero. Che , lavorando in un magazzino di ricambi d'auto non c'era motivo che dovesse essere in quel luogo. Poco avanti sul limine della strada vide una creatura seminuda con dei seni ben in evidenza, di colore, dai tratti forti, che sollevava le gambe appena fasciate da una gonna raffazzonata dalla quale faceva capolino qualcosa che in mezzo alle gambe di una donna era decisamente di troppo. Si trattava di un transessuale. E piu' avanti ce n'era un altro , bianco di carnagione  e con tette ancor piu' sul punto di esplodere. La sua mente comincio' ad elaborare una verità che non avrebbe mai voluto verificare in concreto. Non ci poteva credere. Come, suo genero, un uomo tutto d'un pezzo, uno che dichiarava ai quattro venti la propria mascolinità disprezzando gli altri, i diversi, i froci, come esseri inferiori, aveva bigiato al lavoro per offrire le sue grazie a qualcuna di quelle creature, che, a giudicare da ciò che aveva appena intravisto non dovevano avere nelle proprie posticce anatomie femminili il pezzo forte che le faceva preferire alle donne? Non ci credeva, non poteva essere vero. Soprattutto perche', seppur verosimile, nel momento in cui chi si accanisce ossessivamente contro qualcosa lo fa perchè intrinsecamente deve avere qualche conflitto irrisolto, che suo genero poteva aver fatto una cosa del genere, non gli sembrava giusto, ecco, nei confronti di sua figlia. Dopotutto quella donna era ancora innamorata di quell'uomo (anche se il motivo di questo innamoramento per Nonno Piero era una mistero che metteva in subordine  i segreti di Fatima), ma cosi innamorata che aveva completamente snaturato il suo essere . Da valente insegnante e donna di cultura, accanita lettrice, sempre attenta al dibattito culturale, partecipante a convegni, presentazioni di libri, telefonate a radio e Tv, si era trasformata in una vera e propria tifosa di quell'ometto da niente che disprezzava la cultura, un brachicefalo il cui apice massimo del trastullo mentale era rappresentato dall'Inter e dalla trasmissione dei pacchi su Rai Uno, con godimento finale se non vinceva nessuno. Si era messa persino a seguirlo allo stadio, quando andava a vedere i nerazzurri, specie nel derby.
E l'aveva trascinata a fumare.
 Stava perdendo la calma e gli stava salendo la rabbia. Ma non poteva avere la certezza assoluta circa le sue illazioni. Quindi a quel punto si poneva il problema su come affrontare la cosa. Ma non avrebbe fatto finta di niente. Era combattuto tra il sollazzo che aveva ricevuto dalla scoperta che suo genero, uomo tutto d'un pezzo era un cliente di transessuali e il dramma intrinseco che questa notizia rappresentava per la sua famiglia. Non sapeva come comportarsi. E non avendo santi a cui votarsi, chiese idealmente aiuto a Gabriella, la buonanima di sua moglie, se ci sei ascoltami e ispirami, le chiese in silenzio, circa la mia condotta riguardante questa faccenda. Il suo umore , durante la giornate  e non solo, ne avrebbe di sicuro risentito. Era una questione delicata da cui sarebbero potuti derivare problemi anche per i suoi due nipoti, la ragione principale della sua permanenza in casa Quirico.

Una volta a casa era andato all'Esselunga a comprare qualcosa per cena. Carne di cavallo, broccoli e pomodori. Oddio, la carne di cavallo era per i nipoti, che dovevano crescere. Le verdure per lui e per sua figlia. Si era completamente dimenticato del genero. Andasse al diavolo, debosciato di uno!
Tornato a casa salutò Piera e le mise i sacchetti della spesa sul tavolo da cucina. 
-Papà che c'è, mi sembri triste , oggi!
-E che mi manca tanto tua mamma, cara...ma mi passa, vedrai che mi passa, menti Nonno Piero.
Andò a sedersi sulla sua poltrona , vicino alla finestra. E se ne stette un po'  a guardare il passaggio su via Forze Armate. Accese la radio e mise su Radio Tre. Un po' di musica classica lo avrebbe ritemprato.
-Dove sei stato oggi? Gli chiese Piera.
-Ho fatto un giro in autobus, ho visto un po' la citta'. Una delle cose belle dello stare in pensione è avere il tempo di osservare con calma la città in cui hai vissuto per anni e vedere come cambia.
-Interessante, disse Piera.
Toh, mia figlia ogni tanto dà traccia di una presenza neuronale ...nonostante il brachicefalo, penso' Nonno Piero. Si alzò e ando' in bagno. Accese la luce in cima allo specchio e si osservò. Carnagione scura, capelli grigi tagliati corti, faccia rugosa e asciutta. Si guardò la pancia e ne notò l'assenza. Camminare a lungo aveva i suoi effetti benefici, dunque. Poi si ridette un'occhiata. Nonostante si facesse la barba tutti i giorni, a sera era già ricresciuta. Se la crescita del suo pelo fosse stata come quella del pil nazionale l'Italia sarebbe stata il Giappone d'Europa. Invece sembrava quasi che ne fosse lo Zimbabwe. Con tutto il rispetto per i fratelli africani, pensò. Stava solo prendendo tempo e cercava di capire come avrebbe gestito il terribile sospetto che si era fatto strada come una lama incandescente nel plesso dei suoi pensieri da quella mattina. Spense la luce e tornò in cucina. Azalea e Gino erano già seduti a tavola, Piera aveva quasi finito di cucinare. Aspettavano Mimmo.
-Mimmo ha telefonato, dice che sta arrivando, che c'è transito!
Come era beffarda a volte la lingua italiana. E come mai non aveva detto traffico e le era sfuggito transito? Meno male che non credeva alle streghe, come sua nipote Azalea, la quale non si perdeva una puntata dell'omonima serie tv. La coincidenza del suffisso gli sembrò comunque strana.
Cinque minuti dopo arrivò Mimmo. Sembrava di buon umore. Saluto' tutti tranne Nonno Piero, come al solito. E dopo un pò fece:" stasera c'e' l'Inter, gioca in coppa con la Juve. Dai Gino, accendi la tv, stavolta gli facciamo il culo a strisce a 'sti juventini".
Gino rise e agguantò subito il telecomando facendo zapping fra i programmi e pronto a bloccare le immagini appena avesse visto un campo verde.
-Ah...stasera carne di cavallo...proprio quello che ci vuole ad uno stallone come me, disse Mimmo sedendosi a tavola. Nonno Piero lo guardo quasi distrattamente, ma non disse niente.
-Allora Piera, com'è andata la giornata oggi?Fece Mimmo.
-Ma va là come sei allegro oggi, cosa ti e' successo?
-Niente ho giocato allo Snai e se stasera l'Inter vince vi porto tutti a fare un week end in montagna, vi va?
-Certo che ci va, dissero i ragazzi in coro.
Mangiarono in silenzio. Anche perche' non si doveva disturbare la visione della partita e il flusso fortunato della scommessa. Disse cosi Mimmo. Nonno Piero osservava Piera. Sembrava tranquilla,ma c'era un velo come di tristezza che ogni tanto le passava sul viso.
Poi l'Inter segnò, e Mimmo disse a Gino, vai sul tuo computer del cazzo e comincia a guardare la transalpina da fare nel week. La transalpina. Già , era una maledizione quel suffisso. Era come se la lingua italiana gli stesse parlando, penso' Nonno Piero. E' un segno di Gabriella, da lassù mi sta avvisando. Ma anche se fosse vero. Anche se è vero...io cosa ci posso fare? Per il momento niente. Ed era un po' quello che doveva essere il contenuto della calotta cranica di suo genero, penso'. Bisognava proteggere i nipoti. E questo era un motivo in piu' per non andarsene. E finire nelle cronache di "Chi l'ha visto" disperso su qualche treno diretto a Nizza senza neanche saperne il motivo. Guardò fuori dalla finestra, nella sera delle luci serali. Il mondo fuori era pieno di vita, salmoni che guizzavano gioiosi. Non sapevano che prima o poi avrebbero incontrato tutti il proprio orso .Quanto a lui, Nonno Piero, beh lui aveva incontrato un rospo. E adesso non sapeva bene come mandarlo giu'.

sabato 27 febbraio 2016

Nonno Piero, capitolo 7

Nonno Piero continuava la propria esistenza con relativa tranquillita'. Si alzava presto, faceva stretching, ascoltava Radio 3 , poi usciva a fare la spesa  e poi andava a camminare. Camminare era uno sport sotto gli occhi di tutti di cui nessuno si accorgeva. Uno sport che non costava niente, rilassava, manteneva in buona salute e ti faceva riflettere. Non c'era bisogno di essere il Dottor Veronesi per dire che lo sport faceva bene ma che ad una certa eta' poteva addirittura fare male e che era meglio una bella passeggiata che una corsa stressatendini e spaccaossa. Nonno Piero lo sapeva da sempre. Era una cosa che aveva imparato durante la Resistenza. Guardate un po' quando una parola assume significati molteplici. Resistere ai tedeschi e ai fascisti che denunciavano i propri connazionali ai tedeschi era stata una questione di allenamento mentale e fisico. Tutti i suoi compagni partigiani, correvano. Ma quella volta che sabotarono le linee dei tram e bloccarono Milano e i fascisti con le loro divise nere cominciarono un rastrellamento a tappeto, con i cani , mentre i suoi compagni correvano, lui camminava. Non me ne frega niente, pensava Nonno Piero , sono nel mio paese, ho lavorato duro per portare il pane a casa e non posso neanche lamentarmi apertamente di essere stanco, di voler gridare al mondo che voglio essere libero, non obbedire ai padroni, padroni della fabbrica, padroni del governo, padroni delle squadracce, padroni della mia vita, facessero quello che vogliono. Tutti i suoi compagni furono presi e incarcerati, alcuni consegnati ai tedeschi finirono in campi di concentramento e non tornarono piu'. Lui camminava. Passarono un paio di volte con sguardi torvi e minacciosi, lui con il fagotto del lavoro, il passo spedito e sicuro, in realta' rassegnato, ma non si azzardarono ad avvicinarsi. Non seppe mai se per paura o istinto si sopravvivenza. Il loro. Visto che lui aveva addosso del tritolo e si sarebbe anche fatto esplodere. Perche' quando non hai piu' niente addosso se non i vestiti che puzzano di dignita' perduta, sei disposto a tutto. Per questo non tranciava mai giudizi facili e demagogici su nessuno che fosse disposto a farsi esplodere per qualsivoglia causa. Che non doveva essere una scelta priva di calor bianco.Da allora aveva tratto la consapevolezza che correre non servisse se non a manifestare la propria colpevolezza. Non si poteva correre per sempre e camminare dava l'idea di avere i piedi ben piantati per terra , nel tuo terreno, nel tuo territorio, nelle tue radici, nella tua vita. Tanto se correvi ti raggiungevano e la facevano finita prima. Morire camminando doveva essere come ridere dei propri carnefici. Prendersela calma di fronte all'ineluttabilita' del destino e farsi beffe di lui.
Spesso andava al parco delle Cave, una bella area verde che si apriva con numerosi alberi e verde intorno a tre enormi invasi di acqua artificiali lungo i quali molti correvano. Ma negli ultimi anni, camminavano e facevano nordic walking, quella camminata con le bacchette che a chiamarla in inglese si aveva l'impressione che diventasse di moda e figa. Ma che era una cosa che doveva venire dai vecchi in montagna di ogni tempo.
Naturalmente di questo suo ricco mondo interiore , alla sua famiglia, genero in testa, non importava nulla.
Ed erano cosi abituati a vedere il frigo pieno che non erano portati a considerare il contributo di nonno Piero nemmeno in quei termini pragmatici che , per i tempi che si stavano vivendo, erano fin troppo preziosi. Ma a Nonno Piero non importava molto. Lui restava. Lui resisteva. La sua era una camminata filosofica di resistenza che aveva lo scopo di insegnare ai suoi nipoti un paio di trucchetti per cadere, se dovessero avere la mala ventura di cadere perlomeno in piedi, come avrebbe detto Lou Reed parlando dei consigli di suo Nonno. Gli venne da ridere a quel pensiero, Lou Reed , maestro di trasgressione aveva avuto piu' saggezza nell'ascoltare i consigli del nonno di qualsiasi genitore medio o alto contemporaneo, persino perbene... per non dire perbenista.

Tornava dalle sue passeggiate corroboranti con animo saturo di pensieri e rilassato, in pace con se stesso. In una citta' dove la filosofia veniva ritenuta un ramo secco del pensiero in luogo della conoscenza dell'economia, si rendeva conto , quella sua esistenza frugale, anticonsumistica, di anziano che non spendeva soldi per andare in palestra a fare corsi di ginnastica dolce, da uno o piu' psichiatri per farsi prescrivere pillole di prozac, al bar a bere e giocare a carte, o a giocare a videopoker o, perche' no, a prostitute, che non si ammalava mai finendo per scaldare le sedie degli ambulatori di medici rampanti corrotti da informatori del farmaco rapaci che imponevano sul mercato farmaci mal testati persino su animali e , last but not least, che avevano il tempo di girare per supermercati acquistando solo prodotti in offerta, doveva essere percepita e concepita come eversiva. Eppure dove sarebbe finita tutta quella gente del suo quartiere senza la filosofia? L'economia gli sarebbe servita soltanto a rinsaldarne l'uso volto al concetto di risparmio. E basta. La filosofia invece aiutava a sopportare meglio la vita. E questo concetto , per Nonno Piero, era di gran lunga piu' importante.


Come quella volta in cui Gino torno' a casa mogio mogio perche' a scuola lo prendevano in giro perche' non aveva una fidanzata. I suoi compagni sembrava ne avessero tutti una e si fossero gia' dati da fare.
Mimmo si arrabbio' come una iena e disse che si sarebbe subito dovuto procurare una ragazza e cantargliene quattro dopo. Che se era il caso gliel'avrebbe procurata lui un'esperienza valida da raccontare ai compagnetti e farli restare di stucco! 
Il giorno dopo Gino torno' a casa ancora piu' bastonato. Perche' nessuna ragazza della sua classe lo voleva. E i suoi amici avevano detto che lui era frocio.
Era toccato a Nonno Piero spiegargli bene come stavano le cose.
-Senti un po', Gino, vieni qui...e spegni quella sigaretta , ti devo parlare.
Gino si accoccolo' ai pedi del Nonno e lo guardo' con occhi imploranti.
-Tu provi attrazione per le ragazze?
-Si, disse subito Gino...mi viene sempre duro quando giochiamo e mi vengono addosso.
-Quindi il fatto che i tuoi compagni ti definiscano frocio non deve colpirti particolarmente, sei consapevole di questo?
-Si, disse Gino . E guardo' il nonno con sguardo ritemprato.
-Detto questo i tuoi compagni non conoscono neanche il significato di questa parola
...frocio. 
-E' una brutta cosa, Nonno.
-Come fanno a dire certe cose se non hanno  nemmeno mai visto una ragazza nuda!
-Come no, Nonno, tutti noi abbiamo visto una ragazza nuda!
-Non dire bugie. Tu e soprattutto loro potranno averne vista qualcuna in foto o in video, non certo dal vivo!
-Beh, Nonno, non e' la stessa cosa?
-Direi di no, Gino. Direi di no. Dal vivo e' come una magia! E' come quando esce il sole dopo la pioggia . Come se quando sorride partisse dalla sua bocca un arcobaleno che e' un sopracciglio di Dio. Come quando sbocciano i petali di un bocciolo. Non solo e' magica, come ho detto, ma il suo profumo e' la somma dei profumi creati da Dio caduti dal suo letto di nuvole e ti inebria le narici fino a farti svenire.
Gino era estasiato. Lo stava a sentire. Avvertiva una sensazione di benessere, mentre il nonno parlava. E di eccitazione profonda, completa. Un'eccitazione diversa rispetto a quella che provava guardando un film porno o una foto sconcia di donna nuda.
-Per cui Gino, stai sereno. I tuoi compagni sono solo molto bravi a mentire. Ma verra' il giorno che li smaschererai e svelerai il loro gioco.
Gino se ne ando' nella sua stanzetta a giocare a play station. Ma duro' pochi minuti.. Poi si distese sul letto e comincio' a pensare. A fantasticare. A quanto sarebbe stato bello avere una ragazza  vera, in carne ed ossa.

Due giorni dopo Gino era fidanzato. Lo disse a tavola mentre tutti mangiavano. Mimmo non stava piu' nella pelle.Spense la sigaretta nel piatto e dichiaro'" hai visto a papa', adesso chi sono i froci?". Che splendido compendio di pedagogia, penso' Nonno Piero, era la raccolta dei consigli di suo genero. Era un miracolo se Gino non aveva sviluppato tendenze omosessuali. Non che gliene sarebbe importato. Ma era fin troppo realista per non immaginare che la vita di un ragazzo di Baggio, di una famiglia povera, che non eccelleva certo negli studi, avrebbe potuto vedere abbastanza inferno nella vita, per aggiungerne un altro. E di Pasolini, penso' Nonno Piero, ce n'era stato uno solo. E ce n'era d'avanzo per un paio di secoli.

mercoledì 17 febbraio 2016

Nonno Piero , capitolo 6

Anche quella mattina di Febbraio , Nonno Piero si era alzato molto presto. Aveva fatto stretching e acceso la radio. La teneva a basso volume, gli sembrava quasi di prevedere le cose che avrebbero detto, persino in ambito culturale. A gennaio, il 27 ,c'era stata la giornata della memoria, e anche alla radio c'era stato un profluvio di celebrazioni. Interviste, racconti, testimonianze. Tutto intorno alla sua famiglia, alla sua abitazione, a Baggio, popoloso quartiere della cintura ovest di Milano, la giornata della memoria aveva tutta l'aria di essere assimilata a qualcuna di quelle giornate per la lotta a qualche patologia, insomma, una specie di giornata per la lotta all'Alzheimer. Nessuno se n'era accorto. Gli unici che a scuola sapevano piu' o meno di cosa si trattasse, erano Gino e Azalea, nipoti di Nonno Piero. Perche' il loro nonno gliene aveva accennato. Nonno Piero aveva un amico, un suo compagno di lavoro e di lotta partigiana, che era sopravvissuto ai campi di sterminio. Era stato ad Auschwitz. Quando era tornato era tornato a stare nella sua umile dimora di Baggio, a poche centinaia di metri da li. Ma aveva vissuto in un costante stato di atarassia, isolato, privo di qualsiasi contatto con il mondo reale. Una specie di sociopatico , anzi, come gli aveva detto una volta per scuoterlo Nonno Piero, un sociapatico. Ma lui lo aveva osservato con lo stesso interesse che avrebbe avuto un Bradipo tridattilo nel chiedere l'autostop ed era tornato subito nel suo mondo, nel suo viaggio mentale. A volte , Sergio Mongucco, questo il suo nome, sembrava svegliarsi da quel torpore e raccontava , rivivendole drammaticamente, alcune scene che aveva vissuto. Tipo come quella volta che , quasi posseduto, comincio' a parlare e disse:" venne l'uomo delle SS...ci chiese chi di noi aveva conoscenze di meccanica. Io avevo fatto il meccanico di tram, di autobus, di automobili e di moto. Ero qualificato. Alzai la mano. Anche un altro alzo' la mano. Ci misero davanti un motore di sidecar. Chi l'avesse riparato avrebbe avuto salva la vita. Capii che il mio collega non aveva nessuna nozione di meccanica. Io cercai di collaborare con lui. Con gli occhi gli suggerivo dove e cosa toccare, in quel groviglio di cavi e meccanismi. Era messo male, il motore. Ma lui non riusciva a seguirmi. Alla fine quello delle SS capì tutto. Prese il mio compagno e lo fece portare via. Io , nel frattempo, riparai il motore. Quello che aveva alzato la mano con me non lo vidi piu'. Era terribile. Ero vivo ma mi sentivo piu' morto che vivo. Quando sei in quelle condizioni per anni, come sono stato io, non credi che ne uscirai vivo perche' li dentro sei gia' morto un mucchio di volte. Eh.....eh.....e quando muori tutte quelle volte pensi che se finisce niente tornera' come prima". Poi il Mongucco aveva taciuto per un bel po' ..Giorni, mesi. Era come se si esprimesse a corrente alternata. A volte non arrivava la corrente. Gliene avevano fatta assaggiare fin troppa i nazisti, con le torture , pensava Nonno Piero. 
Era un pezzo che non andava a trovarlo. E quel 27 di gennaio era andato a trovarlo, in via Mar Nero, li nei pressi. Ma aveva trovato il suo appartamento chiuso.Aveva chiesto informazioni ad una vicina e gli avevano detto che lo avevano portato in ospedale. Quale non si sapeva. Non aveva nessuno, tutti i suoi parenti o erano morti o emigrati in Argentina. Una volta Mongucco gli aveva detto che aveva dei figli e dei nipoti in Argentina. Uno di loro era scomparso durante la dittatura di Videla. E non era neanche ebreo. Nemmeno Mongucco lo era. Era anarchico. Evidentemente i valori libertari si trasmettevano geneticamente, aveva pensato Nonno Piero. Ad ogni modo ci era rimasto male, per la scomparsa dell'amico e non se l'era sentita di fare il giro degli ospedali. Almeno per il momento. Aveva paura di sapere che era morto . O che soffriva moribondo abbandonato in qualche fatiscente casa di cura comunale.
Ora, quella mattina di Febbraio, i nipoti si erano alzati da poco ed erano tutti eccitati, era Carnevale e dovevano andare a scuola e partecipare a dei miniveglioni in maschera. Ovviamente stavano parlando di che cosa si sarebbero dovuti mascherare , nel mentre, lentamente , ma inesorabilmente, sia Mamma Piera che Papa' Mimmo, si stavano alzando e , sigarettimbocca, si preparavano a sedersi a tavola per la colazione. Oramai nemmeno salutavano Nonno Piero, il quale  non ci faceva piu' caso. Cercava solo di capire a quale soprammobile lo assimilassero. 
- Io mi vesto da Colombina, disse Azalea tutta contenta, mi ha comprato il vestito ieri la mamma.
-Io da gangster, disse baldanzoso Gino. Stava gia' fumando.
Nonno Piero non s'aspettava che suo padre gli imponesse di smettere di fumare o quantomeno gli intimasse di non farlo in casa  o, in via supplementare, a quell'ora di mattina. Dopotutto era anche lui un fumatore. E non voleva farlo lui. Cercava sempre di fargli capire che non era una cosa buona con battute, comportamenti o esempi. Ma fino ad ora non ci era riuscito.
-La mamma mi ha detto che Colombina era una principessa, ciarlo' ingenuamente Azalea.
-Roba da femminucce, disse Gino, io sono un gangster...un vestito figo il mio...non come certi miei compagni di scuola ...uno di loro, pensa papa', si voleva vestire a femmina!
Nonno Piero aveva ormai le ferite alle orecchie. Quei poveri ragazzi dicevano cose inenarrabili. E i genitori li lasciavano dire. Colombina, serva di Pantalone e corteggiata da Arlecchino, che certo non era Emanuele Filiberto di Savoia, scambiata per principessa. Lasciare incisa una cosa del genere nell'immaginario di una bambina non era il massimo. Ma non sembrava importare molto a sua madre. Dopotutto era un'insegnante!Diamine!Penso' Nonno Piero.
-Il figlio di chi, si voleva vestire a femmina? Chiese Mimmo tutto interessato a suo figlio.
-Il figlio di Dicedomini, disse Gino.
-Beh, e' normale, con quel padre frocio che c'ha, disse Mimmo. Subito dopo proruppe in una risata con le lacrime agli occhi. E insieme a lui, a ruota, rideva a crepapelle anche Gino.
-Piero, che fai, non ridi? Non e' che niente niente alla vecchiaia mi sei diventato "un culatun". Aahahahahaha. Proprio si scompisciava.
Anche Piera si mise a sogghignare.Insomma la risata aveva coinvolto tutti. Piero pero' non sorrideva. Ascoltava la radio. Gli veniva in mente Sergio Mongucco e i suoi racconti , le sue improvvise e lunghissime apatie. Cominciava a capirlo. Auschwitz non era finita con Auschwitz.
Mimmo dette un buffetto a Piero e disse," dai, stavo scherzando". Piero lo guardo' e rise anche lui. Ridevano tutti, ora. Erano proprio una bella famiglia. Ed erano pronti per il saggio ginnico, i salti nel cerchio di fuoco e i discorsi del preside sulla purezza della razza e sulla sacralita' della famiglia, in attesa del veglione di Carnevale, dove , tutto sommato, qualcosa di democratico c'era rimasto. La serva Colombina era stata promossa a principessa.

sabato 16 gennaio 2016

Nonno Piero, capitolo 5

Passate le feste a Milano si sono dovuti fare i conti con lo smog. Traffico bloccato a causa delle polveri sottili. Nonno Piero camminava molto a piedi, non solo perche' non aveva la macchina, anche perche' gli piaceva. Lo faceva stare bene, fisicamente e anche psicologicamente, perche' si sentiva a posto con la coscienza, contribuendo alla consegna di un mondo migliore ai suoi nipoti. Anche se sapeva perfettamente che per un Nonno Piero che la pensava in quel modo c'erano 100 generi Mimmo che erano di parere opposto. Mimmo infatti non sopportava quella situazione. Ogni giorno doveva andare al lavoro a piedi e con i mezzi. Bestemmiava tutti i santi appena alzato la mattina e malediceva il sindaco e tutti i politici che sanno solo rubare i soldi. I soldi di Mimmo che guardava la Rai e non pagava il canone, che non pagava una multa dal 1995 e il condominio con la scusa che i servizi condominiali erano inefficienti. Nel frattempo giocava allo Snai, scommetteva sull'Inter e si faceva prestare i soldi da Nonno Piero. Soldi che Nonno Piero non avrebbe piu' rivisto. E se si permetteva di lesinare , Mimmo gli diceva ex abrupto che era il solito italiano che sarebbe morto povero perche' non se la sentiva di rischiare mai. Nel frattempo, considerava Nonno Piero, i conti a fine mese della famiglia di suo genero , li faceva quadrare lui con la sua tanto disprezzata pensione da italiano mediocre che non vuole rischiare mai.
Cosi per alcuni giorni era stato decretato il blocco del traffico in tutta Milano, a causa dell'aumento delle polveri sottili. Quelle meno sottili di colore bianco e sabbioso che Nonno Piero vedeva scambiarsi al parco e per strada persino in pieno giorno, potevano continuare a circolare nei nasi e nei sistemi sanguigni di una citta' di drogati. 
O perlomeno questa era la percezione che aveva della questione Nonno Piero.

-Porca troia, questi politici del cacchio, scommetto che loro l'auto blu non la mollano mica per andare dove devono andare, diceva Mimmo. 
Si faceva la barba e fumava. Prima del lavoro. Doveva alzarsi prima per essere sul posto di lavoro in orario. O almeno era quello che pensava. Nonno Piero che invece era un esperto di mezzi pubblici, tram, autobus e metropolitane, gli aveva piu' volte fatto notare che probabilmente con i mezzi ci metteva meno che con la macchina. Ma a Mimmo certi discorsi non piacevano. Sugli autobus con quei "marrucchini " puzzolenti non mi va di andare, diceva. Gino rideva quando il padre diceva quelle cose. Azalea stava zitta , probabilmente persa nel suo mondo tolkieniano di fiabe. Piera non commentava. Osservava la situazione e si dava da fare per preparare un minimo di colazione. Nonno Piero se ne stava seduto ad  ascoltare la radio e guardava fuori dalla finestra. Aveva preso i mezzi per una vita e camminato a piedi da sempre. Non si ricordava nemmeno che avesse avuto una macchina. A lui non serviva. Gli piaceva incontrare gente, osservare gli altri. Si poteva prendere una laurea in antropologia osservando la gente di una metropoli come Milano. E soprattutto si potevano trarre lezioni di grande umanita' e solidarieta'. 
Ultimamente si vedevano , specie di mattina presto, in tram e metro, un sacco di stranieri, in divisa da lavoro, le scarpe antinfortunistiche, jeans sporchi di calcinacci, stravolti dal sonno e dalla stanchezza, seduti addormentati. O ambulanti con sacchi di plastica pieni di mercanzia , pronti per essere srotolati nelle fermate del metro' o per strada, nei punti di passaggio, sui marciapiedi. Gente che sbarcava il lunario, la maggior parte dei quali faceva lavori duri, dove ci si doveva alzare all'alba e si finiva con il buio, per un salario misero. Gente che viveva in appartamenti popolati all'inverosimile, per risparmiare e mandare cosi qualcosa alle famiglie all'estero, sempre con l'obolo trattenuto dalla Western Union . E poi giovani vestiti nei modi piu' bizzarri, qualche punk di ritorno , pericolosi Latin King, tatuati , cappellini da baseball, canottiere Los Angeles Lakers anche d'inverno con grandi collane d'argento o oro penzolanti dal collo, con gli smartphone a fare da sound system per motivi musicali hip hop latini. O cinesi calmi, serafici, col sorriso eterno della meditazione ereditato dal taoismo dei tempi che furono, degli evi passati, nonostante l'adeguamento alle abitudini occidentali e ai conseguenti vizi, dei quali il fare i soldi  in qualsiasi modo stava in cima alla scala dei nuovi disvalori. Era davvero una Babele moderna, li sotto, pieno di ragazzi che se ne stavano seduti in fila, nei vagoni della metro, tutti con smartphone in mano, digitanti, e nessun libro in mano, a volte qualche e-reader.
E anche i suoi nipoti per paura dei famigerati "marrucchini", non prendevano i mezzi e Gino, oltretutto,  usava il motorino. Indovinate chi gli metteva la miscela per camminare? Nonno Piero.
Nonno Piero si ricordava i primi tempi nel dopoguerra in fonderia...Persino suoi compagni di lavoro che erano comunisti, facevano battute sarcastiche sui terroni che piantavano prezzemolo e basilico nelle vasche da bagno, invece di usarle per lavarsi e che se fosse stato per loro la Monarchia e il Re sarebbero stati ancora in sella. E che erano i primi della lista di proscrizione del crumiraggio quando si scioperava.
Ma lui incontrava questa gente, i meridionali, in giro sui tram elettrici cigolanti vagolanti per Milano, con quelle facce buie, tristi e che erano esattamente buie e triste come quelle di chi a Milano c'era nato e ci viveva da generazioni, avendo perso il sole dentro che dovevano invece portarsi con se'  da dove venivano. 
Adesso che c'erano i "marrucchini " questi meridionali e soprattutto i loro figli nati a Milano, erano stati promossi a italiani. Nonno Piero che aveva letto Voltaire ricordava molto bene una delle sue lezioni principali:"la tolleranza non ha mai provocato alcuna guerra, l'intolleranza ha coperto la terra di massacri". Ne discuteva sempre con la sua amata Gabriella. Discutevano di questa assurda pratica di evitare di affittare case o appartamenti a meridionali, nel dopoguerra. La ritenevano ingiusta e anacronistica. Ora la stessa cosa succedeva agli stranieri. La gente, gli italiani, se ne fregavano della storia dei nonni, di chi era andato all'estero per "campare" le famiglie e aveva trovato porte chiuse e sfruttamento. Suo genero che lavorava come dipendente in un magazzino di ricambi d'auto , oggi fruiva di diritti che lui ai suoi tempi si era dovuto conquistare con scioperi, cortei, lotte sindacali. Ma secondo lui il tutto si riduceva non in grandi discorsi filosofici , ne' in teorie partorite da professoroni dimoranti in turris eburnee. Semplicemente si trattava di gente che non aveva sofferto o aveva sofferto troppo. In entrambi i casi si perdeva la lucidita' del pensiero.
Ora se Mimmo, Piera e i suoi nipoti e la maggior parte delle persone se ne fossero andate in giro a piedi o nei tram o in metropolitana, si sarebbero semplicemente resi conto di come vivevano gli altri, di come erano anche fatti gli altri e che osservandoli da vicino e non al telegiornale in foto segnaletiche opportunamente evidenziate a scopi elettorali, fossero uguali a loro, a noi. Un' armata dolente di gente che soffriva esattamente come loro, come noi ... e forse anche piu' di noi. Andando in giro a piedi , per i mercati, nei parchi, nella vita di strada senza essere uomini della strada, si riusciva ad avere un quadro d'insieme piu' obbiettivo. E si poteva persino "simpatizzare" con gli altri, spiegarsi con loro, capire il loro punto di vista. Non si doveva avere paura , di andarsene in giro. Che cosa si risolveva ad andarsene in macchina , una macchina una persona, soli, con i propri pensieri, se non lasciare le strade a chi la macchina non se la poteva permettere? Era per questo che le strade si erano fatte pericolose, perche' alla fine se tu una bestia la metti in gabbia, la fai sentire in gabbia e i tram e gli autobus e le metropolitane restavano popolate da questa umanita' dolente, si accelerava solo il processo di disintegrazione, di separazione, la societa' divisa in classi in base alla viabilita'. Una volta che aveva accennato questo ragionamento a suo genero , lui aveva sorriso sarcasticamente e gli aveva risposto
-Parli cosi perche' sei vecchio, perche' non hai un cazzo da fare, non devi lavorare, produrre, e che ormai la tua vita l'hai fatta. Ma te non lo sai cosa significa per un giovane che vuole uscire con una figa non avere la macchina. E' considerato uno sfigato.
E il ragionamento, aveva pensato Nonno Piero, per quella mente da australopiteco di suo genero, non faceva una grinza e l'equazione doppia era, niente macchina , niente figa e niente figa uguale sfigato.
C'erano state epoche in cui bastava lavorare un paio d'ore al giorno per produrre il necessario per sostentarsi. E lasciare tutto il resto del tempo per vivere. E lo sapeva bene lui, che leggeva di nascosto nei bagni della fonderia, o in tram mentre andava al lavoro, fra una chiacchiera e l'altra con quelli che incontrava. La societa' era andata a puttane perche' la gente non parlava piu'. Questi ragazzi erano in grado di chattare con New York con il cellulare , ma non sapevano cosa dire a quelli che avevano di fianco. Era tutta una faccenda del rimandare la responsabilita' del metterci la faccia a scambiarsi un pensiero. Era tutto sbagliato. E anche se lui aveva lavorato 8 ore per decenni sperando che un giorno venisse un sistema che facesse lavorare meno la gente per farla vivere di piu', non solo quel sistema non era arrivato. S'avanzava un peggioramento e il lavoro era diventato l'unica medicina possibile per trascorrere le ore e non pensare e niente. Era una vita subacquea. Uscivi di casa e prendevi la macchina, andavi al lavoro e prendevi l'ascensore, lavoravi otto ore di fila fin quando era buio, riprendevi la macchina e tornavi a casa incontrando i tuoi familiari seduti davanti alla tv dove vedevano persone di sostanza elettromagnetica con cui non potevano nemmeno interloquire. Era chiaro a quel punto, che quando lui accennava a qualche ragionamento o a raccontare qualche storia, un po' tutti si dileguassero fra play station, internet, tv o compiti da fare. Non erano abituati ad ascoltare persone vere. O digitali o nel pieno svolgimento del loro dovere lavorativo.
Nonno Piero era appena tornato a casa dopo la sua passeggiata serale e si era seduto sulla sua poltrona. aveva voglia  di ascoltare la radio, ma non si poteva perche' c'era la tv accesa, davanti al tavolo della cucina. In camera  sua Gino giocava a play station, Piera aveva il mal di testa per non saper distinguere piu' i propri alunni dai Pokemon che Azalea amava guardare in Tv il pomeriggio e Mimmo era seduto davanti a Bruno Vespa  a spredicare contro questi politici che bloccano il traffico procurandogli un danno economico rilevante, dal momento che lui vendeva ricambi per auto. Nonno Piero lo guardava costernato. Era come ascoltare gli operai che producevano armi. Se ne fregavano se quel che facevano  procurava lutti a famiglie, privava madri dei figli, figli di madri. I lutti alle famiglie richiamavano vendette e vendette altri lutti e altri lutti significavano altre armi da produrre e lavoro assicurato per sempre. Nell'epoca nucleare tutto questo era semplicemente assurdo. Ma che cosa potevano andare a fare, questi operai che fabbricavano armi? Avrebbe gridato Mimmo. Nonno Piero aveva una risposta anche per per questo. Avrebbero potuto fabbricare piu' biciclette, dato che se si andava avanti cosi con le auto sarebbero stati piu' i morti di tumore che quelli di fame nel mondo.
Ma d'un tratto gli sembro' inutile riferirla.
 Poi gli venne in mente quello che gli diceva sempre sua moglie, Gabriella:" quello che costruiamo a scuola, la societa' e le famiglie lo distruggono un minuto dopo che i nostri studenti sono usciti . Ma c'e' sempre la speranza che qualcuno di loro si porti dentro quello che gli trasmettiamo. E a sua volta lo trasmetta ad altri". Era per questo che Nonno Piero non mollava. Sperava che un giorno i suoi nipoti si sarebbero illuminati e non semplicemente fulminati...magari con la presa della Play station.

venerdì 8 gennaio 2016

Nonno Piero, capitolo 4

E' Natale e a casa Quirico si preparano tutti per vivere al meglio questa festa. Quirico è il cognome di Mimmo, il genero di Nonno Piero. Mimmo si sta facendo la barba , in questo momento e il bagno è occupato da piu' di un'ora, mettiamo che Nonno Piero avesse l'esigenza di orinare, beh,  dovrebbe uscire di casa e andarsene al parco, perchè Mimmo quando occupa il bagno non permette a nessuno di entrarci , neanche per brevi interruzioni. Oltre alla barba , Mimmo, si rasa il cranio, cosa a cui tiene particolarmente e che lo fa sentire virile. Come pure lo fa sentire virile fumare. Fumare sigarette, che quelli che si fanno le canne non sono altro che comunisti di merda smidollati che fanno le prove generali prima di passare alle pere. Per fortuna Nonno Piero gode di ottima salute e non soffre di alcun tipo di incontinenza, men che meno verbale. E' uomo di poche parole. Anni addietro parlava di più, ma negli ultimi anni non sprecava più il fiato, anche perchè in famiglia non lo stavano a sentire. Quando accennava a qualche racconto si giravano tutti dall'altra parte e mettevano sulla Tv. Magalli, Vespa, Barbara D'urso, qualsiasi cosa sembrava essere meglio dei racconti di vita vissuta di Nonno Piero...


 Poiche' tutti avevano da fare, chi doveva andare a scuola, Piera, Azalea , Gino, chi al lavoro, Mimmo, Nonno Piero era stato precettato per fare l'albero e il presepe, percheè, aveva detto suo genero, che cazzo di Natale è se non si fa almeno un albero di Natale e un presepio. Cosi Nonno Piero aveva preso un albero dal fioraio, un tizio di Barletta che vendeva fiori e piante all'angolo della strada vicino all'Esselunga di Baggio, in nero, da anni. Quando Nonno Piero era andato a comprare l'albero, Pino, il barlettano, da trent'anni a Milano, si era lamentato di questi extracomunitari di merda che non pagano le tasse e che gli avevano rigato la Bmw "nuova di zenga". Aveva detto proprio cosi, Pino, "nuova di zenga", perche' comunque era noto ormai a tutti da tempo che andare a scuola contribuiva solo a ingrassare le fila dei disoccupati cronici depressi e che lavorare, specie in nero, era meglio di qualsiasi altra cosa, per fare i soldi e farsi curare gratis negli ospedali pubblici risultando nullatenenti. 
Non importava se la Bmw gliel'aveva rigata Nonno Piero e non un extracomunitario di merda, ne' se gli extracomunitari , o almeno alcuni di loro, pagassero le tasse per mantenere prestazioni ospedaliere di uno che non pagava le tasse vendendo fiori e piante a nero, questo paese, pensava Nonno Piero, andava avanti per luoghi comuni. Lui era andato in montagna a fare il partigiano, aveva fatto le lotte operaie in fonderia, per conquistare i diritti e adesso agli operai non importava più niente, dei loro diritti:avrebbero lavorato a cottimo 24 ore, pur di comprarsi la Bmw. E questo aveva insegnato a Nonno Piero una grande verità , e cioè che se chi lotta non ha gli strumenti culturali e del pensiero e se non li difende a spada tratta, corre il rischio di essere risucchiato nell'orda del parco buoi dei clienti della societa' del consumo, dove l'unica cosa rimasta a procurarti piacere è comprare, non importa cosa, qualsiasi cosa ti faccia sentire bene. Che poi si tratta di un sentirsi bene che dura pochi secondi e che scema in una specie di cupio dissolvi masturbatorio, una volta che hai capito che non hai i soldi per metterci la benzina, nella Bmw. 


E cosi Nonno Piero aveva comprato l'albero, aveva comprato le decorazioni, aveva comprato l'illuminazione  e poi era andato al parco e aveva raccolto del muschio da alcuni alberi, sul versante nord degli stessi, come gli aveva spiegato un giorno, la sua mai abbastanza compianta, Gabriella. Gabriella, dove sei, pensava Nonno Piero, mi hai lasciato solo a vivere in un mondo dove mi sento un marziano. 


Con il muschio aveva fatto la base per il presepe. Aveva comprato tutto a credito, perchè i soldi della sua pensione lui li consegnava tutti alla famiglia . Per cui quando glieli chiese a Mimmo, suo genero lo aveva guardato come avrebbe guardato uno zingaro storpio che chiede l'elemosina al semaforo, vale a dire con una improbabile rabbia nata dalla consapevolezza che qualcuno ti stia chiedendo qualcosa con l'inganno di una finta menomazione. Fatteli dare da tua figlia, aveva risposto Mimmo. 
Intanto l'albero di Natale spiccava nella sala da pranzo, ben agghindato, con le lucette intermittenti, che di notte contribuiva all'effetto frecce d'auto se si osservavano le finestre del condominio, da fuori, da giù per strada, perchè tutte le famiglie del palazzo ne avevano uno in omaggio alla nascita di Gesu' Cristo, il figlio di un Dio a cui credevano a intermittenza, come le suddette lucette. 


Il giorno di Natale, Nonno Piero si era alzato presto, more solito, e aveva fatto i suoi esercizi di stretching, poi aveva acceso la radio, Radio tre. Qualcuno stava facendo la rassegna stampa. A giudicare dal tono di voce del commentatore, congetturò Nonno Piero, si trattava di una rassegna stampa rassegnata, come se il giornalista commentando le notizie, volesse trasmettere questa sensazione che , nonostante il Natale dovesse significare letizia, nel mondo accadevano sempre i solito orrori. 
Azalea si alzò per prima a si andò ad accoccolare sulle ginocchia di Nonno Piero, che se ne stava seduto in poltrona ad ascoltare la radio e a guardare fuori dalla finestra. La giornata era grigia e fuori, stancamente, qualcuno portava i cani al parco  e qualcun altro stava lavorando, probabilmente un extracomunitario, probabilmente di merda. Ma stava lavorando e , probabilmente , versando qualche contributo, stava pagando la pensione di Nonno Piero, quella stessa pensione che contribuiva al bilancio familiare di un capofamiglia che parte di quei soldi se li giocava allo Snai. 
Ma era Natale e Nonno Piero voleva rendere omaggio a quel giorno in cui era nato un uomo che, si credesse o meno, era da annoverare fra i Giusti della terra e , si credesse o meno fosse il figlio di  Dio, aveva cacciato i mercanti dal Tempio e riabilitato le puttane. 
Era cosi che la vedeva Nonno Piero. 
Iniziò il concerto di musica classica, una qualche opera di Mozart, Nonno Piero non aveva badato alla presentazione. Azalea in braccio , semiaddormentata, gli stava dicendo, che bella questa musica, mi rilassa. Era la musica dei secoli, degli immortali, la musica per antonomasia, composta da qualcuno che aveva persino fatto la fame, per continuare a fare ciò che più gli piaceva e che pensava che creare qualcosa di bello che allietasse i popoli per sempre , fosse suo dovere su quella terra.
Espresse queste considerazioni in forma favolistica ad Azalea. Mozart, disse, fu anche povero, nella sua vita, ma non smise mai di credere in quello che faceva, non solo perche' gli piaceva farlo, ma perche' voleva lasciarci qualcosa di bello di cui noi avremmo potuto godere liberamente e gratis.
-Beh, se è gratis allora vuol dire che non vale un granchè, disse Mimmo che si era alzato da poco e che aveva stancamente dato un'occhiata all'albero di Natale.
Nonno Piero non aveva dato seguito a quella rozza provocazione. Taceva e tollerava. Anche perchè da tempo si era fatto l'idea, riguardo ai rapporti dialettici con il genero, che interloquire con lui sarebbe stato come dare degli asparagi ai conigli . Poi si alzò Piera, che andò verso il padre e fece per avvicinarsi e dargli il buon Natale. Baciò il padre sulla guancia mentre lui se ne restava li seduto, con Azalea in braccio. Mimmo vedendo quella scena fu colto da un moto di stizza. Vieni qui, disse alla figlia, non eèsalutare che tu stai addosso al Nonno. Lo soffochi, aggiunse con un espressione sarcastica e beffarda. Azalea si alzò con un certo dispiacere e andò in braccio al padre. Che se la baciò tutta come non baciava sua moglie da anni. Non pote' fare a meno di pensare , Nonno Piero.
Poi si alzò Gino. A quell'ora del mattino, questo ragazzino di 14 anni, gia' fumava. Ma ne' suo padre ne' sua madre, gli dicevano niente. Anche perchè, di li a poco, entrambi si sarebbero accesi la sigaretta iniziale del mattino...dopo l'immancabile caffè. Nonno Piero non tollerava il fumo. Era stato fumatore, in gioventù  Finchè non si era reso conto che il fumo lo danneggiava e che i problemi alla salute che portava erano molto più  seri dei presunti benefici psicologici. Era il modo attraverso cui il consumismo ti vendeva la falsa idea del relax e la finta immagine della virilita', negli uomini e della sensualità nelle donne. Faceva venire la disfunzione erettile negli uomini  e invecchiava la pelle nelle donne... e il cancro a tutt'e due. Era un fatto culturale, pensava Nonno Piero. Ma lui taceva e tollerava. C'erano quei ragazzi , quei due nipoti, che non si sentiva di abbandonare. 


Gino dette un'occhiata dalla finestra e vide qualcosa. Ma le puttane lavorano anche il giorno di Natale? , disse all'improvviso. Sua madre lo rimproverò aspramente, invitandolo a cambiare linguaggio. Suo padre si fece una grassa risata. E lo guardò con ammirazione, come se volesse dire con orgoglio, tutto suo padre!
E venne il momento di mettersi a tavola. Piera aveva fatto la pasta al forno e gli antipasti di bresaola e stracchino. Gino e Mimmo mangiavano più divorando, quasi senza assaporare. Azalea spiluccava, perlopiù e Piera , come al solito, mangiava poco. Nonno Piero mangiava tutto, ma lentamente, assaporando ogni portata. Fa niente se la pasta al forno era del tipo surgelata e precotta. La cosa piu' importante era l'intenzione. Ad un certo punto Nonno Piero disse " abbiamo iniziato a mangiare senza dire qualche parole di augurio o qualche preghiera, in ossequio alla nascita di Gesu'".
-Si, va beh, mo' facciamo la messa, disse Mimmo. 
Gino rise alla sua battuta.
 Azalea e Piera non risero. Ma non dissero niente. 
Piera si alzo' e servi l'agnello. Aveva mandato Mimmo dal macellaio a comprarlo. 
Lo aveva dovuto prenotare, perche' nel quartiere era prevedibile che a Natale ne avrebbero fatto man bassa.
Gesu' lo sa che noi festeggiamo la sua nascita? , proruppe improvvisamente Azalea.  Nessuno rispondeva. A dispetto dei suoi tredici anni mostrava un candore d'altri tempi che faceva di lei la preferita di Nonno Piero.
Cosi Nonno Piero la guardo' bonariamente e dopo un largo sorriso, le disse:" certo".
Azalea gli fece un sorriso, mentre Mimmo e Gino si stavano strafogando di agnello.
 Dalla bocca di Mimmo uscivano le punte di due  patate al forno , tanto era  piena. 
Buon Natale, disse Nonno Piero . 
Buon Natale , Nonno, disse Azalea.