Nonno Piero stava dormendo. Non dormiva mai troppe ore, da quando aveva compiuto settant'anni(parecchi anni prima, quindi). Ma a dire il vero non si ricordava di aver mai dormito davvero profondamente nella sua vita. Sirene, bombardamenti, tedeschi, cani pastori tedeschi, raffiche di mitra, scioperi, cortei, sua figlia Piera con la mononucleosi, Gabriella, sua moglie che si spegneva come una candela in un libro di Giordano Bruno. Se lo avesse detto a Mimmo si sarebbe potuto sentir commentare-eccerto!, basta aver successo nel calcio che subito scrivono libri-equivocando con lo storico centravanti della Lazio post Chinaglia. La differenza era che anche Nonno Piero conosceva Bruno Giordano e Giorgio Chinaglia, ma cio' non gli aveva precluso la possibilità di conoscere anche Giordano Bruno, il filosofo il cui palindromo opposto era omonimo del centravanti biancoceleste.Mah, Nonno Piero non credeva per una questione di intelligenza, magari di curiosità. Gabriella pero' diceva che la curiosità era la porta dell'intelligenza. Mimmo avrebbe commentato che si sarebbe comunque dovuto trattare di una porta difesa da Buffon! Anche se era interista.
E cosa sognava Piero Cavaliere? Era un ricordo filmico, erano gli anni settanta e lavorava in fabbrica, alla Breda. C'era un brutto clima, capi e capetti stavano con il fiato sul collo agli operai e fuori c'erano un mucchio di esaltati ,che si ispiravano ai partigiani trent'anni dopo i partigiani, che si erano messi in testa di fare i giustizieri. Ma Nonno Piero non li condivideva. Sparare alle gambe e azzoppare a vita un "tempista", uno che teneva i tempi con l'orologio per calcolare quanto ci metteva un operaio a finire di assemblare un pezzo di motore, con moglie e figli e casa a rischio di renderlo un disabile a vita , non era un gesto da eroi. Altro che partigiani, quelli si che rischiavano la pelle per difendere il proprio paese. Era una cosa molto più importante e giusta. Anche se c'erano state delle esagerazioni. Ma in una guerra civile, si sa, pensava sognando Nonno Piero, si fanno strappi alla regola e si abusa del potere delle armi. Sparare , come facevano i brigatisti, a gente disarmata , padri di famiglia che non è che proprio godessero nel fare quel che facevano, controllare i tempi del lavoro ai propri colleghi, poveri disgraziati che erano in un certo senso costretti a farlo e che l'idea che in alternativa avrebbero potuto rinunciare a farlo non li doveva porre con le teste su un ceppo pronte per essere mozzate. Insomma , Nonno Piero non condivideva. Credeva più alle lotte pacifiche, alle conquiste con metodi di lotta pacifici e solidali, di guerre ne aveva già fatta una e gli era bastata e avanzata.
Quel giorno uscì prima dal turno di lavoro e vide davanti a lui Ambrogio Brambilla, un lombardo doc, che faceva il tempista e , pensava Piero Cavaliere, anche con fin troppo zelo, tanto da essersi reso odioso anche a lui. Cercò di non superarlo perchè non aveva voglia di salutarlo, questo era lecito, pensava, doveva essere lecito, non gli piaceva quel che faceva e come lo faceva, ma lo considerava un ratto dal colletto bianco, uguale agli altri ratti ma che credeva che avendo un colletto da "comandino "avrebbe potuto sfangarsela a vita fino alla pensione; senza immaginare che invece era solo il pittbull del momento per il padrone del momento e che quando i combattimenti per cani fossero cessati lo avrebbero lanciato in fondo ad una scarpata lasciando che si sfracellasse persino peggio degli altri ratti che invece tiravano avanti la cricetica carretta della produzione. Poi svolto' l'angolo , di lì a poco ci sarebbe stata la fermata del tram e Brambilla avrebbe proseguito per andare a prendere la sua utilitaria parcheggiata lì nei pressi. Successe tutto in pochi minuti, Piero Cavaliere vide arrivare di gran lena una Kawasaki, la vide affiancarsi a Brambilla. Sulla moto c'erano due tizi con il casco. Quello che sedeva dietro tiro' fuori una pistola, una calibro nove, gli sembrò lì per lì a a Piero Cavaliere e si preparo' a fare fuoco. Nonno Piero mi mise a correre verso quella moto e verso Brambilla , si sfilò, sempre in corsa, lo zainetto da lavoro, e quando fu a cinque metri lo scagliò verso gli uomini in Kawasaki. Lo zainetto colpì la pistola proprio mentre faceva fuoco , e il proiettile scheggio' il marciapiedi. La Kawasaki sgommò via , mentre l'uomo seduto dietro la moto gli dette un'occhiataccia di sguincio...a Nonno Piero.
Brambilla giaceva in terra scioccato. Piero Cavaliere ricordò di averlo aiutato ad alzarsi. Di avergli spazzolato la giacca scura. Poi gli chiese se era tutto a posto. Sì, disse Brambilla. E come un automa si diresse verso la zona dove aveva parcheggiato la macchina. Piero , ricordò, riprese lo zainetto da terra e aspettò il tram. Non raccontò mai quell'episodio a Gabriella. Lei ne avrebbe sofferto e si sarebbe preoccupata per le possibili conseguenze ritorsive. Quella gente, i terroristi, avevano senz'altro qualcuno in fabbrica come referente. Il giorno dopo Brambilla si dette malato. Nonno Piero lavorò a lungo tutta la giornata, come se niente fosse. Era una antica cultura, la sua. Il lavoro era stata una conquista. Il caos era nemico del lavoro, il caos era una roba per gente che non aveva mai lavorato e che in nome dei diritti del lavoro avrebbe continuato a non lavorare.
Ambrogio Brambilla mesi dopo chiese di cambiare mansioni. Non fece più il tempista. Si mise a lavorare a fianco a Piero Cavaliere. E con lui non parlò mai dell'accaduto.
Si sveglio' di soprassalto, tutto sudato. Si alzò dal letto, sei di mattina. Dette un'occhiata alla finestra. Sul marciapiedi di fronte il marocchino grasso che vendeva Marlboro di contrabbando era già sul posto di lavoro, il sacchetto pieno di pacchetti di sigarette aperto sopra la fila di carrelli dell'Esselunga, il fioraio stava esponendo la sua mercanzia, il Bar cominciava a ricevere i suoi avventori. Poi d'improvviso vide il faccione di Mimmo, che si era alzato anche lui da poco, sigarettimbocca, diretto al bagno . Lo sorpassò senza nemmeno salutarlo. Aveva più problemi lui, di prostata, che Nonno Piero...ed era ancora alla mezz'età.
Poco dopo uscì dal bagno.
-Com'è che sei già in piedi? Ma se non devi lavorare come mai ti alzi a quest'ora...problemi di prostata, eh?
Disse Mimmo Quirico.
-No..è che dormo poco...ho fatto un brutto sogno.
-Scommetto che vincevi al superenalotto e perdevi la schedina, disse Mimmo
-No..peggio...salvavo dal suo omicidio una persona che odiavo...
-Pentito?
-No...no...lo rifarei cento volte, disse Nonno Piero...
-Io se trovo a Renzi sulle strisce, quanteveriddio, lo stendo, altrochè, disse Mimmo.
-Non dici sul serio...
-Ti sbagli, Piero...dico sul serissimo...quel bastardo ha più a cuore i negri che noi del suo stesso paese. Quanto vorrei che dei negri gli violentassero la moglie!
-Neri...si dice neri...
-Sì, certo, Neri per sempre... negri e froci al rogo, stanno mandando questo paese a puttane!.
-Non mi sembra che queste persone inducano la gente a rivolgersi alla prostituzione, magari è gente che bisogno di soddisfare proprie carenze...i clienti...disse Nonno Piero mellifluo.
-Ma che cazzo dici...tu sei un vecchio sciroccato che deve sempre dire la sua... come se contassi qualcosa. Quando morirai non verrò nemmeno a posare i fiori sulla tua tomba. E nemmeno tua figlia ci verrà! Non vedo l'ora che tu tiri le cuoia! Amico dei negri!
Nonno Piero non rispose. Con un mezzo sorriso si diresse verso il bagno. Era davvero strano. Suo genero era quanto di peggio avrebbe potuto capitargli. Lo offendeva gratuitamente, specie quando non c'era la moglie, Piera. Che poi era sua figlia. Beh, se il paese stava andando a puttane , suo genero di quelle puttane doveva essere uno dei migliori clienti. Ma non glielo avrebbe mai detto in faccia in presenza di sua figlia. Per rispetto di sua figlia. Che non voleva vedere o faceva finta di non vedere chi s'era sposato.
Infine penso' che Mimmo era così, che diceva quelle cose perchè fondamentalmente era uno che soffriva. Perchè non si era realizzato. Non si era compiuto come essere umano. Forse non si era compiuto come adulto. Era fragile e quando sei fragile non hai abbastanza palle per prendertela con i più forti di te. Ti sfoghi con i più fragili.
Mimmo era rimasto lì nei pressi. Fumava nervosamente. Guardava Nonno Piero con odio. Come se fosse il responsabile dei suoi fallimenti. Si sentiva giudicato.
-Dimmi un po', fece ad un certo punto Mimmo rivolto a Piero Cavaliere-ma quand'è che levi le tende da qui? Sai che mi hai rotto i coglioni?
Nonno Piero sorrise come un Buddha.
-Non posso andarmene, disse, devo proteggere la vostra famiglia...finchè ci sono...
-Ma che cavolo dici...Tu non potresti proteggere nemmeno ai moscerini...sei un vecchio pazzo e inutile a cui non importa niente nemmeno di sua figlia.
-Beh, dev'essere per questo se mi sono sempre tenuto per me di quella volta che ti ho visto uscire da dietro i cespugli di Figino, vicino via Novara...zona di puttane...se non peggio. Peggio secondo le tue categorie, ipocrite, di pensiero, s'intende...
Mimmo resto' come folgorato....
-Che hai visto tu? Gli occhi gli roteavano come in uno spasmo che stava per esplodere in qualcosa di incontrollato.
Poi tacque. Resto' assorto guardando verso la finestra che dava su via delle Forse Armate.
E due, disse a se stesso Nonno Piero nel silenzio dei suoi pensieri. Si puo' sparare meglio senza proiettili. Una specie di bomba "h" del pensiero. E le conseguenze sono che , al massimo , uno resta stronzo come prima. Ma vivo e vegeto davanti alle proprie contraddizioni. Sono quelle le bombe che devi schivare, se vuoi continuare a vivere dignitosamente. E nessuno si farà male... correndo il rischio di guarire.
Nessun commento:
Posta un commento