sabato 25 marzo 2017

Nonno Piero, capitolo 17

Si sentiva come nel film "Il Grande Lebowski", come se fosse in volo in una sostanza amniotica, come Superman nello spazio. Avvertiva la presenza di Gabriella, ma non riusciva a percepire la sua corporeità. La sua vita in quel momento gli sembrava un romanzo di Hermann Hesse, qualcosa che inizialmente aveva dei contorni ma che poi verso la fine quei contorni non li aveva più e cominciava a diventare più sfumato, la storia scompariva e apparivano i fantasmi, i sogni, immagini surreali. Ricordava di aver letto" il Lupo della steppa", di quell'autore svizzero che tutti consideravano tedesco. Si sentiva attirato verso una strana luce , come in fondo ad un tunnel. O forse era solo la sua immaginazione, forse ricordava i racconti di qualcuno che asseriva fosse stato nell'al di là ed era tornato, la morte non l'aveva voluto. Rivide molte scene della propria vita. La lotta partigiana, le lotte in fabbrica, le notti passate insieme a Gabriella. Vide il suo viso dolce e gli sembrò di sfiorare il suo corpo perfetto da professoressa  di ginnastica, come si diceva una volta. Vide tutti i libri che aveva letto e si vide in azione in molti di essi...ed ebbe voglia di leggerne altri. Ma continuava ad essere risucchiato. E più veniva risucchiato più provava una sensazione di benessere. Vide se stesso disteso su un letto d'ospedale e intorno a lui medici che armeggiavano con tubi e macchine e fili e monitor. I suoi parenti non c'erano. Tranne uno. Mimmo. Il suo sguardo cereo lo osservava da dietro alla vetrata di una sala di rianimazione. Non piangeva. Ma neanche rideva. E non perchè gli sarebbe venuta a mancare la sua pensione. La pensione di Nonno Piero. Forse era preoccupato per se stesso. Perchè sapeva che un giorno quella fine sarebbe toccata a lui. Nonno Piero si sentiva stanco e si chiese  se voleva vivere o morire, molte volte. Ma si rese conto che non era una cosa che poteva decidere lui. E pensò che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave. In fondo era stato un uomo fortunato. Aveva vissuto bene, aveva amato, era stato amato, aveva combattuto per degli ideali alti, non aveva mai fatto mancare nulla alla propria famiglie ed aveva avuto al fortuna di veder crescere i suoi nipoti al proprio fianco. Non era poco. Simili "privilegi"non erano stati dati a tutti.Chi l'aveva deciso, Dio? Questo non lo sapeva. E non era detto che l'avrebbe saputo. Il fatto che dopo morti , da anime, si poteva incontrare Dio o chi per lui, era una convinzione da status di vivente. Ammesso che tutti quelli che erano in vita fossero vivi. Tutte quelle ore trascorse in Chiese, Moschee o Monasteri, potevano garantire appena la convinzione che ci si poteva salvare l'anima. Ma se per salvarsi l'anima ci si doveva rinchiudere delle ore ad adorare divinità, dimenticando di vivere, non si poteva dire, al termine della propria vita di aver veramente vissuto. Così come il non aver mai comunque qualche volta rivolto una preghiera a qualcuno o qualcosa. In tal caso non si sarebbe vissuti spiritualmente.
Attraversò galassie e pianeti e vide diverse civiltà, ma mai per un momento credette che gli Ufo esistessero per davvero. Potevano benissimo essere  mondi di altre dimensioni. Ma il volto di Mimmo lo rasserenava. Poverino, stava soffrendo, si vedeva ad occhio nudo. Soffriva per se stesso e soffriva perchè suo suocero se ne stava andando senza che gli avesse fatto capire che in fondo non ce l'aveva con lui. Che il mondo reale era un mondo di merda e che per resistere a tutta quella merda che lo circondava lui reagiva come le pale di un ventilatore, allontanando lo sterco e spargendolo sugli altri, come se ciò lo alleggerisse. Ma anche Nonno Piero soffriva , perchè non stava avendo la possibilità di dirgli che gli dispiaceva per lui e che comunque lo avrebbe aiutato in ogni caso. Se fosse rimasto. Ma poi, voleva rimanere? Voleva restare? A voler manifestare il desiderio di restare si sarebbe sentito egoista. Come se rubasse la scena a chi non aveva potuto vivere a lungo, nonostante magari fosse stato persino più degno di lui.

Ecco, adesso gli sembrava di avvertire dolore. Sembrava che il suo corpo tremasse tutto. Era come se la sua anima fosse rientrata precipitosamente nel castello di carne del suo corpo. Non aveva visto nessun Gesù, non aveva visto nessun Dio, ma ne avvertiva la presenza. Solo che magari non si chiamavano così. Quei nomi erano le proiezioni delle menti umane. Ma ebbe la consapevolezza di essere giunto oramai in una fase del suo viaggio in cui i nomi non avevano più alcuna importanza. Erano poco più che dei suoni, eco rimbalzanti urlati a squarciagola dall'ultimo pitecantropo disarmato alle prese con qualche predatore carnivoro. Da qualche parte nell'Universo. 
Ecco, ora che era tornato nel proprio corpo, avvertiva dolore. Un dolore talmente intenso da non riuscire nemmeno ad avere la forza di comunicare. Di comunicarlo . Stava morendo. Sentiva che gli mancava poco. Che cosa avrebbe potuto fare , in quegli ultimi momenti? A che cosa avrebbe potuto pensare? No. Non c'era nessuna sequenza tipo film "Il Gladiatore", in cui, poco prima di morire, rivedi i tuoi cari che ti hanno lasciato per primi. E questa cosa genera angoscia. E acuisce il dolore fisico tracimando in quello psichico. Gli sarebbe dispiaciuto non veder crescere i nipoti. Gli sarebbe dispiaciuto non alzarsi presto la mattina, accendere la radio sulla musica classica, fare stretching, i 1800 esercizi che gli aveva insegnato Gabriella....ecco cosa intendeva con il fatto che era stata sempre al suo fianco!
Eppure non era disperato. Solo avrebbe voluto non sentire quel dolore intenso. Era come se tutti i suoi organi interni stessero andando in frantumi. Come oggetti vitrei in una cristalleria. 

Ecco, adesso intorno a lui c'era un affollamento umano. Uomini e donne con camici bianchi. Discutevano il da farsi. Ognuno aveva una propria teoria. Ma al termine della discussione tutti parlavano di "linee guida". Possibile che non ci fosse un cavolo di Dottor House disposto ad infischiarsene di quelle benedette linee guida? Chi è in vita vuole vivere! Ma già la vita è abbastanza "sofferenza". Se si deve soffrire ulteriormente per andarsene...beh, c'era qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo!

Nonno Piero aveva gli occhi aperti, ma non riusciva a vedere. Ma avvertiva le voci e intravedeva le sagome di alcune persone. Ecco, adesso c'erano tutti. Piera, Mimmo, Azalea e Gino. La sua famiglia. O quel che restava. No, detto così non era un bel dire. Ma non era il momento, quello, di perdersi in formalismi linguistici. Dopotutto era stato un operaio che aveva letto molto e ad aveva molto vissuto. Più che un Lupo della steppa, lui, Nonno Piero, invece, era stato un bradipo centrometrista. Non sapeva cosa significasse, ma gli venne così, in mente..

-Sta morendo, disse Piera, commovendosi. 
-No, il nonno non deve morire, disse con un soffio di voce Azalea.
Gino non disse niente. Era un lago riempito a lacrime.
Mimmo era un fossile. Immobile. Imperituro. Fermo nella roccia della propria fissità.
-Sta soffrendo, disse Piera, piangendo. Le lacrime le sgocciolavano copiose sulle gote.
-Cosa possiamo fare per alleviargli il dolore?, chiese inaspettatamente Mimmo Quirico.
-Niente...a parte aumentare la dose di morfina, disse Piera.
Gino e Azalea, piangevano abbracciati.


-Io non ho il coraggio!, urlo' Piera.
-Il coraggio di che?, disse Mimmo.
-Non hai capito ? I medici ci hanno lasciato da soli a bella posta...dandoci ad intendere che potevamo staccare il tubo del respiratore...
-Ma che cosa dici?
-Certo, Mimmo...fanno così...loro non si assumono responsabilità, non lo fanno. E' come se si girassero dall'altra parte!.


Restarono tutti in silenzio. Azalea aveva la faccia di chi non aveva capito più di tanto di cosa la sua mamma ed il suo papà stessero parlando. Gino invece sembrava aver capito.
.-No...io non ce la farei mai...a togliere la vita a mio padre, disse Piera, hanno detto che non c'è più nulla da fare...e ci hanno fatto capire che sta soffrendo...
-Non mi guardare...io sono cattolico...non lo posso fare!, urlo' a quel punto Mimmo...ed uscì dalla stanza.
Piera gli corse dietro. Restarono Azalea e Gino. E Nonno Piero. Nonno Piero c'era ancora. Aveva uno sguardo sereno e gli occhi chiusi. Non si sapeva neanche se stesse soffrendo.

Fuori dalla porta della stanza dove giaceva Nonno Piero, Mimmo e la moglie discutevano animatamente.
-Eppure ci deve essere un modo per alleviare quest'agonia....disse Mimmo.
-Bisogna staccare il respiratore, non ce n'è un altro, disse la moglie.


Ho capito, penso' Nonno Piero, devo togliere le castagne dal fuoco anche stavolta. Ma ci sono i bambini. Non possono , non devono vedere!

Azalea e Gino piangevano abbracciati davanti al letto del Nonno. Nonno Piero. Nonno Cosmico. La sua anima stava viaggiando nel cosmo. Ma loro non lo sapevano. Pensavano che dormisse. Il tracciato cardiaco sulla macchina indicava che c'era ancora un battito. Un battito lieve come il frullo d'ali di una farfalla. Si vive e si muore. Era come sfogliare una margherita, come da bambini.

-Vieni , Azalea, il Nonno vuol morire da solo, in pace. Usciamo, disse Gino...


Fine

giovedì 2 marzo 2017

Nonno Piero, capitolo 16

Non si sentiva bene , Piero Cavaliere, Nonno Piero. Da qualche giorno aveva la febbre. Ma da quando era in fasce anche con la febbre la sua attività non aveva mai avuto posa. Non ne era capace. Una questione generazionale, pensò. Poi si disse, stupidaggini, tutte le generazioni hanno le proprie sofferenze, è una questione soggettiva: c'è chi le sopporta meglio e chi no. Certo se sei forgiato, sopporti meglio.
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è  niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.

Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto  di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare  che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò  a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era  diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.

Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi. 
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.


Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole. 
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere. 
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto! 
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato. 
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è  la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...


Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .


Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...

Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"

domenica 29 gennaio 2017

Nonno Piero, capitolo 15

Nonno Piero stava dormendo. Non dormiva mai troppe ore, da quando aveva compiuto settant'anni(parecchi anni prima, quindi). Ma a dire il vero non si ricordava di aver mai dormito davvero profondamente nella sua vita. Sirene, bombardamenti, tedeschi, cani pastori tedeschi, raffiche di mitra, scioperi, cortei, sua figlia Piera con la mononucleosi, Gabriella, sua moglie che si spegneva come una candela in un libro di Giordano Bruno. Se lo avesse detto a Mimmo si sarebbe potuto sentir commentare-eccerto!, basta aver successo nel calcio che subito scrivono libri-equivocando con lo storico centravanti della Lazio post Chinaglia. La differenza era che anche Nonno Piero conosceva Bruno Giordano e Giorgio Chinaglia, ma cio' non gli aveva precluso la possibilità di conoscere anche Giordano Bruno, il filosofo il cui palindromo opposto era omonimo del centravanti biancoceleste.Mah, Nonno Piero non credeva per una questione di intelligenza, magari di curiosità. Gabriella pero' diceva che la curiosità era la porta dell'intelligenza. Mimmo avrebbe commentato che si sarebbe comunque dovuto trattare di una porta difesa da Buffon! Anche se era interista.


 E cosa sognava Piero Cavaliere? Era un ricordo filmico, erano gli anni settanta e lavorava in fabbrica, alla Breda. C'era un brutto clima,  capi e capetti stavano con il fiato sul collo agli operai e fuori c'erano un mucchio di esaltati ,che si ispiravano ai partigiani  trent'anni dopo i partigiani, che si erano messi in testa di fare i giustizieri. Ma Nonno Piero non li condivideva. Sparare alle gambe e azzoppare a vita un "tempista", uno che teneva i tempi con l'orologio per calcolare quanto ci metteva un operaio a finire di assemblare un pezzo di motore, con moglie e figli e casa a rischio di renderlo un disabile a vita , non era un gesto da eroi. Altro che partigiani, quelli si che rischiavano la pelle per difendere il proprio paese. Era una cosa molto più importante e giusta. Anche se c'erano state delle esagerazioni. Ma in una guerra civile, si sa, pensava sognando Nonno Piero, si fanno strappi alla regola e si abusa del potere delle armi. Sparare , come facevano i brigatisti, a gente disarmata , padri di famiglia che non è che proprio godessero nel fare quel che facevano, controllare i tempi del lavoro ai propri colleghi, poveri disgraziati che erano in un certo senso costretti a farlo  e che l'idea che in alternativa avrebbero potuto rinunciare a farlo non li doveva porre con le teste su un ceppo pronte per essere mozzate. Insomma , Nonno Piero non condivideva. Credeva più alle lotte pacifiche, alle conquiste con metodi di lotta pacifici e solidali, di guerre ne aveva già fatta una e gli era bastata e avanzata.
Quel giorno uscì prima dal turno di lavoro e vide davanti a lui Ambrogio Brambilla, un lombardo doc, che faceva il tempista e , pensava Piero Cavaliere, anche con fin troppo zelo, tanto da essersi reso odioso anche a lui. Cercò di non superarlo perchè non aveva voglia di salutarlo, questo era lecito, pensava, doveva essere lecito, non gli piaceva quel che faceva e come lo faceva, ma lo considerava un ratto dal colletto bianco, uguale agli altri ratti ma che credeva che avendo un colletto da "comandino "avrebbe potuto sfangarsela a vita fino alla pensione; senza immaginare che invece era solo il pittbull del momento per il padrone del momento e che quando i combattimenti per cani fossero cessati lo avrebbero lanciato in fondo ad una scarpata lasciando che si sfracellasse persino peggio degli altri ratti che invece tiravano avanti la cricetica carretta della produzione. Poi svolto' l'angolo , di lì a poco ci sarebbe stata la fermata del tram  e Brambilla avrebbe proseguito per andare a prendere la sua utilitaria parcheggiata lì nei pressi. Successe tutto in pochi  minuti, Piero Cavaliere vide arrivare di gran lena una Kawasaki, la vide affiancarsi a Brambilla. Sulla moto c'erano due tizi con il casco. Quello che sedeva dietro tiro' fuori una pistola, una calibro nove, gli sembrò lì per lì a a Piero Cavaliere e si preparo' a fare fuoco. Nonno Piero mi mise a correre verso quella moto e verso Brambilla , si sfilò, sempre in corsa, lo zainetto da lavoro, e quando fu a cinque metri lo scagliò verso gli uomini in Kawasaki. Lo zainetto colpì la pistola proprio mentre faceva fuoco , e il proiettile scheggio' il marciapiedi. La Kawasaki sgommò via , mentre l'uomo seduto dietro la moto gli dette un'occhiataccia di sguincio...a Nonno Piero.
Brambilla giaceva in terra scioccato. Piero Cavaliere ricordò di averlo aiutato ad alzarsi. Di avergli spazzolato la giacca scura. Poi gli chiese se era tutto a posto. Sì, disse Brambilla. E come un automa si diresse verso la zona dove aveva parcheggiato la macchina. Piero , ricordò, riprese lo zainetto da terra e aspettò il tram. Non raccontò mai quell'episodio a Gabriella. Lei ne avrebbe sofferto e si sarebbe preoccupata per le possibili conseguenze ritorsive. Quella gente, i terroristi, avevano senz'altro qualcuno in fabbrica come referente. Il giorno dopo Brambilla si dette malato. Nonno Piero lavorò a lungo tutta la giornata, come se niente fosse. Era una antica cultura, la sua. Il lavoro era stata una conquista. Il caos era nemico del lavoro, il caos era una roba per gente che non aveva mai lavorato e che in nome dei diritti del lavoro avrebbe continuato a non lavorare. 
Ambrogio Brambilla mesi dopo chiese di cambiare mansioni. Non fece più il tempista. Si mise a lavorare a fianco a Piero Cavaliere. E con lui non parlò mai dell'accaduto.

Si sveglio' di soprassalto, tutto sudato. Si alzò dal letto, sei di mattina. Dette un'occhiata alla finestra. Sul marciapiedi di fronte il marocchino grasso che vendeva Marlboro di contrabbando era già sul posto di lavoro, il sacchetto pieno di pacchetti di sigarette aperto sopra la fila di carrelli dell'Esselunga, il fioraio stava esponendo la sua mercanzia, il Bar cominciava a ricevere i suoi avventori. Poi d'improvviso vide il faccione di Mimmo, che si era alzato anche lui da poco, sigarettimbocca, diretto al bagno . Lo sorpassò senza nemmeno salutarlo. Aveva più problemi lui, di prostata, che Nonno Piero...ed era ancora alla mezz'età.
Poco dopo uscì dal bagno.
-Com'è che sei già in piedi? Ma se non devi lavorare come mai ti alzi a quest'ora...problemi di prostata, eh?
Disse Mimmo Quirico.
-No..è che dormo poco...ho fatto un brutto sogno.
-Scommetto che vincevi al superenalotto e perdevi la schedina, disse Mimmo
-No..peggio...salvavo dal suo omicidio una persona che odiavo...
-Pentito?
-No...no...lo rifarei cento volte, disse Nonno Piero...
-Io se trovo a Renzi sulle strisce, quanteveriddio, lo stendo, altrochè, disse Mimmo.
-Non dici sul serio...
-Ti sbagli, Piero...dico sul serissimo...quel bastardo ha più a cuore i negri che noi del suo stesso paese. Quanto vorrei che dei negri gli violentassero la moglie!
-Neri...si dice neri...
-Sì, certo, Neri per sempre... negri e froci al rogo, stanno mandando questo paese a puttane!.
-Non mi sembra che queste persone inducano la gente a rivolgersi alla prostituzione, magari è gente che bisogno di soddisfare  proprie carenze...i clienti...disse Nonno Piero mellifluo.
-Ma che cazzo dici...tu sei un vecchio sciroccato che deve sempre dire la sua... come se contassi qualcosa. Quando morirai non verrò nemmeno a posare i fiori sulla tua tomba. E nemmeno tua figlia ci verrà! Non vedo l'ora che tu tiri le cuoia! Amico dei negri!
Nonno Piero non rispose. Con un mezzo sorriso si diresse verso il bagno. Era davvero strano. Suo genero era quanto di peggio avrebbe potuto capitargli. Lo offendeva gratuitamente, specie quando non c'era la moglie, Piera. Che poi era sua figlia. Beh, se il paese stava andando a puttane , suo genero di quelle puttane doveva essere uno dei migliori clienti. Ma non glielo avrebbe mai detto in faccia in presenza di sua figlia. Per rispetto di sua figlia. Che non voleva vedere o faceva finta di non vedere chi s'era sposato. 

Infine penso' che Mimmo era così, che diceva quelle cose perchè fondamentalmente era uno che soffriva. Perchè non si era realizzato. Non si era compiuto come essere umano. Forse non si era compiuto come adulto. Era fragile e quando sei fragile non hai abbastanza palle per prendertela con i più forti di te. Ti sfoghi con i più fragili. 
Mimmo era rimasto lì nei pressi. Fumava nervosamente. Guardava Nonno Piero con odio. Come se fosse il responsabile dei suoi fallimenti. Si sentiva giudicato. 

-Dimmi un po', fece ad un certo punto Mimmo rivolto a Piero Cavaliere-ma quand'è che levi le tende da qui? Sai che mi hai rotto i coglioni?
Nonno Piero sorrise come un Buddha.
-Non posso andarmene, disse, devo proteggere la vostra famiglia...finchè ci sono...
-Ma che cavolo dici...Tu non potresti proteggere nemmeno ai moscerini...sei un vecchio pazzo e inutile a cui non importa niente nemmeno di sua figlia.
-Beh, dev'essere per questo se mi sono sempre tenuto per me di quella volta che ti ho visto uscire da dietro i cespugli di Figino, vicino via Novara...zona di puttane...se non peggio. Peggio secondo le tue categorie, ipocrite,  di pensiero, s'intende...
Mimmo resto' come folgorato....
-Che hai visto tu? Gli occhi gli roteavano come in uno spasmo che stava per esplodere in qualcosa di incontrollato.
Poi tacque. Resto' assorto guardando verso la finestra che dava su via delle Forse Armate.
E due, disse a se stesso Nonno Piero nel silenzio dei suoi pensieri. Si puo' sparare meglio senza proiettili. Una specie di bomba "h" del pensiero. E le conseguenze sono che , al massimo , uno resta stronzo come prima. Ma vivo e vegeto davanti alle proprie contraddizioni. Sono quelle le bombe che devi schivare, se vuoi continuare a vivere dignitosamente. E nessuno si farà male... correndo il rischio di guarire.


sabato 7 gennaio 2017

Nonno Piero, capitolo 14

Il Natale era passato in fretta e le cose stavano lentamente tornando alla normalità. Sì, perchè il Natale era comunque considerato un periodo eccezionale, si abbonava tutto, scarso rendimento scolastico,diatribe familiari, inimicizie con vicini , odi e rancori politici e via andare. 

Nonno Piero ascoltava la sua radiolina, seduto in poltrona e guardava fuori dalla finestra. Faceva freddo ma non aveva nevicato, forse perchè il vento gelido aveva anche spazzato le nubi. Si accingeva a rileggere "Il lupo della steppa", un libro di Hermann Hesse che di quando in quando gli piaceva rileggere. Quel personaggio un po' gli assomigliava, amava i libri , fumare sigari e concludere le serate in buone osterie.
I sigari, Nonno Piero non li fumava più e le osterie a Milano servivano riso alla cantonese. Globalizzazione la chiamavano. 

Quando nel pomeriggio Gino e Azalea tornavano a casa , Nonno Piero dava un'occhiata ai compiti dei ragazzi. Li metteva sulla strada giusta per svolgerli, cercando di indurli ad uno sforzo che cercavano di non fare. Se potevano. 

Gino ascoltava il "Tg 1" e si indignava contro ogni etnia che non fosse la sua  e , in particolare , ce l'aveva con gli arabi. Con tutti indistintamente. E una volta disse che sull'Afghanistan dovevano sganciare una boma atomica. L'Afghanistan non era un paese arabo, etnicamente e culturalmente c'entrava con gli arabi come un orso polare con il deserto del Gobi. Le generalizzazioni stavano uccidendo il paese, pensava Nonno Piero e la politica non si faceva più nelle sezioni di partito ma nei bar e nei talk show televisivi che erano ridotti a Bar inquadrati da telecamere. Gli intellettuali erano impegnati ad arrivare alla fine del mese , per cui si erano messi al servizio di editori che avevano in mente esclusivamente il profitto e i giornali si vendevano se i titoli e gli articoli erano scritti in un linguaggio provocatorio che poteva piacere alla gente e darle un piccolo sollievo: e cioè dovevano propugnare la diffusione di idee che mettevano in cima come causa di tutti i problemi "gli extracomunitari". O perlomeno era quello che pensava Nonno Piero, un novantenne che nessuno stava a sentire perchè considerato un rudere umano ed esistenziale dell'altro secolo. Persino Gino ed Azalea, se volevano sapere delle notizie di storia si affidavano a "Google". Fine delle trasmissioni, Nonno Piero esisteva solo come percettore di reddito pensionistico che impinguava il bilancio familiare. 

Piero Cavaliere uscì per farsi due passi e camminò lungo il marciapiede che da via delle Forze Armate si insinuava verso il centro della città. A nulla erano valse le raccomandazioni di sua figlia che gli aveva consigliato, con quel freddo di restare in casa. Fece circa un chilometro a piedi, ben coperto, e non gli sembrò che facesse così tanto freddo. I suoi anni erano molti ma anche la sua esperienza. Entrò in un Kebab lì nei pressi e si sedette. Subito un arabo, doveva essere un egiziano, si avvicino' al tavolo, il locale era semivuoto, per chiedergli cosa desiderasse. 
-Un po' di riso, purè di ceci e pezzetti di Kebab, disse Nonno Piero
L'uomo si meravigliò per quella dimestichezza con i cibi arabi, che per un uomo di quell'età gli sembrò fuori dal comune.
-Già mangiato nostri cibi? , disse
-Sì, certo, un mucchio di volte, perchè?
-Perchè è strano.
-Strano è il mio secondo nome, disse Nonno Piero, non ti preoccupare, ci sono abituato...che ci posso fare se nessun creatore mi ha ancora chiamato a sé ?
L'uomo sorrise.
-Allah è grande, e tu sei testimonianza diretta! Disse l'egiziano, un quarantenne dal viso tipico e il naso lievemente arcuato, ebraico, si sarebbe detto.
Attese che l'uomo portasse la comanda in kambusa lì dietro il bancone e dispose in ordine tovagliolo di carta e posate.
Poco dopo l'uomo tornò  dietro al bancone e si mise a rispondere al telefono per gli ordinativi da asporto.
Quando ebbe finito osservò Piero Cavaliere.


-Senti un po', vorrei chiederti alcune cose, gli  fece Piero Cavaliere, posso?
-Prego, disse l'uomo incuriosito.
-Vorrei sapere, sinceramente, cosa pensi di questi attentati in Europa, di questi kamikaze che dicono di morire per Allah?
L'uomo resto' a tutta prima parecchio sorpreso per quella domanda a bruciapelo. Attese un momento per raccogliere le idee.
Poi disse- lo so che voi adesso ci odiate.
-Io non odio nessuno...e poi la domanda non era questa!
-Mi chiamo Ahmed...per rispondere a tua domanda io ti dico che questa gente sono fra di noi ma non sono noi, disse lapidario Ahmed.
-Sì, ho capito cosa vuoi dire...ma perchè...perchè non li denunciate?
-So che tu non crederà a me...ma ci sono molti interessi che questo non succede.
-Fammi un esempio.
-Questa gente non sono buoni mussulmani. E quelli che usano loro come bombe umane finiranno all'inferno, disse Ahmed. -Come pure quelli di voi che li aiutano, disse in seguito dopo una breve pausa e inaspettatamente.
-Come fai a dire questo...sai qualcosa che io non so?
-Voi fate finta di non sapere. E'più facile così. Dare colpa a tutti i mussulmani. Così fate il volere di Satana. Adesso non posso spiegare bene, ma ci sono alcuni di noi che mandano a morire altri, ma loro non vanno mai a morire.
-Gli sceicchi?
-Anche..anche loro, non solo loro. Anche americani .
-Cioè gli americani armano i kamizaze?
-Quelli che vogliono guerra...guerra vuol dire soldi, affari, ricostruire case, soldi per ospedali, soldi per armi, bussines, come dire americani. Americani e sceicchi sono mandanti, kamikaze bombe di carne umana. E questi lo fanno per loro famiglie che dopo così prendono soldi anche loro.
Nonno Piero rifletteva. Restò in silenzio per qualche minuto. Come pure Ahmed.


Arrivò l'ordinazione e Ahmed portò in tavola.
Nonno Piero mangio' senza troppo appetito. Era terribile quello che aveva sentito. Così terribile che poteva essere vero.

Al termine della sua cenetta, Nonno Piero ringraziò Ahmed e si scusò se aveva , in qualche modo, "violentato" la sua privacy, ponendogli quelle domande.

Mentre usciva , lo osservò a lungo .
 Infine gli chiese-perchè da noi in Italia non è successo ancora niente?
Ahmed sorrise amaramente. Stette in silenzio qualche secondo.
Poi disse-perchè voi dato a noi da mangiare, dato a noi lavoro, dato a noi una possibilità...anche i kamikaze hanno un cuore. Non troveranno mai nessun kamikaze che ucciderà chi ha dato il pane a suo fratello.
Nonno Piero gli sorrise.
-Torna quando vuoi, qui, noi fatto buona conversazione. Parlare uccide le bombe, disse ancora Ahmed.