Si sentiva come nel film "Il Grande Lebowski", come se fosse in volo in una sostanza amniotica, come Superman nello spazio. Avvertiva la presenza di Gabriella, ma non riusciva a percepire la sua corporeità. La sua vita in quel momento gli sembrava un romanzo di Hermann Hesse, qualcosa che inizialmente aveva dei contorni ma che poi verso la fine quei contorni non li aveva più e cominciava a diventare più sfumato, la storia scompariva e apparivano i fantasmi, i sogni, immagini surreali. Ricordava di aver letto" il Lupo della steppa", di quell'autore svizzero che tutti consideravano tedesco. Si sentiva attirato verso una strana luce , come in fondo ad un tunnel. O forse era solo la sua immaginazione, forse ricordava i racconti di qualcuno che asseriva fosse stato nell'al di là ed era tornato, la morte non l'aveva voluto. Rivide molte scene della propria vita. La lotta partigiana, le lotte in fabbrica, le notti passate insieme a Gabriella. Vide il suo viso dolce e gli sembrò di sfiorare il suo corpo perfetto da professoressa di ginnastica, come si diceva una volta. Vide tutti i libri che aveva letto e si vide in azione in molti di essi...ed ebbe voglia di leggerne altri. Ma continuava ad essere risucchiato. E più veniva risucchiato più provava una sensazione di benessere. Vide se stesso disteso su un letto d'ospedale e intorno a lui medici che armeggiavano con tubi e macchine e fili e monitor. I suoi parenti non c'erano. Tranne uno. Mimmo. Il suo sguardo cereo lo osservava da dietro alla vetrata di una sala di rianimazione. Non piangeva. Ma neanche rideva. E non perchè gli sarebbe venuta a mancare la sua pensione. La pensione di Nonno Piero. Forse era preoccupato per se stesso. Perchè sapeva che un giorno quella fine sarebbe toccata a lui. Nonno Piero si sentiva stanco e si chiese se voleva vivere o morire, molte volte. Ma si rese conto che non era una cosa che poteva decidere lui. E pensò che se fosse morto non sarebbe stato poi così grave. In fondo era stato un uomo fortunato. Aveva vissuto bene, aveva amato, era stato amato, aveva combattuto per degli ideali alti, non aveva mai fatto mancare nulla alla propria famiglie ed aveva avuto al fortuna di veder crescere i suoi nipoti al proprio fianco. Non era poco. Simili "privilegi"non erano stati dati a tutti.Chi l'aveva deciso, Dio? Questo non lo sapeva. E non era detto che l'avrebbe saputo. Il fatto che dopo morti , da anime, si poteva incontrare Dio o chi per lui, era una convinzione da status di vivente. Ammesso che tutti quelli che erano in vita fossero vivi. Tutte quelle ore trascorse in Chiese, Moschee o Monasteri, potevano garantire appena la convinzione che ci si poteva salvare l'anima. Ma se per salvarsi l'anima ci si doveva rinchiudere delle ore ad adorare divinità, dimenticando di vivere, non si poteva dire, al termine della propria vita di aver veramente vissuto. Così come il non aver mai comunque qualche volta rivolto una preghiera a qualcuno o qualcosa. In tal caso non si sarebbe vissuti spiritualmente.
Attraversò galassie e pianeti e vide diverse civiltà, ma mai per un momento credette che gli Ufo esistessero per davvero. Potevano benissimo essere mondi di altre dimensioni. Ma il volto di Mimmo lo rasserenava. Poverino, stava soffrendo, si vedeva ad occhio nudo. Soffriva per se stesso e soffriva perchè suo suocero se ne stava andando senza che gli avesse fatto capire che in fondo non ce l'aveva con lui. Che il mondo reale era un mondo di merda e che per resistere a tutta quella merda che lo circondava lui reagiva come le pale di un ventilatore, allontanando lo sterco e spargendolo sugli altri, come se ciò lo alleggerisse. Ma anche Nonno Piero soffriva , perchè non stava avendo la possibilità di dirgli che gli dispiaceva per lui e che comunque lo avrebbe aiutato in ogni caso. Se fosse rimasto. Ma poi, voleva rimanere? Voleva restare? A voler manifestare il desiderio di restare si sarebbe sentito egoista. Come se rubasse la scena a chi non aveva potuto vivere a lungo, nonostante magari fosse stato persino più degno di lui.
Ecco, adesso gli sembrava di avvertire dolore. Sembrava che il suo corpo tremasse tutto. Era come se la sua anima fosse rientrata precipitosamente nel castello di carne del suo corpo. Non aveva visto nessun Gesù, non aveva visto nessun Dio, ma ne avvertiva la presenza. Solo che magari non si chiamavano così. Quei nomi erano le proiezioni delle menti umane. Ma ebbe la consapevolezza di essere giunto oramai in una fase del suo viaggio in cui i nomi non avevano più alcuna importanza. Erano poco più che dei suoni, eco rimbalzanti urlati a squarciagola dall'ultimo pitecantropo disarmato alle prese con qualche predatore carnivoro. Da qualche parte nell'Universo.
Ecco, ora che era tornato nel proprio corpo, avvertiva dolore. Un dolore talmente intenso da non riuscire nemmeno ad avere la forza di comunicare. Di comunicarlo . Stava morendo. Sentiva che gli mancava poco. Che cosa avrebbe potuto fare , in quegli ultimi momenti? A che cosa avrebbe potuto pensare? No. Non c'era nessuna sequenza tipo film "Il Gladiatore", in cui, poco prima di morire, rivedi i tuoi cari che ti hanno lasciato per primi. E questa cosa genera angoscia. E acuisce il dolore fisico tracimando in quello psichico. Gli sarebbe dispiaciuto non veder crescere i nipoti. Gli sarebbe dispiaciuto non alzarsi presto la mattina, accendere la radio sulla musica classica, fare stretching, i 1800 esercizi che gli aveva insegnato Gabriella....ecco cosa intendeva con il fatto che era stata sempre al suo fianco!
Eppure non era disperato. Solo avrebbe voluto non sentire quel dolore intenso. Era come se tutti i suoi organi interni stessero andando in frantumi. Come oggetti vitrei in una cristalleria.
Ecco, adesso intorno a lui c'era un affollamento umano. Uomini e donne con camici bianchi. Discutevano il da farsi. Ognuno aveva una propria teoria. Ma al termine della discussione tutti parlavano di "linee guida". Possibile che non ci fosse un cavolo di Dottor House disposto ad infischiarsene di quelle benedette linee guida? Chi è in vita vuole vivere! Ma già la vita è abbastanza "sofferenza". Se si deve soffrire ulteriormente per andarsene...beh, c'era qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo!
Nonno Piero aveva gli occhi aperti, ma non riusciva a vedere. Ma avvertiva le voci e intravedeva le sagome di alcune persone. Ecco, adesso c'erano tutti. Piera, Mimmo, Azalea e Gino. La sua famiglia. O quel che restava. No, detto così non era un bel dire. Ma non era il momento, quello, di perdersi in formalismi linguistici. Dopotutto era stato un operaio che aveva letto molto e ad aveva molto vissuto. Più che un Lupo della steppa, lui, Nonno Piero, invece, era stato un bradipo centrometrista. Non sapeva cosa significasse, ma gli venne così, in mente..
-Sta morendo, disse Piera, commovendosi.
-No, il nonno non deve morire, disse con un soffio di voce Azalea.
Gino non disse niente. Era un lago riempito a lacrime.
Mimmo era un fossile. Immobile. Imperituro. Fermo nella roccia della propria fissità.
-Sta soffrendo, disse Piera, piangendo. Le lacrime le sgocciolavano copiose sulle gote.
-Cosa possiamo fare per alleviargli il dolore?, chiese inaspettatamente Mimmo Quirico.
-Niente...a parte aumentare la dose di morfina, disse Piera.
Gino e Azalea, piangevano abbracciati.
-Io non ho il coraggio!, urlo' Piera.
-Il coraggio di che?, disse Mimmo.
-Non hai capito ? I medici ci hanno lasciato da soli a bella posta...dandoci ad intendere che potevamo staccare il tubo del respiratore...
-Ma che cosa dici?
-Certo, Mimmo...fanno così...loro non si assumono responsabilità, non lo fanno. E' come se si girassero dall'altra parte!.
Restarono tutti in silenzio. Azalea aveva la faccia di chi non aveva capito più di tanto di cosa la sua mamma ed il suo papà stessero parlando. Gino invece sembrava aver capito.
.-No...io non ce la farei mai...a togliere la vita a mio padre, disse Piera, hanno detto che non c'è più nulla da fare...e ci hanno fatto capire che sta soffrendo...
-Non mi guardare...io sono cattolico...non lo posso fare!, urlo' a quel punto Mimmo...ed uscì dalla stanza.
Piera gli corse dietro. Restarono Azalea e Gino. E Nonno Piero. Nonno Piero c'era ancora. Aveva uno sguardo sereno e gli occhi chiusi. Non si sapeva neanche se stesse soffrendo.
Fuori dalla porta della stanza dove giaceva Nonno Piero, Mimmo e la moglie discutevano animatamente.
-Eppure ci deve essere un modo per alleviare quest'agonia....disse Mimmo.
-Bisogna staccare il respiratore, non ce n'è un altro, disse la moglie.
Ho capito, penso' Nonno Piero, devo togliere le castagne dal fuoco anche stavolta. Ma ci sono i bambini. Non possono , non devono vedere!
Azalea e Gino piangevano abbracciati davanti al letto del Nonno. Nonno Piero. Nonno Cosmico. La sua anima stava viaggiando nel cosmo. Ma loro non lo sapevano. Pensavano che dormisse. Il tracciato cardiaco sulla macchina indicava che c'era ancora un battito. Un battito lieve come il frullo d'ali di una farfalla. Si vive e si muore. Era come sfogliare una margherita, come da bambini.
-Vieni , Azalea, il Nonno vuol morire da solo, in pace. Usciamo, disse Gino...
Fine
Nonno Piero
Storia di un nonno molto particolare. Racconto sulla tragica condizione contemporanea degli anziani.
sabato 25 marzo 2017
giovedì 2 marzo 2017
Nonno Piero, capitolo 16
Non si sentiva bene , Piero Cavaliere, Nonno Piero. Da qualche giorno aveva la febbre. Ma da quando era in fasce anche con la febbre la sua attività non aveva mai avuto posa. Non ne era capace. Una questione generazionale, pensò. Poi si disse, stupidaggini, tutte le generazioni hanno le proprie sofferenze, è una questione soggettiva: c'è chi le sopporta meglio e chi no. Certo se sei forgiato, sopporti meglio.
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.
Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.
Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi.
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.
Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole.
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere.
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto!
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato.
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...
Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .
Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...
Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"
Girovagava per casa, in pigiama, quella mattina e non aveva nemmeno svolto il suo stretching mattutino. L'irrinunciabile stretching mattutino. Non era nemmeno riuscito a fare colazione, Nonno Piero. Si sentiva stanco. Non tanto fisicamente, si sentiva privo di energia emozionale. Era come se tutto ciò a cui tendeva, come se gli scopi della sua vita, di colpo, non avessero più alcun senso. Entropia, gli pareva, fosse definito quello stato di catatonia energetica.
-Papà, non hai fatto colazione, non stai bene?,gli chiese Piera.
-Non è niente..alla mia età un giorno non è come un altro!
-Da quando ti conosco...praticamente da quando sono nata, non ti ho mai visto con la barba intonsa di un giorno e in pigiama a quest'ora.
-Ci metto poco, a prepararmi, fra un po' mi faccio la barba, disse Piero Cavaliere.
Si avvicinò alla finestra, era Febbraio, fuori i ragazzi andavano in giro mascherati . Ma le loro maschere , Nonno Piero non le riconosceva. Dov'erano finiti gli Zorro di una volta, i Sandokan, gli Arlecchino e i Pulcinella? Questi ragazzini vestivano come supereroi di cartoons o di serie televisive. Forse sono vecchio, pensò . Questo mondo non lo capisco più, non lo comprendo. Magari è il momento di togliersi di mezzo, pensò . Poi si fece forza e andò in bagno. A quell'ora erano usciti tutti. Piera era andata a scuola. La scuola non chiudeva più il giorno o i giorni di Carnevale!Non c'era più religione, penso' fra sè Nonno Piero. Religione c'era ancor a scuola, ma non si chiudeva più il giorno di Carnevale. I ragazzi erano usciti vestiti a maschera. Gino si era vestito da Gangster, con un sigaro finto, un borsalino vecchio che gli aveva prestato lui, "il Borsalino del Nonno", aveva urlato uscendo. Azalea si era vestita da Winx, delle fatine dei cartoons. Piera aveva comprato il vestito all'Auchan di Cesano Boscone. Mimmo era uscito di buon'ora. Voleva fare buona impressione sui suoi capi, in quel momento in cui si annunciavano tagli al personale , riduzioni di orari, ferie obbligatorie da smaltire in periodi in cui non c'erano feste comandate . Evia discorrendo, quanto a morte dei diritti del lavoro.
Si fece la barba. Si guardava allo specchio e sudava. Si accorse che sudava. Continuò a radersi. La radiolina in sottofondo mandava il terzo concerto di Rachmaninov, con al pianoforte Ekaterina Mechetina. Lo aveva detto il presentatore di "Radio 3". Assaporo' quelle note dapprima lievi, che andavano increspandosi come un mare che prendeva ad agitarsi, che prometteva tempesta. Prima però le onde sembravano calme , placide, con qualche lieve increspatura ad ornarle. Nonno Piero chiuse gli occhi. Vide il mare. Non avrebbe saputo dire che mare fosse. Ad una prima occhiata sembrava il mediterraneo. Ma riusciva a sentire il rumore delle onde. In piedi davanti allo specchio del bagno, ad occhi chiusi. Sentì il fresco dell'acqua addosso. Si immerse in quelle onde, e andò in profondità. Com'era tutto così silenzioso. I pesci sotto si facevano i fatti loro. Si, erano impegnati in una lotta per la sopravvivenza...ma senza drammi. Sapevano che avrebbero potuto morire, ma non gli importava. Perchè dentro di sè percepivano che avrebbe fatto parte del più ampio disegno della natura. Che era un processo inevitabile, a qualsiasi età fosse avvenuto. Che sarebbero stati reimmessi nel ciclo vitale. Cosa c'entrasse il brano di un compositore russo con il mediterraneo, in quel momento , a Nonno Piero, non gli era ben chiaro. Continuò a tenere gli occhi chiusi. E continuò a immergersi con la sua mente nelle profondità marine. Ad un certo punto, oltre al silenzio, apparve l'oscurità, non solo come uno splendido ossimoro, ma come assenza di luce e come doppio silenzio, del rumore e delle immagini. Cominciò a percepire di essere negli abissi più profondi del mare, che adesso però era diventato un oceano. E fu allora che ascoltò la musica, la musica che risaliva dagli abissi e a bordo di essa prese a risalire anche lui, senza aver familiarizzato con le cieche creature dagli occhi luminosi ma non vedenti.
Nonno Piero aprì gli occhi. Guardo' verso il soffitto e vide la luce. Era la luce di un neon. Poi piano piano gli apparvero i contorni circostanti. Il soffitto. Poi un rumore di voci che non capiva se fossero vicine o lontane.
-Nonno, nonno...ti sei svegliato.
Era la voce di Azalea. Una voce dolce, suadente, una voce da bambina, perchè Azalea era una bambina, ma aveva espresso un concetto da adulta. Gli pareva a Nonno Piero, quasi un concetto buddhista. Non era la definizione di Buddha, secondo le sue reminiscenze, lo svegliato?
Non distingueva ancora del tutto netti i contorni. Vedeva delle ombre. I visi erano macchie su sagome di corpi.
-Meno male, sentì dire a Piera.
-Nonno, nonno, ci hai fatto spaventare, disse Gino. E si avvicinò al viso del nonno . Di Nonno Piero. Lo baciò . Piero Cavaliere avvertì una differenza termica. Era rimasto del liquido, allo staccarsi della faccia di Gino dalla sua. Erano lacrime. Ma quanta febbre doveva avere, penso' in un barlume di lucidità.
Poi di nuovo quella musica. Non era quella che stava ascoltando durante la sua rasatura. Una musica indefinibile. Sentì che qualcuno gli metteva una mano sulla fronte. Non distingueva bene chi fosse. Ma dal tocco gli sembro' che fosse Piera, sua figlia.
-Scotta, bisogna chiamare il dottore...scotta troppo.
Nonno Piero sentiva di avere la febbre. Ma non era preoccupato. Anzi stava bene lì al calduccio. Il suo corpo era fasciato da una coperta termica. Ed era la coperta termica più naturale che esistesse. Si chiamava pelle.
Poi più niente.
Se ne stava seduto da qualche parte. Parlava con una donna. Alzo' lo sguardo. E vide che era Gabriella.
Lo guardava con un'espressione dolce. Compassionevole.
-Sono morto?, le chiese.
-E' una domanda a cui non so rispondere.
-Dai, Gabriella, hai sempre voglia di scherzare, di sfottermi.
-No, davvero non so rispondere. Comunque stai bene, così a guardarti...il tuo aspetto, dico.
-Mi sono mantenuto in forma. E poi il mio spirito è sempre stato nutrito dal tuo ricordo. In tutta la mia vita rimasta da vivere dopo che te ne sei andata, il tuo spirito mi ha guidata. I tuoi principi.
-Non hai pensato di metterti con un'altra donna?
-No. Mai. Non l'ho fatto quando eri in vita, figuriamoci dopo la tua dipartita.
-Non si muore mai veramente. Noi siamo energia. Quando moriamo le nostre particelle atomiche si ricombinano e vanno a mischiarsi con quelle di altre creature.
-Ah...era questo dunque il segreto!
-Per te non è mai stato un segreto.
-Dici?
-Muore prima chi è attaccato al proprio ego di chi non lo è.
-E allora perchè sei morta?
-Perchè io ero molto attaccata alla vita. Alla forma fisica. Al nutrimento dello spirito. Avrei dovuto vivere in modo più spontaneo...più naturale. Più il mio ego terreno si attaccava alla terra, più mi avvicinavo al cambiamento di stato.
-Mi sei mancata tanto. Ho resistito tutti questi anni per nostra figlia.
-E per i nostri nipoti.
-Come lo sai, voi vedete attraverso le nuvole?
-Io sentivo e sento attraverso la mia pelle, il mio respiro è il mio tatto, l'aura del mio cuore è la mano che ti ha accarezzato tutte le notti in cui ti sono mancata. Non mi hai mai tradita perchè ero al tuo fianco.
-Non puo' essere vero....
-Sai una cosa, Piero?
-Cosa?
-Non avrei smesso di amarti anche se fossi stato con un'altra. Persino se fosse accaduto in vita.
-Ah...dev'essere perchè sentivo questo che non mi è mai andato di farlo.
-Ti è andato di farlo....hai resistito.
-Non ti sfugge niente....quando si vive abbastanza a lungo con una compagna è come se diventasse tua madre. Una madre con cui fare sesso senza implicazioni incestuose ...
Di nuovo quella luce. Il neon. Di nuovo quelle voci. Sentiva che era disteso, che aveva la febbre, che sudava. Aveva tutte le ossa doloranti...
Ad un tratto ci vedeva bene. Vide intorno al suo letto i volti delle persone. E un tizio con il camice bianco che cercava di farle allontanare.
-Non si puo' stare qui, lo dobbiamo mettere in terapia intensiva, forse intubarlo, non abbiamo ancora deciso. Ma con voi nella stanza ci è difficile muoverci e anche prendere decisioni. Dobbiamo controllare dei parametri vitali. Per favore, se volete bene a quest'uomo dovete uscire.
Piera piangeva. Azalea piangeva perchè vedeva sua madre piangere. Anche Gino piangeva. Mimmo lo guardava. Non piangeva. Ma per la prima volta, Nonno Piero, percepì da parte sua un sincero dispiacere. Era il dispiacere di chi soffre nella vita e percepisce cosa significhi soffrire anche quando quella vita, un altra, non la tua, ma al termine comunque di un'intera esistenza, sta per giungere al capolinea .
Nonno Piero era rimasto a letto, disteso. Riusciva a vedere meglio ora. Avvertiva un leggero dolore in tutto il corpo ed un senso di nausea. Sentiva di avere la febbre alta. Intorno al suo letto c'era un gruppo di figuri in camice bianco. Dovevano essere medici e paramedici. Discutevano fra loro animatamente il da farsi.
-Non si capisce bene dalle analisi, potrebbe avere la leucemia, diceva uno di quei figuri.
-Comunque ha le difese immunitarie molto basse, potrebbe non passare la notte.
-Ma quanti anni ha, sto tizio?
-Più di 90, pare, disse uno di quei medici o affini.
-Beh, la sua vita l'ha fatta.
-Non cerchiamo di salvarlo?
-Sì, certo, ma applichiamo le linee guida. Se ce la fa bene, se no...
-Se no?
-Se non un letto libero per persone che hanno ancora una vita davanti ci farebbe comunque comodo...
Nonno Piero rimase solo. Solo proprio non era. Era insieme a quelle strane creature chiamate "linee guida!"
domenica 29 gennaio 2017
Nonno Piero, capitolo 15
Nonno Piero stava dormendo. Non dormiva mai troppe ore, da quando aveva compiuto settant'anni(parecchi anni prima, quindi). Ma a dire il vero non si ricordava di aver mai dormito davvero profondamente nella sua vita. Sirene, bombardamenti, tedeschi, cani pastori tedeschi, raffiche di mitra, scioperi, cortei, sua figlia Piera con la mononucleosi, Gabriella, sua moglie che si spegneva come una candela in un libro di Giordano Bruno. Se lo avesse detto a Mimmo si sarebbe potuto sentir commentare-eccerto!, basta aver successo nel calcio che subito scrivono libri-equivocando con lo storico centravanti della Lazio post Chinaglia. La differenza era che anche Nonno Piero conosceva Bruno Giordano e Giorgio Chinaglia, ma cio' non gli aveva precluso la possibilità di conoscere anche Giordano Bruno, il filosofo il cui palindromo opposto era omonimo del centravanti biancoceleste.Mah, Nonno Piero non credeva per una questione di intelligenza, magari di curiosità. Gabriella pero' diceva che la curiosità era la porta dell'intelligenza. Mimmo avrebbe commentato che si sarebbe comunque dovuto trattare di una porta difesa da Buffon! Anche se era interista.
E cosa sognava Piero Cavaliere? Era un ricordo filmico, erano gli anni settanta e lavorava in fabbrica, alla Breda. C'era un brutto clima, capi e capetti stavano con il fiato sul collo agli operai e fuori c'erano un mucchio di esaltati ,che si ispiravano ai partigiani trent'anni dopo i partigiani, che si erano messi in testa di fare i giustizieri. Ma Nonno Piero non li condivideva. Sparare alle gambe e azzoppare a vita un "tempista", uno che teneva i tempi con l'orologio per calcolare quanto ci metteva un operaio a finire di assemblare un pezzo di motore, con moglie e figli e casa a rischio di renderlo un disabile a vita , non era un gesto da eroi. Altro che partigiani, quelli si che rischiavano la pelle per difendere il proprio paese. Era una cosa molto più importante e giusta. Anche se c'erano state delle esagerazioni. Ma in una guerra civile, si sa, pensava sognando Nonno Piero, si fanno strappi alla regola e si abusa del potere delle armi. Sparare , come facevano i brigatisti, a gente disarmata , padri di famiglia che non è che proprio godessero nel fare quel che facevano, controllare i tempi del lavoro ai propri colleghi, poveri disgraziati che erano in un certo senso costretti a farlo e che l'idea che in alternativa avrebbero potuto rinunciare a farlo non li doveva porre con le teste su un ceppo pronte per essere mozzate. Insomma , Nonno Piero non condivideva. Credeva più alle lotte pacifiche, alle conquiste con metodi di lotta pacifici e solidali, di guerre ne aveva già fatta una e gli era bastata e avanzata.
Quel giorno uscì prima dal turno di lavoro e vide davanti a lui Ambrogio Brambilla, un lombardo doc, che faceva il tempista e , pensava Piero Cavaliere, anche con fin troppo zelo, tanto da essersi reso odioso anche a lui. Cercò di non superarlo perchè non aveva voglia di salutarlo, questo era lecito, pensava, doveva essere lecito, non gli piaceva quel che faceva e come lo faceva, ma lo considerava un ratto dal colletto bianco, uguale agli altri ratti ma che credeva che avendo un colletto da "comandino "avrebbe potuto sfangarsela a vita fino alla pensione; senza immaginare che invece era solo il pittbull del momento per il padrone del momento e che quando i combattimenti per cani fossero cessati lo avrebbero lanciato in fondo ad una scarpata lasciando che si sfracellasse persino peggio degli altri ratti che invece tiravano avanti la cricetica carretta della produzione. Poi svolto' l'angolo , di lì a poco ci sarebbe stata la fermata del tram e Brambilla avrebbe proseguito per andare a prendere la sua utilitaria parcheggiata lì nei pressi. Successe tutto in pochi minuti, Piero Cavaliere vide arrivare di gran lena una Kawasaki, la vide affiancarsi a Brambilla. Sulla moto c'erano due tizi con il casco. Quello che sedeva dietro tiro' fuori una pistola, una calibro nove, gli sembrò lì per lì a a Piero Cavaliere e si preparo' a fare fuoco. Nonno Piero mi mise a correre verso quella moto e verso Brambilla , si sfilò, sempre in corsa, lo zainetto da lavoro, e quando fu a cinque metri lo scagliò verso gli uomini in Kawasaki. Lo zainetto colpì la pistola proprio mentre faceva fuoco , e il proiettile scheggio' il marciapiedi. La Kawasaki sgommò via , mentre l'uomo seduto dietro la moto gli dette un'occhiataccia di sguincio...a Nonno Piero.
Brambilla giaceva in terra scioccato. Piero Cavaliere ricordò di averlo aiutato ad alzarsi. Di avergli spazzolato la giacca scura. Poi gli chiese se era tutto a posto. Sì, disse Brambilla. E come un automa si diresse verso la zona dove aveva parcheggiato la macchina. Piero , ricordò, riprese lo zainetto da terra e aspettò il tram. Non raccontò mai quell'episodio a Gabriella. Lei ne avrebbe sofferto e si sarebbe preoccupata per le possibili conseguenze ritorsive. Quella gente, i terroristi, avevano senz'altro qualcuno in fabbrica come referente. Il giorno dopo Brambilla si dette malato. Nonno Piero lavorò a lungo tutta la giornata, come se niente fosse. Era una antica cultura, la sua. Il lavoro era stata una conquista. Il caos era nemico del lavoro, il caos era una roba per gente che non aveva mai lavorato e che in nome dei diritti del lavoro avrebbe continuato a non lavorare.
Ambrogio Brambilla mesi dopo chiese di cambiare mansioni. Non fece più il tempista. Si mise a lavorare a fianco a Piero Cavaliere. E con lui non parlò mai dell'accaduto.
Si sveglio' di soprassalto, tutto sudato. Si alzò dal letto, sei di mattina. Dette un'occhiata alla finestra. Sul marciapiedi di fronte il marocchino grasso che vendeva Marlboro di contrabbando era già sul posto di lavoro, il sacchetto pieno di pacchetti di sigarette aperto sopra la fila di carrelli dell'Esselunga, il fioraio stava esponendo la sua mercanzia, il Bar cominciava a ricevere i suoi avventori. Poi d'improvviso vide il faccione di Mimmo, che si era alzato anche lui da poco, sigarettimbocca, diretto al bagno . Lo sorpassò senza nemmeno salutarlo. Aveva più problemi lui, di prostata, che Nonno Piero...ed era ancora alla mezz'età.
Poco dopo uscì dal bagno.
-Com'è che sei già in piedi? Ma se non devi lavorare come mai ti alzi a quest'ora...problemi di prostata, eh?
Disse Mimmo Quirico.
-No..è che dormo poco...ho fatto un brutto sogno.
-Scommetto che vincevi al superenalotto e perdevi la schedina, disse Mimmo
-No..peggio...salvavo dal suo omicidio una persona che odiavo...
-Pentito?
-No...no...lo rifarei cento volte, disse Nonno Piero...
-Io se trovo a Renzi sulle strisce, quanteveriddio, lo stendo, altrochè, disse Mimmo.
-Non dici sul serio...
-Ti sbagli, Piero...dico sul serissimo...quel bastardo ha più a cuore i negri che noi del suo stesso paese. Quanto vorrei che dei negri gli violentassero la moglie!
-Neri...si dice neri...
-Sì, certo, Neri per sempre... negri e froci al rogo, stanno mandando questo paese a puttane!.
-Non mi sembra che queste persone inducano la gente a rivolgersi alla prostituzione, magari è gente che bisogno di soddisfare proprie carenze...i clienti...disse Nonno Piero mellifluo.
-Ma che cazzo dici...tu sei un vecchio sciroccato che deve sempre dire la sua... come se contassi qualcosa. Quando morirai non verrò nemmeno a posare i fiori sulla tua tomba. E nemmeno tua figlia ci verrà! Non vedo l'ora che tu tiri le cuoia! Amico dei negri!
Nonno Piero non rispose. Con un mezzo sorriso si diresse verso il bagno. Era davvero strano. Suo genero era quanto di peggio avrebbe potuto capitargli. Lo offendeva gratuitamente, specie quando non c'era la moglie, Piera. Che poi era sua figlia. Beh, se il paese stava andando a puttane , suo genero di quelle puttane doveva essere uno dei migliori clienti. Ma non glielo avrebbe mai detto in faccia in presenza di sua figlia. Per rispetto di sua figlia. Che non voleva vedere o faceva finta di non vedere chi s'era sposato.
Infine penso' che Mimmo era così, che diceva quelle cose perchè fondamentalmente era uno che soffriva. Perchè non si era realizzato. Non si era compiuto come essere umano. Forse non si era compiuto come adulto. Era fragile e quando sei fragile non hai abbastanza palle per prendertela con i più forti di te. Ti sfoghi con i più fragili.
Mimmo era rimasto lì nei pressi. Fumava nervosamente. Guardava Nonno Piero con odio. Come se fosse il responsabile dei suoi fallimenti. Si sentiva giudicato.
-Dimmi un po', fece ad un certo punto Mimmo rivolto a Piero Cavaliere-ma quand'è che levi le tende da qui? Sai che mi hai rotto i coglioni?
Nonno Piero sorrise come un Buddha.
-Non posso andarmene, disse, devo proteggere la vostra famiglia...finchè ci sono...
-Ma che cavolo dici...Tu non potresti proteggere nemmeno ai moscerini...sei un vecchio pazzo e inutile a cui non importa niente nemmeno di sua figlia.
-Beh, dev'essere per questo se mi sono sempre tenuto per me di quella volta che ti ho visto uscire da dietro i cespugli di Figino, vicino via Novara...zona di puttane...se non peggio. Peggio secondo le tue categorie, ipocrite, di pensiero, s'intende...
Mimmo resto' come folgorato....
-Che hai visto tu? Gli occhi gli roteavano come in uno spasmo che stava per esplodere in qualcosa di incontrollato.
Poi tacque. Resto' assorto guardando verso la finestra che dava su via delle Forse Armate.
E due, disse a se stesso Nonno Piero nel silenzio dei suoi pensieri. Si puo' sparare meglio senza proiettili. Una specie di bomba "h" del pensiero. E le conseguenze sono che , al massimo , uno resta stronzo come prima. Ma vivo e vegeto davanti alle proprie contraddizioni. Sono quelle le bombe che devi schivare, se vuoi continuare a vivere dignitosamente. E nessuno si farà male... correndo il rischio di guarire.
E cosa sognava Piero Cavaliere? Era un ricordo filmico, erano gli anni settanta e lavorava in fabbrica, alla Breda. C'era un brutto clima, capi e capetti stavano con il fiato sul collo agli operai e fuori c'erano un mucchio di esaltati ,che si ispiravano ai partigiani trent'anni dopo i partigiani, che si erano messi in testa di fare i giustizieri. Ma Nonno Piero non li condivideva. Sparare alle gambe e azzoppare a vita un "tempista", uno che teneva i tempi con l'orologio per calcolare quanto ci metteva un operaio a finire di assemblare un pezzo di motore, con moglie e figli e casa a rischio di renderlo un disabile a vita , non era un gesto da eroi. Altro che partigiani, quelli si che rischiavano la pelle per difendere il proprio paese. Era una cosa molto più importante e giusta. Anche se c'erano state delle esagerazioni. Ma in una guerra civile, si sa, pensava sognando Nonno Piero, si fanno strappi alla regola e si abusa del potere delle armi. Sparare , come facevano i brigatisti, a gente disarmata , padri di famiglia che non è che proprio godessero nel fare quel che facevano, controllare i tempi del lavoro ai propri colleghi, poveri disgraziati che erano in un certo senso costretti a farlo e che l'idea che in alternativa avrebbero potuto rinunciare a farlo non li doveva porre con le teste su un ceppo pronte per essere mozzate. Insomma , Nonno Piero non condivideva. Credeva più alle lotte pacifiche, alle conquiste con metodi di lotta pacifici e solidali, di guerre ne aveva già fatta una e gli era bastata e avanzata.
Quel giorno uscì prima dal turno di lavoro e vide davanti a lui Ambrogio Brambilla, un lombardo doc, che faceva il tempista e , pensava Piero Cavaliere, anche con fin troppo zelo, tanto da essersi reso odioso anche a lui. Cercò di non superarlo perchè non aveva voglia di salutarlo, questo era lecito, pensava, doveva essere lecito, non gli piaceva quel che faceva e come lo faceva, ma lo considerava un ratto dal colletto bianco, uguale agli altri ratti ma che credeva che avendo un colletto da "comandino "avrebbe potuto sfangarsela a vita fino alla pensione; senza immaginare che invece era solo il pittbull del momento per il padrone del momento e che quando i combattimenti per cani fossero cessati lo avrebbero lanciato in fondo ad una scarpata lasciando che si sfracellasse persino peggio degli altri ratti che invece tiravano avanti la cricetica carretta della produzione. Poi svolto' l'angolo , di lì a poco ci sarebbe stata la fermata del tram e Brambilla avrebbe proseguito per andare a prendere la sua utilitaria parcheggiata lì nei pressi. Successe tutto in pochi minuti, Piero Cavaliere vide arrivare di gran lena una Kawasaki, la vide affiancarsi a Brambilla. Sulla moto c'erano due tizi con il casco. Quello che sedeva dietro tiro' fuori una pistola, una calibro nove, gli sembrò lì per lì a a Piero Cavaliere e si preparo' a fare fuoco. Nonno Piero mi mise a correre verso quella moto e verso Brambilla , si sfilò, sempre in corsa, lo zainetto da lavoro, e quando fu a cinque metri lo scagliò verso gli uomini in Kawasaki. Lo zainetto colpì la pistola proprio mentre faceva fuoco , e il proiettile scheggio' il marciapiedi. La Kawasaki sgommò via , mentre l'uomo seduto dietro la moto gli dette un'occhiataccia di sguincio...a Nonno Piero.
Brambilla giaceva in terra scioccato. Piero Cavaliere ricordò di averlo aiutato ad alzarsi. Di avergli spazzolato la giacca scura. Poi gli chiese se era tutto a posto. Sì, disse Brambilla. E come un automa si diresse verso la zona dove aveva parcheggiato la macchina. Piero , ricordò, riprese lo zainetto da terra e aspettò il tram. Non raccontò mai quell'episodio a Gabriella. Lei ne avrebbe sofferto e si sarebbe preoccupata per le possibili conseguenze ritorsive. Quella gente, i terroristi, avevano senz'altro qualcuno in fabbrica come referente. Il giorno dopo Brambilla si dette malato. Nonno Piero lavorò a lungo tutta la giornata, come se niente fosse. Era una antica cultura, la sua. Il lavoro era stata una conquista. Il caos era nemico del lavoro, il caos era una roba per gente che non aveva mai lavorato e che in nome dei diritti del lavoro avrebbe continuato a non lavorare.
Ambrogio Brambilla mesi dopo chiese di cambiare mansioni. Non fece più il tempista. Si mise a lavorare a fianco a Piero Cavaliere. E con lui non parlò mai dell'accaduto.
Si sveglio' di soprassalto, tutto sudato. Si alzò dal letto, sei di mattina. Dette un'occhiata alla finestra. Sul marciapiedi di fronte il marocchino grasso che vendeva Marlboro di contrabbando era già sul posto di lavoro, il sacchetto pieno di pacchetti di sigarette aperto sopra la fila di carrelli dell'Esselunga, il fioraio stava esponendo la sua mercanzia, il Bar cominciava a ricevere i suoi avventori. Poi d'improvviso vide il faccione di Mimmo, che si era alzato anche lui da poco, sigarettimbocca, diretto al bagno . Lo sorpassò senza nemmeno salutarlo. Aveva più problemi lui, di prostata, che Nonno Piero...ed era ancora alla mezz'età.
Poco dopo uscì dal bagno.
-Com'è che sei già in piedi? Ma se non devi lavorare come mai ti alzi a quest'ora...problemi di prostata, eh?
Disse Mimmo Quirico.
-No..è che dormo poco...ho fatto un brutto sogno.
-Scommetto che vincevi al superenalotto e perdevi la schedina, disse Mimmo
-No..peggio...salvavo dal suo omicidio una persona che odiavo...
-Pentito?
-No...no...lo rifarei cento volte, disse Nonno Piero...
-Io se trovo a Renzi sulle strisce, quanteveriddio, lo stendo, altrochè, disse Mimmo.
-Non dici sul serio...
-Ti sbagli, Piero...dico sul serissimo...quel bastardo ha più a cuore i negri che noi del suo stesso paese. Quanto vorrei che dei negri gli violentassero la moglie!
-Neri...si dice neri...
-Sì, certo, Neri per sempre... negri e froci al rogo, stanno mandando questo paese a puttane!.
-Non mi sembra che queste persone inducano la gente a rivolgersi alla prostituzione, magari è gente che bisogno di soddisfare proprie carenze...i clienti...disse Nonno Piero mellifluo.
-Ma che cazzo dici...tu sei un vecchio sciroccato che deve sempre dire la sua... come se contassi qualcosa. Quando morirai non verrò nemmeno a posare i fiori sulla tua tomba. E nemmeno tua figlia ci verrà! Non vedo l'ora che tu tiri le cuoia! Amico dei negri!
Nonno Piero non rispose. Con un mezzo sorriso si diresse verso il bagno. Era davvero strano. Suo genero era quanto di peggio avrebbe potuto capitargli. Lo offendeva gratuitamente, specie quando non c'era la moglie, Piera. Che poi era sua figlia. Beh, se il paese stava andando a puttane , suo genero di quelle puttane doveva essere uno dei migliori clienti. Ma non glielo avrebbe mai detto in faccia in presenza di sua figlia. Per rispetto di sua figlia. Che non voleva vedere o faceva finta di non vedere chi s'era sposato.
Infine penso' che Mimmo era così, che diceva quelle cose perchè fondamentalmente era uno che soffriva. Perchè non si era realizzato. Non si era compiuto come essere umano. Forse non si era compiuto come adulto. Era fragile e quando sei fragile non hai abbastanza palle per prendertela con i più forti di te. Ti sfoghi con i più fragili.
Mimmo era rimasto lì nei pressi. Fumava nervosamente. Guardava Nonno Piero con odio. Come se fosse il responsabile dei suoi fallimenti. Si sentiva giudicato.
-Dimmi un po', fece ad un certo punto Mimmo rivolto a Piero Cavaliere-ma quand'è che levi le tende da qui? Sai che mi hai rotto i coglioni?
Nonno Piero sorrise come un Buddha.
-Non posso andarmene, disse, devo proteggere la vostra famiglia...finchè ci sono...
-Ma che cavolo dici...Tu non potresti proteggere nemmeno ai moscerini...sei un vecchio pazzo e inutile a cui non importa niente nemmeno di sua figlia.
-Beh, dev'essere per questo se mi sono sempre tenuto per me di quella volta che ti ho visto uscire da dietro i cespugli di Figino, vicino via Novara...zona di puttane...se non peggio. Peggio secondo le tue categorie, ipocrite, di pensiero, s'intende...
Mimmo resto' come folgorato....
-Che hai visto tu? Gli occhi gli roteavano come in uno spasmo che stava per esplodere in qualcosa di incontrollato.
Poi tacque. Resto' assorto guardando verso la finestra che dava su via delle Forse Armate.
E due, disse a se stesso Nonno Piero nel silenzio dei suoi pensieri. Si puo' sparare meglio senza proiettili. Una specie di bomba "h" del pensiero. E le conseguenze sono che , al massimo , uno resta stronzo come prima. Ma vivo e vegeto davanti alle proprie contraddizioni. Sono quelle le bombe che devi schivare, se vuoi continuare a vivere dignitosamente. E nessuno si farà male... correndo il rischio di guarire.
sabato 7 gennaio 2017
Nonno Piero, capitolo 14
Il Natale era passato in fretta e le cose stavano lentamente tornando alla normalità. Sì, perchè il Natale era comunque considerato un periodo eccezionale, si abbonava tutto, scarso rendimento scolastico,diatribe familiari, inimicizie con vicini , odi e rancori politici e via andare.
Nonno Piero ascoltava la sua radiolina, seduto in poltrona e guardava fuori dalla finestra. Faceva freddo ma non aveva nevicato, forse perchè il vento gelido aveva anche spazzato le nubi. Si accingeva a rileggere "Il lupo della steppa", un libro di Hermann Hesse che di quando in quando gli piaceva rileggere. Quel personaggio un po' gli assomigliava, amava i libri , fumare sigari e concludere le serate in buone osterie.
I sigari, Nonno Piero non li fumava più e le osterie a Milano servivano riso alla cantonese. Globalizzazione la chiamavano.
Quando nel pomeriggio Gino e Azalea tornavano a casa , Nonno Piero dava un'occhiata ai compiti dei ragazzi. Li metteva sulla strada giusta per svolgerli, cercando di indurli ad uno sforzo che cercavano di non fare. Se potevano.
Gino ascoltava il "Tg 1" e si indignava contro ogni etnia che non fosse la sua e , in particolare , ce l'aveva con gli arabi. Con tutti indistintamente. E una volta disse che sull'Afghanistan dovevano sganciare una boma atomica. L'Afghanistan non era un paese arabo, etnicamente e culturalmente c'entrava con gli arabi come un orso polare con il deserto del Gobi. Le generalizzazioni stavano uccidendo il paese, pensava Nonno Piero e la politica non si faceva più nelle sezioni di partito ma nei bar e nei talk show televisivi che erano ridotti a Bar inquadrati da telecamere. Gli intellettuali erano impegnati ad arrivare alla fine del mese , per cui si erano messi al servizio di editori che avevano in mente esclusivamente il profitto e i giornali si vendevano se i titoli e gli articoli erano scritti in un linguaggio provocatorio che poteva piacere alla gente e darle un piccolo sollievo: e cioè dovevano propugnare la diffusione di idee che mettevano in cima come causa di tutti i problemi "gli extracomunitari". O perlomeno era quello che pensava Nonno Piero, un novantenne che nessuno stava a sentire perchè considerato un rudere umano ed esistenziale dell'altro secolo. Persino Gino ed Azalea, se volevano sapere delle notizie di storia si affidavano a "Google". Fine delle trasmissioni, Nonno Piero esisteva solo come percettore di reddito pensionistico che impinguava il bilancio familiare.
Piero Cavaliere uscì per farsi due passi e camminò lungo il marciapiede che da via delle Forze Armate si insinuava verso il centro della città. A nulla erano valse le raccomandazioni di sua figlia che gli aveva consigliato, con quel freddo di restare in casa. Fece circa un chilometro a piedi, ben coperto, e non gli sembrò che facesse così tanto freddo. I suoi anni erano molti ma anche la sua esperienza. Entrò in un Kebab lì nei pressi e si sedette. Subito un arabo, doveva essere un egiziano, si avvicino' al tavolo, il locale era semivuoto, per chiedergli cosa desiderasse.
-Un po' di riso, purè di ceci e pezzetti di Kebab, disse Nonno Piero
L'uomo si meravigliò per quella dimestichezza con i cibi arabi, che per un uomo di quell'età gli sembrò fuori dal comune.
-Già mangiato nostri cibi? , disse
-Sì, certo, un mucchio di volte, perchè?
-Perchè è strano.
-Strano è il mio secondo nome, disse Nonno Piero, non ti preoccupare, ci sono abituato...che ci posso fare se nessun creatore mi ha ancora chiamato a sé ?
L'uomo sorrise.
-Allah è grande, e tu sei testimonianza diretta! Disse l'egiziano, un quarantenne dal viso tipico e il naso lievemente arcuato, ebraico, si sarebbe detto.
Attese che l'uomo portasse la comanda in kambusa lì dietro il bancone e dispose in ordine tovagliolo di carta e posate.
Poco dopo l'uomo tornò dietro al bancone e si mise a rispondere al telefono per gli ordinativi da asporto.
Quando ebbe finito osservò Piero Cavaliere.
-Senti un po', vorrei chiederti alcune cose, gli fece Piero Cavaliere, posso?
-Prego, disse l'uomo incuriosito.
-Vorrei sapere, sinceramente, cosa pensi di questi attentati in Europa, di questi kamikaze che dicono di morire per Allah?
L'uomo resto' a tutta prima parecchio sorpreso per quella domanda a bruciapelo. Attese un momento per raccogliere le idee.
Poi disse- lo so che voi adesso ci odiate.
-Io non odio nessuno...e poi la domanda non era questa!
-Mi chiamo Ahmed...per rispondere a tua domanda io ti dico che questa gente sono fra di noi ma non sono noi, disse lapidario Ahmed.
-Sì, ho capito cosa vuoi dire...ma perchè...perchè non li denunciate?
-So che tu non crederà a me...ma ci sono molti interessi che questo non succede.
-Fammi un esempio.
-Questa gente non sono buoni mussulmani. E quelli che usano loro come bombe umane finiranno all'inferno, disse Ahmed. -Come pure quelli di voi che li aiutano, disse in seguito dopo una breve pausa e inaspettatamente.
-Come fai a dire questo...sai qualcosa che io non so?
-Voi fate finta di non sapere. E'più facile così. Dare colpa a tutti i mussulmani. Così fate il volere di Satana. Adesso non posso spiegare bene, ma ci sono alcuni di noi che mandano a morire altri, ma loro non vanno mai a morire.
-Gli sceicchi?
-Anche..anche loro, non solo loro. Anche americani .
-Cioè gli americani armano i kamizaze?
-Quelli che vogliono guerra...guerra vuol dire soldi, affari, ricostruire case, soldi per ospedali, soldi per armi, bussines, come dire americani. Americani e sceicchi sono mandanti, kamikaze bombe di carne umana. E questi lo fanno per loro famiglie che dopo così prendono soldi anche loro.
Nonno Piero rifletteva. Restò in silenzio per qualche minuto. Come pure Ahmed.
Arrivò l'ordinazione e Ahmed portò in tavola.
Nonno Piero mangio' senza troppo appetito. Era terribile quello che aveva sentito. Così terribile che poteva essere vero.
Al termine della sua cenetta, Nonno Piero ringraziò Ahmed e si scusò se aveva , in qualche modo, "violentato" la sua privacy, ponendogli quelle domande.
Mentre usciva , lo osservò a lungo .
Infine gli chiese-perchè da noi in Italia non è successo ancora niente?
Ahmed sorrise amaramente. Stette in silenzio qualche secondo.
Poi disse-perchè voi dato a noi da mangiare, dato a noi lavoro, dato a noi una possibilità...anche i kamikaze hanno un cuore. Non troveranno mai nessun kamikaze che ucciderà chi ha dato il pane a suo fratello.
Nonno Piero gli sorrise.
-Torna quando vuoi, qui, noi fatto buona conversazione. Parlare uccide le bombe, disse ancora Ahmed.
Nonno Piero ascoltava la sua radiolina, seduto in poltrona e guardava fuori dalla finestra. Faceva freddo ma non aveva nevicato, forse perchè il vento gelido aveva anche spazzato le nubi. Si accingeva a rileggere "Il lupo della steppa", un libro di Hermann Hesse che di quando in quando gli piaceva rileggere. Quel personaggio un po' gli assomigliava, amava i libri , fumare sigari e concludere le serate in buone osterie.
I sigari, Nonno Piero non li fumava più e le osterie a Milano servivano riso alla cantonese. Globalizzazione la chiamavano.
Quando nel pomeriggio Gino e Azalea tornavano a casa , Nonno Piero dava un'occhiata ai compiti dei ragazzi. Li metteva sulla strada giusta per svolgerli, cercando di indurli ad uno sforzo che cercavano di non fare. Se potevano.
Gino ascoltava il "Tg 1" e si indignava contro ogni etnia che non fosse la sua e , in particolare , ce l'aveva con gli arabi. Con tutti indistintamente. E una volta disse che sull'Afghanistan dovevano sganciare una boma atomica. L'Afghanistan non era un paese arabo, etnicamente e culturalmente c'entrava con gli arabi come un orso polare con il deserto del Gobi. Le generalizzazioni stavano uccidendo il paese, pensava Nonno Piero e la politica non si faceva più nelle sezioni di partito ma nei bar e nei talk show televisivi che erano ridotti a Bar inquadrati da telecamere. Gli intellettuali erano impegnati ad arrivare alla fine del mese , per cui si erano messi al servizio di editori che avevano in mente esclusivamente il profitto e i giornali si vendevano se i titoli e gli articoli erano scritti in un linguaggio provocatorio che poteva piacere alla gente e darle un piccolo sollievo: e cioè dovevano propugnare la diffusione di idee che mettevano in cima come causa di tutti i problemi "gli extracomunitari". O perlomeno era quello che pensava Nonno Piero, un novantenne che nessuno stava a sentire perchè considerato un rudere umano ed esistenziale dell'altro secolo. Persino Gino ed Azalea, se volevano sapere delle notizie di storia si affidavano a "Google". Fine delle trasmissioni, Nonno Piero esisteva solo come percettore di reddito pensionistico che impinguava il bilancio familiare.
Piero Cavaliere uscì per farsi due passi e camminò lungo il marciapiede che da via delle Forze Armate si insinuava verso il centro della città. A nulla erano valse le raccomandazioni di sua figlia che gli aveva consigliato, con quel freddo di restare in casa. Fece circa un chilometro a piedi, ben coperto, e non gli sembrò che facesse così tanto freddo. I suoi anni erano molti ma anche la sua esperienza. Entrò in un Kebab lì nei pressi e si sedette. Subito un arabo, doveva essere un egiziano, si avvicino' al tavolo, il locale era semivuoto, per chiedergli cosa desiderasse.
-Un po' di riso, purè di ceci e pezzetti di Kebab, disse Nonno Piero
L'uomo si meravigliò per quella dimestichezza con i cibi arabi, che per un uomo di quell'età gli sembrò fuori dal comune.
-Già mangiato nostri cibi? , disse
-Sì, certo, un mucchio di volte, perchè?
-Perchè è strano.
-Strano è il mio secondo nome, disse Nonno Piero, non ti preoccupare, ci sono abituato...che ci posso fare se nessun creatore mi ha ancora chiamato a sé ?
L'uomo sorrise.
-Allah è grande, e tu sei testimonianza diretta! Disse l'egiziano, un quarantenne dal viso tipico e il naso lievemente arcuato, ebraico, si sarebbe detto.
Attese che l'uomo portasse la comanda in kambusa lì dietro il bancone e dispose in ordine tovagliolo di carta e posate.
Poco dopo l'uomo tornò dietro al bancone e si mise a rispondere al telefono per gli ordinativi da asporto.
Quando ebbe finito osservò Piero Cavaliere.
-Senti un po', vorrei chiederti alcune cose, gli fece Piero Cavaliere, posso?
-Prego, disse l'uomo incuriosito.
-Vorrei sapere, sinceramente, cosa pensi di questi attentati in Europa, di questi kamikaze che dicono di morire per Allah?
L'uomo resto' a tutta prima parecchio sorpreso per quella domanda a bruciapelo. Attese un momento per raccogliere le idee.
Poi disse- lo so che voi adesso ci odiate.
-Io non odio nessuno...e poi la domanda non era questa!
-Mi chiamo Ahmed...per rispondere a tua domanda io ti dico che questa gente sono fra di noi ma non sono noi, disse lapidario Ahmed.
-Sì, ho capito cosa vuoi dire...ma perchè...perchè non li denunciate?
-So che tu non crederà a me...ma ci sono molti interessi che questo non succede.
-Fammi un esempio.
-Questa gente non sono buoni mussulmani. E quelli che usano loro come bombe umane finiranno all'inferno, disse Ahmed. -Come pure quelli di voi che li aiutano, disse in seguito dopo una breve pausa e inaspettatamente.
-Come fai a dire questo...sai qualcosa che io non so?
-Voi fate finta di non sapere. E'più facile così. Dare colpa a tutti i mussulmani. Così fate il volere di Satana. Adesso non posso spiegare bene, ma ci sono alcuni di noi che mandano a morire altri, ma loro non vanno mai a morire.
-Gli sceicchi?
-Anche..anche loro, non solo loro. Anche americani .
-Cioè gli americani armano i kamizaze?
-Quelli che vogliono guerra...guerra vuol dire soldi, affari, ricostruire case, soldi per ospedali, soldi per armi, bussines, come dire americani. Americani e sceicchi sono mandanti, kamikaze bombe di carne umana. E questi lo fanno per loro famiglie che dopo così prendono soldi anche loro.
Nonno Piero rifletteva. Restò in silenzio per qualche minuto. Come pure Ahmed.
Arrivò l'ordinazione e Ahmed portò in tavola.
Nonno Piero mangio' senza troppo appetito. Era terribile quello che aveva sentito. Così terribile che poteva essere vero.
Al termine della sua cenetta, Nonno Piero ringraziò Ahmed e si scusò se aveva , in qualche modo, "violentato" la sua privacy, ponendogli quelle domande.
Mentre usciva , lo osservò a lungo .
Infine gli chiese-perchè da noi in Italia non è successo ancora niente?
Ahmed sorrise amaramente. Stette in silenzio qualche secondo.
Poi disse-perchè voi dato a noi da mangiare, dato a noi lavoro, dato a noi una possibilità...anche i kamikaze hanno un cuore. Non troveranno mai nessun kamikaze che ucciderà chi ha dato il pane a suo fratello.
Nonno Piero gli sorrise.
-Torna quando vuoi, qui, noi fatto buona conversazione. Parlare uccide le bombe, disse ancora Ahmed.
lunedì 28 novembre 2016
Nonno Piero, capitolo 13
Manca meno di un mese al Natale.Quest'altr'anno. La ditta di Mimmo Quirico sta riducendo il personale, da quano ha preso piede questa faccenda delle vendite online. Mimmo è sul filo del rasoio, più affilato del rasoio che usa per radersi tutto, testa e faccia, la mattina. Mimmo Quirico in bagno a radersi , Nonno Piero su Radio 3 che ascolta la Radetzky March. Due uomini due mondi. Mimmo è nervoso e fuma mentre si rade. Dice a Nonno Piero di abbassare quella cazzo di radio con quella lagna che lo disturba. Nonno Piero la spegne. Non vuole polemiche ed ha un'età in cui ha capito che si puo' sacrificare il proprio ego per il bene comune. Mimmo invece associa questo concetto al bene del Comune, inteso come UFFICI AMMINISTRATIVI= NULLAFACENTI E PARASSITI. Gino e Azalea si preparano ad andare a scuola. Gino non fuma più da quando si è fidanzato. Alla sua ragazza non piace il fumo, nè l'odore del fumo, ne', evidentemente il sapore del fumo. Azalea sta affrontando i Sumeri in storia. Ha scoperto le classi sociali. Esistevano sin dal tempo dei Sumeri, pensava di questo Nonno Piero mentre in silenzio eseguiva il suo stretching. L'uomo è andato nello spazio, sceso sulla luna e non è stato capace di abolire le classi sociali. O peggio lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Parlando fra sè e sè mentre sua figlia Piera faceva il caffè , pensando ad alta voce, diceva:" se dessero a tutti lo stretto indispensabile per vivere finirebbe questa storia di uomini che dipendono da altri uomini, il prestigio di chi detiene il potere cesserebbe. Meglio tenere la ciurma dei cani appena a pane e acqua, di modo che abbiano sempre bisogno del padrone".
Piera che stava preparando la colazione imburrando pane a manetta per i figli e per Mimmo che amava fare una colazione abbondante. Così come pure un pranzo abbondante e una cena pantagruelica-perchè diceva che mangiare bene metteva forza , dava forza e teneva desti anche gli appetiti sessuali-ascoltando il padre disse." hai ragione , papà, ma vedi anche a dare lo stretto indispensabile a tutti, ci sarebbe chi non si accontenta, chi vorrebbe di più e chi vorrebbe stare al posto di chi ha il superfluo in sovrappiù...è l'egoismo umano".
"Cara figlia, tu mi insegni che la mente si puo' e si deve dirigere. Si puo' e si deve educare. Si puo' e si deve allenare alla felicità".
Piera non disse niente, era intenta a preparare pane burro e marmellata e caffellatte, ai suoi figli e a suo marito, che ripeteva ad alta voce che il cibo abbondante metteva energia e teneva desti gli appetiti sessuali, ma visto che di questi ultimi non ne aveva traccia , delle due l'una o il marito li stava esercitando con altre oppure trascurava di pensare al fatto che dopo i quaranta fra colesterolo, glicemia, e mancanza di attività fisica quelli del marito fossero solo sogni ad occhi aperti. E se si fosse aggiunto il fatto che fumava, beh, l'affermazione che mangiare a profluvio producesse maggiori energie finanche sessuali, poteva apparire del tutto cinematografica. Il marito si stava facendo un film e come tutti i film che non fossero documentari ma fiction presentavano lo sgradevole aspetto che fossero storie vere solo sul grande o piccolo schermo e che con la realtà c'entrassero come il salmoni con le orzate o con le mente...e cioè un cazzo di niente.
Mancando poco al Natale, come detto a inizio capitolo, l'incombenza di albero e presepe venivano lasciate a Nonno Piero. Nonno Piero prendeva la cosa con estrema serietà, pensando di fare cosa gradita soprattutto ai suoi nipoti. In fondo un Natale senza alberi o presepi che Natale sarebbe stato? Anche se dentro di sè aveva la netta impressione che a Gino e Azalea non importasse più di tanto e che albero e presepe avrebbero avuto un significato più attraverso una loro assenza che per la loro scontata presenza. Ma non si sogno' minimamente di lasciarsi andare ad uno scherzo del genere pedagogico o meno che lo considerasse .
Ando' nello sgabuzzo e recupero' della carta verde militare un po' gualcita che avrebbe utilizzato in compartecipazione con del muschio per fare delle colline a valle delle quali poi ci avrebbe messo una capanna con tanto si statuine di famiglia di Gesù , Re Magi... e Mago Magù...penso' sarcasticamente dentro di sè.
Ci mise un pomeriggio ma il presepe per sera era pronto. Con qualche modifica. I pupazzetti della fauna umana e animale che popolavano il presepe erano stati tutti dipinti di nero, le faccine ripassate con un pennarello nero e persino il bambin Gesù, messo nella culla prima del tempo e prima dell'opportuna processione in casa stanza per stanza con fiammelle e candeline, era diventato un negretto. Voleva vedere se se ne sarebbero accorti, i suoi nipoti. Sua figlia e Mimmo di sicuro non se ne sarebbero accorti dando per scontato che quell'ombra di carta e muschio fosse lo stesso stanco banale e tradizionale presepe di tutti gli anni.
A sera le lucine a intermittenza mostravano questa panoplia sparsa di pupazzetti che rappresentavano pastori, magi, falegnami, cristi e madonne, nonchè pecore, ciucci,vacche , capre, caprette , cani, gatti e altro, tutte annerite in viso. Azalea e Gino si stavano soffermando ad osservare il presepio. Azalea sorrideva e anche Gino cominciava a sogghignare.
-Nonno, li hai fatti tutti neri!, disse Azalea.
-Vero, Nonno, è un presepe di negri.
Nonno Piero sorrise loro.
-Beh le vicende si svolgono in Africa e da che mondo e mondo lì sono tutti neri.
Azalea e Gino sembrarono riflettere.
Anche Piera resto' un po interdetta, ma poi sorrise pensando all'ennesima boutade dei suo padre.
Più tardi entro' in casa Mimmo. Era nervoso, fumava.
-Rischio di perdere il mio lavoro, Piera, urlo'.
-Stai calmo, Mimmo, non è ancora successo.
-Fino ad ora no, ma con tutti 'sti negri che accogliamo come pascià , vedrai che prima o poi accade.
Dette un'occhiata di sfuggita al presepe e si diresse in sala per accendere la Tv. Poi all'improvviso, come folgorato,torno' indietro.Monitoro' tutti gli abitanti del presepe. Si avvicino' con il suo faccione e poi proruppe senza mezzi termini.-porca puttana, è un presepe di negri o la muffa dello sgabuzzo li ha fatti diventare tutti neri.?
Nonno Piero rideva interiormente e disse con la massima serietà-boh, erano già tutti così. E io non ci ho fatto certo caso, i pupazzi per me sono tutti uguali.
Mimmo si rabbuio' in viso. Ma quand'è che muore 'sto vecchio comunista del cazzo. Nonno Piero era stato partigiano, aveva partecipato alle lotte operaie ma non era mai stato comunista. Ne' comunque aveva mai avuto niente contro i comunisti, questo c'era da dirlo. E sentiva dentro di sè la risibilità del dover parlare e pensare secondo categorie di un secolo che non c'era più. La gente non leggeva, non si informava, non studiava, non era curiosa di conoscere la propria storia....si lasciava vivere. Dire che tutto cio' che rappresentava un ausilio o un soccorso a categorie umane che erano in difficoltà significasse essere comunisti era una semplificazione che veniva da vent'anni di Berlusconismo. Berlusconi, pensava Nonno Piero era un uomo che ragionava con categorie "bancobar-ottocentesche". Lui aveva fatto i soldi e i comunisti glieli volevano togliere, secondo lui per se stessi, neanche per distribuirli al popolo.
-Inaudito, in casa mia un presepio di negri, ma dove andremo a finire di questo passo, urlo' Mimmo Quirico.
-Papà ma Gesù nacque in Palestina e lì sono tutti neri, disse Gino.
-Scommetto che queste idiozie te le ha dette il nonno, vero? Quello è un comunista, vi mette in testa cose false. Figuriamoci, Gesù mo' era negro, va a finire. Il figlio di Dio non poteva essere negro, ovunque sia andato a nascere, perchè Dio è bianco. Dì un po', Gino, avete mai visto in chiesa un Dio negro?
Gino stette un po' li a pensare e poi disse-no, papà, è vero!
-E' vero, disse di rimando Azalea, anche Gesù in croce è sempre bianco.
Mimmo sorrise trionfante. E adesso come glielo avrebbe spiegato ai suoi nipoti che lui aveva torto e che Gesù non era un bianco?
-Ma i dipinti che ci sono in chiesa non sono foto. I dipinti sono stati fatti da pittori bianchi che non erano mai nemmeno stati in Africa.
-E te cosa cazzo ne sai! disse a quel punto Mimmo.
-Forse hai ragione...disse Nonno Piero.
-In che senso, disse Mimmo.
-Che a volte si puo' essere in Africa anche senza che uno se ne accorga.
-Perchè i pittori erano in Africa senza che se ne accorgevano?
-Beh, quando avremo un Papa nero magari avremo qualche dipinto che raffigura neri. Fino ad ora i papi sono tutti stati bianchi, cosa vuoi che facessero dipingere Cristo nero?Disse Nonno Piero spazientito.
-A me i neri non piacciono, ci stanno portando via il lavoro, posso?
-Il lavoro lo stai perdendo perchè la gente ora preferisce comprare online, così i tuoi padroni, TUTTI BIANCHI, risparmiano sul costo del lavoro, disse Piero Cavaliere.
A quel punto Mimmo abbozzo'. Nonno Piero sembrava essere un osso troppo duro. E a lui faceva male la testa, era stanco, mica come quel vecchio che non faceva nulla dalla mattina alla sera! E lui, Mimmo, doveva lavorare per pagargli la pensione!
-Porca puttana, esco, va, che è meglio, vado al Bar a vedermi l'Inter.
-Cos'è, hai deciso di farti ulteriormente del male?, disse Nonno Piero.
-Perchè?
-Beh, per l'Inter.
Ultimamente la squadra nerazzurra aveva inanellato una serie di risultati negativi e la cosa non era sfuggita a Nonno Piero.
-Adesso ti sei messo a seguire il calcio?
-Beh, Mimmo, siamo in Italia, anche se non vuoi seguire il calcio tutto è fatto in modo che alla fine il calcio segua te.
Mimmo divenne paonazzo in viso. Uscì sbattendo la porta. Piera sorrise. I bambini andarono rispettivamente, Gino, a giocare alla play , e Azalea a leggersi "Diario di una schiappa". Adorava quel libro. E anche Nonno Piero lo adorava. Glielo aveva regalato lui. Ma c'era ancora molto da lavorare. Perchè Gino stava giocando a Fronthome, un gioco alla Play Station in cui dei partigiani statunitensi fronteggiavano invasori dell'Afghanistan.
Piera che stava preparando la colazione imburrando pane a manetta per i figli e per Mimmo che amava fare una colazione abbondante. Così come pure un pranzo abbondante e una cena pantagruelica-perchè diceva che mangiare bene metteva forza , dava forza e teneva desti anche gli appetiti sessuali-ascoltando il padre disse." hai ragione , papà, ma vedi anche a dare lo stretto indispensabile a tutti, ci sarebbe chi non si accontenta, chi vorrebbe di più e chi vorrebbe stare al posto di chi ha il superfluo in sovrappiù...è l'egoismo umano".
"Cara figlia, tu mi insegni che la mente si puo' e si deve dirigere. Si puo' e si deve educare. Si puo' e si deve allenare alla felicità".
Piera non disse niente, era intenta a preparare pane burro e marmellata e caffellatte, ai suoi figli e a suo marito, che ripeteva ad alta voce che il cibo abbondante metteva energia e teneva desti gli appetiti sessuali, ma visto che di questi ultimi non ne aveva traccia , delle due l'una o il marito li stava esercitando con altre oppure trascurava di pensare al fatto che dopo i quaranta fra colesterolo, glicemia, e mancanza di attività fisica quelli del marito fossero solo sogni ad occhi aperti. E se si fosse aggiunto il fatto che fumava, beh, l'affermazione che mangiare a profluvio producesse maggiori energie finanche sessuali, poteva apparire del tutto cinematografica. Il marito si stava facendo un film e come tutti i film che non fossero documentari ma fiction presentavano lo sgradevole aspetto che fossero storie vere solo sul grande o piccolo schermo e che con la realtà c'entrassero come il salmoni con le orzate o con le mente...e cioè un cazzo di niente.
Mancando poco al Natale, come detto a inizio capitolo, l'incombenza di albero e presepe venivano lasciate a Nonno Piero. Nonno Piero prendeva la cosa con estrema serietà, pensando di fare cosa gradita soprattutto ai suoi nipoti. In fondo un Natale senza alberi o presepi che Natale sarebbe stato? Anche se dentro di sè aveva la netta impressione che a Gino e Azalea non importasse più di tanto e che albero e presepe avrebbero avuto un significato più attraverso una loro assenza che per la loro scontata presenza. Ma non si sogno' minimamente di lasciarsi andare ad uno scherzo del genere pedagogico o meno che lo considerasse .
Ando' nello sgabuzzo e recupero' della carta verde militare un po' gualcita che avrebbe utilizzato in compartecipazione con del muschio per fare delle colline a valle delle quali poi ci avrebbe messo una capanna con tanto si statuine di famiglia di Gesù , Re Magi... e Mago Magù...penso' sarcasticamente dentro di sè.
Ci mise un pomeriggio ma il presepe per sera era pronto. Con qualche modifica. I pupazzetti della fauna umana e animale che popolavano il presepe erano stati tutti dipinti di nero, le faccine ripassate con un pennarello nero e persino il bambin Gesù, messo nella culla prima del tempo e prima dell'opportuna processione in casa stanza per stanza con fiammelle e candeline, era diventato un negretto. Voleva vedere se se ne sarebbero accorti, i suoi nipoti. Sua figlia e Mimmo di sicuro non se ne sarebbero accorti dando per scontato che quell'ombra di carta e muschio fosse lo stesso stanco banale e tradizionale presepe di tutti gli anni.
A sera le lucine a intermittenza mostravano questa panoplia sparsa di pupazzetti che rappresentavano pastori, magi, falegnami, cristi e madonne, nonchè pecore, ciucci,vacche , capre, caprette , cani, gatti e altro, tutte annerite in viso. Azalea e Gino si stavano soffermando ad osservare il presepio. Azalea sorrideva e anche Gino cominciava a sogghignare.
-Nonno, li hai fatti tutti neri!, disse Azalea.
-Vero, Nonno, è un presepe di negri.
Nonno Piero sorrise loro.
-Beh le vicende si svolgono in Africa e da che mondo e mondo lì sono tutti neri.
Azalea e Gino sembrarono riflettere.
Anche Piera resto' un po interdetta, ma poi sorrise pensando all'ennesima boutade dei suo padre.
Più tardi entro' in casa Mimmo. Era nervoso, fumava.
-Rischio di perdere il mio lavoro, Piera, urlo'.
-Stai calmo, Mimmo, non è ancora successo.
-Fino ad ora no, ma con tutti 'sti negri che accogliamo come pascià , vedrai che prima o poi accade.
Dette un'occhiata di sfuggita al presepe e si diresse in sala per accendere la Tv. Poi all'improvviso, come folgorato,torno' indietro.Monitoro' tutti gli abitanti del presepe. Si avvicino' con il suo faccione e poi proruppe senza mezzi termini.-porca puttana, è un presepe di negri o la muffa dello sgabuzzo li ha fatti diventare tutti neri.?
Nonno Piero rideva interiormente e disse con la massima serietà-boh, erano già tutti così. E io non ci ho fatto certo caso, i pupazzi per me sono tutti uguali.
Mimmo si rabbuio' in viso. Ma quand'è che muore 'sto vecchio comunista del cazzo. Nonno Piero era stato partigiano, aveva partecipato alle lotte operaie ma non era mai stato comunista. Ne' comunque aveva mai avuto niente contro i comunisti, questo c'era da dirlo. E sentiva dentro di sè la risibilità del dover parlare e pensare secondo categorie di un secolo che non c'era più. La gente non leggeva, non si informava, non studiava, non era curiosa di conoscere la propria storia....si lasciava vivere. Dire che tutto cio' che rappresentava un ausilio o un soccorso a categorie umane che erano in difficoltà significasse essere comunisti era una semplificazione che veniva da vent'anni di Berlusconismo. Berlusconi, pensava Nonno Piero era un uomo che ragionava con categorie "bancobar-ottocentesche". Lui aveva fatto i soldi e i comunisti glieli volevano togliere, secondo lui per se stessi, neanche per distribuirli al popolo.
-Inaudito, in casa mia un presepio di negri, ma dove andremo a finire di questo passo, urlo' Mimmo Quirico.
-Papà ma Gesù nacque in Palestina e lì sono tutti neri, disse Gino.
-Scommetto che queste idiozie te le ha dette il nonno, vero? Quello è un comunista, vi mette in testa cose false. Figuriamoci, Gesù mo' era negro, va a finire. Il figlio di Dio non poteva essere negro, ovunque sia andato a nascere, perchè Dio è bianco. Dì un po', Gino, avete mai visto in chiesa un Dio negro?
Gino stette un po' li a pensare e poi disse-no, papà, è vero!
-E' vero, disse di rimando Azalea, anche Gesù in croce è sempre bianco.
Mimmo sorrise trionfante. E adesso come glielo avrebbe spiegato ai suoi nipoti che lui aveva torto e che Gesù non era un bianco?
-Ma i dipinti che ci sono in chiesa non sono foto. I dipinti sono stati fatti da pittori bianchi che non erano mai nemmeno stati in Africa.
-E te cosa cazzo ne sai! disse a quel punto Mimmo.
-Forse hai ragione...disse Nonno Piero.
-In che senso, disse Mimmo.
-Che a volte si puo' essere in Africa anche senza che uno se ne accorga.
-Perchè i pittori erano in Africa senza che se ne accorgevano?
-Beh, quando avremo un Papa nero magari avremo qualche dipinto che raffigura neri. Fino ad ora i papi sono tutti stati bianchi, cosa vuoi che facessero dipingere Cristo nero?Disse Nonno Piero spazientito.
-A me i neri non piacciono, ci stanno portando via il lavoro, posso?
-Il lavoro lo stai perdendo perchè la gente ora preferisce comprare online, così i tuoi padroni, TUTTI BIANCHI, risparmiano sul costo del lavoro, disse Piero Cavaliere.
A quel punto Mimmo abbozzo'. Nonno Piero sembrava essere un osso troppo duro. E a lui faceva male la testa, era stanco, mica come quel vecchio che non faceva nulla dalla mattina alla sera! E lui, Mimmo, doveva lavorare per pagargli la pensione!
-Porca puttana, esco, va, che è meglio, vado al Bar a vedermi l'Inter.
-Cos'è, hai deciso di farti ulteriormente del male?, disse Nonno Piero.
-Perchè?
-Beh, per l'Inter.
Ultimamente la squadra nerazzurra aveva inanellato una serie di risultati negativi e la cosa non era sfuggita a Nonno Piero.
-Adesso ti sei messo a seguire il calcio?
-Beh, Mimmo, siamo in Italia, anche se non vuoi seguire il calcio tutto è fatto in modo che alla fine il calcio segua te.
Mimmo divenne paonazzo in viso. Uscì sbattendo la porta. Piera sorrise. I bambini andarono rispettivamente, Gino, a giocare alla play , e Azalea a leggersi "Diario di una schiappa". Adorava quel libro. E anche Nonno Piero lo adorava. Glielo aveva regalato lui. Ma c'era ancora molto da lavorare. Perchè Gino stava giocando a Fronthome, un gioco alla Play Station in cui dei partigiani statunitensi fronteggiavano invasori dell'Afghanistan.
lunedì 5 settembre 2016
Nonno Piero, capitolo 12
Subito Mimmo Quirico si impossessa della mappa dell'Expo e dirige il gruppo. Il quartiere fieristico sembra snodarsi ai lati di un corso principale denominato decumano. Sulla falsariga di un accampamento romano antico.
-Vedete, dobbiamo andare di qua...io so orientare la mappa, al militare ero topografo, fa Mimmo. Nessuno commenta e lo seguono. Il caldo e' terrificante, pur essendo solo all'inizio di maggio.
Il primo padiglione in cui entrano e' della Serbia. C'e', all'interno, la riproduzione gigantesca ed in carta pesta,della macina di un antico mulino. E due hostess serbe altissime, biondissime e discinte, che spiegano ai turisti come si fa il pane.
-Oh, con queste qui altro che pane, farei, dice Mimmo rivolto a Gino. Gino osserva la madre, la quale non fa una piega. Non sa se sorridere per compiacere il padre italiano gallico medio o restare serio per non dispiacere la madre. Alla fine abbozza un mezzo sorriso. Azalea osserva la macina in alto, e' in un suo mondo di fatine e affini. Piera non fa una piega. O fa finta di non sentire o ha sentito ma non replica. Come tutte le mogli che ritengono quell'atteggiamento dei meriti eterni conquistadores , salutare per la loro vita sessuale molto piu' che la continua repressione verbale. Gia', come se ci fosse ancora una vita sessuale!Nonno Piero osserva tutta quella carta pesta. Chi sa quante colle, chi sa quanta carta, hanno utilizzato un bosco per fare quella cosa inutile, per spiegare come si faceva il pane una volta. Bastava una conferenza di 10 minuti con immagini di un forno antico, ed ecco che si risparmiava un bosco e meno anidride carbonica in circolo. Ma si guarda dall'esternare questo suo pensiero, per non passare per il Jose'Bove' di Baggio della situazione, il no global francese famoso per essere stato in carcere dopo aver distrutto un Mac Donald.
Uscendo dal padiglione serbo, poco piu' che una palestra di scuola media con un padellone di carta pesta in cima a simulare la macina di un forno antico, la figliuola si dirige verso altri lidi. Ma Mimmo Quirico si gira e rigira varie volte, per vedere se le avvenenti hostess serbe lo stanno osservando. Si liscia il capo calvo e si accende una marlboro rossa. Maschio, sono maschio, non c'e' che dire, pensa fra se' e se' , sicuro di aver destato un'impressione di mascolinita' italica archetipica, nelle due altissime hostess serbe. Piera lo guarda con un'aria un po' interrogativa. E in un certo senso di rimprovero, come a volergli suggerire, che deve stare comunque all'interno di un certo steccato, per nelle sue manifestazioni di gallismo.
Il vialone al centro dei vari padiglioni, e' pieno di gente all'inverosimile, e di baracchini ciclati che vendono gelati, presenta ai lati spruzzini di vapore per combattere la calura, ed e' comunque coperto da teli plastici bucherellati , che dovrebbero , al contempo fare ombra e permettere all'aria di filtrare.
Azalea tira la madre verso lo stand del Marocco, dove sembra non esserci fila per entrare. Piera la asseconda.
-Ma cosa cazzo vuoi che ci sia , nello stand del Marocco? Marocchini...e noi ne siamo pieni, Milano ne e' piena. Non sono venuto sin qui per vedere dei marocchini. Se volevo vedere dei marocchini me ne stavo a Baggio, no? Mimmo Quirico si lamenta apertis verbis. Nonno Piero ascolta e tace. Il bradicefalo e' incorreggibile, pensa. Secoli e secoli di storia araba, e, tra parentesi, gli arabi,hanno inventato i numeri che a lui piacciono tanto, quando scommette o mette i soldi da parte in banca...ma anche molto spesso , quando li da', i numeri...come sta facendo adesso....secoli e secoli di storia seppelliti sotto l'ironia becera dell'uomo del gratta e vinci al bar...una specie vivente che finira' per soppiantare l'homo sapiens sapiens. Espandendosi sul pianeta come Homo Grattinus.
-Dai su, non fare l'egoista, dice Piera, tua figlia lo vuol vedere.
-Andate voi, io resto fuori, dice Mimmo, e anche Gino, vero Gino?
Gino non dice niente.Poi da una mano al Nonno e si avvia anche lui verso lo stand del Marocco.
Traditore, pensa Mimmo, tutta colpa di quel vecchio senza coscienza. Mi sta diseducando i ragazzi, con le sue storie del cazzo sul fatto che i negri sono uguali a noi, che gli arabi hanno inventato i numeri, che i cinesi non rubano niente e che se i parrucchieri italiani abbassassero i prezzi camperebbero anche loro. Mi sta rammollendo la prole, ecco cosa sta facendo.
Entrando nello stand del Marocco, un profumo di spezie , li accoglie. Spezie di tutti i tipi, colorate, messe insieme in un gioco di colori ben orchestrato, e poi narghile', per poter fumare tabacchi profumati, su dei tavolini quasi del tutto occupati, e video con immagini dell'abbondanza di prodotti locali, come fichi, fichi d'india, uva, oli pregiati e il costosissimo e prezioso olio di argan, che le donne marocchine usano per ravvivare i capelli e mantenere morbida e flessibile la pelle. E alcune marocchine con l'hijab, fanno tatuaggi gratis con l'henne'. Tutto sommato un stand gradevole, con tante persone , belle immagini e un bel bar pieno di tavolini con narghile' e tazze trasparenti di te' aromatici.
Uscendo Azalea mostra al papa' un tatuaggio all'henne' sul dorso di una mano, un motivo decorativo arabo.
-Che schifo, vatti subito a lavare le mani, non sappiamo con che cosa e' fatta quella roba, le dice Mimmo.
-Suvvia, non sara' piu' nociva dei wurstel dell'Esselunga che ti piacciono tanto. Ci saranno tanti di quegli antibiotici dentro che e' per questo che non prendi mai l'influenza, dice Nonno Piero.
Bastardo impertinente di un vecchio, pensa Mimmo. Fortuna per lui che c'e' la figlia...se non gli farei fare la fine che merita...un bel veleno per topi nel te' della mattina...hai capito il signorino, prende il te' come gli inglesi...anche alle cinque. Gli vorrei togliere dal viso quel ghigno di superiorita' che si porta sempre in giro e con il quale mi guarda!
Piero Cavaliere sa perfettamente tutto cio' che Mimmo Quirico pensa di lui. Ma se ne frega. Se in un primo momento aveva pensato che il tempo avrebbe migliorato , il bradicefalo,ora non gli importava piu' , se sarebbe accaduto. Gli importava solo dell'educazione dei nipoti. E di sua figlia. Per la quale sperava sempre in un rinsavimento e un ritorno alle origini, quando pur ribellandosi, come ogni figlio e' giusto che faccia, all'autorita' genitoriale, aveva finito per seguirne le tracce e rendere l'imprinting ricevuto, degno di essere stato elargito.
Mimmo dirige verso il decumano, piantina in mano. Passano davanti allo stand del Kuwait, infisso in dune di sabbia che sono continuamente spruzzate da degli irrigatori idrici per evitare che il vento le disfaccia e nei pressi dello stand Israeliano, dove lungo i muri perimetrali, in verticale, sono state piantate delle colture cerearicole , del mais e altro, tenute in vita da un sistema irriguo a goccia davvero originale. Per cui ci si trova di fronte ad un vero e proprio campo coltivato in verticale, che non fa altro che rappresentare l'eterna lotta di questo popolo e di questo paese con il deserto e la sua straordinaria capacita' di adattamento.
Nonno Piero sottolineo', inaspettatamente la cosa, spiegandolo ai ragazzi. Piera ascoltava rapita da suo padre. Il tempo era passato ma aveva conservato quella pazienza espositiva che le aveva trasmesso la moglie Gabriella, sua madre.
-Ebrei di merda...senza gli americani non sarebbero niente, fu il commento di Mimmo.
-Mimmo, pero' sono stati bravi a risollevarsi , a creare uno stato...certo pero' quello che fanno a palestinesi...fece Piera.
-'Zzo dici, quella e' l'unica cosa buona che fanno....che ne eliminassero un bel po', cosi non vengono da noi a rompere i coglioni.
-E magari a toglierci il lavoro e le nostre donne...disse Piero Cavaliere ironicamete.
-Perche' non e' vero? Lo sfido' Mimmo.
-E' tutto vero finche' non vi si rompe il cesso a casa...voi non ve ne siete accorti perche' avere me che ve lo riparo. Ma provate a chiamare un idraulico nazionale e poi uno arabo....e fate i razzisti dopo che avrete speso meno della meta' con l'arabo...razzisti, si, certo, fino al prossimo guasto.
-Puttanate, disse Mimmo.
-Lo stand tedesco...andiamoci, urlo' Mimmo.
E' il momento di accontentarlo, pensano tutti.
Lo stand della Germania . tutto in tek, e' sistemato su vari piani e all'ultimo c'e' un area pic nic con erba sintetica e sedili in legno, sempre di tek. Un opera costosissima e , dal punto d vista architettonico, molto bella, sta pensando Nonno Piero. Ma a parte questo, fuffa. C'e' un baretto che fa panini con wurstel e distribuisce birra alla spina e Mimmo ci si avventa su come una furia. Compra dei panini e delle birre e le offre a tutti...
-Ustia!, fa Mimmo, che prezzi pero'....ma almeno il panino e' buono...e la birra veramente di classe, originale tedesca. I tedeschi sanno fare poche cose ma le sanno fare bene...persino le guerre sanno fare bene...le hanno perse per puro caso o sfortuna...
Mentre tutti addentano quei panini con wurstel che si potevano mangiare in qualsiasi baracchino sui viali milanesi in qualsiasi ora del giorno e della notte, e si bevono , con sete, perche' il caldo e' insopportabile, le birre tedesche, che si sarebbero potute gustare in qualsiasi baracchino milanese medio, seduti all'ombra di edere sintetiche, nessuno replica alle affermazioni deliranti di Mimmo Quirico.
Ma perche' nessuno mi caga?Perche' non sono mai d'accordo con me. Si credono intellettuali e superiori perche' hanno letto qualche libro, Padre e Figlia, pensa Mimmo Quirico. Hanno occupato i migliori posti della societa' e adesso si beccano, il padre almeno, una bella pensione...e io non so nemmeno se in pensione ci andro'. A me questi wurstel tedeschi piacciono e questa birra...andate a farvi fottere, Hitler non aveva poi cosi tanto torto, nel Mein Kampf...see, va beh, non l'ho letto, ma se non piace a certa gente qualche motivo ci sara', no?
Scendendo dallo stand tedesco, da tetto avevano visto l'enorme estensione dell'area dell'Expo e che la ' vicino c'era l'Albero della Vita, prima di assecondare i ragazzi che, rapiti dall'albero, lo volevano vedere subito, passarono dallo stand dell'Iran. E Mimmo ancora una volta disse che si voleva fumare una bella sigaretta e che a lui di arabi e affini non interessava nulla.
Dentro allo stand dell'Iran c'erano piante aromatiche e medicinali di ogni tipo e davanti al busto di Avicenna, Nonno Piero spiego' che egli era stato uno degli antesignani della medicina e che ancora oggi parecchie delle sue scoperte in campo medico venivano adottate dalla medicina tradizionale moderna.
Uscendo , Piera con Azalea e Gino per mano, si dirigono verso l'Albero della Vita. I bambini quasi trascinavano la mamma verso quell'area e Mimmo, che si e'sfumacchiato mezzo pacchetto di marlboro rosse, li segue semiannoiato. Quando chiede ai ragazzi cosa hanno visto li dentro, Gino , con quella straordinaria capacita' di sintesi che hanno i ragazzi , gli risponde, c'era Avicenna, un medico del posto da cui ha origine la medicina.
-Potevate approfittare per far prendere la pressione al nonno, dice.
Ridono tutti. L'umorismo involontario e' sempre il migliore perche' non puoi attribuire a nessun il merito del riso che ne deriva.A meno che quello da cui deriva se ne accorga. Cosa alquanto inverosimile, nella fattispecie.
Intorno all'Albero dalla Vita c'erano dei gradoni come di una tribunetta. Ad ogni ora c'era uno spettacolo che consisteva nello starsene intorno a questo stelo altissimo con una fioritura di rami ellittci in cima, il cui tronco era pieno di meccanismi ludici consistenti nell'elargizione di fumi colorati, bollicine o coriandoli , al ritmo di musica, mentre al contempo , alla base, praticamente una piscina, spruzzi d'acqua accordati con le note musicali, si esibivano ritmicamente frangendosi nell'acqua sottostante. Un bello spettacolo da esposizione universale...e intorno scolaresche multietniche sedute, tutti a riprendere con videofonini, accompagnando con urla e strepiti lo spettacolo ludico, che per un'oretta circa faceva da babysitter gratuito a gruppi di insegnanti provati dalla calura e dall'energia inesauribile dei propri studenti.
Al termine dello spettacolo Mimmo Quirico dirige allo stand della Coca Cola, dove si mette in fila per bere gratis un bicchiere di Coca Cola originale...con la lusinga del poter conservare il bicchiere.
-Uno dei simboli della nostra cultura, Piero...dice Mimmo con convinzione, non so quanti posti di lavoro ha dato nel mondo, non so quanti milioni di persone ci campano su...chi l'ha inventata e' un genio...
-E chissa' quanti gastroenterologi ha arricchito...e se ha incrinato il bilancio delle spese sanitarie negli Stati Uniti...disse Piero Cavaliere.
Mimmo Quirico lo odio', mentre se ne stava in fila, con altre centinaia di ragazzi, in attesa del sui turno di abbeverarsi al simbolo della cultura occidentale, quella cultura che lui odiava. Ma solo perche' il presidente della Coca Cola non era lui.
-Vedete, dobbiamo andare di qua...io so orientare la mappa, al militare ero topografo, fa Mimmo. Nessuno commenta e lo seguono. Il caldo e' terrificante, pur essendo solo all'inizio di maggio.
Il primo padiglione in cui entrano e' della Serbia. C'e', all'interno, la riproduzione gigantesca ed in carta pesta,della macina di un antico mulino. E due hostess serbe altissime, biondissime e discinte, che spiegano ai turisti come si fa il pane.
-Oh, con queste qui altro che pane, farei, dice Mimmo rivolto a Gino. Gino osserva la madre, la quale non fa una piega. Non sa se sorridere per compiacere il padre italiano gallico medio o restare serio per non dispiacere la madre. Alla fine abbozza un mezzo sorriso. Azalea osserva la macina in alto, e' in un suo mondo di fatine e affini. Piera non fa una piega. O fa finta di non sentire o ha sentito ma non replica. Come tutte le mogli che ritengono quell'atteggiamento dei meriti eterni conquistadores , salutare per la loro vita sessuale molto piu' che la continua repressione verbale. Gia', come se ci fosse ancora una vita sessuale!Nonno Piero osserva tutta quella carta pesta. Chi sa quante colle, chi sa quanta carta, hanno utilizzato un bosco per fare quella cosa inutile, per spiegare come si faceva il pane una volta. Bastava una conferenza di 10 minuti con immagini di un forno antico, ed ecco che si risparmiava un bosco e meno anidride carbonica in circolo. Ma si guarda dall'esternare questo suo pensiero, per non passare per il Jose'Bove' di Baggio della situazione, il no global francese famoso per essere stato in carcere dopo aver distrutto un Mac Donald.
Uscendo dal padiglione serbo, poco piu' che una palestra di scuola media con un padellone di carta pesta in cima a simulare la macina di un forno antico, la figliuola si dirige verso altri lidi. Ma Mimmo Quirico si gira e rigira varie volte, per vedere se le avvenenti hostess serbe lo stanno osservando. Si liscia il capo calvo e si accende una marlboro rossa. Maschio, sono maschio, non c'e' che dire, pensa fra se' e se' , sicuro di aver destato un'impressione di mascolinita' italica archetipica, nelle due altissime hostess serbe. Piera lo guarda con un'aria un po' interrogativa. E in un certo senso di rimprovero, come a volergli suggerire, che deve stare comunque all'interno di un certo steccato, per nelle sue manifestazioni di gallismo.
Il vialone al centro dei vari padiglioni, e' pieno di gente all'inverosimile, e di baracchini ciclati che vendono gelati, presenta ai lati spruzzini di vapore per combattere la calura, ed e' comunque coperto da teli plastici bucherellati , che dovrebbero , al contempo fare ombra e permettere all'aria di filtrare.
Azalea tira la madre verso lo stand del Marocco, dove sembra non esserci fila per entrare. Piera la asseconda.
-Ma cosa cazzo vuoi che ci sia , nello stand del Marocco? Marocchini...e noi ne siamo pieni, Milano ne e' piena. Non sono venuto sin qui per vedere dei marocchini. Se volevo vedere dei marocchini me ne stavo a Baggio, no? Mimmo Quirico si lamenta apertis verbis. Nonno Piero ascolta e tace. Il bradicefalo e' incorreggibile, pensa. Secoli e secoli di storia araba, e, tra parentesi, gli arabi,hanno inventato i numeri che a lui piacciono tanto, quando scommette o mette i soldi da parte in banca...ma anche molto spesso , quando li da', i numeri...come sta facendo adesso....secoli e secoli di storia seppelliti sotto l'ironia becera dell'uomo del gratta e vinci al bar...una specie vivente che finira' per soppiantare l'homo sapiens sapiens. Espandendosi sul pianeta come Homo Grattinus.
-Dai su, non fare l'egoista, dice Piera, tua figlia lo vuol vedere.
-Andate voi, io resto fuori, dice Mimmo, e anche Gino, vero Gino?
Gino non dice niente.Poi da una mano al Nonno e si avvia anche lui verso lo stand del Marocco.
Traditore, pensa Mimmo, tutta colpa di quel vecchio senza coscienza. Mi sta diseducando i ragazzi, con le sue storie del cazzo sul fatto che i negri sono uguali a noi, che gli arabi hanno inventato i numeri, che i cinesi non rubano niente e che se i parrucchieri italiani abbassassero i prezzi camperebbero anche loro. Mi sta rammollendo la prole, ecco cosa sta facendo.
Entrando nello stand del Marocco, un profumo di spezie , li accoglie. Spezie di tutti i tipi, colorate, messe insieme in un gioco di colori ben orchestrato, e poi narghile', per poter fumare tabacchi profumati, su dei tavolini quasi del tutto occupati, e video con immagini dell'abbondanza di prodotti locali, come fichi, fichi d'india, uva, oli pregiati e il costosissimo e prezioso olio di argan, che le donne marocchine usano per ravvivare i capelli e mantenere morbida e flessibile la pelle. E alcune marocchine con l'hijab, fanno tatuaggi gratis con l'henne'. Tutto sommato un stand gradevole, con tante persone , belle immagini e un bel bar pieno di tavolini con narghile' e tazze trasparenti di te' aromatici.
Uscendo Azalea mostra al papa' un tatuaggio all'henne' sul dorso di una mano, un motivo decorativo arabo.
-Che schifo, vatti subito a lavare le mani, non sappiamo con che cosa e' fatta quella roba, le dice Mimmo.
-Suvvia, non sara' piu' nociva dei wurstel dell'Esselunga che ti piacciono tanto. Ci saranno tanti di quegli antibiotici dentro che e' per questo che non prendi mai l'influenza, dice Nonno Piero.
Bastardo impertinente di un vecchio, pensa Mimmo. Fortuna per lui che c'e' la figlia...se non gli farei fare la fine che merita...un bel veleno per topi nel te' della mattina...hai capito il signorino, prende il te' come gli inglesi...anche alle cinque. Gli vorrei togliere dal viso quel ghigno di superiorita' che si porta sempre in giro e con il quale mi guarda!
Piero Cavaliere sa perfettamente tutto cio' che Mimmo Quirico pensa di lui. Ma se ne frega. Se in un primo momento aveva pensato che il tempo avrebbe migliorato , il bradicefalo,ora non gli importava piu' , se sarebbe accaduto. Gli importava solo dell'educazione dei nipoti. E di sua figlia. Per la quale sperava sempre in un rinsavimento e un ritorno alle origini, quando pur ribellandosi, come ogni figlio e' giusto che faccia, all'autorita' genitoriale, aveva finito per seguirne le tracce e rendere l'imprinting ricevuto, degno di essere stato elargito.
Mimmo dirige verso il decumano, piantina in mano. Passano davanti allo stand del Kuwait, infisso in dune di sabbia che sono continuamente spruzzate da degli irrigatori idrici per evitare che il vento le disfaccia e nei pressi dello stand Israeliano, dove lungo i muri perimetrali, in verticale, sono state piantate delle colture cerearicole , del mais e altro, tenute in vita da un sistema irriguo a goccia davvero originale. Per cui ci si trova di fronte ad un vero e proprio campo coltivato in verticale, che non fa altro che rappresentare l'eterna lotta di questo popolo e di questo paese con il deserto e la sua straordinaria capacita' di adattamento.
Nonno Piero sottolineo', inaspettatamente la cosa, spiegandolo ai ragazzi. Piera ascoltava rapita da suo padre. Il tempo era passato ma aveva conservato quella pazienza espositiva che le aveva trasmesso la moglie Gabriella, sua madre.
-Ebrei di merda...senza gli americani non sarebbero niente, fu il commento di Mimmo.
-Mimmo, pero' sono stati bravi a risollevarsi , a creare uno stato...certo pero' quello che fanno a palestinesi...fece Piera.
-'Zzo dici, quella e' l'unica cosa buona che fanno....che ne eliminassero un bel po', cosi non vengono da noi a rompere i coglioni.
-E magari a toglierci il lavoro e le nostre donne...disse Piero Cavaliere ironicamete.
-Perche' non e' vero? Lo sfido' Mimmo.
-E' tutto vero finche' non vi si rompe il cesso a casa...voi non ve ne siete accorti perche' avere me che ve lo riparo. Ma provate a chiamare un idraulico nazionale e poi uno arabo....e fate i razzisti dopo che avrete speso meno della meta' con l'arabo...razzisti, si, certo, fino al prossimo guasto.
-Puttanate, disse Mimmo.
-Lo stand tedesco...andiamoci, urlo' Mimmo.
E' il momento di accontentarlo, pensano tutti.
Lo stand della Germania . tutto in tek, e' sistemato su vari piani e all'ultimo c'e' un area pic nic con erba sintetica e sedili in legno, sempre di tek. Un opera costosissima e , dal punto d vista architettonico, molto bella, sta pensando Nonno Piero. Ma a parte questo, fuffa. C'e' un baretto che fa panini con wurstel e distribuisce birra alla spina e Mimmo ci si avventa su come una furia. Compra dei panini e delle birre e le offre a tutti...
-Ustia!, fa Mimmo, che prezzi pero'....ma almeno il panino e' buono...e la birra veramente di classe, originale tedesca. I tedeschi sanno fare poche cose ma le sanno fare bene...persino le guerre sanno fare bene...le hanno perse per puro caso o sfortuna...
Mentre tutti addentano quei panini con wurstel che si potevano mangiare in qualsiasi baracchino sui viali milanesi in qualsiasi ora del giorno e della notte, e si bevono , con sete, perche' il caldo e' insopportabile, le birre tedesche, che si sarebbero potute gustare in qualsiasi baracchino milanese medio, seduti all'ombra di edere sintetiche, nessuno replica alle affermazioni deliranti di Mimmo Quirico.
Ma perche' nessuno mi caga?Perche' non sono mai d'accordo con me. Si credono intellettuali e superiori perche' hanno letto qualche libro, Padre e Figlia, pensa Mimmo Quirico. Hanno occupato i migliori posti della societa' e adesso si beccano, il padre almeno, una bella pensione...e io non so nemmeno se in pensione ci andro'. A me questi wurstel tedeschi piacciono e questa birra...andate a farvi fottere, Hitler non aveva poi cosi tanto torto, nel Mein Kampf...see, va beh, non l'ho letto, ma se non piace a certa gente qualche motivo ci sara', no?
Scendendo dallo stand tedesco, da tetto avevano visto l'enorme estensione dell'area dell'Expo e che la ' vicino c'era l'Albero della Vita, prima di assecondare i ragazzi che, rapiti dall'albero, lo volevano vedere subito, passarono dallo stand dell'Iran. E Mimmo ancora una volta disse che si voleva fumare una bella sigaretta e che a lui di arabi e affini non interessava nulla.
Dentro allo stand dell'Iran c'erano piante aromatiche e medicinali di ogni tipo e davanti al busto di Avicenna, Nonno Piero spiego' che egli era stato uno degli antesignani della medicina e che ancora oggi parecchie delle sue scoperte in campo medico venivano adottate dalla medicina tradizionale moderna.
Uscendo , Piera con Azalea e Gino per mano, si dirigono verso l'Albero della Vita. I bambini quasi trascinavano la mamma verso quell'area e Mimmo, che si e'sfumacchiato mezzo pacchetto di marlboro rosse, li segue semiannoiato. Quando chiede ai ragazzi cosa hanno visto li dentro, Gino , con quella straordinaria capacita' di sintesi che hanno i ragazzi , gli risponde, c'era Avicenna, un medico del posto da cui ha origine la medicina.
-Potevate approfittare per far prendere la pressione al nonno, dice.
Ridono tutti. L'umorismo involontario e' sempre il migliore perche' non puoi attribuire a nessun il merito del riso che ne deriva.A meno che quello da cui deriva se ne accorga. Cosa alquanto inverosimile, nella fattispecie.
Intorno all'Albero dalla Vita c'erano dei gradoni come di una tribunetta. Ad ogni ora c'era uno spettacolo che consisteva nello starsene intorno a questo stelo altissimo con una fioritura di rami ellittci in cima, il cui tronco era pieno di meccanismi ludici consistenti nell'elargizione di fumi colorati, bollicine o coriandoli , al ritmo di musica, mentre al contempo , alla base, praticamente una piscina, spruzzi d'acqua accordati con le note musicali, si esibivano ritmicamente frangendosi nell'acqua sottostante. Un bello spettacolo da esposizione universale...e intorno scolaresche multietniche sedute, tutti a riprendere con videofonini, accompagnando con urla e strepiti lo spettacolo ludico, che per un'oretta circa faceva da babysitter gratuito a gruppi di insegnanti provati dalla calura e dall'energia inesauribile dei propri studenti.
Al termine dello spettacolo Mimmo Quirico dirige allo stand della Coca Cola, dove si mette in fila per bere gratis un bicchiere di Coca Cola originale...con la lusinga del poter conservare il bicchiere.
-Uno dei simboli della nostra cultura, Piero...dice Mimmo con convinzione, non so quanti posti di lavoro ha dato nel mondo, non so quanti milioni di persone ci campano su...chi l'ha inventata e' un genio...
-E chissa' quanti gastroenterologi ha arricchito...e se ha incrinato il bilancio delle spese sanitarie negli Stati Uniti...disse Piero Cavaliere.
Mimmo Quirico lo odio', mentre se ne stava in fila, con altre centinaia di ragazzi, in attesa del sui turno di abbeverarsi al simbolo della cultura occidentale, quella cultura che lui odiava. Ma solo perche' il presidente della Coca Cola non era lui.
venerdì 2 settembre 2016
Nonno Piero, capitolo 11
E' maggio e Milano si riempie di un inatteso sole. Le strade di Baggio si popolano di gente, davanti all'Esselunga ci sono un paio di bellissime bambine rom che chiedono l'elemosina e Piero Cavaliere non puo' fare a meno di pensare che probabilmente e' uno dei pochi passanti cui poteva venire in mente, istintivamente, la sensazione di bellezza, di freschezza, davanti a quegli occhi verdi e vispi, quegli zigomi mongolici e quei capelli anarchici sottili che si muovono nella brezza primaverile meglio di qualsiasi ninja da film giapponese, silenziosi ed eleganti. Tutti gli altri passanti vedono quelle due bambine come una minaccia e un fastidio, qualcosa da cui guardarsi e mentre passano loro accanto, mettono istintivamente una mano al portafogli che hanno in tasca o in borsa, per proteggerlo. A Piero Cavaliere venne in mente che si trattava di un gesto vile e ipocrita, dal momento che quel gesto avrebbero dovuto farlo tutte le volte che incontravano assessori o politici di vario rango. Ma se ne guardavano bene dal farlo. In compenso si lamentavano in continuazione della classe politica , responsabile persino di lasciar scorrazzare impunemente "quella gente" in giro per la citta'. Dalla finestra del palazzo che si affacciava su Via delle Forze Armate, Piero Cavaliere osservava lo svolgersi della vita in strada, sotto il sole. Il fioraio spruzzava con un vaporizzatore i fiori per tenerli umidi e vividi, il pescivendolo truccava gli occhi a triglie e orate prima dell'arrivo dei clienti, il mercatino cominciava ad animarsi e il bar era gia' pieno di avventori, per caffe' e "gazza" rosa con le primizie della campagna acquisti. Mimmo, infatti, prima di andare a lavorare, era gia' al bar e leggeva la Gazzetta dello Sport, seduto fuori ad un tavolino, mentre fumava e beveva un caffe', contemporaneamente, come un Giulio Cesare di periferia. I ragazzi erano a scuola e anche Piera era agli sgoccioli della stagione scolastica.
A Milano c'era questo grande evento dell'Expo , una fiera internazionale incentrata sul cibo. Era stata destinata un'apposita area in una parte della citta' accessibile con metropolitana e taxi, un sacco di soldi spesi, per attirare turisti da tutto il mondo e persino Renzi, premier del paese , che pur essendo del Pd, partito tradizionalmente di sinistra, piaceva persino a Mimmo, che era un berlusconiano perso, non faceva altro che promuovere l'evento, come se dovesse rilanciare l'economia dell'intero paese, con ricaduta sul turismo in tutta la nazione.
Piero Cavaliere aveva troppi anni, ne aveva viste troppe e aveva vissuto troppo , per lasciarsi incantare dalla retorica dei politici, qualsivoglia politico, persino di politici che parlavano un linguaggio moderno pretendendo di rottamare la vecchia politica e i vecchi politici, per cui , questi continui richiami retorici all"Expo fatti da Renzi, non lo impressionavano piu' di tanto. Anzi, gli facevano sorgere il sospetto che tutta questa insistenza per un evento che, organizzato bene o meno, era pur sempre una spianata di capannoni adibiti a ristoranti con lo scopo occulto di lasciar affogare i dolori della crisi, economica ed esistenziale, si capisce, nel modo piu' consono al carattere degli italiani, non era altro se non la solita montatura da proloco nazionale. Il cibo, aspetto su cui era incentrato tutto l'evento, spacciato nei proclami televisivi, dai politici , dalle tv di stato, come elemento di convivialita' , per i paesi ricchi, e di nutrizione , per quelli poveri, secondo Piero Cavaliere non era nient'altro che una droga a buon mercato spacciata in una bella confezione regalo in forma fieristica. Ne era sicuro. Tanto piu' che avrebbe potuto constatarlo di persona, visto che la famiglia Quirico, aveva deciso di andarci, a questa Expo, e di volata. Non vedevano l'ora e Mimmo Quirico si era persino fatto dare un permesso dal lavoro, per visitare l'esposizione come si deve. E quel giorno era l'indomani. Una domenica. Nel frattempo Piero Cavaliere, dopo aver fatto il suo stretching, e ascoltato Radio tre, si accingeva a scendere in strada e ad andare a fare la spesa.
Era gia' domenica,Mimmo Quirico si alzo', odiava il suo cognome che aveva origini meridionali, odiava i meridionali, terroni del cazzo, sempre con quegli accenti alla Abbatantuono "i so de Milan cient pe cient", ma perche' doveva capitare a lui di avere quel cognome, pur essendo nato a Milano?Che colpa ne aveva lui se il nonno era nato in qualche sperduto trullo fra Brindisi e Bari?Odiava quella gente, gli ricordava i sacrifici del nonno di cui suo padre, un lattaio che vendeva il latte porta a porta in Bovisa, gli raccontava sempre annoiandolo a morte. Lui odiava la miseria da cui proveniva , avrebbe fatto di tutto per diventare ricco, ma i suoi non avevano abbastanza soldi per farlo studiare e cosi era finito in un magazzino che vendeva ricambi d'auto. E dava la colpa ai suoi. Tutti i giorni andava al Bar li di fronte a casa sua e comprava un gratta e vinci. Sognava di diventare milionario e di passare un giorno da via delle Forze Armate , strombazzando su una Jaguar , facendosi invidiare dagli amici. O da quelli che dicevano di essergli amici. Un mucchio di terroni di seconda e terza generazione. Mimmo si fece la barba, con calma. Mentre si rasava si fumava una sigaretta. La porta del bagno era aperta e dallo specchio vide Piero Cavaliere che faceva stretching mentre ascoltava la radio. Quel vecchio non voleva morire, non se ne voleva andare. Ormai la sua vita l'aveva fatta, che cazzo aspettava ad andarsene, a lasciare piu' aria in casa? Lui e la sua influenza negativa sui suoi figli. Il maschio giorni prima gli aveva persino detto che a lui il nonno piaceva e che ascoltava volentieri le sue storie, e che era piu' figo di J-AX, il rapper di Rozzano che imperversava in quel momento fra i ragazzetti contemporanei. Il vecchio aveva un'influenza negativa, sui ragazzi, me li rammollisce con le sue storielle da comunista preistorico, penso' Mimmo. Continuo' a farsi la barba. Partigiano un ciufolo, penso', bella la vita a fare i rivoluzionari in giro tutto il giorno a fare gli avventurieri, un letto via l'altro...provasse lui ad alzarsi tutti i giorni per vent'anni , ad andare al lavoro, senza impazzire. Era lui il vero partigiano.
Piera preparava la colazione e Azalea e Gino sedevano a tavola in attesa. Gino aveva smesso di fumare, con gran dispiacere da parte del padre. Erano queste le influenze negative di cui parlava Mimmo. Fumare era figo, ti rendeva uomo prima del tempo e tutte quelle storie sul cancro, beh, il cancro veniva anche a quelli che non fumavano, era una questione legata al fortificare il fisico e il carattere,;abituare i polmoni, doveva.
Piero si sedette a tavola e bevve un te' verde. Amava quella bevanda, e in casa era l'unico che la beveva. Gli altri prendevano caffellatte o semplicemente caffe'. E Marlboro...Piera compresa. Che proprio non riusciva a smettere. Forse fumava per riuscire a sopportare meglio l'alito del marito, penso' Piero. Ma poi non penso' piu' niente, non era giusto pensare male di nessuno a priori. Tanto sarebbe venuto comunque il momento di farlo, perche' sprecare energie prima?
Alle dieci erano pronti. Si va all'Expo, disse Mimmo Quirico. I ragazzi fecero salti di gioia e tutti si apprestarono ad uscire di casa.
Presero un autobus fino a Bisceglie, fermata della metropolitana della linea rossa. Di li sarebbero andati fino all'area dell'Expo, cambiando con un'altra linea della metro di color lilla.
La metro era piena di gente e Mimmo disse a Piera, Piera, tieni la borsa davanti al petto e tieni la mano sulla lampo. Ragazzi, continuo', state attaccati alla mamma, vedo troppi zingari in giro. Piero nel frattempo se ne stava in piedi, in un angolo e dava un'occhiata in giro a quella folla multietnica fra i quali c'erano molti turisti attirati dall'hype pubblicitario per l'Expo. Era bella tutta quella gente diversa, tutta insieme e cercavano di comunicare in inglese fra di loro, al contrario della Babele della Bibbia e non stavano andando in nessun inferno diverso da quello che vivevano tutti i giorni , solo che lo avrebbero vissuto in grande. Piero poteva permettersi di immaginare, di prevedere tutto questo. Quando si arriva ad un'eta' come la sua la vita puo' essere noiosa perche' tutto si ripropone esattamente come l'hai visto decine e decine di volte. Gli stessi meccanismi di stupidita' umana , un compendio di leggi non scritte che era come se fossero scritte.
Scesero alla fermata per l'Expo, era pieno di scolaresche che avevano deciso di fare la gita scolastica all'Expo, classi della provincia li intorno. Ragazzi multietnici, ragazzi delle medie con in mezzo a loro ragazzine arabe con l'hijab in testa che parlavano non solo in italiano fluente ma con spiccato accento milanese, latinamericani, cinesi, cingalesi, indianine con vestiti tradizionali. Andavano molto piu' d'accordo, noto' nonno Piero, fra loro, i ragazzi di origine straniera, che questi con gli italiani.
Mimmo Quirico fece i biglietti e nel darne uno a Nonno Piero , disse, toh, a te m'hanno fatto lo sconto, quello che non m'hanno fatto per il Gino. Non si capiva se fosse una pecca o una cosa positiva, da come lo disse.
Oltrepassarono i tornelli con i metal detector, sotto gli occhi vigili di vigilantes e soldati in assetto di guerra-si temevano attentati di matrice no global o islamica-, e ecco che si potevano avventurare nell'ampia area dell'Expo. Dei volontari dettero a Mimmo una mappa per orientarsi nell'enorme area piena di padiglioni che che gia' da lontano avevano fogge originali. In lontananza spiccava un enorme albero ligneo che si ergeva su tutte quelle costruzioni e che si presumeva dovesse essere il mitico Albero della Vita, di cui si erano viste mirabilie in termini di luci, colori, fumi e schizzi d'acqua, nell'inaugurazione televisiva.
A Milano c'era questo grande evento dell'Expo , una fiera internazionale incentrata sul cibo. Era stata destinata un'apposita area in una parte della citta' accessibile con metropolitana e taxi, un sacco di soldi spesi, per attirare turisti da tutto il mondo e persino Renzi, premier del paese , che pur essendo del Pd, partito tradizionalmente di sinistra, piaceva persino a Mimmo, che era un berlusconiano perso, non faceva altro che promuovere l'evento, come se dovesse rilanciare l'economia dell'intero paese, con ricaduta sul turismo in tutta la nazione.
Piero Cavaliere aveva troppi anni, ne aveva viste troppe e aveva vissuto troppo , per lasciarsi incantare dalla retorica dei politici, qualsivoglia politico, persino di politici che parlavano un linguaggio moderno pretendendo di rottamare la vecchia politica e i vecchi politici, per cui , questi continui richiami retorici all"Expo fatti da Renzi, non lo impressionavano piu' di tanto. Anzi, gli facevano sorgere il sospetto che tutta questa insistenza per un evento che, organizzato bene o meno, era pur sempre una spianata di capannoni adibiti a ristoranti con lo scopo occulto di lasciar affogare i dolori della crisi, economica ed esistenziale, si capisce, nel modo piu' consono al carattere degli italiani, non era altro se non la solita montatura da proloco nazionale. Il cibo, aspetto su cui era incentrato tutto l'evento, spacciato nei proclami televisivi, dai politici , dalle tv di stato, come elemento di convivialita' , per i paesi ricchi, e di nutrizione , per quelli poveri, secondo Piero Cavaliere non era nient'altro che una droga a buon mercato spacciata in una bella confezione regalo in forma fieristica. Ne era sicuro. Tanto piu' che avrebbe potuto constatarlo di persona, visto che la famiglia Quirico, aveva deciso di andarci, a questa Expo, e di volata. Non vedevano l'ora e Mimmo Quirico si era persino fatto dare un permesso dal lavoro, per visitare l'esposizione come si deve. E quel giorno era l'indomani. Una domenica. Nel frattempo Piero Cavaliere, dopo aver fatto il suo stretching, e ascoltato Radio tre, si accingeva a scendere in strada e ad andare a fare la spesa.
Era gia' domenica,Mimmo Quirico si alzo', odiava il suo cognome che aveva origini meridionali, odiava i meridionali, terroni del cazzo, sempre con quegli accenti alla Abbatantuono "i so de Milan cient pe cient", ma perche' doveva capitare a lui di avere quel cognome, pur essendo nato a Milano?Che colpa ne aveva lui se il nonno era nato in qualche sperduto trullo fra Brindisi e Bari?Odiava quella gente, gli ricordava i sacrifici del nonno di cui suo padre, un lattaio che vendeva il latte porta a porta in Bovisa, gli raccontava sempre annoiandolo a morte. Lui odiava la miseria da cui proveniva , avrebbe fatto di tutto per diventare ricco, ma i suoi non avevano abbastanza soldi per farlo studiare e cosi era finito in un magazzino che vendeva ricambi d'auto. E dava la colpa ai suoi. Tutti i giorni andava al Bar li di fronte a casa sua e comprava un gratta e vinci. Sognava di diventare milionario e di passare un giorno da via delle Forze Armate , strombazzando su una Jaguar , facendosi invidiare dagli amici. O da quelli che dicevano di essergli amici. Un mucchio di terroni di seconda e terza generazione. Mimmo si fece la barba, con calma. Mentre si rasava si fumava una sigaretta. La porta del bagno era aperta e dallo specchio vide Piero Cavaliere che faceva stretching mentre ascoltava la radio. Quel vecchio non voleva morire, non se ne voleva andare. Ormai la sua vita l'aveva fatta, che cazzo aspettava ad andarsene, a lasciare piu' aria in casa? Lui e la sua influenza negativa sui suoi figli. Il maschio giorni prima gli aveva persino detto che a lui il nonno piaceva e che ascoltava volentieri le sue storie, e che era piu' figo di J-AX, il rapper di Rozzano che imperversava in quel momento fra i ragazzetti contemporanei. Il vecchio aveva un'influenza negativa, sui ragazzi, me li rammollisce con le sue storielle da comunista preistorico, penso' Mimmo. Continuo' a farsi la barba. Partigiano un ciufolo, penso', bella la vita a fare i rivoluzionari in giro tutto il giorno a fare gli avventurieri, un letto via l'altro...provasse lui ad alzarsi tutti i giorni per vent'anni , ad andare al lavoro, senza impazzire. Era lui il vero partigiano.
Piera preparava la colazione e Azalea e Gino sedevano a tavola in attesa. Gino aveva smesso di fumare, con gran dispiacere da parte del padre. Erano queste le influenze negative di cui parlava Mimmo. Fumare era figo, ti rendeva uomo prima del tempo e tutte quelle storie sul cancro, beh, il cancro veniva anche a quelli che non fumavano, era una questione legata al fortificare il fisico e il carattere,;abituare i polmoni, doveva.
Piero si sedette a tavola e bevve un te' verde. Amava quella bevanda, e in casa era l'unico che la beveva. Gli altri prendevano caffellatte o semplicemente caffe'. E Marlboro...Piera compresa. Che proprio non riusciva a smettere. Forse fumava per riuscire a sopportare meglio l'alito del marito, penso' Piero. Ma poi non penso' piu' niente, non era giusto pensare male di nessuno a priori. Tanto sarebbe venuto comunque il momento di farlo, perche' sprecare energie prima?
Alle dieci erano pronti. Si va all'Expo, disse Mimmo Quirico. I ragazzi fecero salti di gioia e tutti si apprestarono ad uscire di casa.
Presero un autobus fino a Bisceglie, fermata della metropolitana della linea rossa. Di li sarebbero andati fino all'area dell'Expo, cambiando con un'altra linea della metro di color lilla.
La metro era piena di gente e Mimmo disse a Piera, Piera, tieni la borsa davanti al petto e tieni la mano sulla lampo. Ragazzi, continuo', state attaccati alla mamma, vedo troppi zingari in giro. Piero nel frattempo se ne stava in piedi, in un angolo e dava un'occhiata in giro a quella folla multietnica fra i quali c'erano molti turisti attirati dall'hype pubblicitario per l'Expo. Era bella tutta quella gente diversa, tutta insieme e cercavano di comunicare in inglese fra di loro, al contrario della Babele della Bibbia e non stavano andando in nessun inferno diverso da quello che vivevano tutti i giorni , solo che lo avrebbero vissuto in grande. Piero poteva permettersi di immaginare, di prevedere tutto questo. Quando si arriva ad un'eta' come la sua la vita puo' essere noiosa perche' tutto si ripropone esattamente come l'hai visto decine e decine di volte. Gli stessi meccanismi di stupidita' umana , un compendio di leggi non scritte che era come se fossero scritte.
Scesero alla fermata per l'Expo, era pieno di scolaresche che avevano deciso di fare la gita scolastica all'Expo, classi della provincia li intorno. Ragazzi multietnici, ragazzi delle medie con in mezzo a loro ragazzine arabe con l'hijab in testa che parlavano non solo in italiano fluente ma con spiccato accento milanese, latinamericani, cinesi, cingalesi, indianine con vestiti tradizionali. Andavano molto piu' d'accordo, noto' nonno Piero, fra loro, i ragazzi di origine straniera, che questi con gli italiani.
Mimmo Quirico fece i biglietti e nel darne uno a Nonno Piero , disse, toh, a te m'hanno fatto lo sconto, quello che non m'hanno fatto per il Gino. Non si capiva se fosse una pecca o una cosa positiva, da come lo disse.
Oltrepassarono i tornelli con i metal detector, sotto gli occhi vigili di vigilantes e soldati in assetto di guerra-si temevano attentati di matrice no global o islamica-, e ecco che si potevano avventurare nell'ampia area dell'Expo. Dei volontari dettero a Mimmo una mappa per orientarsi nell'enorme area piena di padiglioni che che gia' da lontano avevano fogge originali. In lontananza spiccava un enorme albero ligneo che si ergeva su tutte quelle costruzioni e che si presumeva dovesse essere il mitico Albero della Vita, di cui si erano viste mirabilie in termini di luci, colori, fumi e schizzi d'acqua, nell'inaugurazione televisiva.
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